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mercoledì 4 novembre 2020

IL PEGGIO HA DA VENIRE?

È dunque giunta la fine del mondo? L'anziana signora che aiuto mi racconta della guerra e avverte, Se viene un'altra guerra, guai. Se viene un'altra guerra guai..., guai. Mentre lo dice ha le mani giunte e lo sguardo raccolto in un passato che solo lei vede. Vorrei risponderle che la guerra c'è già. Solo che è diversa. Non è un conflitto mondiale simile a quello di cui lei ha memoria. Ha una forma diversa. Liquida direbbe Bauman. È ovunque sul pianeta e conta innumerevoli vittime. Solo che non le si somma. Ci si limita a suddividerle per zone geografiche, si evita accuratamente di trovarne il comun denominatore, si persuade della loro separatezza.

Tutto non va. L'evidenza di ingiustizia e dolore non è discutibile, eppure ci si ostina a negarla. Siamo davanti, anzi dentro, una combinazione di più crisi e perseveriamo nell'errore di considerarle a compartimenti stagno. Forse più corretto sarebbe parlare di una combinazione di sconvolgimenti, perché crisi è una parola cui abitualmente, e sbagliando, diamo un'accezione negativa e che invece significa separare, discernere, scegliere. La crisi è un'opportunità, non una sconfitta. Per questo la mia amica Ada interpreta le difficoltà e le sofferenze di questo momento storico come quelle del travaglio e del parto. Il parto per far nascere un uomo nuovo, un'umanità nuova, ed è impossibile pretendere che un simile cambiamento epocale, una tale rivoluzionaria trasformazione, possa avvenire senza dolore. Comprendo ciò che pensa la mia amica ma non riesco ad affrancarmi dal contingente. Dagli esiti tangibili di questa fase necessaria. Dal dolore del singolo essere vivente, del singolo individuo. Dallo strazio di chi soffre. Ché ogni vita vale e fatico ad accettare il prezzo pagato soprattutto dai deboli. Soffro nel constatare un giorno via l'altro le violenze, gli abusi, il disprezzo. Lo stupro metodico e contabilizzato della vita in ogni sua manifestazione. A vedere le acque avvelenate, le terre contaminate, la sete, la fame, il commercio e lo sterminio di esseri viventi, l'avidità che nulla riconosce se non se stessa. Come se intorno al mio corpo premesse l'intera umana condizione. L'intera sofferenza del vivente.

E ora, più che mai, ora che siamo costretti al distanziamento per cura e tutela nostra e del prossimo, ora che in pochi persino arricchisce a dismisura e specula sull'ennesima tragedia mentre i più, e tanti tra essi che si sentivano al sicuro, protetti da qualsiasi rovina, sono destinati a scivolare inesorabilmente verso il basso, ora che è chiaro che il peggio dobbiamo ancora vederlo in termini di derive sociali, disordini, nuove povertà ed emarginazioni, proprio ora, quali possono essere le soluzioni per non essere travolti?

C'è chi dice una casa in campagna con orto, un pozzo, libri e galline. Isolarsi come ultima ratio? C'è chi dice scendere in piazza, manifestare. Isolarsi versus dimostrare. Entrambe le soluzione però favoriscono il mantenimento dello status quo. Ripiegarsi sul privato, aumentare il distanziamento che da fisico diviene sociale, forse è ciò cui ambiscono i poteri forti perché facilita il mantenimento dell'ordine in un'epoca in cui i motivi di contestazione abbondano. Manifestare pacificamente, cercare il dialogo, sperare in un confronto intelligente e costruttivo risulta impossibile. La rabbia s'insinua, scontento, frustrazione, rivalità si mescolano. Diventa indistinguibile il buon intento dallo sfogo dell'istinto a distruggere ciò che non si capisce e contro cui ci si sente impotenti. Tutti in egual misura coloro che scendono per le strade vengono atterrati, arrestati, messi a tacere. Non si può andare per il sottile. È la massa che agisce e si muove e non si ha tempo per considerarla composta da individui, va solo fermata e domata. Quindi anche manifestare favorisce il mantenimento dello stauts quo e fornisce inoltre materiale per certa manipolazione mediatica legata al discorso della sicurezza in cambio dell'acquiescenza. Se isolarsi non serve, se rivendicare diritti nemmeno, ci troviamo dunque di fronte a un impasse?

In questa terra attraversata dal morbo dello scontento, da un'epidemia che contrappone negazionisti a pecore, come dai primi vengono definiti coloro che, oltre ad adottare doverosi prudenza e rispetto, sottostanno a norme di precauzione che una qualsiasi massaia dotata di buon senso detterebbe migliori e maggiormente efficaci, in cui strategie mafiose di accaparramento di posizioni di potere, malagestione fraudolenta, provate malversazioni, e corruzione, spianano la strada a incompetenza e ladrocinii, e individui senza scrupoli giocano senza il minimo sussulto etico con le vite del prossimo, e per questo dovrebbero senza processo essere puniti con lavori forzati in miniera, questa terra in cui agli attentati quotidiani (Camerun, Francia, Afghanistan, Pakistan, Austria, gli ultimi in ordine di tempo) si aggiunge l'incapacità di capi di Stato di far scendere i toni, ecco, mi chiedo, in questa terra messa così, veramente allora l'ultima ratio resta sperare che si tratti di un travaglio non troppo lungo e che il bambino non nasca morto?

Ottobre 2020


lunedì 26 marzo 2018

LE PAROLE NON CAMBIANO

1

"... per la sua situazione commerciale, industriale e geografica, ... è la città più esposta a quest'invasione che ha assunto dimensioni inaudite, al punto che quasi un terzo della sua popolazione è di nazionalità straniera.

...

Almeno metà delle condanne emesse dai tribunali criminali correzionali riguarda stranieri.

...

Basta leggere i giornali per capire la gravità del male, e ogni giorno si apprende di crimini perpetrati con efferatezza e crudeltà inaudite.

...

I nostri operai, onesti, accettano di competere in campo economico, industriale e commerciale con gli stranieri che offrano pari garanzie, ma non accettano di veder sottrarre il pane alle proprie famiglie da stranieri che, con i loro usi e i loro precedenti, vedono il lavoro solo come un fattore accessorio. Infatti per molti di questi pericolosi immigrati, il lavoro quotidiano è solo un modo di aspettare in pace l'occasione giusta per appropriarsi illecitamente del bottino, con mezzi condannati dalla morale e dalla legge.

...

Pertanto, si tratta di una condotta che abbiamo il dovere di combattere ed arrestare."


2

"La popolazione di ... , esasperata, vuole manifestare contro gli immigrati ... che invadono le nostre campagne e le nostre città, ci tolgono il lavoro e ci prendono a coltellate."


3
"Cittadini, siamo invasi dagli stranieri. Dobbiamo sobbarcarci le imposte, il fisco,... Loro sono esenti da tutto e ci rubano i soldi per andare ad arricchire la loro patria. Forza compagni, seguiamo l'esempio dei fratelli di Aigues-Mortes* e di Nancy e cacciamo gli stranieri."


1 - stralci della risoluzione del 14 settembre 1881 proposta dal consigliere generale delle Bocche del Rodano a seguito dei Vespri marsigliesi. Gli stranieri cui si fa riferimento sono italiani


2 - stralci dell'articolo pubblicato da Le petit Méridional il 13 marzo 1888 a seguito di un fatto di cronaca avvenuto ad Arles: una rissa tra due italiani e due zuavi finita con la morte di questi ultimi

3 - manifesto affisso a Parigi nel 1893 da operai in lotta contro la chiusura dell'azienda.


* Riferimento al massacro degli italiani ad Aigues - Mortes il 17 agosto 1893


giovedì 16 giugno 2016

ANDARE DI LÁ

Andare di là.

Arrivano in Italia e vogliono andare di là: Francia, Germania, Inghilterra, ovunque verso il nord. Quel nord per decenni sinonimo di benessere, lavoro, sicurezza.

Il concetto di andare di là.

Avere il dovere morale di aiutare ad andare di là senza le parole capaci di spiegare che di là è poco diverso rispetto a di qua. E lo sarà sempre meno. Ma è un’onda e arriverà fin dove la spinta iniziale ha stabilito.

Per quanto alte saranno le barriere contro cui l’onda dovrà infrangersi e rompersi, la massa d’acqua è immensa e il vento che la spinge costante.

Non torneranno indietro.


Giugno 2016

lunedì 14 marzo 2016

IL CORAGGIO DI ANDARE A VEDERE



Un mio conoscente ieri ha aperto un gruppo su WathsApp inserendo tutti i contatti della sua ben folta rubrica per condividere l’importanza del referendum del 17 aprile (cui vi invito calorosamente a partecipare) e per informare dell’accordo, poco noto, del 21 marzo 2015 tra Italia e Francia per ridefinire i confini marittimi delle due nazioni, accordo al momento non ancora ratificato dall’Italia. Le implicazioni sono diverse, e anche in questo caso, visto che le due cose sono collegate, vi invito a cercare informazioni sulla faccenda, ma il nocciolo è che perderemo voce in capitolo sulla gestione di acque che ci riguardano non tanto come proprietà ma come impatto sulle nostre vite.

Ciò che mi preme dire qui, però, è che l’azione di questa persona è stata coraggiosa. Si è esposto, nome e cognome, ha buttato un sasso e non ha nascosto la mano, ha creato una piccola onda, e noi dobbiamo imparare a diventare parte di un onda, quando è quieta, ben motivata, e animata solo dal desiderio del bene comune. Diventare molecole che si muovono nella direzione del buon senso e della condivisione. È un imperativo morale. In ogni fase storica e sociale si arriva a un momento in cui si deve prendere posizione; non farlo comporta responsabilità pari all’agire male. La famosa banalità del male. Il problema è che, se si è persa la capacità di vedere, di sentire dentro l’urgenza di dare un senso, se pur modesto, alla nostra comparsa alla vita, allora non si può nemmeno essere consapevoli del proprio non agire. Ma se qualcuno, con umiltà e audacia, ci si avvicina per offrirci uno squarcio, una prospettiva, un dubbio, allora almeno accogliamo l’opportunità e andiamo a vedere di che si tratta. Potremmo improvvisamente scoprire qualcosa di nuovo e importante e persino rimpiangere di non esserne stati fino al giorno prima consapevoli. Con tutte le difficoltà che la consapevolezza in genere presuppone. Ma, insieme ad esse, avremmo la sensazione di essere vivi e non soli.

Nei primi cinque minuti di creazione del gruppo su WathsApp, è stata una cascata di numeri seguiti da un ha abbandonato, di tanto in tanto qualche frase di smarrimento, chi siete? cosa volete? Salvo qualche sparuto intervento, dei pochi che hanno dedicato un minimo a raccapezzarsi, per invitare a restare, a capire, a non spaventarsi, solo timore e fuga. Ecco, quella cascata di abbandoni è la misura del timore che ci attanaglia e blocca. La paura dell’altro. Non si comunica con chi non si conosce, questa è la regola. Si scappa. E si perdono grandi opportunità di conoscenza e crescita.


13 marzo 2016

lunedì 7 dicembre 2015

I FIGLI DEGLI ALTRI


Non riesco più a starci dietro. Alle coalizioni anti Isis. E, forse, non vale la pena continuare a sprecare energia in tal senso. Solo mi chiedo: la Francia da una parte bombarda per rappresaglia la Siria contro i sunniti dell'Isis e dall'altra diventa interlocutore corteggiato dall'Arabia saudita, ora che gli Usa “fraternizzano” con l’Iran? Arabia saudita le cui posizione e responsabilità riguardo all'Isis sono quanto meno nebulose. Forniture di petrolio a parte, l’ideologia dell'ISIS infatti ricalca l’ideologia wahabita della monarchia saudita in quasi ogni aspetto anche se il mancato riconoscimento della suddetta monarchia come guida legittima del mondo islamico rende l'ISIS una minaccia per l’Arabia saudita, non fosse altro per l’immagine che ne deriva al cospetto delle potenze occidentali. Noi stessi italiani, attraverso molti dei nostri illustri imprenditori stiamo facendo ingenti accordi economici con gli emiri perché gli affari sono affari, in barba alla lunga lista di fatwa antidemocratiche e al non rispetto dei diritti umani degni appunto del peggior integralismo. Insomma da che parte stiamo?

Senza contare il fatto che al Califfato non sembra vero questo bombardamento che sospende il lavoro di partizione della Siria, cui si cercava di mettere mano da parte dei principali poteri internazionali attraverso un estenuante lavoro di negoziati. Si tratta di una questione di potere, si tratta della volontà di restaurare finalmente un immenso Stato sunnita, utilizzando ogni mezzo, plagiando e indottrinando giovani che diventano kamikaze inconsapevoli del pragmatismo che permea le decisioni dei vertici dell'IS. Letteralmente carne da macello.


Ma qui mi fermo, perché ciò che voglio dire è semplicemente che la vera informazione è un lusso che presuppone, oltre a interesse e curiosità, tanto tanto tempo.  Alle nuove generazioni questo tempo viene ingolfato e pertanto viene precluso il diritto a sapere, vengono negati gli strumenti per orientarsi e sviluppare un senso critico. Le si ottunde con il proliferare dei devices (ammennicoli tecnologici) persuadendole di avere a portata di mano tutto quanto serve, privandole invece criminalmente della possibilità di sviluppare una visione d’insieme, dall'alto.

Io non ho figli ma mi stanno a cuore i figli degli altri. La mia amica Katia mi dice di essere ottimista: “Non la generazione di mio figlio, che ha 18 anni e subisce ancora l’influenza della nostra, ma quella successiva vivrà in integrazione, perché è un processo inevitabile e funzionale alla sopravvivenza. Per mio nipote, quando sarà adulto, sarà normale relazionarsi al prossimo in base ai meriti e alle qualità di questi anziché secondo l’etnia.” Mi viene in mente una vignetta che ho visto poco tempo fa. Un adulto chiede a una bambina: ”Ci sono extracomunitari nella tua scuola?” e lei risponde un po’ stupita della domanda: ”Veramente nella mia scuola ci sono solo bambini”.


E il discorso non riguarda solo il problema dell’integrazione ma tutti gli aspetti della vita su questo mondo pianeta. La mia visione in linea di principio è analoga a quella della mia amica, soltanto temo che questa futura umanità vivrà in uno spazio molto più stretto, del tutto videocontrollato, con imposizione di modalità digitali uniformi in ogni ambito della vita, e esponenzialmente meno ospitale. Uno spazio in cui le risorse saranno sempre più concentrate nelle mani di pochi a discapito di una moltitudine che dovrà arrangiarsi e rifuggire la bestialità della lotta tra disperati solo grazie a una fede assoluta in quei valori che trasformano nella difficoltà un nemico in compagno.

I compagni di merenda delle conferenze sul clima e gli accordi economici transnazionali insegnano.


Siamo nel terzo millennio e di fronte a un bivio epocale della nostra storia di esseri umani. E ho la netta impressione che si stia imboccando la direzione sbagliata. Sulla spinta di coloro cui ciò torna comodo, nella loro sete malata di potere, e di una folla sterminata che procede acriticamente perché vittima di un’indotta incapacità di vedere.


novembre 2015


(tutti i diritti riservati)

lunedì 23 novembre 2015

LETTERA A LILIANE

Ho deciso di rendere pubblica una lettera privata che ho scritto un paio di giorni fa a un'amica in Francia. Una meravigliosa donna di settant'anni che vive con il marito in campagna.
Ho deciso perché questo momento storico mi ricorda che esiste un dovere etico di manifestazione del pensiero quando esso è rivolto a un fine di comprensione reciproca e di contrasto ai conflitti in qualsiasi forma si manifestino. Una sola parola, una frase minima sono, saranno testimonianza anch'esse di chi dice sì alla comune appartenenza umana opponendosi a quanti e a quanto intendono e provano a schiacciarla.
La rabbia l'ho voluta, per coerenza, tacere.


Chère Liliane,

ta lettre du 11 Novembre m'a fait grand plaisir: elle était lumineuse.  Je les imagine sans difficulté mes deux «garçons» au galop avec les crinieres et les queues dans le vent, je sent l'odeur de la maison et du jardin, et j’ai à l'esprit la lumière qui accueille dans l'après-midi lorsque on revient à la maison. Sensations si vives que, en souriant,  je me deplace. Je pense à votre maison comme à une des mes maison (même si en réalité j'en n'ai aucune), car elle est une maison pour mon esprit. Et je pense que tout le monde puisse et doive en avoir beaucoup de cettes maisons. En effet chaque endroit devrait l'être pour nous, tous les êtres vivants, qui partageons cette boule de terre merveilleuse lancée dans l'espace.
Dans ces jours- là, j’etais très occupée et je renvoyé la réponse. Ici aussi, ils étaient beaux et chauds jours, si bien que je fait plusieurs  baignades (on dit pareil?). Après, la tragedie de Paris est arrivé. Une grande tristesse m’a enveloppé, je passé quelques jours dans un silence absolu, tournée à l'intérieur de moi-même. Pendant toute ma vie j’ai eu dans mon cœur le sort du monde et voir, toujours et encore,  l'incapacité de l'homme de trouver une solution et, plus grave, la volonté de nombreaux de ne pas le faire, a confirmé mes préoccupations pour ce qui se passera sur la planète dans les décennies à venir. L'histoire de mon amie musulmane qui a été attaqué à Turin va me dire une seule chose: que l'ignorance dans laquelle on veut nous garder nous mènera à une douleur immense, tous ensemble sans discrimination.
La seule chance sera donné par la capacité et la force individuelles que nous aurons de maintenir intacte notre humanité.
Je t’embrasse et j’embrasse Marc.
Essayons de vivre avec sérénité.
Dis bonjour aux «garçons» de ma part.
20 novembre 2015