venerdì 27 settembre 2019
Deproducers - Pianeta Verde
mercoledì 30 gennaio 2019
IL GIAPPONE ABBANDONA L'IWC
Dal primo di giugno il Giappone, a seguito dell'annuncio del suo ritiro dall'Iwc (International whaling commission), riprenderà la caccia commerciale alle balene.
Apparentemente è una pessima notizia ma, in realtà, è il contrario.
L'Iwc si costituisce nel secondo dopoguerra tra stati dediti alla caccia alle balene e oggi è composta da 66 Paesi membri. Al suo interno una sottocommissione scientifica ha avuto nel tempo la funzione di indicare le quote per la caccia commerciale e per quella cosiddetta scientifica. Cosiddetta perché il prelievo degli esemplari per la raccolta di dati utili a una presupposta ricerca, la maggior parte delle volte, è stato giustificato dalla semplice rilevazione del sesso e delle dimensioni.
Senza entrare nel dettaglio, una delle caratteristiche di tale commissione è il diritto di veto: qualsiasi Stato membro ha, entro novanta giorni, facoltà di opporsi alle decisioni quando esse vadano contro propri interessi di qualsivoglia natura. Ciò esautora di un potere reale la Commissione che nel 1986, attraverso un lungo percorso, diviene principalmente organismo di tutela dei cetacei. Attraverso il diritto di veto, o per banale pirateria, alcuni Paesi, Giappone, Norvegia, Islanda, Russia, Corea e balenieri locali di diversi altri Paesi hanno continuato indisturbati la loro attività, addirittura incrementandola. Inoltre il Giappone ha sempre pagato alcuni Paesi, ad esempio la Mongolia, priva di sbocco sul mare, per avere voti di supporto nel boicottaggio delle moratorie.
A settembre scorso un no secco al progetto di una riserva per le balene nell’Atlantico meridionale è arrivato da Islanda, Norvegia, Russia e Giappone. Con 39 nazioni a favore, 25 contrarie e tre astenute, non si è riusciti a raggiungere la maggioranza richiesta di tre quarti, sottolineando la crescente frattura all'interno dell’organizzazione internazionale.
L'uscita dall'Iwc vanificherà la strategia del Giappone di proporsi come nazione ricercatrice e lo porrà in una condizione di totale illegalità. Questo sarà l’ultimo anno di attività di caccia da parte del Giappone nell’Oceano Antartico. La caccia alle balene come industria “legale” è finita e le nazioni fantoccio non saranno più pagate per votare per gli interessi egoistici delle industrie baleniere nipponiche. Finalmente finirà la farsa della caccia a scopi scientifici: i giapponesi sono fuori dall’Oceano Antartico e non saranno più incentivati a far votare le nazioni fantoccio per i loro ristretti interessi personali. Avremo forse una buona volta, grazie alla pressione internazionale, la possibilità di far diventare l'Oceano Antartico un vero santuario libero da bracconieri. Tanto per cominciare. C'è da augurarsi che anche altri si chiamino fuori, in modo da dare una bella ripulita alla Commissione trasformandola in un organismo forte all'interno della comunità internazionale e sperare che una crescente coscienza pubblica unita al diritto internazionale riescano a isolare gli irriducibili.
Sono fermamente convinta, come più volte ho ribadito, che su alcune questioni di interesse comune, debbano esistere regole planetarie non derogabili.
Bibliografia consigliata:
Il canto delle balene – Jeremy Cherfas
La storia di Greenpeace – ed. La Spiga
Ocean warrior – Paul Watson – ed. Mursia
Cacciatrici di balene – F.Frilli ed.
Le balene lo sanno – Pino Cacucci – Feltrinelli
Il mondo alla fine del mondo – Luis Sepùlveda – Guanda ed.
Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa – Luis Sepùlveda – Guanda ed.
Filmografia consigliata:
The cove – La baia dove muoiono i delfini – Feltrinelli
The end of the line – Al capolinea - Feltrinelli
Gennaio
2019
DA AGGIORNARE
giovedì 25 agosto 2016
DARKNET, DEEPWEB
Finalmente leggo il termine Darknet in un articolo in seconda pagina di un quotidiano. Nelle discussioni occasionali sugli attentati c'è sempre qualcuno che dice:« Ma com'è possibile procurarsi un'arma così facilmente?»
Com'è possibile, chiedo io, che oggi qualcuno ancora si ponga un simile quesito? Dieci click o poco più e ti vendono pure un bambino vero per giocarci, figuriamoci un'arma.
Parecchi anni addietro, ricordo, lungo Dora, e suppongo su altri mercati simili, non era difficile trovare pezzi di kalashnikov o altre armi. Con lo scambio di occhiate giuste facile che ti fornissero quelli mancanti. Un po' di denaro, un po' di scaltrezza e metti l'arma nel tuo carrello. All’epoca si trattava per lo più di contrabbando o di cimeli recuperati chissà dove e come.
Quando, molto tempo fa, feci una ricerca sulla pornografia online che si trasformò in buona parte in una ricerca sulla pedopornografia online, mi chiesi perché gli inquirenti non indagassero con metodo e costanza nel darknet (che, per intenderci, è la parte più profonda e oscura del deep web). Non ottenni risposte da un responsabile della Polizia Postale perché per rilasciare un'intervista serviva il nulla osta del ministero a Roma. Non essendo accreditata come giornalista rinunciai.
Mi dissi anche, e ne scrissi, che comunque era sufficiente il web superficiale, quello in cui quotidianamente navighiamo. Come me che, con estrema facilità e senza volerlo fare, ero arrivata con poche pressioni del mouse a situazioni orride, agli investigatori non sarebbe mancato di che lavorare alacremente. Potrebbero, e dovrebbero, andare a bussare alla porte di certe abitazioni private facilmente rintracciabili con i mezzi a loro disposizione. Forse però si cercano i pesci grossi e per riuscire a pescarli si sorvola su quelli piccoli, il che ha un senso, il fatto è che oggi è tutto in franchising, anche il male. Piramidi ce n'è ancora ma più che altro in ambito finanziario, per il resto il male si propaga ormai in modo orizzontale. Lo si vede con la mafia e il terrorismo di ultima generazione.
Un nuovo delirio si propaga, quello di poter essere qualcuno chiunque si sia. Se poi ciò accade in forma di depravazione, istinto omicida, o in qualsiasi altra forma malata, è secondario. Molto meno impegnativo eccellere in negativo.
domenica 28 febbraio 2016
VERIFICHE DI SICUREZZA
martedì 10 marzo 2015
UN FUTURO BELLISSIMO 1
Cammineremo su marciapiedi di piastrelle piezoelettriche. Le city car del Mit (l’Istituto di tecnologia del Massachusetts), si ricaricheranno mentre sono parcheggiate e non ci costerà questo carburante che avremo prodotto noi stessi passeggiando.
Le nostre case disporranno tutte della tecnologia che già esiste e che non viene prodotta e utilizzata in larga scala per la volontà criminale dei nostri governanti. Una tecnologia a consumi zero. E avremo ancora più confort di ora senza che nessuno dalla parte opposta del pianeta paghi per questo.
Vivremo in città intelligenti. Perché noi saremo intelligenti. Non produrremo più rifiuti. E avremo imparato a mangiare e mangeremo tutti. Ci ammaleremo di meno e non useremo veleni e tante multinazionali dovranno scendere a miti consigli o sparire per sempre.
I popoli saranno mescolati, ognuno con la propria storia e la propria cultura, ma con una comune visione di autentico amore e rispetto per la vita. E collaboreranno per amministrare e condurre le sorti di un pianeta condiviso, in cui tutte le specie viventi e la terra stessa saranno rispettati e godranno di diritti.
Ciò che a noi oggi pare impossibile sarà la norma.
E i figli dei figli dei nostri figli increduli studieranno di un passato con inceneritori, scorie radioattive, desertificazione, acque avvelenate, aria irrespirabile, estinzioni e foreste abbattute.
Un passato nell’anno del Signore 2000 e rotti, di gente che muore di fame e milioni di tonnellate di cibo destinate ad altri usi.
Si vergogneranno di noi. Ma saranno grati a tutti coloro che avranno fatto qualcosa per trasformarci in una civiltà evoluta.