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sabato 29 novembre 2014

UN CAFFÉ CON LO SCRITTORE MARINO MAGLIANI


Questa mattina in Calata Cuneo a Imperia, ho incontrato l’amico e scrittore Marino Magliani. Abbiamo preso un caffè insieme. Una decina di minuti soltanto, come stai, cosa stai facendo, reciprocamente, con cordialità. Si stava bene al tavolino sotto i portici a pochi metri dall’asta del pesce. Cielo grigio e temperatura mite. Sarei rimasta a lungo a guardare intorno, entrambi in silenzio, solo di tanto in tanto scambiare qualche impressione.


29 Novembre 2014

mercoledì 2 aprile 2014

DA PORTO MAURIZIO A ONEGLIA

Cammino da Porto Maurizio a Oneglia lungo la “superstrada”. Il primo tratto in realtà lo percorro di sotto, in prossimità del parcheggio del nuovo porto.

Alcuni camper sono parcheggiati. Vedo una coppia di pensionati sull’uscio del proprio chiacchierare con una coppia di giovani. Una ragazza e un ragazzo dall’aspetto trasgressivo, tatuaggi e orecchini a profusione, e due cani killer che saltano giù dal loro camper parcheggiato accanto al primo.

La donna anziana ora è china a coccolare i due quadrupedi e sorride.

Sorrido anch’io. E penso che la soluzione di tutto è così a portata di mano.

Sbuco all’imbocco del nuovo parco urbano ma, per questa volta, proseguo lungo il marciapiedi che fiancheggia la strada carrozzabile. Il bordo strada è zeppo di spazzatura. Ne raccolgo un po’ poi rinuncio. All’altezza dell’ex discoteca Nova, poco prima e poco dopo, la vegetazione inselvatichita, il tripudio di versi di uccelli che la animano, il rumore tra l’erba di lucertole e altri piccoli animali che hanno trovato un buon habitat, mi fanno pensare che la zona potrebbe diventare una piccola oasi faunistica. Altrove sarebbe già cosa fatta. Non che mi piaccia il concetto di oasi ma a ciò siamo ridotti.

Più avanti il moderno edificio, peraltro non brutto, con vista sul depuratore, conferma il contraddittorio e insensato spirito urbanistico che ha sempre caratterizzato Imperia, già quando non aveva nome. Giunta al pianoro deserto della parte portorina delle ex Ferriere Voltri, penso come ogni volta che mi manca l’imponente scheletro narrante.


25 febbraio 2014



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domenica 10 marzo 2013

PORTO DI IMPERIA

 Sono tutti a pranzo. E c’è un gran vento.

Penso al libro su Imperia che ho pubblicato a novembre. Mentre cammino all’interno del nuovo porto mi dico che, forse, scrivendo ho tenuto i tono troppo bassi.

Le piastrelle ballano, magazzini e uffici in abbandono senza essere mai stati utilizzati, il parcheggio allagato, palme in vaso e panchine accatastate e dimenticate. Nessun distributore di carburante. Un cartello indica la direzione per raggiungere un’inesistente reception.

Solo qualche auto nelle strisce bianche e imbarcazioni all’ormeggio suggeriscono l’idea di un approdo importante i cui fasti annunciati mai saranno raggiunti.

Un porto bifronte: un lato mare di yachts lussuosi ed equipaggi aitanti e un poco etilici com’è consuetudine, e, alle spalle, un cantiere fantasma.

Qualcuno ne renderà mai conto?

Dello scheletro del capannone per la cantieristica navale, i tavelloni della copertura giacciono sovrapposti ai piedi della struttura. I pilastri verticali svettano contro il cielo senza più essere uniti. Pare un opera in fieri. Invece si smantella, con ulteriore dispendio di denari ed energie, una costruzione emblema della nostra presunzione. E della nostra ingordigia. Monumento alla vanagloria.

L’azzurro che recupera lo spazio cementizio è bello. Questo sì.

Avevo voluto concedere il beneficio del dubbio. Speravo che, condivisibile o meno l’idea, questo porto, pensato fin dal XIX secolo, sarebbe potuto divenire comunque un’opportunità. Il più importante porto del Mediterraneo, magari con approdo per i traghetti, finalmente e nuovamente internazionali.

Ora, invece, ho di fronte la rappresentazione ennesima del carattere di questa città. Così come l’ho vista e descritta. Ora questo luogo è quale un’istallazione. Provocatoria. Bisognerebbe mettere una targa come nelle esposizioni. Per spiegarla questa provocazione a chi è di fuori. Altrimenti per nessuno può avere senso questa cosa che abbiamo davanti agli occhi. A me piace così. L’abbandono, il degrado, la consunzione, la solitudine. Sì, preferisco così. Saltare un passaggio. Gli anni di attività che sono, nostro malgrado, non solo lavoro, socialità, guadagni, ma anche consumo e inquinamento. Guardo il porto dal suo dentro come qualcosa di già terminato da tempo. Abbiamo tra le mani già il dopo. Approfittiamone. Pronti a ripensarlo il dopo. Questa volta con intelligenza e lungimiranza. E maggior assunzione di responsabilità da parte di ognuno nel pretendere che le cose vengano fatte come devono essere fatte e nel contribuire a che ciò avvenga.


 25/04/12 ore 13.00

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 p.s. leggere Porto di Imperia 2