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lunedì 27 maggio 2019

ABITUARSI


Mi sto abituando al passeggio tra svolazzi di plastica, volantini promozionali, pattume di sorta. Lungo le strada, sui marciapiedi, cresce, prolifera, attecchisce. Scoraggia e dissuade dal gesto virtuoso. Avvilisce. Funziona così. Un giorno via l'altro diventa paesaggio consueto.

All'uscita dal seggio elettorale mi fermo nella piazza dei giochi e siedo a godere dell'atteso tepore. Guardo i bambini. Due piccoletti sfrecciano in bici a rotelle ignari di ciò che li aspetta. Un'esistenza misera, mefitica, malata. E sopra ogni cosa ingiusta.

Il danno maggiore sarà che nel male che proveranno non troveranno elementi da cui partire per tentare un riscatto. Perché essi non avranno più idea di un mondo diverso, né che possa esistere qualcosa di meglio. Non ne avranno memoria. Si saranno abituati pian piano a quello che crederanno sia sempre stato. Nati immersi nella distanza, ecco, li vedo, si stanno abituando fin d'ora.



2019


sabato 16 gennaio 2016

Abbonamento a Pagina99We

Amo il rituale della domenica mattina, quando passeggio fino all'edicola della stazione per ritirare i due settimanali che mi tengono da parte. Marito e moglie sono molto gentili e scambiamo sempre due parole.
Dalla prossima settimana acquisterò solo più un settimanale e un po' mi dispiace, rimedierò di tanto in tanto con qualche acquisto fuori programma, ma non posso negare di aver provato un'emozione nostalgica rientrando a casa e trovando nella cassetta delle lettere l'ultimo numero di Pagina99 avvolto nel cellophane con l'etichetta bianca riportante il mio nome e l'indirizzo.
Mi ha ricordato quando da bambina rientravo nell'androne del palazzo in cui abitavo a Torino. Mentre aspettavo l'ascensore (che non avrei potuto prendere da sola ma dieci piani son dieci piani), mi avvicinavo alla lunga fila di buche delle lettere e curiosavo all'interno di ognuna attraverso il vetro opaco. Da alcune a volte sbucava per metà un quotidiano o una rivista troppo lunghi per entrarci del tutto. Spesso non c'era involucro protettivo ma l'etichetta direttamente incollata sulla prima pagina. Ne approfittavo per sfilare il giornale prescelto dalla feritoia e dare una sbirciata veloce al contenuto, rimettendolo a posto non appena sentivo aprirsi la porta dell'ascensore.
Questa fatto di ricevere il giornale direttamente a casa mi sembrava un gran privilegio, una cosa veramente da grandi, e pregustavo il giorno in cui anche io, adulta e soddisfatta dalla realizzazione di tutti i miei nobili progetti, avrei trovato nella buca delle lettere il mio giornale.
Trovarlo stamattina è stato come un, ecco ora lo sei grande, e dunque?

 Gennaio 2016

lunedì 11 febbraio 2013

PER CONQUISTARE MEMORIA E IMMORTALITA’

Per conquistare memoria e immortalità, per sconfiggere la morte, per dimostrare chi siamo, per fargliela vedere. Abbiamo e avremo sempre tutto sotto controllo. La tecnologia ci salverà, il progresso ci salverà. La nostra intelligenza ci salverà. Nei millenni abbiamo affrontato profonde crisi ma siamo ancora qui. E saremo sempre qui. Quello che è, quello che accade è esattamente quello che deve essere, quello che deve accadere. Parte integrante della nostra evoluzione. Se facciamo una cosa è perché la possiamo fare. Perché possiamo gestirla. Tutto ciò che avviene nella nostra esistenza di specie è inevitabile. Tutto ciò proclamiamo a gran voce. Per motivare anche le peggio nefandezze. Stolti e arroganti. E con un basso concetto di noi stessi. Refrattari al pensiero che veramente la nostra intelligenza potrebbe salvarci e che, pertanto, potremmo percorrere strade diverse. Usiamo argomentazioni di tipo economico come la base più solida da cui partire per gestire la vita su questo pianeta. La visione meno lungimirante nella storia della civiltà. Perché con tutte le nostre conoscenze ci siamo giocati ogni alibi possibile.

Occhi a terra senza accampare scuse. Almeno questo, per decenza. Accettare la sentenza che verrà. Inevitabile. Un prezzo ridicolo, a fronte di un benessere galoppante e un portafoglio sempre più gonfio, il risultare ai posteri più ignoranti e miopi dei nostri predecessori di epoche definite oscure. Noi sappiamo cose e abbiamo prove della nostra follia. Eppure perseveriamo e scherniamo o, addirittura, perseguiamo coloro che vedono l’assurdità di un sistema che mette al primo posto economia e finanza Le sorti magnifiche e progressive del capitalismo finanziario. L’accumulo esponenziale di denaro. Senza un tetto, senza un massimo. Senza pudore. Noi che cerchiamo negli spazi più reconditi dell’universo altre forme di vita non abbiamo la forza morale di opporci a chi annienta forme di vita su questo pianeta, inclusi noi stessi. Il paradosso estremo. Così assurdamente agire, come se non fosse tutto inesorabilmente collegato. Tutto è sempre collegato. Non c’è evento che non determini. Ma la velocità con cui gli effetti ora si propagano è talmente elevata, in questo spazio che abbiano reso tanto stretto con la comunicazione così rapida e il consumo del territorio, che non ci stiamo più dietro. Non ce la possiamo fare. Ma ci persuadiamo l’un l’altro che sia tutto nella norma. Nulla di particolarmente eccezionale. Nulla di che insomma. I cocci sotto al tappeto. E il cervello in stand by.

La perdita del senso di nesso di causalità.

La perdita del senso di responsabilità.

Sapientoni affatto intelligenti. Esperti a compartimenti stagno.




 agosto 2006 

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