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lunedì 17 agosto 2026

ALCUNE ISTANTANEE IN RIVA AL MARE - 2026

Mamma e figlia

-          Mamma com’è l’acqua?

-          Fa schifo: è salata.

Amiche adolescenti

-          E tu? Non ti tuffi?

-          No, non lo faccio il bagno, c’ho il Pandora*.

-          Perché te lo sei messo? Così non puoi fare il bagno.

-          Eh, non ci ho pensato.

*braccialetto Pandora

Gruppo di bambini tra gli 8 e i 10 anni

-          Io sono fascista.

-          Io anche.

-          Anche io.

-          E tu? Non dici niente?

-          Non lo so. Cosa vuol dire?

-          Sei fascista o no?

-          Siamo tutti fascisti noi.

-          Perché? Tu non lo sei?

-          Anche i nostri genitori lo sono. I tuoi no?

-          Siamo fascisti come i nostri genitori.

-          Ma cosa vuol dire?

-          Vuol dire fare le cose giuste.

-          Ma voi non ci siete andati da Vannacci?

-          Io c’ho la foto.

-          Anche io.

-          Noi non ci siamo andati.

-          Be’, è meglio che diventi fascista pure tu, sennò con noi non ci giochi più.

Due signore

-          Non buttare la cicca in spiaggia. Tieni, ho il posacenere.

-          Ma poi non ti puzza la borsa?

-          A casa lo svuoto e lo lavo ogni volta.

-          Sì, vabbe’ ma che schifo averlo in borsa. Cosa sarà mai una cicca in più o in meno?!

-          Meglio una in meno.

-          Ma se pure il bagnino sotto la torretta ce n’ha una montagna e mica le raccoglie.

-          Stai scherzando?

-          Mica è il suo compito. Lui deve sorvegliare, non pulire.

-          Non dovrà pulire ma nemmeno sporcare.

-          Pulirà qualcuno.

-          Qualcuno chi?

-          Qualcuno, cosa ne so io.

Famiglia

-          Mettiamoci lì a destra

-          Un po’ affollato, mettiamoci là.

-          E ma se sono tutti lì ci sarà un motivo, no?

-          Va bene.

-          Tu, Cristiano, guarda il tuo fratellino.

-          Col cazzo, dillo a lei.

-          Lua, guarda il tuo fratellino, su spogliatevi…

-          Io no di certo, sono grassa. E tu piccolo mostro siediti lì e non muoverti.

-          Mamma, bagno, bagno…

-          Aspetta Liam che papà gonfia il sup per Cristiano poi ti gonfia i braccioli

-          Che palle con ‘sto sup.

-          Ma lo volevi tanto quando eravamo alla Lidl.

-          Ma chi lo voleva? Ve lo siete sognato.

-          Papà allora gonfiami la poltrona galleggiante, così faccio un paio di reels.

-          E se ti cade lo smartphone?

-          No che non mi cade.

-          Chi è che ha messo i miei sandali sull’asciugamano a fiori?

-          Scema, tu ce le hai messe.

-          Ma di chi è l’asciugamano con i fiori?

-          Non è nostro, dev’essere della signora.

-          Ma ci sono le meduse?

-          Non lo so.

-          E ma che palle ‘ste meduse.

-          Ma se tanto non fai il bagno…

-          Le odio lo stesso. Non possono stare da un’altra parte? Se poi cambio idea?

-          Anche a me fanno cagare.

 

Amiche sui lettini ( a occhio trai 30 e i 40)

-          Eh, ma cazzo, sono arrivate le nuvole, volevo abbronzarmi

-          Ma, no, vedi che esce di nuovo il sole.

-          Ma cosa dici, guarda su!

-          Ci guardo su e lo vedi che dietro la nuvola più scura, quella bassa tutta a pallini, dietro si vede la luce del sole?

-          E allora?

-          Be’, quando passa, esce di nuovo il sole

-          Ma l’altra nuvola, quella più chiara è bella grande.

-          Sì, vabbe’, ma non lo vedi che quella è dietro il sole? Altrimenti come la vedi la luce in mezzo? Ragiona.



domenica 16 novembre 2025

CORONAVIRUS E DIRITTI - Marzo 2020

I pensieri si accavallano.

Ciò che stiamo vivendo è drammatico. Drammatico è ciò che tantissime persone devono affrontare nel privato. Le vicende intime, famigliari, i lutti, le separazioni e le convivenze forzate. Drammatiche le conseguenze per chi già era ai margini della società, per chi andrà inesorabilmente ad accrescere le fila dei diseredati. Drammatiche sono le derive sociali di cui già si colgono segni. L'invidia nei confronti di chi ha un giardino, un balcone, uno spazio di cui godere. La frustrazione di chi inizia a detestare i cani perché chi ne ha uno può uscire per portarlo a passeggio ma chi ha un figlio non può fare altrettanto. Allora protesta e vorrebbe venissero se non impedite almeno limitate al massimo le passeggiate con i cani, senza comprendere che a togliere i diritti ai cani non si guadagnano diritti per i bambini. Lo sconforto di constatare che nella difficoltà e nella paura spesso, come con le malattie, ci si accanisce contro i sintomi e non contro la causa. Se il diritto di qualcuno non mi danneggia perché volerlo privare di tale diritto? Se otterrò che a qualcuno venga proibito di godere del proprio giardino, della propria bottiglia d'acqua, della propria libertà di movimento, perché io non ho il giardino, non ho la bottiglia d'acqua, non ho la libertà di movimento, non è che quanto gli viene sottratto sarà suddiviso tra chi ne è privo. Non avrò un pezzo di giardino, qualche sorso d'acqua, la possibilità di muovermi al posto suo. I diritti non si sottraggono l'uno all'altro. I diritti, in quanto tali, appartengono agli esseri viventi. Ora certo siamo in una situazione d'emergenza e tutto ci pare ingiusto ma non dobbiamo perdere lucidità. Si tratta di un principio. Capire che in qualsiasi contesto sociale, il togliere al prossimo non ci arricchisce. Quindi non dovrò fare in modo che l'altro non possa più bere ma dovrò lottare per avere anche io, e tutti coloro che non ce l’hanno, accesso all'acqua.



25 Marzo 2020


domenica 22 marzo 2020

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

Ieri era la giornata mondiale della poesia. L'ho dedicata all'ascolto del silenzio che pervade le strade.

Rimedio oggi scegliendo a caso in una mia raccolta di poesie

RENDICONTO


È urgente compilare
un elenco.
Bisogna mettersi in pari.
A tutti tocca restare
con niente.
Iniziamo a contare.
Io devo rendere conto
dei riflessi sul mare,
tu della pioggia,
tuo fratello invece
dell’ombra degli alberi.
A quell'uomo spetterà
di restituire l’acqua ai fiumi,
quella donna alla fermata,
forse è lei a dover ripagare
per i voli degli storni.
Il ragazzo seduto al bar
ha un debito che riguarda
le spighe del grano,
e quell'altro con la sacca
a tracolla, spetta a lui
il debito per ogni frutto
raccolto.
Le tre ragazze là
che vedi rumorose
credo divideranno il conto
di pesci, ronzio d’insetti
e rose.
Poi ci sono i vitelli,
il latte e le conchiglie.
I profumi, il vento,
le pietre, i metalli.
Chiamate scrivani,
passate la voce.
Il tempo non avanza, presto.
L’elenco è infinito
delle meraviglie.


2017

giovedì 3 gennaio 2019

PROPOSITI PERSONALI PER IL NUOVO ANNO

PREMESSA FONDAMENTALE: trovare finalmente un buon medico che mi restituisca a una vita normale


QUINDI IN ORDINE SPARSO: riprendere a camminare ogni giorno all'alba lungo la costa, riscoprire anche le passeggiate notturne, ritornare vegetariana, continuare ad aiutare chi ha bisogno di aiuto facendo del mio meglio, non aver paura di chiedere aiuto, dedicarmi con metodo al nuovo libro anche solo un paio d'ore al giorno, raccogliere tutte le mie poesie, accettare solo lavori pagati il giusto libera dal timore di non riuscire a pagare l'affitto, smettere di fumare, bere più acqua, non dire sempre sì, riuscire ad aprir bocca con le persone aggressive anziché restare muta e tachicardica, restare resiliente, restare aperta al prossimo, liberarmi dal peso delle delusioni, essere presente, prendermi cura dello spazio attorno al condominio in cui abito, impegnarmi per aprire una biblioteca al Parasio con tutti i libri che ho, mantenere saldi i principi, adottare un gatto, dopo dieci anni riuscire ad andare a trovare la mia amica Daniela a Procida, incontrare nuovamente una balena, recuperare la capacità di ricordare ciò che studio per condividerlo con gli altri, ascoltare musica più spesso, trovare tempo per tutti senza sottrarne a me stessa, andare per un po' da Liliane e Marc a Saliers e prendermi cura dei due cavalli, recuperare la conoscenza del francese, studiare sul serio il tedesco, in alternativa imparare lo spagnolo o il portoghese, riuscire a portare chiarezza in un paio di situazioni irrisolte, ritrovare il piacere di cucinare, fare fotografie, andare al cinema con mia madre, imparare a riconoscere le costellazioni.


È bello scrivere un elenco del genere, chiarisce le idee. Provate.



P.S.(2023) Non è andata come mi ero proposta nonostante abbia reiterato le mie buone intenzioni anche per gli anni successivi. Ho continuato ad aiutare il prossimo, mi sono occupata degli spazi condominiali, ho terminato il libro (dal 2021), ho smesso di fumare (poi però ho ripreso). Quanto al resto, tra intervento al cuore e aggravamenti vari, pandemia e lockdown, lutti vari, sparizione dei cavalli, lavori a chiamata per sopravvivere, insomma, non se n’è fatto niente. 


venerdì 28 settembre 2018

UNA POESIA


VONGOLE

Dopo il respiro lento a dare la sabbia
questo momento lungo ammonticchiate
sotto a un’acqua che si scalda di grado in grado
state severe chiuse ostinate
A trattenere immobili tra le valve
la vita unica vostra conosciuta
fino alla resa speranza che il calore mortale
non venga dall'esterno il dolore

Forse appartiene al cosmo
del dentro, allora aprirsi
ingoiare il fiato di liquido fresco
che ancora forse verrà da fuori
Le stolte!
Alcune con quale tenacia invece
resistono a schiudersi.
Lo sanno
Ma infine anche l’ultima cede

2014



(presente nell'antologia Riflessi di Ponente - Edizioni La Vita Felice)

mercoledì 19 settembre 2018

IL MOLO DAGLI SCOGLI MORBIDI


È interessante osservare come nascono convenzioni e narrazioni nei gruppi sociali. È sufficiente dare un'area circoscritta frequentata e vissuta da un certo numero di individui per constatare, dopo un certo lasso di tempo, la nascita di codici comportamentali propri ed esclusivi di quella data area. Non importa che tali codici siano comprensibili all'esterno, che venga pregiudicata la comunicazione, conta solo che consentano il mutuo riconoscimento all'interno del gruppo costituitosi.

I linguaggi sono il risultato dell'incrocio delle esperienze e delle indoli individuali ma sono in gran misura veicolati dai luoghi, luoghi che fungono da mezzo di comunicazione anche tra parlanti privi di conoscenza reciproca e di idioma comune. Dai luoghi nascono idee ed emozioni. Dai luoghi nascono parole. E nascono intenzioni e azioni.

Ed è di un luogo che voglio raccontare: un molo di Borgo Prino a Imperia frequentato da villeggianti ferragostani, più o meno gli stessi di anno in anno, e da autoctoni. Ognuno si fa i fatti propri, ci si scambia un segno di saluto e un sorriso per l'abitudine a incrociarsi e talvolta un paio di battute su clima e mare. Nessuno insozza o lascia rifiuti. Ci si sta bene e tutti fanno in modo che ci si continui a star bene. A me piace andarvi al mattino molto presto e ho un mio scoglio preferito che, tra me e me, ho sempre considerato uno scoglio morbido perché comunque mi ci sdrai sto sempre comoda. Capita che arrivi in ritardo e trovi il molo deserto a parte qualcuno che ha già occupato il “mio” scoglio. Evidentemente, penso, non sono l'unica a trovarlo morbido, e dirotto su uno degli altri scogli che, nel tempo, ho appurato sufficientemente comodi. Ho sempre notato che i frequentatori del molo hanno, ognuno, una zona preferita ma, alla terza occasione in cui, percorrendo il molo per andar via, ho sentito dire da qualcuno rivolto a chi era in sua compagnia, mi metto qui perché questo è uno scoglio morbido, ho avuto conferma della forza che hanno i luoghi nel creare il linguaggio. Di farlo sgorgare nell'animo delle persone in modo indipendente le une dalle altre. Mi ha messo di buon umore scoprire che degli scogli abbiano comunicato l'idea della morbidezza a più persone senza che queste ne abbiano parlato tra loro.

Penso a quante persone vivono in luoghi inospitali. Che siano baraccopoli, terreni minati, terra crepata priva di acqua, periferie degradate, abitazioni malsane, o qualunque altra condizione analoga. Quali linguaggi possono nascere da tali luoghi? Quali pensieri e azioni? E noi, esseri umani, continuiamo a imbruttire ciò che resta. Salvo proporre a caro prezzo, e per pochi, un surrogato di bellezza con opere di gentrificazione e con la creazione di ricche enclavi circondate da alti muri.

Sul molo del Prino, ognuno ha trovato il proprio scoglio morbido, quello che meglio si adatta alle proprie ossa, ma ci si scambia il giaciglio di buon grado perché si è appurato che si sta bene ovunque ci si metta e che tutti hanno rispetto del luogo e lo tengono bene. E ci si scambiano sguardi cordiali, soddisfatti del comune benessere.

È la bellezza che educa il cuore. Senza di essa l'intelligenza non avrà peso sufficiente.

Resto dell'idea che di questa terra si debba fare un unico luogo comune, bello, sano e accogliente, da condividere. Ed è ancora possibile farlo*.


Settembre 2017


* Non ne sono più così convinta (2024)


giovedì 5 ottobre 2017

UN DISCORSO DI DAVID FOSTER WALLACE


Avevo scritto qualcosa di simile ma il testo che segue è decisamente meglio. Con gratitudine lo riporto.


"Questa è l’acqua" di David Foster Wallace [traduzione di Roberto Natalini]

Trascrizione del discorso di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenyon college, 21 maggio 2005.

 Un saluto a tutti e le mie congratulazioni alla classe 2005 dei laureati del Kenyon college. Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”È una caratteristica comune ai discorsi nelle cerimonie di consegna dei diplomi negli Stati Uniti di presentare delle storielle in forma di piccoli apologhi istruttivi. La storia è forse una delle migliori, tra le meno stupidamente convenzionali nel genere, ma se vi state preoccupando che io pensi di presentarmi qui come il vecchio pesce saggio, spiegando cosa sia l’acqua a voi giovani pesci, beh, vi prego, non fatelo. Non sono il vecchio pesce saggio. Il succo della storia dei pesci è solamente che spesso le più ovvie e importanti realtà sono quelle più difficili da vedere e di cui parlare. Espresso in linguaggio ordinario, naturalmente diventa subito un banale luogo comune, ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte, o meglio, è questo ciò che vorrei cercare di farvi capire in questa piacevole mattinata di sole.Chiaramente, l’esigenza principale in discorsi come questo è che si suppone vi parli del significato dell vostra educazione umanistica, e provi a spiegarvi perché il diploma che state per ricevere ha un effettivo valore sul piano umano e non soltanto su quello puramente materiale. Per questo, lasciatemi esaminare il più diffuso stereotipo nei discorsi fatti a questo tipo di cerimonie, ossia che che la vostra educazione umanistica non consista tanto “nel fornirvi delle conoscenze”, quanto “nell’insegnarvi a pensare”. Se siete come me quando ero studente, non vi sarà mai piaciuto ascoltare questo genere di cose, e avrete tendenza a sentirvi un po’ insultati dall’affermazione che dobbiate aver bisogno di qualcuno per insegnarvi a pensare, poiché il fatto stesso che siete stati ammessi a frequentare un college così prestigioso vi sembra una dimostrazione del fatto che già sapete pensare. Ma vorrei convincervi che lo stereotipo dell’educazione umanistica in realtà non è per nulla offensivo, perché la vera educazione a pensare, che si pensa si debba riuscire ad avere in un posto come questo, non riguarda affatto la capacità di pensare, ma piuttosto la scelta di cosa pensare. Se la vostra assoluta libertà di scelta su cosa pensare vi sembrasse troppo ovvia per perdere del tempo a discuterne, allora vorrei chiedervi di pensare al pesce e all’acqua, e a mettere tra parentesi anche solo per pochi minuti il vostro scetticismo circa il valore di ciò che è completamente ovvio. Ecco un’altra piccola storia istruttiva. Ci sono due tizi che siedono insieme al bar in un posto sperduto e selvaggio in Alaska. Uno dei due tizi è credente, l’altro è ateo, e stanno discutendo sull’esistenza di Dio, con quell’intensità particolare che si stabilisce più o meno dopo la quarta birra. E l’ateo dice: “Guarda, non è che non abbia ragioni per non credere. Ho avuto anche io a che fare con quella roba di Dio e della preghiera. Proprio un mese fa mi sono trovato lontano dal campo in una terribile tormenta, e mi ero completamente perso e non riuscivo a vedere nulla, e facevano 45 gradi sotto zero, e così ho provato: mi sono buttato in ginocchio nella neve e ho urlato ‘Oh Dio, se c’è un Dio, mi sono perso nella tormenta, e morirò tra poco se tu non mi aiuterai’.” E a questo punto, nel bar, il credente guarda l’ateo con aria perplessa “Bene, allora adesso dovrai credere” dice, “sei o non sei ancora vivo?” E l’ateo, alzando gli occhi al cielo “Ma no, è successo invece che una coppia di eschimesi, che passava di lì per caso, mi ha indicato la strada per tornare al campo.” È facile interpretare questa storiella con gli strumenti tipici dell’analisi umanistica: la stessa precisa esperienza può avere due significati totalmente diversi per due persone diverse, avendo queste persone due diversi sistemi di credenze e due diversi modi di ricostruire il significato dall’esperienza. Poiché siamo convinti del valore della tollerenza e della varietà delle convinzioni, in nessun modo la nostra analisi umanistica vorrà affermare che l’interpretazione di uno dei due tizi sia giusta a quella dell’altro falsa o cattiva. E questo va anche bene, tranne per il fatto che in questo modo non si riesce mai a discutere da dove abbiano origine questi schemi e credenze individuali. Voglio dire, da dove essi vengano dall’INTERNO dei due tizi. Come se l’orientamento fondamentale verso il mondo di una persona e il significato della sua esperienza fossero in qualche modo intrinseci e difficilmente modificabili, come l’altezza o il numero di scarpe, o automaticamente assorbiti dal contesto culturale, come il linguaggio. Come se il modo in cui noi costruiamo il significato non fosse in realtà un fatto personale, frutto di una scelta intenzionale. Inoltre, c’è anche il problema dell’arroganza. Il tizio non credente è totalmente certo nel suo rifiuto della possibilità che il passaggio degli eschimesi abbia qualche cosa a che fare con la sua preghiera. Certo, ci sono un sacco di credenti che appaiono arroganti e anche alcune delle loro interpretazioni. E sono probabilmente anche peggio degli atei, almeno per molti di noi. Ma il problema del credente dogmatico è esattamente uguale a quello del non credente: una certezza cieca, una mentalità chiusa che equivale a un imprigionamento così totale che il prigioniero non si accorge nemmeno di essere rinchiuso. Il punto che vorrei sottolineare qui è che credo che questo sia una parte di ciò che vuole realmente significare insegnarmi a pensare. A essere un po’ meno arrogante. Ad avere anche solo un po’ di coscienza critica su di me e le mie certezze. Perché una larga percentuale di cose sulle quali tendo a essere automaticamente certo risulta essere totalmente sbagliata e deludente. Ho imparato questo da solo e a mie spese, e così immagino sarà per voi una volta laureati. Ecco un esempio della totale falsità di qualche cosa su cui tendo ad essere automaticamente sicuro: nella mia esperienza immediata, tutto tende a confermare la mia profonda convinzione che io sia il centro assoluto dell’universo, la più reale e vivida e importante persona che esista. Raramente pensiamo a questa specie di naturale, fondamentale egocentrismo, perché è qualche cosa di socialmente odioso. Ma in effetti è lo stesso per tutti noi. È la nostra configurazione di base, codificata nei nostri circuiti fin dalla nascita. Pensateci: non c’è nessuna esperienza che abbiate fatto di cui non ne siate il centro assoluto. Il mondo, così come voi lo conoscete, è lì davanti a VOI o dietro di VOI, o alla VOSTRA sinistra o alla VOSTRA destra, sulla VOSTRA TV o sul VOSTRO schermo. E così via. I pensieri e i sentimenti delle altre persone devono esservi comunicati in qualche modo, ma i vostri sono così immediati, urgenti, reali. Adesso vi prego di non pensare che io voglia farvi una lezione sulla compassione o la sincerità o altre cosiddette “virtù”. Il problema non è la virtù. Il problema è di scegliere di fare il lavoro di adattarsi e affrancarsi dalla configurazione di base, naturale e codificata in noi, che ci fa essere profondamente e letteralmente centrati su noi stessi, e ci fa vedere e interpretare ogni cosa attraverso questa lente del sé. Le persone che riescono ad adattare la loro configurazione di base sono spesso descritti come “ben adattati”, che credo non sia un termine casuale. Considerando la trionfale cornice accademica in cui siamo, viene spontaneo porsi il problema di quanto di questo lavoro di autoregolazione della nostra configurazione di base coinvolga conoscenze effettive e il nostro stesso intelletto. Questo problema è veramente molto complicato. Probabilmente la più pericolosa conseguenza di un’educazione accademica, almeno nel mio caso, è che ha permesso di svilupparmi verso della roba super-intellettualizzata, di perdermi in argomenti astratti dentro la mia testa e, invece di fare semplicemente attenzione a ciò che mi capita sotto al naso, fare solo attenzione a ciò che capita dentro di me.Come saprete già da un pezzo, è molto difficile rimanere consapevoli e attenti, invece di lasciarsi ipnotizzare dal monologo costante all’interno della vostra testa (potrebbe anche stare succedendo in questo momento). Vent’anni dopo essermi laureato, sono riuscito lentamente a capire che lo stereotipo dell’educazione umanistica che vi “insegna a pensare” è in realtà solo un modo sintentico per esprimere un’idea molto piu significativa e profonda: “imparare a pensare” vuol dire in effetti imparare a esercitare un qualche controllo su come e cosa pensi. Significa anche essere abbastanza consapevoli e coscienti per scegliere a cosa prestare attenzione e come dare un senso all’esperienza. Perché, se non potrete esercitare questo tipo di scelta nella vostra vita adulta, allora sarete veramente nei guai. Pensate al vecchio luogo comune della “mente come ottimo servitore, ma pessimo padrone”. Questo, come molti luoghi comuni, così inadeguati e poco entusiasmanti in superficie, in realtà esprime una grande e terribile verità. Non a caso gli adulti che si suicidano con armi da fuoco quasi sempre si sparano alla testa. Sparano al loro pessimo padrone. E la verità è che molte di queste persone sono in effetti già morte molto prima di aver premuto il grilletto. E vi dico anche quale dovrebbe essere l’obiettivo reale su cui si dovrebbe fondare la vostra educazione umanistica: come evitare di passare la vostra confortevole, prosperosa, rispettabile vita adulta, come dei morti, incoscienti, schiavi delle vostre teste e della vostra solita configurazione di base per cui “in ogni momento” siete unicamente, completamente, imperiosamente soli. Questo potrebbe suonarvi come un’iperbole o un’astrazione senza senso. Cerchiamo di essere concreti. Il fatto puro e semplice è che voi laureati non avete ancora nessun’idea di cosa “in ogni momento” significhi veramente. Questo perché nessuno parla mai, in queste cerimonie delle lauree, di una grossa parte della vita adulta americana. Questa parte include la noia, la routine e la meschina frustrazione. I genitori e i più anziani tra di voi sapranno anche troppo bene di cosa sto parlando. Tanto per fare un esempio, prendiamo una tipica giornata da adulto, e voi che vi svegliate la mattina, andate al vostro impegnativo lavoro da colletto-bianco-laureato-all’università, e lavorate duro per otto o dieci ore, fino a che, alla fine della giornata, siete stanchi e anche un po’ stressati e tutto ciò che vorreste sarebbe di tornarvene casa, godervi una bella cenetta e forse rilassarvi un po’ per un’oretta, per poi ficcarvi presto nel vostro letto perché, evidentemente, dovrete svegliarvi presto il giorno dopo per ricominciare tutto da capo. Ma, a questo punto, vi ricordate che non avete nulla da mangiare a casa. Non avete avuto tempo di fare la spesa questa settimana a causa del vostro lavoro così impegnativo, per cui, uscendo dal lavoro, dovete mettervi in macchina e guidare fino al supermercato. È l’ora di punta e il traffico è parecchio intenso. Per cui per arrivare al supermercato ci mettete moltissimo tempo, e quando finalmente arrivate, lo trovate pieno di gente, perché naturalmente è proprio il momento del giorno in cui tutti quelli che lavorano come voi cercano di sgusciare in qualche negozio di alimentari. E il supermercato è disgustosamente illuminato e riempito con della musica di sottofondo abbrutente o del pop commerciale, ed è proprio l’ultimo posto in cui vorreste essere, ma non potete entrare e uscire rapidamente, vi tocca vagare su e giù tra le corsie caotiche di questo enorme negozio super-illuminato per trovare la roba che volete e dovete manovrare con il vostro carrello scassato nel mezzo delle altre persone, anche loro stanche e di fretta come voi, con i loro carrelli (eccetera, eccetera, ci dò un taglio poiché è una cerimonia piuttosto lunga) e alla fine riuscite a raccogliere tutti gli ingredienti della vostra cena, e scoprite che non ci sono abbastanza casse aperte per pagare, anche se è l’ora-di-punta-di-fine-giornata. Cosi la fila per pagare è incredibilmente lunga, che è una cosa stupida e che vi fa arrabbiare. Ma voi non potete sfogare la vostra frustrazione sulla povera signorina tutta agitata alla cassa, che è superstressata da un lavoro la cui noia quotidiana e insensatezza supera l’immaginazione di ognuno di noi qui in questa prestigiosa Università. Ma in ogni modo, finalmente arrivate in fondo a questa fila, pagate per il vostro cibo, e vi viene detto “buona giornata” con una voce che è proprio la voce dell’oltretomba. Quindi dovete portare quelle orrende, sottili buste di plastica del supermercato nel vostro carrello con una ruota impazzita che spinge in modo esasperante verso sinistra, di nuovo attraverso il parcheggio affollato, pieno di buche e di rifiuti, e guidare verso casa di nuovo attraverso il traffico dell’ora di punta, lento, intenso, pieno di SUV, ecc. A tutti noi questo è capitato, certamente. Ma non è ancora diventato parte della routine della vostra vita effettiva di laureati, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno. Ma lo sarà. E inoltre ci saranno tante altre routine apparentemente insignificanti, noiose e fastidiose. Ma non è questo il punto. Il punto è che è proprio con stronzate meschine e frustranti come questa che interviene la possibilità di scelta. Perché il traffico e le corsie affollate del supermercato e la lunga coda alla cassa mi danno il tempo di pensare, e se io non decido in modo meditato su come pensare e a cosa prestare attenzione, sarò incazzato e infelice ogni volta che andrò a fare la spesa. Perché la mia naturale configurazione di base è la certezza che situazioni come questa riguardino solo me. La MIA fame e la MIA stanchezza e il MIO desiderio di andarmene a casa, e mi sembrerà che ogni altra persona al mondo stia lì ad ostacolarmi. E chi sono poi queste persone che mi ostacolano? E guardate come molti di loro sono repellenti, e come sembrano stupidi e bovini e con gli occhi spenti e non-umani nella coda alla cassa, o anche come è fastidioso e volgare che le persone stiano tutto il tempo a urlare nei loro cellulari mentre sono nel mezzo della fila. E guardate quanto tutto ciò sia profondamente e personalmente ingiusto. Oppure, se la mia configurazione di base è più vicina alla coscienza sociale e umanistica, posso passare un bel po’ di tempo nel traffico di fine giornata a essere disgustato da tutti quei grossi, stupidi SUV e Hummers e furgoni con motori a 12 valvole, che bloccano la strada e consumano il loro costoso, egoistico serbatoio da 40 galloni di benzina, e posso anche soffermarmi sul fatto che gli adesivi patriottici e religiosi sembrano essere sempre sui veicoli più grandi e più disgustosamente egoisti, guidati dai più brutti, più incoscienti e aggressivi dei guidatori. (Attenzione, questo è un esempio di come NON bisogna pensare…) E posso pensare che i figli dei nostri figli ci disprezzeranno per aver sprecato tutto il carburante del futuro e avere probabilmente fottuto il clima, e che noi tutti siamo viziati e stupidi ed egoisti e ripugnanti, e che la moderna civiltà dei consumi faccia proprio schifo, e così via. Avete capito l’idea. Se scelgo di pensare in questo modo in un supermercato o sulla superstrada, va bene. Un sacco di noi lo fanno. Tranne che il fatto di pensare in questo modo diventa nel tempo così facile e automatico che non è più nemmeno una vera scelta. Diventa la mia configurazione di base. È questa la modalità automatica in cui vivo le parti noiose, frustranti, affollate della mia vita da adulto, quando sto operando all’interno della convinzione automatica e inconscia di essere il centro del mondo, e che i miei bisogni e i miei sentimenti prossimi sono ciò che determina le priorità del mondo intero. In realtà, naturalmente, ci sono molti modi diversi di pensare in questo tipo di situazioni. Nel traffico, con tutte queste macchine ferme e immobili davanti a me, non è impossibile che una delle persone nei SUV abbia avuto un orribile incidente d’auto nel passato, e adesso sia cosi terrorizzata dal guidare che il suo terapista le ha ordinato di prendere un grosso e pesante SUV, così che possa sentirsi abbastanza sicura quando guida. O che quell’Hummer che mi ha appena tagliato la strada sia forse guidato da un padre il cui figlio piccolo è ferito o malato nel sedile accanto a lui, e stia cercando di portarlo in ospedale, ed abbia quindi leggitimamente molto più fretta di me: in effetti sono io che blocco la SUA strada. Oppure posso sforzarmi di considerare la possibilità che tutti gli altri nella fila alla cassa del supermercato siano stanchi e frustrati come lo sono io, e che alcune di queste persone probabilmente abbiano una vita molto più dura, noiosa e dolorosa della mia. Di nuovo, vi prego di non pensare che vi stia dando dei consigli morali, o vi stia dicendo che dovreste pensare in questo modo, o che qualcuno si aspetta da voi che lo facciate. Perché è difficile. Richiede volontà e fatica, e se voi siete come me, in certi giorni non sarete capaci di farlo, o più semplicemente non ne avrete voglia. Ma molte altre volte, se sarete abbastanza coscienti da darvi la possibilità di scegliere, voi potrete scegliere di guardare in un altro modo a questa grassa signora super-truccata e con gli occhi spenti che ha appena sgridato il suo bambino nella coda alla cassa. Forse non è sempre così. Forse è stata sveglia per tre notti di seguito tenendo la mano del marito che sta morendo di un cancro alle ossa. O forse questa signora è l’impiegata meno pagata della motorizzazione, che proprio ieri ha aiutato vostra moglie a risolvere un orribile e snervante problema burocratico con alcuni piccoli atti di gentilezza amministrativa. Va bene, nessuno di questi casi è molto probabile, ma non è nemmeno completamente impossibile. Dipende da cosa volete considerare. Se siete automaticamente sicuri di sapere cos’è la realtà, e state operando sulla base della vostra configurazione di base, allora voi, come me, probabilmente non avrete voglia di considerare possibilità che non siano fastidiose e deprimenti. Ma se imparate realmente a concentrarvi, allora saprete che ci sono altre opzioni possibili. Avrete il potere di vivere una lenta, calda, affollata esperienza da inferno del consumatore, e renderla non soltanto significativa, ma anche sacra, ispirata dalle stesse forze che formano le stelle: amore, amicizia, la mistica unità di tutte le cose fuse insieme. Non che la roba mistica sia necessariamente vera. La sola cosa che è Vera con la V maiuscola è che sta a voi decidere di vederlo o meno. Questa, credo, sia la libertà data da una vera educazione, di poter imparare ad essere “ben adattati”. Voi potrete decidere con coscienza che cosa ha significato e che cosa non lo ha. Potrete scegliere in cosa volete credere. Ed ecco un’altra cosa che può sembrare strana, ma che è vera: nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti non c’è posto per una cosa come l’ateismo. Non è possibile non adorare qualche cosa. Tutti credono. La sola scelta che abbiamo è su che cosa adorare. E forse la più convincente ragione per scegliere qualche sorta di dio o una cosa di tipo spirituale da adorare – sia essa Gesù Cristo o Allah, sia che abbiate fede in Geova o nella Santa Madre Wicca, o nelle Quattro Nobili Verità, o in qualche inviolabile insieme di principi etici – è che praticamente qualsiasi altra cosa in cui crederete finirà per mangiarvi vivo. Se adorerete il denaro o le cose, se a queste cose affiderete il vero significato della vita, allora vi sembrerà di non averne mai abbastanza. È questa la verità. Adorate il vostro corpo e la bellezza e l’attrazione sessuale e vi sentirete sempre brutti. E quando i segni del tempo e dell’età si cominceranno a mostrare, voi morirete un milione di volte prima che abbiano ragione di voi. Ad un certo livello tutti sanno queste cose. Sono state codificate in miti, proverbi, luoghi comuni, epigrammi, parabole, sono la struttura di ogni grande racconto. Il trucco sta tutto nel tenere ben presente questa verità nella coscienza quotidiana.Adorate il potere, e finirete per sentirvi deboli e impauriti, e avrete bisogno di avere sempre più potere sugli altri per rendervi insensibili alle vostre proprie paure. Adorate il vostro intelletto, cercate di essere considerati intelligenti, e finirete per sentirvi stupidi, degli impostori, sempre sul punto di essere scoperti. Ma la cosa insidiosa di queste forme di adorazione non è che siano cattive o peccaminose, è che sono inconsce. Sono la configurazione di base. Sono forme di adorazione in cui scivolate lentamente, giorno dopo giorno, diventando sempre più selettivi su quello che volete vedere e su come lo valutate, senza essere mai pienamente consci di quello che state facendo. E il cosiddetto “mondo reale” non vi scoraggerà dall’operare con la configurazione di base, poiché il cosiddetto “mondo reale” degli uomini e del denaro e del potere canticchia allegramente sul bordo di una pozza di paura e rabbia e frustrazione e desiderio e adorazione di sé. La cultura contemporanea ha imbrigliato queste forze in modo da produrre una ricchezza straordinaria e comodità e libertà personale. La libertà di essere tutti dei signori di minuscoli regni grandi come il nostro cranio, soli al centro del creato. Questo tipo di libertà ha molti lati positivi. Ma naturalmente vi sono molti altri tipi di libertà, e del tipo che è il più prezioso di tutti, voi non sentirete proprio parlare nel grande mondo esterno del volere, dell’ottenere e del mostrarsi. La libertà del tipo più importante richiede attenzione e consapevolezza e disciplina, e di essere veramente capaci di interessarsi ad altre persone e a sacrificarsi per loro più e più volte ogni giorno in una miriade di modi insignificani e poco attraenti. Questa è la vera libertà. Questo è essere istruiti e capire come si pensa. L’alternativa è l’incoscienza, la configurazione di base, la corsa al successo, il senso costante e lancinante di aver avuto, e perso, qualcosa di infinito. Lo so che questa roba probabilmente non vi sembrerà molto divertente o ispirata, come un discorso per questo di genere di cerimonie dovrebbe sembrare. In questo consiste però, per come la vedo io, la Verità con la V maiuscola, scrostata da un sacco di stronzate retoriche. Certamente, siete liberi di pensare quello che volete di tutto questo. Ma per favore non scartatelo come se fosse una sermone ammonitorio alla Dr. Laura. Niente di questa roba è sulla morale o la religione o il dogma o sul grande problema della vita dopo la morte. La Verità con la V maiuscola è sulla vita PRIMA della morte. È sul valore reale di una vera istruzione, che non ha quasi nulla a che spartire con la conoscenza e molto a che fare con la semplice consapevolezza, consapevolezza di cosa è reale ed essenziale, ben nascosto, ma in piena vista davanti a noi, in ogni momento, per cui non dobbiamo smettere di ricordarci più e più volte: “Questa è acqua, questa è acqua.” È straordinariamente difficile da fare, rimanere coscienti e consapevoli nel mondo adulto, in ogni momento. Questo vuol dire che anche un altro dei grandi luoghi comuni finisce per rivelarsi vero: la vostra educazione è realmente un lavoro che dura tutta la vita. E comincia ora. Auguro a tutti una grossa dose di fortuna.

venerdì 18 agosto 2017

SPIAGGIA O DESBARATU

Seduta tra gli scogli appuntavo mentalmente alcuni pensieri per un intervento sul tema dell'acqua che farò a settembre, quando ho udito uno scambio di battute tra avventori abituali del molo.

"Quando il mare è sporco di qua e di là del molo, se non si alza un po' di brezza a portarlo via lo sporco, non ci salviamo mica oggi. Meglio andare in centro, al desbaratu*"

Quindi se non vediamo qualcosa, quel qualcosa non esiste e tutto va bene.

*svendita di fine stagione

mercoledì 21 giugno 2017

SICCITÀ - PREVISIONI DEL TEMPO

I notiziari dicono che il caldo torrido di questi giorni aumenterà e durerà tutta l’estate.

Pensate a questo caldo e immaginatelo più intenso. Immaginate di avere a disposizione solo un paio di bottigliette d’acqua a temperatura ambiente per dissetarvi e che l’impianto idraulico del vostro bagno sia rotto e che gli idraulici siano tutti in ferie a tempo indeterminato. Pensate che non potrete irrigare i campi che vi danno da vivere per mancanza d’acqua e di pioggia. Che fiumi e torrenti che potrebbero darvi refrigerio siano pressoché secchi.

Ora immaginate che tutto ciò duri prima settimane, poi mesi, infine anni. Che annuncino che dove vivete non c’è possibilità di ritornare a una condizione di normalità, e che anzi potrà solo peggiorare.

Cosa fareste?

martedì 14 marzo 2017

ACCANTO A ME ABITA UN POETA

Scoprire un poeta nel tipo alto che di tanto in tanto qui sotto casa incrocio insieme alla moglie, una giovane donna che conosco, è stato una bella sorpresa. Mi vergogno anche ad ammettere che non sapevo avesse ricevuto, tra gli altri riconoscimenti, il premio di poesia “Parasio”, il borgo in cui vivo. Per una persona amante della poesia è piuttosto riprovevole.  Prendo ad alibi il mio carattere schivo ma inizio a pensare che forse lo sia eccessivamente. Una lezione di vita.
Ho letto la silloge “Artigianato sentimentale” di Gabriele Borgna tre volte. La prima d’un fiato, le seguenti ad alta voce. Non ho avuto dubbi: c’è il respiro della poesia.  In fondo si canta sempre l’amore ma questi versi sono intrisi di energia, passione e rinnovato uso delle parole. C’è aria fresca, come si dice. E, non ultimo, fanno entrare in risonanza.
La prossima volta che lo incontrerò, lo avvicinerò per dirgli che penso lui sia un poeta.

Trascrivo qui di seguito una sua poesia e vi invito alla lettura della sua opera prima edita da  Puntoacapo  Collezione Letteraria.

Non come il torrente confusionario
e sprecone nella ripida giovinezza
o il fiume nella sua sola possibile
meta che per uscire deve far male.
Nemmeno come il lago
troppo dipendente
da intriganti emissari.
Non come lo stagno torbido dall’acqua
tersa in superficie
dove basta un tocco di libellula
a svelarne la natura melmosa.
Io per te sarò un oceano, un eterno
flusso senza fine, dall’onda lunga…

                                                                                                                                  2017

domenica 8 gennaio 2017

COS’È UN OGM?

Che senso ha la recente diatriba sugli ogm (organismi geneticamente modificati), con le aziende che premono affinché le nuove varietà vegetali ottenute modificando il dna senza introduzione di materiale esterno non vengano definite appunto ogm? In molti Paesi infatti, in assenza di tale introduzione, si commercializzano senza problemi nuove varietà a prescindere dalle tecniche con cui sono state ottenute, mentre in Europa viene definito ogm ogni organismo le cui modificazioni non sono spontanee e dovute alle ricombinazioni che avvengono in natura ma appunto indotte dall’intervento umano sul dna. Io credo che le parole abbiano un significato e che una modifica sul dna anche senza l’introduzione di materiale genetico esterno determini la nascita di un organismo geneticamente modificato, quindi come tale deve essere definito. Perché abbiamo paura di chiamare le cose con il loro nome? Nel caso specifico sicuramente perché la dicitura ogm vale un marchio di infamia e comprometterebbe l’accettazione sociale e quindi commerciale, ma se è ogm è ogm.

Altro è entrare nel merito della questione ed essere favorevoli o meno a tali procedure. Certamente le nuove tecniche, non più da film dell’orrore come agli esordi, devono ricondurre alla riflessione tutti quanti e, a parte le modifiche a favore di una crescente resistenza a pesticidi e anticrittogamici*, la maggior parte delle altre, vista la condizione generale del pianeta, ad esempio i problemi idrici, sono da valutarsi con estremo interesse studiandoci sopra.


*Ricordando che inizialmente raccontavano che le modificazioni genetiche servivano per rendere le colture resistenti autonomamente a parassiti, siccità, e chi più ne ha più ne metta, e che in tal modo si sarebbe ridotto drasticamente l’impiego di sostanze nocive, di fatto poi le si è rese più che altro resistenti a pesticidi ed erbicidi, per cui ci si può dar dentro senza tema. Una caratteristica, questa della resistenza alle sostanze chimiche che si vuole approvata e adeguatamente finanziata non solo per poter vendere maggiori quantità di veleni, come di fatto accade in barba alle promesse, ma anche perché potrebbe risultare molto utile in relazione all’aumento di tossicità degli habitat. Terre, acque di superficie, falde, pioggia, a tal misura infetti da poter a breve, se non vi sarà una reale rivoluzione mentale, mettere a rischio prima l’agricoltura intensiva poi anche quella tradizionale sostenibile che non farà in tempo a riprendere lo spazio che le è stato vilmente e violentemente sottratto.

2017

lunedì 31 ottobre 2016

AUSTRALIA: BALENE E RICHIEDENTI ASILO


Ho sempre avuto ammirazione per il popolo australiano per via della mobilitazione delle persone comuni ogni qualvolta gruppi di balene pilota si arenano sui loro litorali. Commovente e straziante. E, visto che si dice che chi non ha rispetto per gli animali non umani non può averne profondo e sincero per quelli umani, da tanta dedizione mi ero persuasa di essere di fronte a una porzione di società evoluta.

Le politiche di Canberra nei confronti dei richiedenti asilo mi fanno però ricredere. Le condizioni degli internati sulle varie isole adibite allo scopo sono una vergogna. Non so, se come annunciato, sia stata chiusa la struttura sull'isola di Manus per la decisione della Corte Suprema della Papua-Nuova Guinea che definisce illegale la detenzione dei migranti sull'isola-prigione, resta comunque fermo sulle proprie posizioni di totale chiusura il governo australiano. Insensibile anche a quella parte della popolazione che chiede rispetto dei diritti umani, e preme per una svolta moderata delle linee guida.

Mai identificare infatti la politica di uno Stato con il pensiero dei propri cittadini (anche se la mia esperienza di cittadina italiana mi porta a dire che ognuno ha i governanti che si merita), per cui voglio credere che coloro che s'immergono in acqua ad aiutare le balene pilota nel tentativo di far loro riprendere il mare, siano le stesse persone che s'indignano per le condizioni disumane di detenzione di chi, altrettanto disperatamente ma per raggiungerle, è approdato alle coste australiane per essere accolto.


Ottobre 2016

sabato 1 ottobre 2016

ESORCISTI CERCASI

Mancano gli esorcisti. Non si riesce a soddisfare la richiesta crescente di esorcismi. È necessario attivare all'interno di Santa Madre Chiesa dei corsi ad hoc per contrastare il dilagare di pericolosi ciarlatani.
So che ci sarebbe ben altro su cui meditare ed eventualmente scrivere ma, per qualche motivo recondito, la notizia mi colpisce più di altre, tanto più che la ritrovo su diverse testate.
Non conosco le cifre di tale domanda in crescita ma se pensiamo di essere indemoniati ( il che non è in fondo quella gran stupidaggine) e invochiamo l’intervento di abati talari, be’ allora siamo messi proprio male. Nei termini di un’analisi socio (psico) storica il fenomeno è degno di nota ma, appunto, di interesse antropologico si tratta. Con i piedi nel terzo millennio ho come l’impressione di affacciarmi su un passato remoto. Ma, si sa, nei flussi che precedono i grandi cambiamenti epocali ci sta tutto. In primis paura e smarrimento.

Chi stipa all'inverosimile la dispensa, chi si barrica, chi si fa saltare in aria, chi si arricchisce meschinamente, chi vive solo più nella rete, chi ammazza con l’iprite, chi si tiene tutta l’acqua, chi crede soltanto nel superenalotto, chi va dall'esorcista, …

giovedì 11 agosto 2016

HO AVUTO PAURA

L’uomo è mio padre. Io sono io ma nata in una vita diversa.

C’è una grande stanza dove sto con altre donne di età diverse e parecchi bambini. Percepisco qualcosa di sbagliato nella situazione anche se l’atmosfera pare in un primo momento tranquilla e il luogo accogliente. Un’ampia vetrata che raggiunge il soffitto dà su un giardino alberato. Mi avvicino, le porte finestre sono sigillate. Fa molto caldo. Guardo intorno. Non c’è traccia di cibo né acqua in giro. Oltre al lato con la vetrata ci sono tre pareti senza sbocchi a parte la porta d’ingresso.

Il rumore di una serratura, la porta si socchiude, una voce mi chiama, esco dalla stanza. Mio padre mi porge un catino in acciaio piuttosto profondo coperto da un telo ripiegato. Ne scosta un lembo e mi indica il contenuto: una lama da rasoio lunga una ventina di centimetri con l’impugnatura rivestita di cuoio. Mi dice sottovoce «Sai qual è il tuo compito.» e mi sospinge verso la porta per farmi rientrare nella stanza. Mi irrigidisco, i piedi incollati al pavimento, il corpo obliquo in avanti per la pressione della sua mano. Si para di fronte a me e afferra i miei occhi con i suoi «Devi farlo. Se non lo fai molte persone moriranno e tra queste molte che ami. Vuoi questa colpa sulla coscienza? Non credo. Quindi va’ e uccidi tre donne e tre bambini e raccogli il loro sangue qui dentro.» scandisce scuotendo il catino che stringo al petto. L’assurdità del male. Non aspetta risposta o reazione e mi spinge all’interno della stanza richiudendo la porta alle mie spalle. Nemmeno per un secondo penso che, scoperte le mie intenzioni, tutte quelle persone potrebbero attaccarmi e avere la meglio. Penso però che ho una gran paura. Visto che sono io ma nata in una vita diversa, non ho idea di chi siano le persone che amo e che morirebbero se non ubbidissi, resta il fatto che in questa vita altra ci sono da qualche parte persone che amo e che devo proteggere. Ma non so chi siano, è come se fossi colpita da amnesia, forse la parte di me cosciente nel sogno accorre in mio aiuto, c’è solo vuoto nei ricordi, forse è tutta una messa in scena. Stanno bluffando, non hanno niente in mano. Non hanno nessuno in mano. Mi accorgo che mio padre è diventato plurale, è diventato un loro. Ecco forse posso rigirarmi e puntare la lama verso ciò che ci aspetta fuori dalla porta. Dobbiamo andarcene di qua. Se non io qualcun altro entrerà per uccidere. Non so perché, non capisco cosa succede. Solo un istinto di fuga verso la salvezza. I secondi scorrono rapidi e pregni, la mia immobilità attira l’attenzione. Ho paura perché so che devo prendere una decisione in fretta. Sento che qualcuno o qualcosa sta avendo la meglio su me, mi sta dominando, mi ha messo in una situazione che non appartiene alla vita che conosco, ed esito. Non sapere, non capire, non ricordare fa montare una frustrazione furibonda. Chi è il nemico? Impazzisco. Forse devo uccidere tre donne e tre bambini e raccoglierne il sangue? Forse questa azione è decisiva per un corso positivo degli eventi? Eventi che non conosco. Come posso decidere senza sapere? Mi prende il terrore perché so con certezza di non essere io la persona che pensa una cosa tanto assurda, riconosco il corpo, le mani, mi guardo riflessa in uno specchio. Sono io e ricordo che io non avrei avuto dubbi, appena visto il rasoio lo avrei impugnato con fermezza contro l’ordine assurdo, invece per alcuni interminabili secondi un’altra me ha preso in considerazione di poter uccidere innocenti per salvare altri innocenti. Cosa accade nel cervello quando si è soggiogati? Quando si perde ogni punto di riferimento. Quando ci vengono iniettati diffidenza, paura, senso di colpa. Quando ci viene sottratta la possibilità di sopravvivenza. Cosa accade? Di cosa siamo capaci quando le nostre pulsioni peggiori hanno il beneplacito da parte dell’ordine costituito, in qualunque forma esso si manifesti? Quando ormai abbiamo assimilato un linguaggio stuprato.

Mi accuccio appoggiando il catino a terra, le donne si avvicinano a cerchio, e ne rivelo il contenuto. Retrocedono di un passo, mi guardano incredule, poi si accucciano anche loro. E aspettiamo.

Mi sveglio e rimango con un dolore in corpo.