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martedì 28 maggio 2019

PASQUALE INDULGENZA

Ieri ho scritto alcune righe sull'abituarsi e stanotte è morto un amico che non si è mai voluto abituare. Pasquale Indulgenza lo conobbi poeta trent'anni fa. Una buona persona con un carattere a tratti spigoloso sempre però incline a un sorriso. Colto, attento, dedito alla causa della polis, credo sia stato sopraffatto dalla stanchezza. L'arrendersi amaro all'evidenza dei fatti che infine sottrae l'energia vitale che ci sostiene. L'ultima volta che parlammo mesi fa, ci trovammo distanti su alcune considerazioni finali legate alla politica ma riconoscemmo grati la serietà intellettuale, l'onestà d'intenti, il senso di responsabilità umana che ci accomunava. Per lui ero troppo proiettata verso un futuro ancora utopico, per me lui ancora troppo legato a una concezione della politica a mio avviso obsoleta nel terzo millennio. Mi salutò ammiccando indulgente e sono certa abbia pensato, Amica mia, non hai idea di quanta strada ci sia ancora da fare.



martedì 19 dicembre 2017

MIGRANTI AL PARASIO

17 dicembre
Borgo Parasio Imperia Porto Maurizio
Ore 8.30

Una dozzina di metri ingombri di valige, sacche, coperte, un materasso, giacconi infilati e pressati  in borse di plastica, resti della dispensa in scatoloni di cartone, borse legate con corde. Tutto addossato con ordine al muretto che fiancheggia il marciapiedi e da cui ci si affaccia sul mare.  Un tripudio di colori sullo sfondo blu terso del mattino, nel silenzio delle persiane ancora chiuse di un giorno festivo. Un peccato che pochi vedranno questa scena. Percorro con lo sguardo la teoria di oggetti fino al gruppo di uomini e donne. Chi seduto su una panchina, chi accovacciato, chi in piedi, chi appoggiato al muretto. Sono in attesa e paiono immobili. Anch’essi brillano di acconciature e di colori sgargianti. Per un attimo è come un affresco.
Parlano sottovoce in quell'idioma musicale che profuma di Africa. Devo passare in mezzo a loro per raggiungere la scala che conduce verso le Logge di Santa Chiara e la casa di un’amica. Rallento avvicinandoli e mi rivolgo a una donna. Le chiedo dove saranno trasferiti. Ai Piani, mi risponde con gentilezza. Bene, dico, anche se non ne sono del tutto convinta. In realtà sono convinta che ben poco sia intelligentemente pensato e organizzato riguardo al loro futuro. Che è il nostro, collettivo futuro. Gli altri del gruppo mi guardano con un misto tra curiosità e perplessità. Chi è questa donna mai vista che ora ci chiede dove andiamo?
Mentre mi allontano scendendo la scala rispondo mentalmente alla domanda che nessuno mi ha fatto. Non sono nessuno. Meglio, sono una piccola mediocre persona che in tanti mesi non è stata capace di trovare il tempo per venire a conoscervi e farsi conoscere da voi, pur abitando a pochi metri. Solo occasionali buongiorno lungo tragitti quotidiani. Basterebbe il semplice presentarsi  l’un l’altro. Almeno quello. Che è poi la base fondamentale per la costruzione del vivere sociale.
Cosa mi ha frenato? Pudore anzitutto. Il rispetto della riservatezza delle altrui esistenze a prescindere dalle condizioni di vita. Poi, perché mai avvicinarsi per offrire aiuto a chi non dà mostra di averne bisogno? Solo perché di pelle nera? Con che arroganza mettere maggior premura? O sono la dignità e l’orgoglio che trasudano a mettere soggezione? Le uniche cose rimaste loro. Giusto che se le tengano strette. Sta a noi farci avanti a costo di essere respinti. 
Formano comunità chiuse? Incutono timore? Suscitano imbarazzo? Noi faremmo lo stesso.

Cammino e penso che ho perso un'occasione.
 Dicembre 2017




(tutti i diritti riservati)

lunedì 7 dicembre 2015

TORNA #PAGINA99

Vorrei segnalare con grande gioia la ricomparsa in edicola di #Pagina99 .

In particolare rimando alla lettura dell’editoriale che dalla prima pagina prosegue a pagina 12 del numero del 21-27 novembre: una dichiarazione d’intenti che mi ha intimamente commosso perché è ciò che ho nel cuore sin da quando ero bambina. Ne riporto la parte conclusiva perché ritengo sia il manifesto programmatico ideale per chiunque voglia dedicarsi alla vera informazione assumendosi una responsabilità personale nei confronti del mondo che è e che sarà.


“…

Il compito per noi giornalisti è resistere alla pressione di raccontare una realtà tagliata con l’accetta in ghetti comunitari e ideologici. La nostra è una società complessa, meticcia, scossa da continue contaminazioni. Ed è questa complessità che sarà oggetto dell’indagine di Pagina99, senza le autocensure di chi per quieto vivere (o per una malintesa accezione del rispetto per l’altro) finisce col mozzare pensieri e parole.

La nostra bussola indica una rotta precisa: non ci rassegniamo al declino culturale, economico e sociale del Paese, non accettiamo le vecchie ricette sbagliate, non tolleriamo il peso crescente delle nuove disuguaglianze. Andremo quindi in ricerca dei vecchi e nuovi nodi da sciogliere e dei segnali di innovazione da coltivare, dentro e oltre le nostre frontiere. Siamo internazionalisti per necessità, oltre che per vocazione. I tragici fatti di questi giorni [attentati di Parigi ndr] confermano che l’indagine giornalistica deve superare l’anacronistica distinzione tra interni ed esteri per capire i fenomeni. Non vogliamo né possiamo interpretare l’Italia [o qualsiasi altro Paese ndr] come un universo autarchico.

Racconteremo la realtà usando il filtro dell’economia. E cercheremo nelle pulsioni culturali il possibile acceleratore dei processi di cambiamento. Non ci occuperemo di politica come ininterrotto chiacchiericcio attorno al potere, ma di politiche. Spingeremo la nostra curiosità nella zona grigia tra potere economico e potere politico, per monitorare le dinamiche reali che la governano: per questo ci è parso necessario mettere subito sotto la lente, tanto più dopo l’attacco a Parigi, l’opaca galassia di quei sovrani d’Oriente che scorrazzano nei mercati. Indagheremo su lobby e privilegi, e in generale su tutti quei fattori che premiano l’economia della rendita, bloccano la mobilità sociale, e fanno dell’Italia [e del mondo ndr ] un Paese sempre più asfittico.

Ma un giornale, com’è noto, non si racconta: si fa. Cominciamo da questo numero, provando nel nostro piccolo a contribuire al domani. Con l’ambizione di fare il giornale che ci vuole.”

Luigi Spinola – Roberta Carlini


Non avrei saputo dirlo meglio. Ho sottolineato le affermazioni che mi appartengono in quanto in esse da sempre mi riconosco.

Grazie a tutti coloro che danno vita a Pagina99.


1 dicembre 2015