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domenica 22 marzo 2020

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

Ieri era la giornata mondiale della poesia. L'ho dedicata all'ascolto del silenzio che pervade le strade.

Rimedio oggi scegliendo a caso in una mia raccolta di poesie

RENDICONTO


È urgente compilare
un elenco.
Bisogna mettersi in pari.
A tutti tocca restare
con niente.
Iniziamo a contare.
Io devo rendere conto
dei riflessi sul mare,
tu della pioggia,
tuo fratello invece
dell’ombra degli alberi.
A quell'uomo spetterà
di restituire l’acqua ai fiumi,
quella donna alla fermata,
forse è lei a dover ripagare
per i voli degli storni.
Il ragazzo seduto al bar
ha un debito che riguarda
le spighe del grano,
e quell'altro con la sacca
a tracolla, spetta a lui
il debito per ogni frutto
raccolto.
Le tre ragazze là
che vedi rumorose
credo divideranno il conto
di pesci, ronzio d’insetti
e rose.
Poi ci sono i vitelli,
il latte e le conchiglie.
I profumi, il vento,
le pietre, i metalli.
Chiamate scrivani,
passate la voce.
Il tempo non avanza, presto.
L’elenco è infinito
delle meraviglie.


2017

martedì 7 marzo 2017

LA FED ALZA I TASSI DI INTERESSE

La Fed alza i tassi di interesse, Trump contrasta la delocalizzazione produttiva, vuole finanziare gli investimenti in infrastrutture e tagliare le tasse agli investitori locali. Cosa accadrà?

Non lo so. Considerazioni personali a parte, penso che se Trump premierà le aziende che ritireranno ad esempio la produzione di auto in Messico a favore della mano d’opera statunitense e se porterà avanti i progetti di realizzazione di nuove infrastrutture, sicuramente l’occupazione aumenterà, in particolare in quelle zone depresse che hanno contribuito alla sua elezione. Dubito però che miglioreranno le condizioni di vita delle persone perché, presumibilmente, il loro potere d’acquisto diminuirà.

Inoltre sarà più costoso pagare il debito in dollari accumulato negli anni e caleranno le esportazioni verso gli Usa ma, vista la rete non facilmente districabile di connessioni economiche e finanziarie globali, se Trump punterà sulla creazione di infrastrutture interne, vi troveremo senz'altro uno sbocco per i nostri investimenti. Senza contare che, come giustamente osserva Rampini, sulla scena mondiale è ben presente un nuovo interlocutore cui rivolgersi in maniera più massiccia di quanto fatto finora. Anche se proprio quest’ultimo fatto potrebbe negli anni portare a conseguenze preoccupanti. Trump, infatti, se da un parte fa l’autarchico, dall’altra non intende certo rinunciare alla posizione di supremazia degli Usa nel mondo, per cui gioco forza, visto che la Cina è già ben presente in Africa e pure in Sudamerica, verranno velocemente a cerarsi i presupposti per una nuova guerra fredda che avrà conseguenze per tutti quanti.

Diciamo che, rispetto a quanto potrà accadere, in questo momento il mio approccio è di curiosità. Perché con tutta le nostre capacità di previsione restiamo comunque immersi in un mondo rapido, assai complesso, per muoverci nel quale abbiamo l’esperienza di neofiti che procedono per tentativi, aggrappati, nel migliore dei casi, a quanto la storia passata ci ha insegnato in merito alle dinamiche economiche, politiche e sociali. Per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere che potrebbero esserci conseguenze ed esiti imprevisti. Potremmo venir contraddetti nelle nostre convinzioni. In fondo è la prima volta che in ogni ambito della vita planetaria tutto procede in modo tanto convulso, frenetico, contraddittorio. Le implicazioni si espandono in modo geometrico esponenziale ed è, senza tirare in ballo anche Heisenberg, quasi impossibile tener conto di tutti i fattori che determineranno un risultato. Quindi direi: stiamo a vedere e cerchiamo di capire.



Marzo 2017



Aggiornamento (Agosto 2023): Il Science Act di Biden è nella sostanza una dichiarazione di guerra alla CIna

lunedì 8 febbraio 2016

SPESA DOMENICALE


Ieri mattina, domenica, pioveva e, stranamente, l’ho avuta vinta sulla mia pigrizia invernale e alle nove sono uscita per una camminata di un paio d’ore. Sono partita dal Parasio e sono andata all'edicola della stazione a ritirare un paio di numeri di Internazionale, poi dalla Marina ho camminato lungo mare fino alla torre saracena e ritorno. Cielo grigio, poche persone in giro, odore di mare e di pioggia. Mi si è aperto il respiro.

Al ritorno, in prossimità dell’incrocio tra via Aurelia e via Cascione, ho deciso di risalire tutta la via e tornare al Parasio da via San Maurizio. Non avevo intenzione di comprare nulla, infatti ero uscita senza portafogli, ma trovando i negozi arabi aperti mi sono fermata in una macelleria alimentari per fare un po’ di spesa per il pranzo senza pensare al fatto di essere senza denaro. Me ne sono ricordata una volta entrata, l’ho detto e il proprietario, pur avendomi vista raramente nel proprio negozio, mi ha detto di non preoccuparmi. Intanto mangia poi me li porti la prossima volta, mi ha detto, e mi ha servito. Totale 5,50 euro. Ho ringraziato ripetutamente promettendo che sarei ripassata l’indomani. Davanti un altro negozio mi sono soffermata a guardare una cassetta di carciofi. Il negoziante mi ha domandato se ne volevo. Prontamente ho risposto di essere uscita senza soldi ma lui subito mi ha detto che costavano poco, due carciofi cinquanta centesimi. Imbarazzata gli ho detto che al momento non avevo neanche quelli. Non importa, me li porterai, è stata la sua risposta. E non mi aveva mai vista.

Oggi sono andata a estinguere i miei debiti e ho comprato dell’altro. Abili mercanti? Può darsi ma grazie a loro sono tornata a casa con il cuore aperto. Con buona pace di chi teme di avventurarsi in via Cascione bassa.


8 febbraio 2016

mercoledì 11 novembre 2015

WILL HUTTON E IL TERZO ATTO DELLA CRISI DEL DEBITO

“La crisi dei profughi sembra la dimostrazione che l’ordine politico mondiale sta crollando. Ma per quanto sia meno evidente, il crollo dell’ordine economico è ancora più preoccupante: centinaia di miliardi di dollari stanno abbandonando le economie emergenti, dal Brasile alla Cina. La fuga di capitali e l’esposizione delle banche sono i segni di squilibri dell’economia globale che minacciano le nostre società democratiche almeno quanto alcune reazioni all’immigrazione. Il Fondo monetario internazionale è molto preoccupato. All’incontro annuale del 7 ottobre si è parlato di tremila miliardi di dollari di credito in eccesso a livello globale e della flessione della crescita economica mondiale. Il Fondo sa che serve una risposta internazionale coordinata, ma è probabile che non ci sarà niente di simile. L’influenza che il pensiero liberista e antistatale ha ancora negli Stati Uniti e nel Regno Unito rende un simile intervento altrettanto improbabile della pace in Medio Oriente. Il sistema finanziario globale è ormai fuori controllo. Oggi le grandi banche realizzano gran parte dei profitti facendo affari tra loro, e il risultato è che la loro capacità di creare denaro dal nulla ha raggiunto livelli mai visti. Il fatto che le banche creino liquidità con i prestiti non è una novità, ma con l’emergere di un sistema bancario globale, le banche centrali hanno molte più difficoltà a controllare la situazione. E dato che ormai ci sono pochi limiti alla circolazione dei capitali, questo denaro può essere dato in prestito in

Paesi dove le prospettive economiche sono apparentemente buone. Le bolle speculative che ne conseguono sembrano giustificare i prestiti. Il prezzo degli immobili sale. Le aziende e le famiglie diventano eccessivamente ottimiste e si indebitano sempre di più. I tassi di crescita aumentano vertiginosamente e tutto sembra andare bene finché qualcosa, come un crollo dei prezzi degli immobili o delle materie prime, manda tutto a rotoli e il denaro se ne va con la stessa facilità con cui era arrivato. Secondo Andy Haldane, economista capo della Banca d’Inghilterra, quella che stiamo vivendo è una crisi in tre atti. Il primo ha avuto luogo negli Stati Uniti e nel Regno Unito tra il 2007 e il 2008. Dopo l’entusiasmo del decennio precedente, in cui un esagerato afflusso di credito aveva generato boom illusori, i due paesi si sono accorti all’improvviso che le loro banche avevano concesso troppi prestiti. Le garanzie a fronte dei nuovi prodotti derivati non avevano alcun valore. Il denaro ha cominciato a scorrere via, il sistema bancario britannico si è trovato in bancarotta e per salvarlo ci sono voluti più di mille miliardi di sterline di denaro pubblico. Il secondo atto si è svolto in Europa tra il 2011 e il 2012, quando ci si è resi conto che le banche avevano prestato soldi basandosi sull’errata supposizione che tutti i paesi dell’eurozona fossero uguali. Ancora una volta il credito si è spostato altrove e l’Europa è stata salvata solo grazie all’emissione straordinaria di denaro da parte della Banca centrale europea (guidata da Mario Draghi) e all’austerità nei paesi più indebitati come il Portogallo, la Grecia e l’Irlanda. Il terzo atto sta cominciando ora, e stavolta il fenomeno interessa Paesi che non hanno gli strumenti per fermare il contagio finanziario e le cui banche sono meno solide. Dopo gli Stati Uniti e l’Europa la finanza globale ha inondato di denaro le cosiddette economie emergenti, come Turchia, Brasile, Malesia e Cina: tutti paesi che approfittavano dell’impennata dei prezzi delle materie prime dovuta al boom cinese, a sua volta sostenuto da prestiti incontrollati. La Cina ha prodotto più cemento tra il 2010 e il 2013 che gli Stati Uniti in tutto il novecento. Non poteva durare, e oggi ne abbiamo la prova. Le banche cinesi sono di fatto insolventi: solo una piccola parte degli enormi prestiti che hanno erogato potrà mai essere rimborsata. Per questo non possono prestare denaro al tasso che sarebbe necessario per sostenere la crescita del Paese. Oggi il tasso di crescita reale della Cina è inferiore a quello degli anni di Mao, e i prezzi delle materie prime sono già crollati. Il denaro scorre via dalle economie emergenti, lasciandosi alle spalle aziende e famiglie indebitate e banche al collasso. Questi Paesi non hanno istituzioni come la Federal Reserve o la Banca centrale europea che possano intervenire con misure di salvataggio, ma rappresentano ormai più di metà del pil globale. Non stupisce che il Fondo monetario internazionale sia preoccupato. Il mondo ha bisogno di risposte creative, di un Fmi allargato che rifletta i nuovi equilibri mondiali e aiuti le economie emergenti, e di un adeguato controllo della finanza globale. Ha bisogno che i governi occidentali lancino importanti piani di rilancio economico, basati su investimenti infrastrutturali. Ha bisogno di politiche monetarie intelligenti che permettano tassi d’interesse negativi. Niente di tutto ciò è all’orizzonte: la destra si oppone a queste misure e la sinistra non le sostiene abbastanza. Se la volontà politica di trovare un accordo collettivo sulla crisi dei profughi è insufficiente, quella di riordinare l’economia globale lo è ancora di più”

(Will Hutton, da Il terzo atto della crisi del debito, Internazionale n. 1124 del 16 ott. 2015).


p.s. 2025 - Interessante, con il senno di poi, rileggere questo articolo. Nel bene e nel male.