venerdì 30 dicembre 2016
martedì 27 dicembre 2016
NATALE ERRANTE
Fin verso le undici ho vagabondato per le strade di New York con le tavole di Giacomo Bevilacqua*. Il cielo terso dalla finestra di fronte al mio letto ben si accordava con quello dei suoi disegni. Terminata la seconda abbondante tazza di caffè, mi sono alzata e vestita per uscire.
Dopo dodici anni ho brindato insieme al mio ex compagno di una vita, suo fratello, la moglie con l'attuale marito, mio nipote, la sua fidanzata. È stato piacevole, se pur un poco strano dopo tanto tempo. Quando si sono messi a tavola me ne sono andata per raggiungere casa di mia madre. Lasciarla sola con quell'acida di mia nonna e con un marito le cui mani ormai si sono fuse l’una con il telecomando televisivo, l’altra con lo smartphone, mi pareva crudele.
Mi sono messa in auto alle 13.30. Strade deserte.
Seduta a una fermata del bus, vedo una donna anziana, di buona corporatura, abbottonata nel cappotto beige, un foulard in testa, la borsa della spesa ai piedi. La supero ma al primo incrocio devio per tornare indietro. Raggiungo nuovamente la fermata e mi accosto tirando giù il finestrino. Chiedo alla donna se le serve un passaggio. Non credo, le dico, che l’autobus passi a breve. Non risponde. Mi guarda e sorride. Le do il tempo di valutare la sicurezza di salire sull’auto di una sconosciuta, sorridendole a mia volta. Dove deve andare, le chiedo. Continua a sorridermi e non risponde. I suoi occhi dicono: grazie ma non ho bisogno di un passaggio, sto bene qui. La saluto augurandole buon Natale, faccio inversione, e mi allontano.
Devo percorrere circa mezz’ora di strada. Il percorso è periferia, centro, costa, campagna. Faccio caso a chi vedo. Arrivando in centro qualche automobile la incrocio. Qualcuno in ritardo per un pranzo, qualcuno che l’ha già stranamente terminato, qualcuno che starà andando al lavoro o ne starà tornando. Noto le persone a piedi. Poche, isolate. Camminano per far passare il tempo. È evidente dall’andatura. Sono le persone sole. Quelle che hanno deciso di non stare chiuse in casa ma di godere della bella giornata. Forse incontreranno qualcuno con cui scambiare due parole. Si appropriano della città ferma e silenziosa. Lo faccio anch’io spesso di errare nelle ore deserte. Anche oggi, in fondo. Mi sto spostando per toccare parti del mio passato in pacifica solitudine.
L’ultimo tratto è tra gli ulivi. Accosto e mi siedo sul ciglio tra l’erba per qualche minuto prima di raggiungere casa di mia madre. Si sta bene. C’è un buon odore nell’aria.
25 dicembre 2016
*“Il suono del mondo a memoria” Bao Edizioni
venerdì 16 dicembre 2016
OSPEDALE DI IMPERIA
A parte tutte le legittime considerazioni su reparti che spariscono, progetti di ospedali unici, personale carente, con tutte le problematiche annesse, quindi quell'insieme di faccende imputabili ai livelli amministrativo, politico, imprenditoriale, vorrei scrivere giusto due righe a favore dell’ospedale di Imperia.
È molto facile infatti partire da taluni disservizi per denigrare in toto una realtà professionale al servizio del cittadino. Personalmente, in trent'anni, a parte alcune estenuanti attese in pronto soccorso, non posso che parlare bene dell’ospedale di Imperia. Operatori sanitari, infermieri, medici, addetti agli sportelli, tutti inclusi. Certo c’è chi un mattino si alza con il piedi sbagliato e non riesce a lasciare fuori dal reparto il proprio malumore, ma siamo umani, cerchiamo di comprenderci l’un l’altro. Chi sta male fa più fatica senz'altro ad accettare uno sgarbo o un modo sbrigativo, ma chissà che c’è in quel momento nella vita della persona da cui riteniamo di essere stati maltrattati.
Diamo spazio e luce a quello che va, che funziona, che c’è di buono.
Giusto l’altro ieri ho avuto a che fare con una dottoressa del reparto di radiologia (senologia). A fine visita le ho stretto la mano dicendole che era stato un piacere, augurando a lei e all'infermiera buona giornata e buon lavoro.
Ma quando mai si esce da una visita medica dicendo che è stato un piacere? Se è accaduto vuol dire che concretamente queste persone si sono rapportate nel migliore dei modi.
Succede, succede spesso. In tanti ambiti della nostra quotidianità. Forse però siamo talmente chiusi in noi stessi da non accorgercene o, peggio, da non permettere al prossimo di dare il meglio di sé.
Dicembre 2016
MERAVIGLIOSE SORTI E PROGRESSIVE
Direi che è sotto agli occhi di tutti che abbiamo sbagliato. Abbiamo. Noi.
Noi che siamo stati attivi fautori dello stato delle cose Noi che abbiamo preso tutto per buono e delegato. Noi che abbiamo colto i segni ma siamo stati zitti. Noi che ci siamo sentiti piccoli e impotenti e ci siamo arresi. Noi che non ce n’è mai importato nulla purché il nostro status venisse garantito. Noi che ci siamo sbrodolati addosso l’un l’altro di aver ragione nelle nostre nicchie autoreferenziali. Non tutti ma sicuramente la maggior parte rientriamo in almeno una di queste categorie.
Un mondo perfetto e giusto, senza barriere commerciali, un mondo fatto di solo progresso e innovazione, che però esiste solo nella nostra fantasia o nei salotti di chi può permettersi di crederci perché ne gode e usufruisce.
2016
SICUREZZA
ZTL, PARASIO
Ho letto della causa che il signor Giacomo Raineri deve affrontare riguardo al proprio permesso di accesso alla ztl del Parasio. È accusato di aver dichiarato il falso al momento della richiesta del permesso, in quanto l’auto da lui condotta in realtà sarebbe intestata alla moglie che non la usa mai ma, lavorando presso un’assicurazione, ha il mezzo intestato per usufruire di uno sconto di cui, come dipendente, gode. Fermo restando che della vicenda so solo quanto appreso dal giornale, e a ciò mi attengo, direi che si tratta di un inutile dispendio di tempo e denari.
Ho già scritto in passato sull’argomento ma questa notizia mi costringe a tornarci sopra.
La mia domanda è:« Ma cosa vi importa di sapere a chi è intestata l’auto? Nel momento in cui si stabilisce che chi è residente ha diritto a un permesso per i propri mezzi, se un individuo residente abbina al proprio nominativo un mezzo, e quello è, quello utilizza come proprio, dove sta il problema?»
Mi è stato risposto che tanti eludono il pagamento del passaggio di proprietà e pertanto il pretendere la corrispondenza tra intestatario del permesso e proprietario del veicolo è un disincentivo nei confronti di tale cattiva condotta.
I furbi non piacciono a nessuno, però quando si parla di medesimo nucleo famigliare, insomma, un po’ di buon senso sarebbe d’uopo.
Buon senso da applicarsi anche nel caso in cui tre persone, di cui due residenti senza auto, una non residente con auto, decidano di utilizzare in modo intelligente un mezzo in tre, visto che per loro è sufficiente. Invece questa civile prassi viene impedita sempre in nome del disincentivo di cui sopra. Infatti al residente che ha richiesto di abbinare al proprio nominativo l’auto del non residente è stato risposto picche. Invece una coppia che abbia due auto non ha problemi. O, ancora, perché un residente, quindi un avente diritto, che non ha l’auto ma un parente gliene impresta una per le necessità (a volte urgenti e non prevedibili) non può lasciare una segnalazione fissa della targa presso il Comando dei vigili, come mezzo usato in modo saltuario?
Perdonate ma io trovo tutto ciò assurdo.
2016
domenica 11 dicembre 2016
UN ARTICOLO DI NATALIE NOUGAYREDE
giovedì 8 dicembre 2016
TRUMP E LA CINA
A proposito delle varie intenzioni di Trump, quelle di innalzare una barriera di dazi nei confronti della Cina, e sabotare definitivamente il TTP (Trans Pacific Partnership), accordo nato soprattutto per contenerla la Cina, rischiano di essere una scelta strategica decisamente poco felice per gli Stati Uniti.
La Cina è il maggior creditore degli Stati Uniti e, a fronte di una tale politica da parte del neo presidente Usa, potrebbe vendere buona parte dei bond in suo possesso a garanzia del credito facendone crollare il valore e salire gli interessi con gravi conseguenze per l’economia americana e non solo. Inoltre si rafforzerebbe il Free Trade Area of the Asia Pacific che oltre ai Paesi dell’Asean, includerebbe appunto Cina, Australia, Giappone, Nuova Zelanda, India, Corea del sud, dando corpo a un nuovo blocco economico che sposterebbe di molto gli equilibri geopolitici. Trump rischia di ottenere il risultato opposto a quello che si è prefisso.*
Novembre 2016
* P.S. (2025) Di prossima lavorazione due articoli sull’argomento
__
Ogni scelta in ambito economico e finanziario deve tener conto di una tale mole di fattori e implicazioni, effetti domino transnazionali, ripercussioni sociali, ambientali, giuridiche, che si potrebbe dire che siamo in una situazione di stallo. In effetti non c’è decisione scevra da una qualche ripercussione negativa. Abbiamo creato un meccanismo sofisticato, complesso, ed enorme al punto che abbiamo il terrore che, a introdurre modifiche dirette all’equità, questo si inceppi o addirittura si scardini lasciando il caos. Ci mettiamo delle pezze con la creazione compulsiva di organismi preposti a…, di accordi commerciali, di sistemi di controllo, una rete infinita di sigle, acronimi diversi che ripetono però lo stesso contenuto e indicano la stessa direzione. Abbiamo così tanta paura e siamo a tal punto arroganti che ci rifiutiamo non tanto di riconoscere la gravità della situazione globale ma addirittura l’esistenza del problema. Lo marginalizziamo. Lo riconduciamo a categorie, lo inscatoliamo, per convincerci di poterlo controllare. Il mondo che siamo riusciti a mettere insieme è troppo fragile per essere cambiato. Di questo siamo convinti.
Il fatto che si tratti di un meccanismo fragile per cui intoccabile non lo rende però giusto. E, vista l’assenza di una reale volontà di ripensarlo, comprensibile che a qualcuno per fanatismo, a qualcun altro per disperazione, venga voglia di distruggerlo.
Novembre 2016
AFRICA AL PARASIO
RICICLARE I SOGNI
Com’è facile cedere alla tentazione di riciclare i sogni che abbiamo condiviso con qualcuno che abbiamo amato con qualcun altro che amiamo dopo. Funzionavano, emozionavano. Perché non dovrebbero funzionare ed emozionare ancora?
Forse perché certi sogni nascono dall’empatia che si crea tra due specifici individui, dall’amalgamarsi di pensieri, idee, esperienze che essi specificatamente hanno. Non è replicabile. Se la relazione termina, s’incontrerà forse qualcun altro e allora pensieri, idee, esperienze personali saranno causa e materia per altri sogni.
Replicare, ripetere, riproporre, pronunciare identiche frasi sarebbe solo il simulacro di qualcosa che non è più. Sarebbe una veste di misura sbagliata, qualcosa di posticcio e sistemato sopra.
Mi si strizzerebbe il cuore se un domani, per fare un piccolo banale esempio, mi innamorassi e mi sorprendessi a parlare di mettere su un piccolo bistrot in campagna con un paio di camere annesse.
Certo, con il passare degli anni tutto è già stato quindi cosa fare allora? Rinunciare? No. Allora un po’ ci si arrende, si lascia che sia e, semplicemente, ci si abbandona alla condivisione e, di fronte all’ascolto di chi sente per la prima volta un sogno del nostro passato, credendolo vivo e pulsante, teniamo per noi il sapere che si tratta soltanto dell’ombra di qualcosa che per metà non ci appartiene e che non siamo stati in grado di realizzare.
2015mercoledì 23 novembre 2016
GRAMMATICA DELL'ITALIANO ADULTO
martedì 22 novembre 2016
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI
"NON CAMBIARE STILE DI VITA, CAMBIA SUPERMERCATO"
ho letto su un volantino di una nota catena di supermercati.
Lo commento riportando quanto segue:
"Ai consumatori non importa se un prodotto è sostenibile su tutta la filiera. Non sanno manco cos'è la filiera. Dati astrusi su un'etichetta. Se si dovesse veramente indicare tutto quello che concorre a determinare un prodotto ci vorrebbe un libretto delle istruzioni. I consumatori non sono disposti a spendere di più per un prodotto migliore e sostenibile sotto ogni punta di vista. Vogliono solo quello che costa meno. Se una cosa diventa cara, semplicemente ne comprano un'altra. Quindi i prezzi devono restare bassi a prescindere. A prescindere dai costi occulti che ci sono e che devono rimanere tali. Non ha senso mettersi a fare le cose per bene. L'unico risultato sarebbe quello di essere tagliati fuori dal mercato che conta. Chi lo fa e crede che sia la strada da prendere non ha capito un bel niente di come stanno le cose. Sono degli illusi."
(confidenze su un treno)
Novembre 2016
lunedì 21 novembre 2016
Yvan Sagnet con Progetto Giovani Padova, venerdì 11 ottobre 2013
https://youtu.be/fZG1xLcgK-Y
Il video è datato ma attuale
lunedì 14 novembre 2016
A PROPOSITO DELL'ELEZIONE DI TRUMP
Speriamo che a Trump non monti il prurito da purghe come a quello stronzo di Erdogan.
lunedì 31 ottobre 2016
L'IMPERO INVINCIBILE
http://www.territorialmente.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/22-ott-INTERNAZIONALE.-Limpero-invincibile.pdf
AUSTRALIA: BALENE E RICHIEDENTI ASILO
Ho sempre avuto ammirazione per il popolo australiano per via della mobilitazione delle persone comuni ogni qualvolta gruppi di balene pilota si arenano sui loro litorali. Commovente e straziante. E, visto che si dice che chi non ha rispetto per gli animali non umani non può averne profondo e sincero per quelli umani, da tanta dedizione mi ero persuasa di essere di fronte a una porzione di società evoluta.
Le politiche di Canberra nei confronti dei richiedenti asilo mi fanno però ricredere. Le condizioni degli internati sulle varie isole adibite allo scopo sono una vergogna. Non so, se come annunciato, sia stata chiusa la struttura sull'isola di Manus per la decisione della Corte Suprema della Papua-Nuova Guinea che definisce illegale la detenzione dei migranti sull'isola-prigione, resta comunque fermo sulle proprie posizioni di totale chiusura il governo australiano. Insensibile anche a quella parte della popolazione che chiede rispetto dei diritti umani, e preme per una svolta moderata delle linee guida.
Mai identificare infatti la politica di uno Stato con il pensiero dei propri cittadini (anche se la mia esperienza di cittadina italiana mi porta a dire che ognuno ha i governanti che si merita), per cui voglio credere che coloro che s'immergono in acqua ad aiutare le balene pilota nel tentativo di far loro riprendere il mare, siano le stesse persone che s'indignano per le condizioni disumane di detenzione di chi, altrettanto disperatamente ma per raggiungerle, è approdato alle coste australiane per essere accolto.
Ottobre 2016
giovedì 27 ottobre 2016
TERREMOTI
mercoledì 26 ottobre 2016
CONSIGLIO DI LETTURA: "Responsabilità e speranza" di Eugenio Borgna
domenica 23 ottobre 2016
ESPRESSOWINE
lunedì 17 ottobre 2016
ANIMA
APPUNTI SU IMPERIA
giovedì 13 ottobre 2016
DIGRESSIONI
FO E DYLAN
IL MINISTERO DELLA SUPREMA FELICITÁ ASSOLUTA
Ho letto dell’uscita, la prossima estate, del secondo romanzo di Arundhati Roy. S’intitola "Il Ministero della suprema felicità" e vedrà la luce vent'anni dopo "Il dio delle piccole cose", il suo esordio narrativo che le è valso il Premio Booker nel 1997. Vent'anni durante i quali si è dedicata con fervore all'informazione di alto livello attraverso inchieste e saggi. Attenta alla realtà sociale e politica del proprio Paese, l’India, e partendo da essa, con forte e contagioso trasporto, ha scritto e scrive di chi siamo tutti noi su questo pianeta e quali sono le dinamiche che decidono le umane sorti, mettendoci di fronte all'imperativo categorico di un’assunzione di responsabilità individuale e quindi collettiva. Leggere i suoi libri, forti di un’estrema chiarezza espositiva unita a una profonda capacità di trovare il filo rosso che unisce gli eventi, è un’esperienza formativa, culturale, e filosofica. Fa bene all'anima sentire quanta energia trasuda dalle sue parole e viene una gran voglia di esserne contagiati al punto da riuscire a fare altrettanto. Almeno per me è così.
Quindi, pur prediligendo la Roy giornalista, non vedo l’ora di poter leggere il suo nuovo romanzo, a proposito del cui titolo vorrei raccontare un aneddoto. Cercando su internet per quale casa editrice italiana uscirà "Il Ministero della felicità assoluta", mi sono imbattuta in un altro libro: "Il Ministero della felicità". Chiaramente incuriosita sono andata a vedere. L’autore Sabino Acquaviva, sociologo, docente all'Università di Padova e di Trento, prolifico autore di pubblicazioni scientifiche, ha pubblicato nel 2011 per Cairo Editore questo romanzo di fantascienza ambientato in Italia. Ne ho letto la trama, dopo aver scorso i titoli delle sue varie pubblicazioni e il risultato è che mi è venuta voglia di leggerlo. Apprezzo quando capitano queste cose.
2016
sabato 1 ottobre 2016
OTHERING...
Sicuramente dobbiamo arricchire il nostro vocabolario
L’articolo apparso su Internazionale numero 1169 riporta un estratto dell’intervento di Naomi Klein in memoria di Edward Said, tenuto a Londra a maggio di quest’anno.
Vi propongo vivamente un’attenta lettura.
Amo il giornalismo che cerca comuni denominatori, che supera gli scollamenti tra gli avvenimenti per offrire un filo rosso che induca consapevolezza. Premessa necessaria per avere almeno qualche possibilità di trovare una reale soluzione, “soluzioni integrate” le definisce la scrittrice canadese, ai mali del mondo.
settembre 2016
ESORCISTI CERCASI
SUSHI FUN
Con tutto che ciò che sta succedendo nei mari del pianeta è allarmante e che lo è in misura maggiore perché invisibile, mi piace mangiare pesce.
Le risorse* ittiche si stanno esaurendo, stiamo raggiungendo il punto di non ritorno ma ciò non ci tocca perché, come si dice, lontano dagli occhi lontano dal cuore.
Il mare non è che una distesa dalle varie tonalità di blu su cui far scivolare lo sguardo verso l’orizzonte. Quello che c’è sotto, fantasiose e colorate storie d’animazione a parte, nell'immaginario collettivo non esiste se non nell'idea di una fonte inesauribile di cibo.
Resta il fatto che mangio pesce. Di stagione e preferibilmente acquistato da uno dei pochi pescatori all'antica rimasti nella città in cui vivo. Di quelli che tornano a terra con pochi chili di pescato vario e spesso con niente. Però, nell'ultimo anno, mi sono lasciata attrarre dall’idea di provare il sushi e ho accettato di aggregarmi a una cena in compagnia in uno di questi ristoranti a catena che spuntano ovunque. Mi sono ritrovata in un luogo da distopia orwelliana. Qualcuno racconterebbe il fatto in termini di tripudio gastronomico. Non solo sushi ma pesce in tutti i modi, oltre a un’infinita varietà di piatti della tradizione, dalle lasagne allo spezzatino, dalla carne alla griglia al risotto allo zafferano. Tutto self service (a parte il sushi che arriva direttamente al tavolo), prezzo fisso, all you can eat. Turni di centinaia di avventori, code fin sulla strada. All’interno, nastri trasportatori per monodosi di sushi percorrono l’intero spazio affiancando i tavoli in modo che ci si possa servire senza doversi alzare, monodosi rigorosamente protette da plastica che, se ci si mette a fare i conti, sono tonnellate di plastica.
Una frenesia alimentare angosciante. Un’orgia.
Alla chiusura chili di cibo finiscono nei bidoni della spazzatura. Non solo ciò che è stato ordinato e avanzato nei piatti, poca roba in effetti, ma quanto è stato cucinato in esubero ed esposto invano. Preparazione di piatti a cottimo sulla previsione di un afflusso x. Il cibo non deve mancare. La parola d’ordine è abbondanza. Ovunque lo sguardo si posi deve trovare vassoi colmi, il cibo deve entrare negli occhi, colmare la visuale rendendoci ciechi. Il senso di appartenenza a uno sciame concorde nell’ingurgitare il più possibile fa il resto. Con la delirante idea in testa che più s’ingurgita più si risparmia. Bipedi con vassoi che strabordano in mezzo ad altri bipedi con vassoi che strabordano. Automi. Il ristorante, grande come un capannone, pari a una catena di montaggio. Dai che domani si va al centro commerciale, sento dire. Sì, dai, che vendono anche il set per farsi il sushi da sé, risponde qualcuno. Mi sento un’aliena mentre vago in questo girone infernale. Al tavolo mi sento un’aliena. Tutti gozzovigliano e decantano. Quelli che ci sono già stati ne parlano con entusiasmo ed enfasi. Io, giuro, non ci metto più piede. Né stomaco. Prima e ultima volta. Amici che sgranano gli occhi. Non capiscono cosa mi disturba. Avrò avuto una giornata pesante.
Una dote che non posseggo è spiegare l’evidenza. Il problema è che per me ormai troppe cose sono evidenti e mi si è ridotto di molto lo spazio di comunicazione. Mi viene in mente Cecità di Saramago.
Mentre sto lì, il vociare assordante, per i più ormai assimilato a rumor bianco gestibile, la luce chiara e intensa, l’andirivieni di strani animali eretti, il bancone su cui squartano un paio di tonni appena scaricati e, di fronte, i bidoni. C’è un tipo che, vista l’ora tarda, preleva dal nastro trasportatore i sushi non consumati ancora intonsi sotto la loro cupoletta in plastica e li getta. Tutto insieme. Plastica e cibo. Ecco, mi gira la testa. Nausea e vertigine. Non è il sangue del tonno. Lo so. Nessun problema con il sangue né con la morte in quanto tale. Mi sale un pensiero cattivo. Che tutto e tutti si sprofondi nelle viscere della terra. Mi viene anche in mente la lunga scena dell’esplosione in Zabriskie Point.
*Uso il termine “risorse” malvolentieri ma questo è il linguaggio in uso ed entrare in un dibattito sull'argomento, per quanto utile, amplierebbe la discussione in misura non sostenibile dall'attenzione dei più. La capacità di concentrazione è sempre più breve e ci si deve accontentare, almeno in prima battuta.
Settembre 2016
domenica 25 settembre 2016
BIG BANG
Ricordo mio padre, frequentavo le medie, in una discussione sulla nascita dell’universo. Diceva che non può esistere un punto di inizio assoluto, in quanto presupporrebbe un “prima” in cui l’essere ancora non è e ciò è una contraddizione. Accomunava l’idea scientifica di un momento in cui un tutto che prima non c’era, per concentrazione estrema e calore, si sarebbe violentemente espanso, all’idea altrettanto poco plausibile della creazione. Prima ci dovrebbe essere il nulla, diceva, il non essere, ma il non essere appunto in quanto tale non è. All’epoca ritenni che il ragionamento filasse e ne sono profondamente e consapevolmente ancora persuasa.
Oggi leggo su Pagina99 un articolo che riprende la questione sulla scia di un dibattito nato negli ultimi anni in ambito accademico scientifico. Iniziano a essere parecchi i detrattori del modello Big Bang, detto anche “singolarità iniziale”, definizione di per sé eloquente. Alcuni cercano di mediare tra le attuali conoscenze sicuramente perfettibili, teoria delle stringhe, fisica quantistica, gravità, e via discorrendo, ma certo è che la strada è lunga e il percorso complesso.
Resto dell’idea che la logica abbia già fornito una risposta. Restano da definire termini e modalità.
Settembre 2016
p.s. Affascinante l’ipotesi di un big bang continuo. Se non ricordo male si tratta della teoria ciclica conforme con tutte le sue varianti.
sabato 24 settembre 2016
LAVARSI IN MARE
Per un problema idraulico non ho modo di fare la doccia in casa da due giorni. Siamo a fine settembre e il clima, secondo me, è ancora mite anche se il mare ha già odore di mareggiate. Mi ci sono lavata nuotando e da due giorni giro in moto ancora nei miei vestitini estivi con i riccioli del sale e la pelle di alghe. Mai come in questi due giorni ho incrociato tanti sorrisi maschili. Evidentemente emano trasgressione in mezzo a quanti, la maggior parte, adattano l’abbigliamento in base alle date del calendario.
BAGNI FUORI STAGIONE
I LUNEDÌ AL SOLE
LA PAZZIA
La pazzia viene dalla frustrazione. La pazzia viene dalla rabbia. La pazzia viene dal dolore.
Ci sono onde e odori. Suoni e situazioni. Ci sono cibi e digiuni. Ogni cosa ci nutre, ci prosciuga. Ogni cosa ci muta. Nel sangue, nella chimica. Le ghiandole inaridiscono, si seccano, o gonfie non prendono pause. Allora bisogna stimolare, in altri casi chetare.
Ma la pazzia viene dal dolore, Viene dalla rabbia. Dalla frustrazione.
Accettare che non esiste un comune linguaggio umano è un impresa vittoriosa per pochi. Per tutti gli altri restano negazione o pazzia.
Agosto 2016
martedì 30 agosto 2016
IL QUOTIDIANO AL BAR
giovedì 25 agosto 2016
SUL MOLO
Uno braghette gialle, fisìco spesso
l'altro magro tatuato
entrambi cinquanta suonati
una donna di poco più giovane
una biondina sotto i trenta
il figlio bambino del tipo tatuato
Man bassa di ricci. Almeno li mangiano. A decine, con ostentazione. Noi sì che siamo uomini veri che sanno sopravvivere nella natura.
Il tipo in braghette ha tono e modi che manco Mussolini.
Dice che nell'entroterra i paesi son tutti Cottolenghi. Si incociano tra loro, dice, basta vedere sull'elenco del telefono. Gli stessi cognomi. Han facce strette e brutte, dice.
Arriva sulla riva una famiglia con sedie pieghevoli e armamentario completo da ricreare un salotto.
Guarda che spastici, dice.
Arriva un'indiano che vende cocco. Non è simpatico e il cocco lo mette a due euro al pezzo.
Il tatuato, Dammi quattro pezzi, dice. Sarebbero otto euro. L'indiano gliene chiede sei e aggiunge un ulteriore pezzo in omaggio per il bambino che si sta divorando il primo.
Il tatuato gli allunga tre euro e, in soldoni, gli intima di camminare. Al venditore non sta bene e chiede il dovuto. Gli viene risposto che deve ringraziare di prenderne tre. Allora l'indiano si riprende dal bambino il pezzo dato in omaggio.
Il tatuato gli urla ladro, lo minaccia, ti getto in mare, e gli va contro con fare aggressivo. Quello retrocede. Se il tatuato lo spinge quello si fracassa sugli scogli.
Il molo è affollato. Nessuno interviene, tanto meno io. Per incredulità. Per stanchezza.
Me ne vergogno.
L'indiano se ne va. Una signora lo trattiene e gli dà due euro come mia nonna mi infilava complice qualche moneta in tasca per i dolciumi.
Bella figura di merda, esordisco.
Il tatuato si volta con l'espressione di chi ha trovato sostegno. Lo deludo. Non alludevo all'indiano.
Spero che almeno gli venga un solenne mal di pancia con tutti quei ricci.
Una mezz'ora dopo, una donna sui quaranta e un bambino sui sette, otto anni, arrivano in cima al molo. Sono tedeschi. Il figlio trova una bottiglia di plastica tra gli scogli e la getta in mare.
La madre lo riprende e gli intima di recuperarla, al punto da calarlo in mare. Il bambino frigna, allora lei lo tira fuori e con un legno, recuperato anch'esso tra gli scogli, riesce ad avvicinare la bottiglia e prenderla.
Si sa, i tedeschi sono avanti in queste cose, penso. Solo che la donna getta la bottiglia esattamente nel punto in cui il figlio l'aveva trovata.
Mi alzo con flemma ieratica, passo sui piedi alla donna, mi chino, allungo il braccio, raccolgo la bottiglia, la accartoccio, torno al mio posto e la infilo nella borsa. Senza una parola.
Ma come stai girata? Cosa ti dice il cervello? La capisci la gravità, le capisci le implicazioni di questo tuo apparentemente banale e insulso gesto del cazzo?
Considerato che non ho il potere di farli sparire, l'unica opzione che resta è che dobbiamo schiattare. Tutti. Con buona pace delle anime pure.
E no, non sono tollerante.
ESSERI INUTILI E DANNOSI
DARKNET, DEEPWEB
Finalmente leggo il termine Darknet in un articolo in seconda pagina di un quotidiano. Nelle discussioni occasionali sugli attentati c'è sempre qualcuno che dice:« Ma com'è possibile procurarsi un'arma così facilmente?»
Com'è possibile, chiedo io, che oggi qualcuno ancora si ponga un simile quesito? Dieci click o poco più e ti vendono pure un bambino vero per giocarci, figuriamoci un'arma.
Parecchi anni addietro, ricordo, lungo Dora, e suppongo su altri mercati simili, non era difficile trovare pezzi di kalashnikov o altre armi. Con lo scambio di occhiate giuste facile che ti fornissero quelli mancanti. Un po' di denaro, un po' di scaltrezza e metti l'arma nel tuo carrello. All’epoca si trattava per lo più di contrabbando o di cimeli recuperati chissà dove e come.
Quando, molto tempo fa, feci una ricerca sulla pornografia online che si trasformò in buona parte in una ricerca sulla pedopornografia online, mi chiesi perché gli inquirenti non indagassero con metodo e costanza nel darknet (che, per intenderci, è la parte più profonda e oscura del deep web). Non ottenni risposte da un responsabile della Polizia Postale perché per rilasciare un'intervista serviva il nulla osta del ministero a Roma. Non essendo accreditata come giornalista rinunciai.
Mi dissi anche, e ne scrissi, che comunque era sufficiente il web superficiale, quello in cui quotidianamente navighiamo. Come me che, con estrema facilità e senza volerlo fare, ero arrivata con poche pressioni del mouse a situazioni orride, agli investigatori non sarebbe mancato di che lavorare alacremente. Potrebbero, e dovrebbero, andare a bussare alla porte di certe abitazioni private facilmente rintracciabili con i mezzi a loro disposizione. Forse però si cercano i pesci grossi e per riuscire a pescarli si sorvola su quelli piccoli, il che ha un senso, il fatto è che oggi è tutto in franchising, anche il male. Piramidi ce n'è ancora ma più che altro in ambito finanziario, per il resto il male si propaga ormai in modo orizzontale. Lo si vede con la mafia e il terrorismo di ultima generazione.
Un nuovo delirio si propaga, quello di poter essere qualcuno chiunque si sia. Se poi ciò accade in forma di depravazione, istinto omicida, o in qualsiasi altra forma malata, è secondario. Molto meno impegnativo eccellere in negativo.
martedì 23 agosto 2016
AYLAN E OMRAN
Le immagini. A che servono?
Prima era Aylan, ora è Omran. Ho impiegato un quarto d'ora a farmi venire in mente il nome del bambino riverso sulla battigia. Sul perché ciò sia possibile potrei ragionare a lungo. La sostanza è che, a intervalli più o meno regolari, il cervello deve mettere in atto delle difese. Archiviare.
Fare dei backup da andare a ripescare in caso di bisogno. Comprimere per far spazio a nuovi dati. Ma, alla fine, succedono sempre le stesse cose, e dovrebbero essere proprio i nomi a rimanere, solo che sono troppi. Cerimonia al milite ignoto. Quella storia lì.
23.08.16
giovedì 11 agosto 2016
LA DIMENSIONE DELLE STELLE CADENTI
L’altra sera un caro amico mi ha detto: « Mi piacciono le stelle cadenti anche solo per il fatto che tanto minuscoli granelli di materia hanno una così grande influenza emotiva su noi esseri umani.»
Momenti in cui viene ripristinato il giusto ordine di grandezza.
Meteoroidi, Meteore, Meteoriti
FASTIDIO
Che fastidio.
Quando vado a fare le pulizie in giro, accendo la televisione e la ascolto mentre traffico.
E, appunto, in genere provo fastidio.
Corsa agli antifurto. Solo il 2,7 % dei ladri vengono presi. I furti non sono in diminuzione, anzi. Risultano meno denunce perché i cittadini non si fidano delle istituzioni e pensano da soli alla propria sicurezza. Guardie private, allarmi, grate, telecamere, sensori, barriere.
Tra i servizi appena precedenti, uno descriveva le nuove frontiere dell’Europa (mi vengono in mente l’ultimo libro di Bruno Arpaia, "Qualcosa, là fuori" e quello di Domenico Quirico "Esodo"), l’altro paventava drammaticamente la prossima comparsa in Italia di innumerevoli "giungle di Calais", un terzo descriveva le nuove telecamere biometriche in dotazione ai girelli d’ingresso degli stadi.
Sta andando tutto molto velocemente. Impresa ardua non restare invischiati.
11.08.16
HO AVUTO PAURA
C’è una grande stanza dove sto con altre donne di età diverse e parecchi bambini. Percepisco qualcosa di sbagliato nella situazione anche se l’atmosfera pare in un primo momento tranquilla e il luogo accogliente. Un’ampia vetrata che raggiunge il soffitto dà su un giardino alberato. Mi avvicino, le porte finestre sono sigillate. Fa molto caldo. Guardo intorno. Non c’è traccia di cibo né acqua in giro. Oltre al lato con la vetrata ci sono tre pareti senza sbocchi a parte la porta d’ingresso.
Il rumore di una serratura, la porta si socchiude, una voce mi chiama, esco dalla stanza. Mio padre mi porge un catino in acciaio piuttosto profondo coperto da un telo ripiegato. Ne scosta un lembo e mi indica il contenuto: una lama da rasoio lunga una ventina di centimetri con l’impugnatura rivestita di cuoio. Mi dice sottovoce «Sai qual è il tuo compito.» e mi sospinge verso la porta per farmi rientrare nella stanza. Mi irrigidisco, i piedi incollati al pavimento, il corpo obliquo in avanti per la pressione della sua mano. Si para di fronte a me e afferra i miei occhi con i suoi «Devi farlo. Se non lo fai molte persone moriranno e tra queste molte che ami. Vuoi questa colpa sulla coscienza? Non credo. Quindi va’ e uccidi tre donne e tre bambini e raccogli il loro sangue qui dentro.» scandisce scuotendo il catino che stringo al petto. L’assurdità del male. Non aspetta risposta o reazione e mi spinge all’interno della stanza richiudendo la porta alle mie spalle. Nemmeno per un secondo penso che, scoperte le mie intenzioni, tutte quelle persone potrebbero attaccarmi e avere la meglio. Penso però che ho una gran paura. Visto che sono io ma nata in una vita diversa, non ho idea di chi siano le persone che amo e che morirebbero se non ubbidissi, resta il fatto che in questa vita altra ci sono da qualche parte persone che amo e che devo proteggere. Ma non so chi siano, è come se fossi colpita da amnesia, forse la parte di me cosciente nel sogno accorre in mio aiuto, c’è solo vuoto nei ricordi, forse è tutta una messa in scena. Stanno bluffando, non hanno niente in mano. Non hanno nessuno in mano. Mi accorgo che mio padre è diventato plurale, è diventato un loro. Ecco forse posso rigirarmi e puntare la lama verso ciò che ci aspetta fuori dalla porta. Dobbiamo andarcene di qua. Se non io qualcun altro entrerà per uccidere. Non so perché, non capisco cosa succede. Solo un istinto di fuga verso la salvezza. I secondi scorrono rapidi e pregni, la mia immobilità attira l’attenzione. Ho paura perché so che devo prendere una decisione in fretta. Sento che qualcuno o qualcosa sta avendo la meglio su me, mi sta dominando, mi ha messo in una situazione che non appartiene alla vita che conosco, ed esito. Non sapere, non capire, non ricordare fa montare una frustrazione furibonda. Chi è il nemico? Impazzisco. Forse devo uccidere tre donne e tre bambini e raccoglierne il sangue? Forse questa azione è decisiva per un corso positivo degli eventi? Eventi che non conosco. Come posso decidere senza sapere? Mi prende il terrore perché so con certezza di non essere io la persona che pensa una cosa tanto assurda, riconosco il corpo, le mani, mi guardo riflessa in uno specchio. Sono io e ricordo che io non avrei avuto dubbi, appena visto il rasoio lo avrei impugnato con fermezza contro l’ordine assurdo, invece per alcuni interminabili secondi un’altra me ha preso in considerazione di poter uccidere innocenti per salvare altri innocenti. Cosa accade nel cervello quando si è soggiogati? Quando si perde ogni punto di riferimento. Quando ci vengono iniettati diffidenza, paura, senso di colpa. Quando ci viene sottratta la possibilità di sopravvivenza. Cosa accade? Di cosa siamo capaci quando le nostre pulsioni peggiori hanno il beneplacito da parte dell’ordine costituito, in qualunque forma esso si manifesti? Quando ormai abbiamo assimilato un linguaggio stuprato.
Mi accuccio appoggiando il catino a terra, le donne si avvicinano a cerchio, e ne rivelo il contenuto. Retrocedono di un passo, mi guardano incredule, poi si accucciano anche loro. E aspettiamo.
Mi sveglio e rimango con un dolore in corpo.
giovedì 4 agosto 2016
ALTRI LIBRI 2
Telmo Pievani e Valerio Calzolaio - Libertà di migrare
Davide Pinardi - Narrare. Dall'odissea al mondo Ikea
Roberto Negro - Sinfonia per un delitto
Domenico Quirico - Esodo
Pietro Carlini - Spiriti mali
Stefano Liberti - Land grabbing
Evgenij Zamjatin - Noi
Rivka Galchen - Innovazioni americane
Bruno Arpaia - Qualcosa, là fuori
Nicola Lagioia - La ferocia
mercoledì 3 agosto 2016
ATTACCO
A casa di mia madre.
Servizio del Tg5 del 2 agosto.
Attacco dei cinghiali. Difendersi dall'attacco dei cinghiali che oltre a invadere le nostre città causano nelle campagne danni ingenti all'agricoltura, costringendo alla chiusura molte piccole aziende. Animali selvatici in sovrannumero che ci assediano. Non possiamo vivere blindati in casa.
La Coldiretti in piazza Duomo a Firenze sventola striscioni con scritto "riprendiamoci il territorio" e porta una coppia di cinghiali invitando a immaginare un futuro in cui orde di ungulati scorrazzassero per le vie cittadine. Mi viene in mente quando nel 1926, un gran numero di antenati di questi malvisti quadrupedi furono portati allo Stadium di Torino per una spettacolare caccia in costume regionale. Aneddoti.
Mi trattengo dall'entrare nel merito della questione, anche perché, mentre inizio a scrivere, gioco con il telecomando della televisione e i pensieri mutano direzione. Pubblicità e altre notizie vengono sciorinate con estrema disinvoltura nella scelta dei termini: attacco dei mercati, attacco dei batteri, eliminazione degli odori, golpe sui rifiuti, assedio del caldo, confini del benessere, guerra delle tariffe, divisione degli spazi...
Normalmente rifiuto l'estrapolazione di una frase o di una locuzione dal contesto in cui è inserita ma so anche che esistono diversi tipi e diversi livelli di linguaggio e, non so perché, ormai da parecchio tempo a questa parte ho come sviluppato un sensore nuovo, non so in quale organo situato, che fa sì che dal fiume di parole che sento, alcune mi giungano evidenziate e si uniscano in un ipertesto riguardo al quale l'unico dubbio è in che misura sia dettato da mie convinzioni e in che misura sia ciò che il committente intende far narrare e di cui intende convincere.
2 agosto 2016
IL SALMO DI WISLAWA SZYMBORSKA
quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,
quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
con provocanti saltelli!
che si posano sulla sbarra abbassata?
Foss’anche un passero-la sua coda è già all’estero,
benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!
che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
non si sente tenuta a rispondere alle domande “ Da dove? ” e “ Dove? ”
su tutti i continenti!
Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?
E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,
viola i sacri limiti delle acque territoriali?
se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?
E la polvere che si posa su tutta la steppa,
come se non fosse affatto divisa a metà!
E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:
quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!
Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.
giovedì 28 luglio 2016
GABBIANI AL PARASIO
Sui tetti che vedo dall’appartamento in cui abito, ogni anno ho modo di assistere al rito del primo volo di una nuova generazione di gabbiani. La paura del primo lancio, lo sbattere inesperto delle ali, gli atterraggi rovinosi. Lo strillo sgraziato e ripetuto a oltranza che ad alcuni suggerisce acquisti di fionde. Già grossi ma ancora grigi pennuti che mendicano dal becco di genitori di eguale misura bocconi di cibo rigurgitato. E quegli stessi che sventrano i sacchi di spazzatura, attaccano i piccioni, portano via carogne di gatti morti, eccoli a esaudire le richieste di una prole già ben in carne con devozione genitoriale.
Johnny, il gabbiano gigante che bazzica i dintorni con fare spavaldo, sta rivelando un’indole gentile che non avrei sospettato.
martedì 26 luglio 2016
UCCISIONE A SAINT-ETIENNE
STRAGE A MONACO DI BAVIERA
Che fastidio.
Sono davanti a RaiNews24 e stanno parlando da ore dell’attentato a Monaco di Baviera. Non fanno che ripetere che non sanno se è un attentato islamico o di estrema destra. Ripropongono senza sosta le medesime immagini. Il cadavere di uno che faceva jogging, i piedi di un altro divaricati che sbucano da sotto un lenzuolo. Forse l’attentatore, dicono. Però forse sono tre. Uomini non meglio identificati sul tetto del centro commerciale.
Rifletto che sull'onda dei fatti recenti, per non dire da dopo il 2001, la tentazione al sensazionalismo è forte. Ciò che in passato sarebbe rientrato nella categoria dei gravi fatti di cronaca, oggi diventa un assai probabile attacco alla democrazia occidentale da parte del mondo musulmano.
Probabilmente verrà rivendicato, visto che ora l'Is viaggia in franchising, ma il punto non cambia.
Monaco è blindata. Le anteprime delle prime pagine dei quotidiani titolano Guerra civile, Guerra tra religioni, Attacco alla Merkel, Daesh colpisce ancora, Monaco sotto attacco,…
La Germania chiude i confini.
Fuori dalla finestra scoppiano fuochi d’artificio.
22.30 Imperia 22 luglio 2016



