Ho
letto che:
Elenco
lunghissimo e complesso: citare senza raccontare pare una mancanza di
rispetto
Decine
di milioni di ettari all’anno sono oggetto di compravendita o
concessione (quasi sempre per tempi lunghissimi e a cifre irrisorie)
e di queste operazioni non si sente parlare: avviene tutto con
estrema discrezione. Gli investitori (banche, fondi assicurativi
e pensionistici,
gruppi privati) proteggono i fondi investendo in terra (coltivazioni
intensive, acqua, progetti
energetici, terre
rare, ecc.):
la popolazione mondiale è in aumento, i prezzi stabilmente alti e in
salita, la terra si può ottenere a poco prezzo, aggiungendo un po’
di tecnologia e spirito imprenditoriale, il gioco è fatto. Un gran
bell’affare! Ci si copre dall’inflazione, i profitti sono
garantiti, si diversifica il portafoglio. Gli investimenti sono in
crescita esponenziale. Africa, Asia, Sud America. Ha anche un nome:
si chiama land
grabbing.
Nella
Borsa delle Materie Prime i futures
sul cibo vanno alla grande. Ma si ha solo un 2% di consegna reale dei
prodotti: gli investitori rivendono i future prima della scadenza e
non entrano in contatto con i prezzi reali di mercato. E i prezzi
seguono l’andamento dei futures.
Le speculazioni influiscono sull’andamento dei prezzi più del
resto, e con prezzi stabilmente alti, chi spende 1/3 del proprio
reddito per acquistarli se la passa sicuramente molto meglio di chi
ne deve spendere il 70%. E, per ora con il carrello della
spesa ancora
pieno, non riesce a rendersi conto che la faccenda è seria.
Il
sostegno dei governi e della Banca Mondiale all’agribusinnes
(monocolture su vasta scala, uso di prodotti chimici, carburanti
fossili e mano d’opera a basso costo) non facilità le cose né
permetterà un’inversione d tendenza. Ma il punto non è
incentivare la produzione, al contrario ce ne sarebbe già a
sufficienza per tutti.
La
cessione dei terreni avviene a volte contro cambio di investimenti in
infrastrutture ma il rapporto tra questi e i ricavi netti è
nettamente a favore dei secondi, anche perché gli investitori spesso
godono di esenzioni fiscali e possono sottrarsi alla legislazione sul
lavoro del paese ospite, così
come le delocalizzazioni industriali permettono di accedere a
legislazioni e tutele più deboli. Le
grandi piantagioni hanno
inoltre un accesso facilitato al
credito, diversamente dai piccoli produttori (la produzione nazionale
agricola dunque
cresce
ma gli agricoltori sono alla canna del gas). Quattro
aziende controllano il mercato internazionale di cereali e tre
di esse quello delle sementi. Poco meno di un’altra decina
completano il quadro. E poi c’è l’affare dei biocarburanti: un
bel green wash che mangia terra e sottrae cibo. Insomma ci sono dei
soggetti enormi che, vien da dire in connivenza con i governi, e con
l’appoggio di lobbisti, politici sostenitori del libero mercato (il
libero mercato per me è un'altra cosa) e tanti cittadini più o meno
inconsapevoli, stanno diventando i proprietari della terra.
Con
buona pace di chi asserisce che questo è il corso naturale delle
cose e che comunque non si può stravolgere il sistema, una
commissione di 400 esperti, con il sostegno della Banca Mondiale (!),
dopo un lavoro di 4 anni, (IAASTD Internat assessment of agricoltural
knowledge scienze and tecnology for development) ha dichiarato che
“qualsiasi soluzione ai problemi di povertà, fame, cambiamenti
climatici, presuppone un’agricoltura in grado di migliorare la vita
dei produttori, le loro conoscenze, la loro autosufficienza, e la
parità sessuale…… il rispetto dell’ambiente e il riequilibrio
del ciclo dell’anidride carbonica”.
E’
necessario rivedere i programmi del Fondo Monetario Internazionale
che promuove solo l’agricoltura per l’esportazione e non quella
di sussistenza. E’ necessario poter sovraintendere gli accordi
multilaterali. Ma poi abbiamo sistemi politici che creano governi
finanziati e controllati da miliardari e multinazionali, si
rimuovono leggi di tutela e si siglano accordi bi e multilaterali le
cui regole stanno sopra le leggi nazionali. E abbiamo governi
nazionali che sottraggono ettari all’agricoltura in favore del
cemento, nell’ordine di centinaia di migliaia di ettari. E
amministrazioni locali che permettono un consumo sconsiderato del
territorio.
E’
difficile credere che questa ennesima forma di latifondismo si
arresti ma dobbiamo comunque provare a contrastarla: non possiamo
permettere che chi può continui a comprarsi anche ciò che
fino
a pochi anni fa era considerato non vendibile e non acquistabile ma
bene comune.
2011
p.s.
2024: cos’altro aggiungere se non les jeux sont faits, rien ne
va plus?