Leggere
delle percentuali di emissioni da ridurre entro una certa data, che
in genere è fissata a uno o due decenni di distanza, suscita una
certa ilarità.
O ancora, per portare un piccolo
esempio fresco e indicativo di come funziona il tutto, la Convenzione
di Minamata¹ (cittadina
giapponese vittima negli anni ’50 del peggior disastro ambientale e
umano causato dal mercurio. Tale Convenzione sancisce entro il 2020
il divieto dell’uso di mercurio. Però solo i nuovi impianti a
carbone (tra le maggiori fonti dell’emissione totale di 2000
tonnellate annue) dovranno dotarsi di nuove tecnologie per limitare
le suddette emissioni, quelli esistenti no, e l’estrazione di
mercurio sarà vietata solo dopo 15 anni dall’entrata in vigore
della convenzione.
Innanzitutto perché, di tutti gli
accordi internazionali, gli unici veramente vincolanti sono quelli
relativi al commercio? Perché i Paesi devono scegliere dei regimi
che siano conformi alle regole del WTO? Perché in tutti gli altri
casi, si tratti di armi, di diritti umani, di sanità, di ambiente,
di clima, di balene, convenzioni e accordi restano lettera morta,
carta straccia, tempo, denaro ed energie umane sprecati? O, nella
migliore delle ipotesi, non vincolano chi non aderisce? E, tutto
sommato, nemmeno chi aderisce?
A proposito delle emissioni, anche
di fronte a uno stop immediato e totale di ogni fonte di gas serra,
il cambiamento climatico² in
atto procederebbe indisturbato per ancora un bel pezzo, per quella
che gli scienziati chiamano retroazione positiva, ossia, in soldoni,
per i gas già presenti in atmosfera. E il cambiamento è in atto,
checché ne dicano esperti prezzolati.
Le prove? A parte l’intensificarsi
di fenomeni meteorologici gravi e sempre più frequenti che sono
all’onor di cronaca pressoché quotidiana ma che potrebbero venire
giustificati adducendo il fatto che nelle varie ere si sono
alternati periodi molto freddi a periodi molto caldi, esistono dei
fatti inconfutabili.
Società assicurative di
importanza mondiale (tra l’altro alcune presenti nell’elenco
delle 50 multinazionali più ricche del mondo) hanno avuto negli
ultimi anni perdite record per danni causati da eventi climatici e
ora si guardano bene dal permettere che ciò si ripeta e stanno
esponenzialmente alzando i premi o rifiutando di assicurare in
determinate aree.
Il Gruppo intergovernativo sul
cambiamento climatico (Ipcc), ente prudente e conservatore, i cui
resoconti devono essere approvati dai governi prima di divenire
pubblici (quindi devono essere resoconti sufficientemente diplomatici
e certo non allarmisti), da vent'anni mette in guardia, e continua a
farlo, riguardo ai cambiamenti climatici e alle conseguenze gravi di
questo, presentando scenari tutt'altro che rassicuranti. E, appunto,
bisogna riflettere sul fatto che si tratta di una versione
edulcorata.
L’OMM, l’Organizzazione
meteorologica mondiale, dal canto suo paventa scenari
raccapriccianti. Ho letto alcuni stralci delle loro ricerche sul
decennio 2001-2010 ed è una lettura edificante. In accordo con molte
conclusioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ciò
che viene fuori è che la percentuale di popolazione mondiale che
vive in zone a rischio è e sarà crescente, con annessi problemi di
accesso al cibo, all’acqua, alla terra fertile, quindi conflitti e
migrazioni consistenti.
Il fenomeno del Land grabbing, di
cui ho scritto in un’altra occasione, cioè l’accaparramento di
vasti territori a prezzi irrisori da parte di multinazionali e
governi è un’ulteriore conferma in tal senso e dice chiaro che lo
sanno bene che è meglio, per chi può permetterselo, arraffare a man
bassa l’arraffabile.
E poi basta leggere le quotazioni
in borsa dei prodotti agricoli, alimentari o per biocombustibili, per
notare che non solo tengono ma sono al rialzo costante e che, a parte
i colossi di internet, gli investimenti più accreditati sono quelli
rivolti al cibo, oltreché ai minerali rari.
Ma passano i decenni e nessuna
vera rivoluzione energetica³
è avvenuta né è in procinto di avvenire: tutti gli operatori del
settore ora parlano green ma in pratica spendono una percentuale
irrisoria dei propri investimenti per un’autentica ricerca e buona
parte del cosiddetto green consta nel piantare un paio di alberi in
paesi che inquinano ancora poco in cambio dei loro diritti di
emissione.
Siamo di fronte a degli
incompetenti o a una volontà politica precisa?
Di sicuro c’è che siamo proprio
alla frutta.
giugno 2013
Tutti
i diritti riservati
¹
https://www.reteambiente.it/repository/normativa/convenzione_minamata_ita.pdf
LEGGETELA
E POI DITE SE NON PARE ANCHE A VOI SI TRATTI DI UNA CONVENZIONE DI
FACCIATA, CONSIDERATE TUTTE LE DEROGHE E I CASI ESCLUSI DALLA
CONVENZIONE. UNA SORTA DI ATTO DOVUTO, VISTI I TEMPI.
In
Italia pubblicata
la Legge
8 Ottobre 2020 n. 134
(G.U.
n. 267 del 27 Ottobre 2020) recante la ratifica ed esecuzione della
Convenzione di Minamata sul mercurio fatta a Kumamoto il 10 ottobre
2013.
Alcuni stralci...
per tecniche «disponibili»
si intendono, in relazione ad una determinata Parte o ad un impianto
specifico sul territorio di tale Parte, quelle tecniche messe a punto
su una scala tale da consentirne l’applicazione in un rilevante
settore industriale a condizioni economiche e tecniche sostenibili,
tenendo conto dei costi e dei benefici, indipendentemente dal fatto
che queste tecniche siano utilizzate o messe a punto sul territorio
di tale Parte, a condizione che siano accessibili al gestore
dell’impianto come stabilito dalla Parte in questione
2. Le
disposizioni di cui al presente articolo non si applicano a: a)
quantità di mercurio o di composti di mercurio destinate ad essere
utilizzate per attività di ricerca di laboratorio o come campione di
riferimento; o b) tracce di mercurio o di composti di mercurio
esistenti in natura presenti in prodotti quali i metalli privi di
mercurio, i minerali o prodotti minerali, incluso il carbone, o i
prodotti derivati da questi materiali, e tracce non intenzionali
presenti nei prodotti chimici; o c) prodotti con aggiunta
di mercurio. TROVERETE
LA SPECIFICA NEGLI ALLEGATI
a) impegnarsi a censire le
singole riserve di mercurio o di composti di mercurio superiori a 50
tonnellate metriche e le fonti di approvvigionamento di mercurio che
producono riserve superiori a 10 tonnellate metriche per anno,
situate nel proprio territorio;
² In
merito al cambiamento climatico, questo manicheismo tra chi nega
tutto
e chi afferma acriticamente che le cause sono esclusivamente
antropiche, esiste una via di mezzo che si avvicina maggiormente alla
verità. Lungo e complesso qui entrare nel merito ma ci tengo a
precisare che quando scrivo cambiamento climatico, rivoluzione
energetica, energia rinnovabile, lo faccio prendendo le distanze sia
dagli atteggiamenti oscurantisti no scienza, sia da quelli dogmatici
la scienza ha sempre ragione. Se verso i primi posso provare un moto
di comprensione perché i problemi ci sono e la preoccupazione è
reale e sentita, verso i secondi sono meno condiscendente visto che,
a quanto consto e
a parte rare eccezioni, la maggior parte dei propugnatori della nuova
dogmatica fede
nel progresso sono gli stessi che propinano poi
cappotti termici e auto elettriche senza minimamente andare a
sfiorare gli autentici punti caldi della questione. Sono
presenti in campo due schieramenti opposti entrambi miopi (in
uno schieramento ci sono pure conflitti d’interesse e tornaconto
vari) e che vinca uno o l’altro non ci avvicineremo non dico a una
soluzione o inversione di tendenza ma almeno al
rallentare la faccenda.