Visualizzazione post con etichetta informazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta informazioni. Mostra tutti i post

giovedì 20 aprile 2017

TELEFONI 2

Ho voglia di silenzio. Vorrei fare una vacanza. Anche qui a casa. Tanto son tempi di magra. Una decina di giorni. Staccare il telefono. Disconnettermi. Senza persone che si offendano, senza persone che si preoccupino. Soprattutto senza perdere il lavoro o occasioni di lavoro, senza compromettere nulla. Amici e conoscenti si possono avvisare. Subito ti guardano strano, poi se ne fanno una ragione. Ma è il mondo intero che ti vuole reperibile. In qualsiasi ambito professionale e lavorativo ci si ritrovi, non ci si può esimere. Se si è precari, disoccupati, flessibili, mobili, la faccenda è la medesima. Ci si è messi in vendita sulla rete e non ci si può concedere il lusso di rispondere a una mail o a un Whatsapp in differita di qualche ora o, sia mai, di un paio di giorni. Prendersi una pausa diventa una scelta radicale. È assurdo, è sbagliato, è offensivo. Tutta questa faccenda della comunicazione, per come ce la stanno passando, è un insulto all’intelligenza. Non perché non sia utile trasmettere informazioni e dati in tempo reale ma perché l’impegno necessario per stare al passo è inaccettabile. 

2017 

HO SOGNATO RIVOLUZIONI

Ho sognato rivoluzioni. Ho fantasticato di questi splendidi ragazzi intelligenti e beneficiati da una tecnologia impensabile anche solo venti anni fa. Ho pensato che se io, con i modesti mezzi a disposizione quando avevo la loro età, ho maturato una visione, essi, immersi in essa, la vivranno e condivideranno a un livello tale che potranno essere artefici di un’entrata trionfale nel terzo millennio. Ho presunto il medesimo pathos che animava me e che ancora mi tormenta e mantiene viva. Ho ritenuto che se la velocità e il continuo flusso di dati e informazioni li ha distolti e distoglie dalla contemplazione e dall'apprendimento che ne deriva, io, come altri, avrei potuto compensare offrendo il contributo di una vita all'insegna dell’osservazione, della ricerca dei minimi comun denominatori, del filo rosso che tutto unisce. Ho fantasticato di trasmettere le peculiarità di un approccio umanistico, dove tutti i saperi sono legati e interdipendenti. Le peculiarità dello spirito critico, dell’analisi e della sintesi. Ho sognato che avrei visto occhi sgranati nello smarrimento di un’improvvisa lucidità, lo stupore di trovarsi tra le mani una chiave di lettura capace di ridurre il frastuono e far emergere la sostanza delle cose e la connessione tra esse. Il comprendere improvvisamente la forza, la potenza di poter unire le proprie capacità e la facilità di attuarle, alla consapevolezza e a una folgorante visione di insieme. Quello stato di grazia e quella passione che nella storia umana hanno permesso a individui comuni di cambiare in meglio le sorti del mondo.

Invece è stata sufficiente una cena in compagnia di alcuni esponenti di questa meravigliosa, seducente, magmatica generazione, per desiderare solo più di finire la bottiglia e tornarmene a casa.


Dicembre 2016


Dicembre 2016

lunedì 8 febbraio 2016

MODIFICHE SU TWITTER

Ho sentito che la dirigenza di Twitter intende modificare i parametri di apparizione dei tweet di coloro che seguiamo: non più in base alla cronologia con cui vengono postati ma secondo i nostri interessi e gusti. Meglio, secondo quelli che presumono possano essere i nostri interessi e gusti in relazione a chi seguiamo e a cosa andiamo a leggere (personalmente mi capita di navigare in siti che non corrispondono né ai miei interessi né ai miei gusti, ad esempio quando voglio verificare cosa viene detto in ambienti diversi su un dato argomento).

Ciò non farà altro che amplificare l’effetto 'bolla' che caratterizza la maggior parte delle piattaforme, cioè quel meccanismo per cui ci si ritrova a confrontarsi principalmente con persone che se non la pensano come noi, per molti versi ci sono affini, precludendo lo stimolo che deriva dal contatto e dal confronto con chi, invece, è ‘lontano’ da noi.

Inoltre, più grave, a quale titolo (e con che arroganza) qualcuno deve decidere per me i contenuti che devo vedere per primi? Sono ben consapevole che il meccanismo è questo da un bel po’, basta aprire contemporaneamente la medesima schermata online su computer utilizzati da persone diverse, per averne conferma, ma è doveroso continuare a opporre resistenza.

Gennaio 2016

venerdì 6 febbraio 2015

#INFORMAZIONI


Abbiamo a disposizione una marea di informazioni e non possiamo farne nulla. Non possiamo noi in quanto individui singoli nella quotidianità delle nostre esistenze. Non possiamo né gestirle, né quindi metterle a frutto. Già dimostriamo di non saperle gestire quando sono poche e semplici: andiamo in corto circuito nel momento in cui una di esse mette in discussione la struttura della nostra vita. Nell’era dei data center e delle clouds, come fare, cosa fare, se non delegare? L’ultima, inevitabile, consequenziale delega.

La maggior parte delle notizie cui accediamo online, quelle che ci appaiono quando apriamo una pagina web, non quelle che andiamo a cercare con selezione delle fonti, è il risultato del lavoro di bot: programmi che lavorano a partire dai nostri percorsi online per creare un habitat a noi confacente o con richiami a ciò che grosso modo ci potrebbe interessare. Nel giro di un decennio o poco più la maggior parte di ciò che visualizzeremo e leggeremo avrà tale origine. Personalizzata. Riceveremo notizie da sempre meno fonti in un processo di internet centrismo già ampiamente riscontrabile. Più che una finestra sul mondo il nostro pc diventa una finestra su noi. Ognuno con la propria in cui riconoscersi, sentirsi compreso e quindi gratificato. Avremo l’impressione di essere aggiornati e informati, di non esserci persi nulla di ciò che importa non perdere, di essere condivisi, e ciò grazie alla natura stessa dei social net che si autodefinisce comunitaria ma si limita ad amalgamare opinioni affini. Per chi cede alla malia di questo flusso il destino è inesorabilmente uno: potenziale cliente. O come dice l’amico Maurizio Maggiani, carne da dividendo.


novembre 2014



novembre 2014

domenica 9 febbraio 2014

1&1

Ora i nostri dati saranno maggiormente protetti. Non nel senso che sarà tutelata la nostra privacy ma nel senso che i nostri file godranno di un backup, a quanto promettono, inattaccabile. È in arrivo infatti la tecnologia 1&1, (che è il nome di una tra le prime aziende al mondo nel web hosting) ovvero il raddoppio dei data center che conservano i nostri preziosi dati, dalle mail, alle foto, a tutto ciò che amiamo e che non possiamo assolutamente smarrire, pena la perdita di noi stessi. Tutti i dati e i processi saranno ‘specchiati’ ed elaborati in modo sincrono da due diversi data center e i siti web saranno fail-safe come mai prima d’ora e a costi, è stato sottolineato ancora una volta, veramente contenuti.

Alla faccia della sostenibilità ambientale della faccenda.

                                                                                                                                                                                                                                                              Maggio 2013

Tutti i diritti riservati



p.s. 2025 E. comunque, di privato e protetto non c’è più nulla. A partire da noi che “condividiamo” la qualunque e che regaliamo i nostri dati ogni volta che accettiamo i termini e le condizioni di un sito web, di un contratto, di una raccolta punti. Seguono l’ingenua idea che i data center siano dei sancta santorum inviolabili e non strumentalizzabili e quella di essere noi i proprietari di tali dati. Paghiamo pure.

Poi ci sarebbe il discorso, ad esempio, dei fascicoli sanitari e del numero identificativo fiscale unico. In pratica la cessione totale di dati personali. Due provvedimenti che potrebbero avere il loro perché ma al momento l’uno è inefficace e lacunoso, il secondo non nasce, a mio modesto parere, dall’intenzione di combattere l’evasione fiscale. Un fascicolo sanitario del tutto inutile perché limitato alla regione di appartenenza e sul quale una gran parte di dati non vengono inseriti. Esperienza personale. Ricovero di due giorni, ettolitri di sangue analizzato e altri esami, esiti non consultabili brevi manu né su fascicolo. Ancora: visita specialistica prenotata in Piemonte, evito di portare faldoni cartacei per scoprire che non mi possono fare visita perché non vedono mia storia clinica sul fascicolo. Quest’anno pare vogliano inserire nella finanziaria un budget per la realizzazione di una versione nazionale del fascicolo. Staremo a vedere. Resta comunque il problema che tali dati, in una società distopica quale la nostra (non intendo italiana ma internazionale) si avvicina a essere, potrebbero essere usati in modo discriminatorio. Quanto al numero identificativo fiscale unico che dovrebbe entrare in vigore dal 1° Gennaio 2026, per ora lo ritengo l’ennesimo strumento di piallatura da parte di una comunità europea che nulla ha a che fare con quello che avrebbe dovuto e dovrebbe essere tale comunità.

Si parla, e scrive molto, dell’imposizione di una nuova identità collettiva da parte dell’Europa nei confronti degli Stati membri e rispettivi cittadini. Questo è per me un argomento molto delicato. Ritengo che possa esistere una porzione di identità collettiva, anzi sarebbe per alcuni aspetti e temi necessaria, ma quanto sta facendo l’Europa è qualcos’altro. Mi riservo di scriverne a parte. Intitolerò il pezzo Tutti i Nuovi Corsi (All new Deals).

 

Tutti i diritti riservati

lunedì 22 luglio 2013

ELENCO 2

VARIE

Nel Regno Unito tagli al welfare per circa 2 miliardi di sterline

Sempre Regno Unito: la regina potrà contare su un gettito fiscale maggiorato di circa 5 milioni di sterline.

Corsa alle terre rare in Groenlandia. L’ex premier Kuupik Kleist dichiarava - non deve accadere come in Africa - ma intanto offriva incentivi fiscali e costi di lavoro ridotti. L’attuale premier, la signora Alega Hammond, mi pare abbia le idee più chiare e intenda ostacolare i cacciatori di risorse.

È morta la Tatcher (08/04). Ma non credo sia politically correct festeggiare.

In Cina al via le riforme verso la privatizzazione delle grandi aziende di stato: energia, telecomunicazioni, trasporti, settori estrattivo e petrolchimico.

Esplosione in una miniera di carbone nella Cina meridionale (13/03)

Un’altra esplosione di gas in una miniera di carbone nel nord-est della Cina (31/03)

Esplosione in una miniera di carbone in Russia, nei pressi di Vorkuta.(11/02)

Sono esplose due pentole a pressione alla maratona di Boston (15/04)

È esplosa una fabbrica di pesticidi in Texas (18/04)

Le votazioni del Presidente della Repubblica: a letto con una brutta bronchite seguo dall’inizio in tempo reale la faccenda. Particolarismi, mediocrità e un fiume di parole a vuoto.

Gli ETF (Exchange Traded Fund) cercano i prossimi Paesi emergenti soprattutto in Africa. Economie di frontiera con standard di garanzie minime per gli investitori, ovvero essere poco vulnerabili agli shock finanziari globali. Appunto. Le garanzie minime che devono avere questi Paesi è sufficiente che siano quelle a tutela degli investitori.


Tutti i diritti riservati



martedì 26 febbraio 2013

LA NUVOLA

Tutto il bello di stare a casa, cita una recente pubblicità di Sky. E, in effetti, in quest’epoca di austerity mondiale, ridurre spostamenti e godere del mondo, conoscendo persone e scoprendo luoghi e realtà, restandosene in casa, pare una grande conquista. Ridurre l’impronta ecologica personale un ottimo obiettivo da raggiungere. E non solo intrattenimento, ma anche socialità e lavoro. Piattaforme sociali e piattaforme aziendali. 
Puoi lavorare dove vuoi, pensare solo al tuo businnes, trasferire server e dati nella nuvola e alleggerire la tua azienda dal peso dell’IT (Information Technology). Clicca per partecipare. Tutto può stare nella nuvola. 

In Italia la Telecom ci propone la Nuvola Italiana, una piattaforma evoluta che consente alle aziende di trasferire server e dati godendo di tutta una serie di servizi. 
Ma dove stanno le nuvole? Stanno nei Data Center. 

Nel mondo ce ne sono circa tre milioni, che lavorano 24 ore su 24 al massimo della potenza. La maggior parte dell’elettricità consumata (quasi il 90%) serve per scongiurare il rischio di crash e per mantenere i server in stand by in attesa di essere utilizzati. Ettari di terreno ricoperti da capannoni refrigerati e circondati da generatori a gasolio, per essere proprio sicuri di non restare senza corrente. 
La realtà, insomma, è ben lontana da quella suggerita dalla nuvola. L’immagine di efficienza e rispetto dell’ambiente che viene proiettata non corrisponde al vero. Per quanto i processori siano sempre più efficienti e i supporti sempre più piccoli, la produzione di informazioni è in crescita esponenziale. 
Il problema siamo noi. Crediamo che i dati siano, come dire, eterei e non occupino spazio o, comunque, inezie. Così tanta roba può stare in una chiavetta. E allora conserviamo, immettiamo in rete e trasmettiamo di tutto. Non cancelliamo mai. Perché nella rete ci siamo noi, ormai gli abbiamo affidato la nostra memoria, le nostre emozioni, i nostri legami sociali. E poi vogliamo risposte immediate quando cerchiamo qualcosa e dall’altra parte le aziende hanno una bella premura di risponderci. E siamo miliardi. E tutto questo giro di dati, ogni clic, ogni download, ogni filmato delle vacanze condiviso divora energia e inquina. 
Peccato.

 novembre 2011


Tutti i diritti riservati
 


venerdì 8 febbraio 2013

MATRIX

Qualche tempo Edge Foundation ha posto la seguente domanda: la rete ha cambiato il nostro modo di pensare? Lo cambierà? E se sì, in che modo? Quello che io vedo è che la rete conferma l'esistenza di livelli diversi di realtà, modifica ulteriormente e in modo drastico i concetti di spazio e di tempo, ci immerge negli esiti della ricerca scientifica in modo diretto. Son finiti i tempi in cui le innovazioni venivano guardate con sospetto se non anche brutalmente bandite: ora le si assimila per osmosi. Bene o male che sia caso per caso. La decrescente importanza d’essere presenti fisicamente ci permette di annullare distanze reali e scarti temporali e pare contribuisca a diminuire la nostra impronta ecologica*. Abbiamo accesso a un gran numero di informazioni e le possiamo trasmettere liberamente a chi vogliamo. Possiamo studiare senza muoverci da casa, imparare lingue, aiutare qualcuno, conoscere persone che mai avremmo potuto conoscere. Sì, ora abbiamo l'accesso. La nostra materialità ci è finalmente di minor peso. Entrare nella rete è facile e ci si può restare per un tempo indefinito. Saremo come le macchine, onniscienti e immortali, negheremo per sempre vecchiaia e morte. Perché saremo in una realtà valida quanto quella cui eravamo avvezzi. Ed è per questo che non possiamo esimerci dal permearla di un'etica questa realtà. Un'etica che tenga conto che ciò che avviene nel virtuale ha conseguenze nel reale, quell'unico che consideravamo tale fino all'altro ieri, un’etica che dica che il pensiero e l'intenzione sono parimenti gravi che le azioni. È in atto una mutazione, a tre anni si maneggia l’elettronica per la prima volta e l’interazione aumenta in modo esponenziale; se ora noi riusciamo ancora a comunicare con chi ha vent’anni in più o venti in meno, con le nuove generazioni non sarà così scontato. Anche di questo bisogna tener conto. È una decisione gravata da una responsabilità immensa accettare che nel web tutto sia lecito, perché il web è già un mondo in cui viviamo e dovremo fare i conti con una simile scelta. Se nei giochi lo stupro non è ancora consentito, tutto il resto lo è. E stiamo parlando solo di giochi. Inoltre, quando le “macchine” si auto evolveranno al punto da poter interagire maggiormente con noi, sarà meglio aver già pronti dei principi etici da applicare anche in quel caso. Se veramente alcuni programmi potranno portare a una qualche forma di pensiero robotico, non potremo far finta di niente. Nella vita reale abbiamo un'idea di ciò che è lecito e di ciò che non lo è, ma realtà è tutto ciò cui diamo vita e in cui stiamo, pertanto i principi, i diritti, il rispetto debbono essere gli stessi.

Veniamo alle note dolenti. Il sovraccarico informativo e cognitivo annienta l'entusiasmo della prima ora, non è possibile stare dietro a tutto. Ci infariniamo di un velo superficiale, perdiamo memoria a lungo termine, ricorriamo a scorciatoie per gestire la complessità di quanto ci si riversa addosso, prendiamo la prima decisione che ci viene in mente o quella più riscontrata. Promettendoci e permettendoci livelli sempre più alti di accesso, la rete, o chi per essa, accresce la nostra fiducia e noi crediamo di sapere ben più di quanto sappiamo. Vaghiamo come idioti in uno stato di veglia apparente, ebbri e deboli, incapaci di cogliere il senso. Mai tanta ignoranza è stata accompagnata da tanta presunzione. Lo specchio dell'anima della specie umana. Inoltre, dolorosamente, l'estensione partecipativa abbassa la qualità dell'informazione e della produzione di materiale intellettuale; ammaliati dall'idea che ci sia maggior verità per il fatto che tutti possono produrre e immettere contenuti, perdiamo senso critico. La ricerca e la verifica delle fonti è un assioma imprescindibile, ma questa è una babele in cui solo con disciplina e onestà di intenti è possibile provare a orientarsi. E poi deleghiamo in un modo nuovo, partecipiamo agli eventi con dei click, ci isoliamo, perdiamo la vista, ci spacchiamo la schiena e fumiamo di più, inganniamo con disinvoltura, fingiamo di essere chi non siamo stati capaci di essere e ancor più facilmente di prima perdiamo la visione di insieme. Però possiamo noi essere visibili. E questa è la moneta sonante con cui è pagato il vassallaggio. Siamo tutti artisti, tutti scrittori, tutti interessanti, belli, fotografati, esposti, in primo piano. Le piattaforme che divorano sempre più spazio fisico con i propri data center ci affittano gratuitamente appezzamenti di terra virtuale e riscuotono sulla loro coltivazione. Siamo in un’era di passaggio, di profondo cambiamento per la nostra specie e i dubbi e i conflitti sono parte integrante del processo. Non è possibile etichettare la rete, la si può far rientrare nella categoria dei mezzi di comunicazione, ma pensando a un mezzo nuovo e rivoluzionario, dove le informazioni viaggiano in più direzioni e dove anche l’energia elettrica un giorno potrà, una volta prodotta da ognuno di noi, scorrere ed essere condivisa. Una miriade di aspetti e implicazioni. Una bella sfida. Credo, in sintesi, per rispondere alla domanda di Edge Foundation, che questo strumento collettivo di intelligenza e cultura porti a un contesto nuovo di evoluzione antropologica e che, essendo su tale evoluzione che si fonderà la società futura, molto studio e molta umiltà siano necessari per poter armonizzare principi etici, diritti e doveri con gli esiti di questo passaggio evolutivo.


2011- aggiornato 2012

* vedi articolo La Nuvola


P.S. Alla luce di Covid, AI, Scienze Act 2023 Biden, Corea (USA vs Cina), scriverò un nuovo pezzo a integrazione di questo.



Tutti i diritti riservati