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mercoledì 26 febbraio 2020

CORONAVIRUS 2 Imperia

Imperia 24 febbraio 2020 ore 2.45

Un mio amico e suo figlio di due anni stanno dormendo di là. Sono circa le due di notte. Il silenzio, normale nel quartiere in cui vivo, questa notte suona irreale. Prelude a quello diurno che si sta vivendo in molti centri urbani nel mondo a causa delle misure restrittive adottate contro la diffusione del Coronavirus e che, probabilmente, da domani almeno in parte inizieremo a vivere anche qui a Imperia.

Ieri mattina ho provato l'inquietante stato d'animo di sentirmi una delle poche persone a sapere, da fonte ospedaliera fidata, dell'esistenza di casi di contagio in zona in anticipo rispetto alla divulgazione dell'ordinanza regionale, contenente le misure di tutela, da ormai diverse ore di dominio pubblico. Al supermercato verso le tredici per acquistare un paio di cose al banco del fresco osservavo le persone accanto a me ancora ignare di quanto a me noto. Mi sono chiesta che fare. Passare parola al prossimo? A che pro? Per buttare benzina sul fuoco? Adottare le normali cautele igieniche dovrebbe essere prassi comune in una situazione di prevenzione. Inutile creare ulteriore allarmismo.

Andando verso le casse ho sbirciato sugli scaffali di detersivi e disinfettanti. A parte l'amuchina gel, non mancava nulla. E nulla ho acquistato. Ho poi saputo che nelle ore successive il medesimo supermercato è stato preso d'assalto e presumo che presto anche molti generi alimentari saranno di difficile reperibilità.

Al momento sono preoccupata del fatto che, probabilmente, da domani avrò difficoltà ad assistere la zia anziana di un'amica di Milano, ricoverata per una frattura. Le indicazioni precauzionali impongono di utilizzare mascherine idonee e disinfezione costante a coloro vengano in contatto con persone debilitate che rischierebbero molto da un contagio. Dubito che troverò l'occorrente in farmacia. Non si tratta di tutela personale ma di non diventare vettore di contagio. Per quanto tutta la faccenda possa essere l'esito di un'esasperazione mediatica, sottostimare il rischio è stupido.

Fin qui la cronaca delle ultime ore. A seguire le considerazioni che avevo iniziato a scrivere ieri all'alba.

A parte tutte le considerazioni sulle migliaia di morti per malattie curabili nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo, sulle cifre di coloro che ogni anno muoiono per la “normale” influenza, sull'attenzione mediatica breve per i recenti casi di meningite in Toscana, e via discorrendo, vorrei concentrarmi sul fatto che forse l'idea che microrganismi la cui vita, per noi infinitesimale e quindi non computabile nei calcoli che facciamo per le nostre quotidiane scelte, possa penetrare in noi conducendoci alla morte, sia una benedizione. Che l'auspicato e auspicabile cambiamento di molte delle nostre abitudini giunga repentino, e perciò maggiormente sgradito, potrebbe rivelarsi una buona cosa. Rallentare un po' insomma. Abbandonare l'attitudine allo spostamento frenetico. Ne verrebbe fuori anche una mano all'ambiente.

Poi, se vogliamo metterci lì e considerare la situazione veramente grave come la propinano, allora, in termini di procedure d'arginamento del contagio, o si fa sul serio o non si fa niente. Parlando dell'Italia, che si decida di chiudere per una settimana, scuole, cinema, musei, in pratica i luoghi con alta concentrazione di persone, ma non si considerino negozi, bar, uffici, mezzi di trasporto, ecc. sottrarre credibilità alle indicazioni date dalle istituzioni preposte alla gestione dell'emergenza. O si fa profilassi a 360 gradi o non si fa. E si fa uguale in tutto il Paese, non a seconda delle amministrazioni regionali. Così si rischia di danneggiare alcune zone e alcuni settori senza la contropartita di un'efficace controllo del contagio. E poi che senso ha il coprifuoco dalle diciotto ma prima niente? Colazione al bar sì e aperitivo no? E tutti questi guanti e mascherine che dovremmo usare per giustamente non propagare un morbo che resta asintomatico a lungo, una volta usati in giro, che facciamo? Li infiliamo in borsa? Li gettiamo nel primo cestino che incontriamo? Ce li portiamo a casa? Ci vorrebbero raccoglitori di rifiuti speciali in ogni dove e azioni di disinfezione come fanno in Giappone, altrimenti sembra una buffonata. Insomma, o c'è un pericolo serio o non c'è. E gli abiti che indossiamo? L'elenco delle insensatezze sarebbe lungo, quindi mi fermo qui.

Bisognerebbe poi bloccare le merci, se è vero che gli oggetti sono veicoli di trasmissione, ma sarebbe un provvedimento che farebbe collassare il sistema pur per un periodo limitato nel tempo, perciò non si fa. Anche se grande distribuzione, aziende farmaceutiche e affini, un bell'incremento di fatturato al momento ce l'hanno, bloccando le vie di approvvigionamento, alla lunga sarebbe pesante per l'economia. Se aggiungiamo che le direttive sono diverse da Paese a Paese (sarebbe stata una gran prova di coesione per l'Europa*), otteniamo il risultato di un'approssimazione generale. Inoltre i kit diagnostici sono stati approntati in fretta e furia e hanno ovviamente un margine di falsi positivi da considerare. E in ogni caso andrebbero usati dappertutto su larga scala, altrimenti chiaro che vengono fuori luoghi senza infettati e altri dove il risultato è da quarantena nazionale. Insomma il quadro generale dice che o il rischio non è quale stanno dicendo o siamo degli inetti. Potrebbero essere entrambe le cose ma questo è un altro discorso.

Un'altra doverosa riflessione va al fenomeno degli untori, non quelli da caccia all'untore ma i sedicenti untori, quelli che intendono farsi vettori del contagio e propagarlo. Vero o falso sia il pericolo di una pandemia, ovunque si sentono persone dichiarare, per motivi diversi, l'intenzione a fare l'opposto di quanto consigliato. Per scaramanzia, per baldanza, per fatalismo, per rabbia, per stanchezza e sfiducia, per imbecillità. Le derive psicologiche sono altrettanto deleterie che quelle sanitarie. Così come lo sono le derive socio politiche. Pensando ad esempio al fatto che centinaia di migliaia di cinesi sono impiegati in Africa, che decine di migliaia di africani studiano in Cina, e che migliaia di voli all'anno collegano i due Paesi, considerando l'inadeguatezza del sistema sanitario africano in proporzione all'estensione e alla conformazione del territorio, all'assenza di kit per la diagnosi (efficaci o meno che siano), se dovessero aumentare i contagi dalle nostre parti, non mi stupirei di vedere schierare la Marina militare a presidiare il Mare nostrum e impedire qualsiasi accesso alla penisola. Dati gli scenari pregresso e attuale, tutto diventa possibile. Intanto però quelli a essere discriminati siamo noi. Una bella lezione.

Ora, mettendo tutto quanto detto sinora da una parte, credo che a mancarci, più che un vaccino, sia principalmente la cultura della morte. Il memento mori, il ricordati che devi morire, che appartiene solo più alle culture fortemente legate alle tradizioni e alla terra. È necessario ricostruirla questa cultura. A nessuno piace l'idea di terminare il proprio passaggio in questa vita o di perdere persone care ma la ricostruzione di una coscienza collettiva della finitudine umana è doverosa. Al pari degli altri animali, dei vegetali, di ogni forma di vita, dobbiamo morire per permettere alla vita di rinnovarsi. Non possiamo essere immortali e, considerata la nostra impronta ecologica, nemmeno troppo longevi, con buona pace di postumanisti e di tutti i ricconi ibernati. È fisica. Termodinamica. Non c'è alternativa. Funziona così. Ed è una meraviglia.

Oggi però in città lo sconforto ha preso il sopravvento. Come previsto nelle farmacie non ci sono più mascherine né disinfettanti. Fuori dalla ferramenta del centro una coda bella lunga. Entro perché ho bisogno di mascherine per recarmi in casa di cura. Non trovando quelle chirurgiche che servono per proteggere il prossimo, prenderò quelle da cantiere, con il filtro antipolvere. Mi scoccia un po' perché sembrerò una di quelle persone che vuole quelle con il filtro per proteggere se stessa più che gli altri. Tanto non servono. Un placebo. Vaglielo a spiegare. Vabbe'. Infatti la signora prima di me ne compra un centinaio, per sicurezza, dice, non si sa mai. Paga con la carta. Ci lascia una fortuna. Mascherine esaurite. Quelli dietro brontolano. Il negoziante però tira fuori dal cilindro quelle “buone” che proteggono sia chi le indossa che il prossimo. Le M3. Vanno a nove l'una. Con l'alcol al 99% se le disinfetti le puoi utilizzare quattro, cinque volte. Peccato che le buone siano le FP3 ed M3 sia la marca ma, si sa, la confusione regna. Essendo costretta mi rassegno al salasso e ne compro quattro contando che la disinfezione con alcol serva a qualcosa, visto che in clinica ci devo andare ogni giorno.

Quando entro nella stanza della zia della mia amica, questa mi guarda interrogativa e mi domanda se sta succedendo qualcosa di strano. Le rispondo: nulla di strano, solo il genere umano che sta impazzendo. Per fortuna sto solo bofonchiando dentro la maschera e lei non sente. Le faccio cenno di aspettare. Nel corridoio tiro giù la maschera, stavo soffocando lì dentro, e agguanto gentilmente un'infermiera pregandola di procurarmi qualche mascherina normale. Rientro dalla zia. Le dico che ho un po' di tosse e non vorrei contagiarla. Poi apro la finestra, ché negli ospedali da decenni ormai si sono dimenticati che il cambio dell'aria è prassi fondamentale, e mi siedo accanto al letto. Mi lavi un po', per favore, anche la dentiera, ché qui fan finta di niente? Mi chiede. Certo, rispondo. Non ho la tosse, né altro. Abbasso la mascherina, le prendo le mani tra le mie. Sorridiamo. E questo è quanto.

Rientrando a casa osservo l'andirivieni per le strade. Apparentemente tutto normale. Bene. A parte i carrelli della spesa stracarichi, non siamo ancora a livello di psicosi di massa.

Ho interrotto di scrivere perché mi hanno chiamato dalla clinica dicendo che non sarà più possibile fare visite ai degenti. Sono tornata comunque e all'ingresso mi hanno fatto compilare un questionario con i miei dati e la domanda se fossi stata in Cina di recente (!), poi ho parlato con il medico di turno per conoscere i tempi e i dettagli del provvedimento. Dopodiché l'ho pregato di far avere alla zia della mia amica una confezione di grissini, una rivista, una camicia da notte. Ha preso tutto e l'ha consegnato a destinazione. Qualcosa mi sfugge. Perché i grissini sono potuti entrare in reparto e io no? Se vi avessi starnutito sopra poco prima? Tutto molto approssimativo. Se veramente la situazione dovesse rivelarsi seria non ci sarebbero speranze di sfangarla.

Intanto ho deciso di restituire in ferramenta le inutili e costose mascherine, visto che per ora non posso andare in clinica e comunque ne ho recuperate un paio chirurgiche monouso. Qualcuno mi suggerisce di rivenderle a quindici. La tentazione di speculare sull'ignoranza c'è, visto che si tratta di un'ignoranza che trasuda egoismo, non quella bella e sana del so di non sapere, ma è tutta la vita che lotto contro chi lo fa, per cui le regalo.

*p.s.2023 La coesione dell’Europa meglio lasciarla perdere visto come si manifesta: una politica che in ogni decisione dimostra l’esatto opposto di quella che dovrebbe essere l’attenzione e la cura dei propri cittadini.

Cittadini che nei fatti vengono considerati alla stregua di sudditi. .


venerdì 27 settembre 2019

UNFLATTENING



Ecco un gran libro. Il fumetto (perdonate ma continuerò a chiamarli così) di Nick Sousanis è un opera di valore che andrebbe adottata nelle scuole superiori e anche nelle università. Il progetto di "Unflattening - Il pensiero visuale e la scoperta della mente grafica", edito da Lavieri, nasce con l'intento di ribellarsi alla supremazia delle parole nella trattazione di temi importanti ricordando che ogni atto cognitivo è il risultato di un processo di incorporazione dati molto complesso, in cui la componente visiva è fondamentale. La ricchezza di contenuti e le riflessioni su noi esseri umani, sul pensiero e sul linguaggio, ne fanno un testo su cui ognuno dovrebbe soffermarsi.



martedì 24 settembre 2019

UN NUOVO UMANESIMO di Giuseppe Yusuf Conte

VOGLIO RIPORTARE LE PAROLE DEL POETA E AMICO GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Yusuf Conte
Nel 2018 in un convegno internazionale a Madera sul tema "Per un umanesimo del XXI secolo" ho pronunciato la seguente relazione:
L’umanesimo , movimento che a partire da Petrarca alzò ondate di fortissime e nuove energie spirituali, filosofiche, artistiche, ha generato l’uomo moderno e l’età moderna con una spettacolosa ripresa del sapere dei Greci e dei Romani. Lo studioso americano Stephen Greenblatt attribuisce alla scoperta del manoscritto del De rerum natura di Lucrezio, ad opera dell’umanista Poggio Bracciolini, un valore di svolta per tutto il pensiero occidentale. E intanto la dignità dell’uomo è proclamata con una fermezza e chiarezza insuperabile, attingendo oltre che a fonti classiche anche a fonti arabe e ebraiche, dal genio di Pico della Mirandola, Platone torna in Marsilio Ficino, Afrodite e Artemide sono invitate in un giardino toscano da Lorenzo il Magnifico e da Poliziano, ispirano almeno tre secoli di arte e poesia italiana. Esiste una centralità dell’uomo nell’Illuminismo di Voltaire, che afferma la tolleranza e i diritti dell’uomo, cui il più influente esponente del Romanticismo, Victor Hugo, aggiunge i diritti dell’anima. Più vicino a noi si è presentato come un umanesimo l’esistenzialismo di Sartre, un esistenzialismo non più trionfante ma espressione della crisi dell’uomo novecentesco. Ma da un certo momento in poi l’umanesimo, come dottrina della centralità dell’uomo, ha cominciato a perdere presa sulla società, la cultura umanistica è caduta in disuso non solo nei media ma persino nelle scuole, gli Antichi sono stati dimenticati, come in genere ogni tradizione, e alla cancellazione del passato è corrisposta inevitabilmente quella del futuro, verso cui spingevano da secoli sogni a occhi aperti e utopie. Se un umanesimo nascerà ancora nel XXI secolo, sarà qualcosa di totalmente nuovo, sconvolgente, un umanesimo di lotta, che individui tutte le forze disumanizzanti in atto oggi nel mondo e le combatta in nome del primato dello spirito e della persona umana, concetto su cui cultura laica e cultura religiosa possono trovare un terreno comune. Il nuovo umanesimo stabilirà un nuovo ruolo della natura e dei rapporti con essa, che devono cambiare per forza, pena la fine del genere umano sul pianeta Terra. E stabilirà un nuovo ruolo del sacro, superando i fattori che oggi dividono le religioni storiche. Penso a un umanesimo che faccia convergere ragione e passione, che ridia centralità alla conoscenza, all’anima, alla volontà, al confronto con il fato : dunque spessore all’uomo che oggi nella società dei media e della finanza globale si trova compresso nella sola dimensione di spettatore e consumatore. Siamo immersi in una realtà culturale grigiastra, dove salta la distinzione tra bene e male, dove è irrisa la ricerca della verità, dove conta soltanto l’affermazione economica. Non era mai capitato nella storia dell’uomo sulla terra che l’economia e la finanza potessero affermare senza nessuna consistente opposizione il loro dominio assoluto, potessero impunemente porsi in cima alla scala dei valori, finendo per deprezzare o disprezzare tutti gli altri. L’uomo non è più l’artefice della storia e della società in cui vive, ma semplice pedina su una scacchiera dove pochissimi re dell’economia, potenti e nascosti, giocano la loro partita vittoriosa. Un umanesimo del XXI secolo andrà contro gli eccessi disumanizzanti della robotica, lo sfruttamento irragionevole della natura, il profitto a ogni costo, la riduzione dell’essere umano a ologramma. E ridarà lo spazio sovrano che meritano alla bellezza, all’utopia, alla poesia.

martedì 14 maggio 2019

VACANZA LOW COST

Recentemente ho deciso di concedermi una settimana di vacanza ma, essendo al limite dell'incapienza, ho optato per una soluzione a costi ridotti. Ho spento il telefono e mi sono immersa nella lettura di due libri.

Con sempre rinnovato piacere mi sono dedicata alla prosa scarna ma efficace di Simenon ne “Le persiane verdi” e con estrema attenzione al saggio di Otto Bauer (Editori Riuniti) ne “La questione nazionale”.

La seconda lettura, a prescindere dal contenuto su cui a lungo si potrebbe argomentare, mi ha fatto riflettere su quante volte ho espresso opinioni e manifestato aspettative politiche senza avere una cultura specifica in materia. A parte il “Manifesto del Partito Comunista” ai tempi del liceo e pochi altri saggi, ho letto per lo più letteratura sociale, scientifica, ed economica. Tutte trattazioni attinenti alla politica ma non specifiche. Leggere ora il saggio di Bauer, pubblicato all'età di ventisei anni, quindi pensato ed elaborato in quelli precedenti, giovanissimo, mi ha emozionato, anche in considerazione del fermento culturale di quegli anni che rendeva uomini dei ventenni quanto a cultura e capacità d'analisi. Nondimeno il trovare trattate, come altrove anche in questo testo, idee cui sono giunta attraverso osservazione, analisi, e intuizione, mi rassicura sul fatto di non dovermi porre troppi problemi riguardo all'esprimermi su questioni politiche. Non sarò in grado di affrontare tecnicismi, né di argomentare con dotti riferimenti ma quanto a visione d'insieme sulle questioni e sulle dinamiche che necessariamente devono concorrere all'elaborazione di una strategia politica lungimirante ed equa, direi che me la cavo, e non credo di sbagliare quando affermo che l'unico ostacolo a una buona politica è la ristrettezza di vedute della maggior parte degli interlocutori. Se operanti a livello politico, si tratta per lo più di persone convinte di aver raggiunto un traguardo personale anziché essere i rappresentanti di responsabilità collettive. Se comuni cittadini, troppo presi dalle contingenze quotidiane per buttare l'occhio verso l'orizzonte. In entrambi i casi prigionieri di particolarismi e sterile competitività.


Un consiglio finale: dopo aver avvisato parenti e amici stretti, onde evitare allarmismi, concedetevi qualche giorno a telefono spento. Superato lo spaesamento iniziale potreste essere sorpresi da un senso di benessere dimenticato.


venerdì 1 settembre 2017

"ELECTROCUTING AN ELEPHANT" un film di THomas Edison


Il filmato di Thomas Edison del 1903 dell'esecuzione di un elefante reo di aver assassinato due custodi.

https://www.youtube.com/watch?v=NoKi4coyFw0

Fino all'Ottocento, gli animali potevano essere processati e condannati se infrangevano leggi umane. Forse la deriva delle idee di alcuni studiosi che nel corso dei secoli hanno giustamente ritenuto gli (altri) animali dotati di coscienza, sensibilità, volontà, cultura...


mercoledì 12 luglio 2017

VIAGGIARE, SÌ, VIAGGIARE

Diciamo sempre che ci piace viaggiare perché vogliamo conoscere altri mondi e altre culture. Andare alla scoperta di chi è diverso da noi. Ora possiamo farlo a costo zero. Altri mondi e altre culture ci arrivano direttamente a casa. Perché improvvisamente questa fame di conoscenza svanisce?

2014

sabato 23 luglio 2016

PASSEGGIATA A VENTIMIGLIA

Passeggiavo sul lungomare di Ventimiglia oggi pomeriggio per raggiungere il luogo di un appuntamento. Pochi passi davanti a me due giovani uomini italiani, massimo trentenni, si lamentavano della situazione generale.

“A me mi girano i coglioni lavorare per mille euro. Come cazzo si fa a vivere con mille euro?”

“Io se non avessi i miei che mi hanno dato l’appartamento e si pagano pure tutte le spese…”

“E questi cazzo di neri che arrivano e ci fottono il lavoro… fanno bene dove mettono il filo spinato.”

“Non basta il filo spinato…”

“Meno male che ogni tanto annegano… (fa il gesto con il pollice in giù)”

“Bisognerebbe fare qualcosa così tutti capiscono che ce li dobbiamo levare di torno una volta per tutte!”

“Ma cosa? Che se t’incazzi con quelli non sei politicamente corretto.”

“Guarda tutta ‘sta gente alla spiaggia… Con i loro bei lettini, gli ombrelloni, le ferie. Non gliene fotte niente. Si lamentano ma poi non fanno nulla, non si fanno sentire.”

“Sono zombie. Non sanno neanche da che parte stanno girati.”

“Gente così, se vivono o muoiono non fa differenza…”

“Cosa vuoi dire?”

“Che bisognerebbe farli saltare in aria, spararli tutti. Lì, così, in mezzo ala spiaggia, alla sera quando vanno a prendersi il gelatino… seminare il terrore (risata)”

“E poi? Cosa risolvi?”

“Poi si dà la colpa ai neri, a questi cazzo di terroristi islamici di merda, così li rispediscono tutti a calci in culo da dove sono venuti”

“Sarebbe da fare veramente.”

“Non è così difficile, sai quanto ce n’è come noi che non vedono l’ora?”


Sarei dovuta intervenire. Avrei dovuto chiamare le forze dell’ordine. Fargli una foto a questi due. Qualcosa insomma. Invece ho continuato a camminare con un unico pensiero: ci siamo, il nemico è dentro di noi.

Ci vuole una grande forza interiore, una grande volontà di capire, di non accontentarsi di ciò che appare, la determinazione di andare a vedere come stanno realmente le cose ma ciò è un lusso, ormai divenuti appendici dei nostri devices, privi di una cultura degna di tal nome, privati del tempo e dell’opportunità di poter essere uomini.


6 luglio 2016

venerdì 9 ottobre 2015

PROFUGHI 2

Nigeria, Niger, Ciad, Yemen, Eritrea, Sudan, Etiopia, Burkina Faso, Messico, Afghanistan, Libia, Siria, Ucraina, Birmania, Bangladesh… in ordine sparso i primi Paesi che mi vengono in mente dove, per un motivo o per l’altro, se non si muore, si vive di merda.


Umanità a parte.

Cosa c’entrano i nostri Paesi, i nostri governi, le nostre democrazie, le nostre imprese con i flussi migratori? Questa è la domanda.

Rendetevi conto.

Sono saltati l’equilibrio ambientale, l’equilibrio socio politico mondiale.

I muri verranno scavalcati.

Grandi riforme istituzionali internazionali sono necessarie.


Non si può impedire a esseri viventi che, per qualsiasi motivo, temono per la propria vita di trasferirsi in cerca di salvezza.


Gli Stati di Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca, Ungheria, uniti nel no.

Non costa fatica dire no. Il sì comporta impegno, partecipazione, sacrificio, comprensione.

L’esercito ungherese schierato alle frontiere (04/09)

La Danimarca sospende collegamenti stradali e ferroviari con la Germania (09/09)

La versione online di uno dei giornali più letti in Russia, Komsomlskaya Pravda, ospita un blog in cui si asserisce che i migranti africani sono volutamente importati dall’omodittatura europea, perché, si sa, ai gay piacciono i neri!

La “giungla” di Calais.

Mattarella ha detto che l’Europa può assorbire senza traumi il flusso di profughi e che è necessario risolvere i problemi nei Paesi di provenienza visto che il fenomeno è solo destinato ad aumentare e considerarlo un fenomeno d’emergenza transitorio è da stolti.

A Ventimiglia hanno sradicato l’accampamento sulla scogliera.

Chilometri e chilometri di filo spinato e barriere.

Eccetera, eccetera, eccetera…


Certo, le migrazioni comportano contrasti culturali sgraditi, e talvolta minacce come il fondamentalismo islamico, ma è decisamente improbabile che coloro che fuggono guerra e  barbarie siano rappresentanti di tale fondamentalismo, della Jihad globale.

Sicuramente tanti, soprattutto giovani uomini, s’incattiviranno di fronte alla cruda realtà di essere stati presi in giro. Nessun dubbio, infatti, sull’esistenza di una strumentalizzazione politica ed economica da parte delle nazioni coinvolte, ma questa è una parte del discorso che non intendo affrontare in questa sede. Qui mi preme dire soltanto che se anche fossero tutti santi quelli che arrivano, non li si vorrebbe comunque. Eppure ci tocca. A tutti quanti sul pianeta. Certo, sarà difficile entrare nel nuovo millennio in così tanti con tutti i problemi che ci sono e che in gran parte non si vuole vengano risolti benché soluzioni esistano. Certo, non sarà facile ripensare la società globale per trasformarla in una società multietnica equa e rispettosa dei diritti di tutti ma questo è il compito, l’imperativo cui non ci si può sottrarre. Non farlo corrisponde a mettere la testa sotto la sabbia e la polvere sotto al tappeto. Da questo grande, prodigioso, evoluto Uomo ci si deve aspettare qualcosina in più, non credete?

Altrimenti alla domanda se questi altri, come li si chiama, siano meno umani di noi, dobbiamo metterci la faccia e rispondere di sì.


Settembre 2015


venerdì 12 giugno 2015

BARCONI 2

E va bene. Facciamoli fuori tutti. Questi umani disperati. Ma prima salviamo le apparenze. Affondiamo i barconi in porto, quando son vuoti. (e mentre ci siamo anche sulla costa turca, da cui arrivano migliaia di profughi afghani e siriani e insomma un po’ dappertutto dove serve). Con che criterio? A caso. Tanto son pescherecci di un’economia ittica in ginocchio. Anzi affondiamoli tutti indiscriminatamente. Perché altrimenti questi cosiddetti trafficanti senza scrupoli troveranno sempre qualche pescatore alla canna del gas pronto a cedere il proprio mezzo. E se non basterà dovremo avere il coraggio di farle colare a picco queste bagnarole quando son gravide di vite che come unico bagaglio portano problemi.

Di quest’umanità che galleggia alla deriva fottiamocene. L’ho già detto e scritto. Non c’è alternativa. Consideriamola un’eutanasia collettiva triste ma necessaria. Eviteremo loro di approdare a una realtà di disinganno e ulteriore umiliazione e preserveremo noi dalla frustrazione di trovarceli a casa nostra, di non poter far, volendolo, nulla per loro, e di accrescere le difficoltà conseguenti all’accoglienza.

Al bando il moralismo e l’ipocrita pudore. Ci sono scelte drastiche che vanno fatte anche se sgradevoli. E se le metteremo in pratica lontano da noi ovvieremo almeno al fastidio di vederne dettagli

Dobbiamo mettere in piedi una task force militare dedicata senza star a far troppa pubblicità sui media, senza tutti dibattiti e speculazioni che ci fanno solo perdere tempo. Agire. E cercare di chiudere la faccenda il più in fretta possibile. Poi a far accettare la cosa ai refrattari ci si penserà a cose fatte. La storia umana insegna: non è così difficile ottenere l’approvazione del popolo quando la si vuole ottenere. Di spiegazioni e giustificazioni atte a rendere lecita e accettabile qualsiasi azione, anche la più atroce, ne abbiamo a iosa. Esistono think thanks ultra sovvenzionati che non fanno altro che produrne. E’ come andare al supermercato. Si trova sempre il prodotto che serve. Per cui non c’è motivo di preoccuparsi di chi disapprova. Saranno sempre in minoranza.

Perché se non faremo così, se non saremo decisi e determinati nell'arrenderci alla disumanità dei più, bisognerà allora risolverla diversamente la faccenda, e alla cena conviviale tra amici, a coloro che dicono che questi animali mussulmani o quello che sono, puzzano, rubano, violentano, che a queste donne incinta e a questi bambini di pochi anni che sicuramente diventeranno terroristi bisogna farli fuori, perché altrimenti ci domineranno e distruggeranno le libertà che abbiamo conquistato, ecco a queste bestie prive di cultura, che non sanno di storia, popoli, economia, geografia, che non sanno niente di sé, che non sanno un cazzo di niente, che non sono in grado di concepire che dietro a uno dei numeri unitari che compongono quelli a tanti zeri che tanto ci spaventano perché arrivano a frotte, ci sono storie personali uguali a quelle della loro madre, di una sorella, di un figlio, di un amico, a queste bestie impegnate a parlare di figa e I phone, e cui vorrei mettere un’arma in mano e vederli  quanto son capaci di ammazzare una persona guardandola negli occhi, ecco non ci resterebbe che sparargli in bocca a costoro per far sì che smettano di dire cazzate con la presunzione di padreterni e vedere la loro faccia crollare a spiaccicarsi e lordarsi nel piatto colmo di trenette ben condite.

Maggio 2015


p.s. Non c’è nemmeno più bisogno di farle di nascosto le cose e farle digerire dopo. Tranquillamente sotto agli occhi. Si decide. Si fa. Punto.


P.S. 2025 Una breve considerazione anche sul conflitto mondo occidentale vs mondo islamico, considerato il Conflitto per eccellenza. Che la faccenda sia complessa non si discute ma non è male riflettere sui nuovi Conflitti. A parte il noto Tutti contro Putin, e i due conflitti attualmente agli onori della cronaca, Russia vs Ucraina, Israele vs Palestinesi, ci sarebbero:

Usa vs Cina per microprocessori/semiconduttori coreani (cfr Chips and Scienze Act di Biden dell’estate 2022 e sue implicazioni https://www.nsf.gov/chips )

Agenda 2025 https://static.heritage.org/project2025/2025_MandateForLeadership_FULL.pdf e Great Reset vs UE

……………………………………………

Questo post scriptum è più che altro un promemoria per me per scrivere un altro pezzo


Green Deal europeo

Stato dell'Unione 2025

Horizon Europe:

Europa Digitale

Programma per la sicurezza interna

Programma LIFE

domenica 26 aprile 2015

#CULTURA

"Ha cultura chi acquista coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri, ciò che da essi lo diversifica e ciò che ad essi lo unisce."
Angelo Tasca

martedì 10 marzo 2015

UN FUTURO BELLISSIMO 1

Cammineremo su marciapiedi di piastrelle piezoelettriche. Le city car del Mit (l’Istituto di tecnologia del Massachusetts), si ricaricheranno mentre sono parcheggiate e non ci costerà questo carburante che avremo prodotto noi stessi passeggiando.

Le nostre case disporranno tutte della tecnologia che già esiste e che non viene prodotta e utilizzata in larga scala per la volontà criminale dei nostri governanti. Una tecnologia a consumi zero. E avremo ancora più confort di ora senza che nessuno dalla parte opposta del pianeta paghi per questo.

Vivremo in città intelligenti. Perché noi saremo intelligenti. Non produrremo più rifiuti. E avremo imparato a mangiare e mangeremo tutti. Ci ammaleremo di meno e non useremo veleni e tante multinazionali dovranno scendere a miti consigli o sparire per sempre.

I popoli saranno mescolati, ognuno con la propria storia e la propria cultura, ma con una comune visione di autentico amore e rispetto per la vita. E collaboreranno per amministrare e condurre le sorti di un pianeta condiviso, in cui tutte le specie viventi e la terra stessa saranno rispettati e godranno di diritti.

Ciò che a noi oggi pare impossibile sarà la norma.

E i figli dei figli dei nostri figli increduli studieranno di un passato con inceneritori, scorie radioattive, desertificazione, acque avvelenate, aria irrespirabile, estinzioni e foreste abbattute.

Un passato nell’anno del Signore 2000 e rotti, di gente che muore di fame e milioni di tonnellate di cibo destinate ad altri usi.

Si vergogneranno di noi. Ma saranno grati a tutti coloro che avranno fatto qualcosa per trasformarci in una civiltà evoluta.



novembre 2012

Tutti i diritti riservati

giovedì 5 febbraio 2015

#CHARLIE HEBDO

Alcune considerazioni in ordine sparso


La mia incondizionata solidarietà alle vittime: quelle trucidate, quelle sopravvissute, quelle collaterali.


Tra Turchia e Russia se la giocano quanto a persecuzione del pensiero indipendente. In Arabia saudita quattro giorni fa hanno inaugurato la prima delle venti giornate di frustate (50 alla volta) del blogger anticlericale Raif Badawi, Netanyahu non è esattamente un paladino della tolleranza, insomma a piangere le vittime di Charlie Hebdo un bel parterre di ipocriti e criminali.


Quella in prima linea è rabbia che ha preso una strada sbagliata.


Lo Stato Islamico, che comunque opera principalmente in territorio mediorientale, Al Quaeda, che va a colpire fuori, i paesi occidentali. Movimenti islamisti che raccolgono proseliti tra chi non trova riconoscimento di sé e della propria cultura in Paesi altri dal proprio. Persone emarginate, arrabbiate, allo sbando. L’ignoranza, la povertà, la solitudine. Non confondiamo islamici e islamisti. Torna comodo a molti farlo ma è disonesto.

La storia dell’interpretazione dei testi sacri.


E le bambine che si fanno (o le fanno) esplodere e le centinaia di morti civili in Nigeria di cui han taciuto e tacciono pure a casa loro?

e la regione di Rovaja in Siria?

e l’interventismo statunitense dosato per mantenere gli stalli?


Sì, certo, la libertà di espressione, anche e soprattutto quella dell’altro che non condividiamo, ma scrivere una parola, pronunciarla, vergare un segno, tracciare una linea su un foglio, implica anche attraversarne una nella vita reale. Significa prendere una posizione tra quelle disponibili o crearne una nuova o anche non prenderne alcuna e fare l’equilibrista senza compromettersi. Ma ci si compromette sempre e comunque. Qualunque sia la scelta, nello scrivere, o nel proporre un’immagine, è implicita la responsabilità che ci si assume per tutto ciò che ne potrà derivare. Le parole possono essere meravigliosamente preziose ma possono anche essere inutili e superflue se sono fine a se stesse.


Renald Luzier (disegnatore di Hebdo) dice che non si ritengono responsabili della diffusione online del loro operato e che sono sempre stati solo una fanzine che nessuno ha mai degnato di attenzione. D’accordo ma sappiamo bene tutti in che era viviamo: ogni cosa anche la più irrilevante o stupida rimbalza e si propaga senza criterio, quindi…


Ho scorso un gran numero di copertine di Charlie Hebdo: non mi piacciono. Molte le ho trovate volgari. Superflue. Non che ciò giustifichi, altrimenti in base alla mediocrità di tanta carta stampata dovrebbero esserci stragi quotidiane, ma non ci si può esimere dal ritenersi corresponsabili delle reazioni che appunto si determinano.


Resta il fatto che dobbiamo fare i conti con la nostra inerzia, con l’omertà in cui siamo immersi e guardarci allo specchio ogni volta che una voce viene messa a tacere, dobbiamo ricordare che è nostra personale responsabilità, dobbiamo ricordare ogni istante che ci sono persone di cui ignoriamo il nome e la vita, che affrontano in solitudine la propria personale lotta per la libertà, che le parole possono innescare cambiamenti e che queste parole devono poter essere pronunciate o scritte, poter essere udite e trasmesse. Dobbiamo non perderci con diatribe come Charlie Hebdo ha ragione, Charlie Hebdo ha torto, ma raccogliere questo sangue e nutrircene per continuare a credere e sognare il sogno più difficile.


  


12 gennaio 2015

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venerdì 9 maggio 2014

LA DESTRA FRANCESE E LA CARNE DI MAIALE

Tra le tante proposte avanzate dagli undici sindaci francesi del Fronte nazionale di Marine Le Pen, c’è quella di uniformare le mense scolastiche a prescindere dalle esigenze religiose. In soldoni, carne di maiale per tutti, anche per musulmani ed ebrei.

Lasciando perdere considerazioni su come vengono nutriti e mantenuti in “salute” i maiali, la loro carne non bisognerebbe darla manco ai cristiani. Insieme a una marea di altri alimenti che vengono propinati regolarmente nelle mense.


7 maggio 2104


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venerdì 7 marzo 2014

SHOPPING E PSICHE

Più osservo e ascolto le pubblicità e presto attenzione a ciò che ci viene offerto in quanto consumatori, più mi convinco che la maggior parte dei prodotti sul mercato siano dei prodotti per combattere la paura. Una paura che poi viene parcellizzata, diversificata, trasformata. Dalle automobili ai cosmetici, tutto serve per far fronte a qualche minaccia, dal caro idrocarburi alla nostra pelle rinsecchita e sciupata. Da una parte ci propongono hamburger, dall'altra yogurt anti colesterolo. Come a dire che per ogni minaccia che incombe su di noi, c'è la soluzione, basta acquistarla. L'economia dei consumi oggi è essenzialmente dedita a produrre consumatori impauriti o, meglio, ad amplificare e consolidare timori più o meno giustificati, inducendo in noi non solo la speranza ma la convinzione vera e propria che qualsiasi temibile rischio sia al giusto prezzo eliminabile. L'idea che, così, come ci procuriamo il male, allo stesso modo possiamo farlo sparire. Per ogni danno procurato dalla nostra specie esiste antidoto o panacea. Quindi scrupolo, etica e lungimiranza possono essere tranquillamente soppiantati da un portafogli rigonfio. Sventurati i poveri che non possono né potranno difendersi. Fortunato il mercato che, a farci convivere quotidianamente con una morte prossima e così subdola da poter sbucare da ogni dove, tiene alto il fatturato.

Non preoccupiamoci di non rendere l'aria mefitica: abbiamo mille soluzioni per deodorarla piacevolmente!

Marzo 2014


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lunedì 29 luglio 2013

DI PASSAGGIO


UNO

Che bei materiali trasparenti! Bisogna proprio cedere il passo. Oh la razionalità tecnologica…

Che belle cosce ha questa commessa! Al di là del bancone come se il bancone non ci fosse!

Tutto è vetrina! L’amplesso s’immagina facile.

Una bella coscienza felice aleggia nell’aria. Oh come tutti sono entusiasti! Coinvolti. Coinvolti da tutto come solo gli indifferenti. Beati gli indifferenti che sono i primi a gioire! Sempre saranno i primi e guardinghi scruteranno gli scettici! Alla malora gli scettici!

Tutto funziona a meraviglia. L’illuminazione sfaccetta la città di inattese policromie e tutto si fa scintillante. Su in alto, agli ultimi piani, si gode la vista su questa estensione interna di case, di strade e negozi e movimento spumeggiante.

Che nessuno ne sia privo! I palazzi hanno le finestre tutte rivolte verso il cuore dell’urbe. Lisce e cieche pareti fronteggiano all’esterno. Immensi condizionatori arroventano l’aria dalla cinta periferica verso lo spazio aperto. Il mondo altrove è altrove e non tocca la libera coscienza dell’oasi. Non si negozia sulla temperatura neanche d’un grado. Aria fresca, aria fresca, aria fresca!

Da lontano chi giunge incontra solo il riverbero uniforme e metallico dei dorsi muti delle abitazioni, che di qua si fanno traslucide e solo iridescenze separano la vita domestica da quella pubblica.

Ma chi giunge? Ben pochi. Sono sufficienti a ogni città un’unica linea ferroviaria e un’unica arteria stradale agibili. Le metropoli offrono funzionalità e benessere standard: a ognuno è bastante la propria. Per lavoro ancora qualcuno si sposta, ma nel caso lo fa per aria.

Giacciono in reticolo abbandonate centinaia di migliaia di chilometri d’asfalto. Oh, la stoltezza dell’uomo!

Viaggiare collegare raggiungere possedere. È di gran lunga bastevole starsene fermi e colonizzare lo spazio che tocca in sorte. Ognuno con meticolosità e determinazione, suggere ciò che serve o aggrada e dal centro diramare in impercettibile e inesorabile forza centrifuga.

Conglomerati. Psoriasi squamosa che secca la terra che resta negli interstizi non inglobati. È terra che avanza! Tanta ce n’è lungo le coste.


DUE

Quel tipo ha infilato la spina del carica batterie nella presa a fianco dello specchio, si è sciacquato le mani e rinfrescato e ha fatto un po’ di boxe con l’immagine riflessa. Si è messo di schiena e sta torcendo il collo, si sta controllando il tatuaggio e la canotta ,che non sia troppo sporca, e ora si fa un panino seduto sulla tazza del cesso. Certo è un tipo che sa come si vive sui treni. Nello sferraglio tra due vagoni ha fatto casa: ha appeso un sacchetto di bottiglie di plastica quasi tutte vuote e si è seduto su una delle piastre di ferro allungando le gambe. Però ha avuto l’accortezza di far passare il filo sotto la porta del bagno e ha portato il telefonino a portata di mano.

Rimane un bel tratto dall’ultima fermata alla meta che ho in mente, un qualche mezzo di fortuna certo lo troverò, saranno un centinaio di chilometri, basta giungere a destinazione, per il ritorno un mezzo altrettanto di fortuna, a meno che non decida di restare, in attesa del rientro.

Meraviglia! Superate le squallide baracche di chi ha scelto di restare in prossimità del mare, spazio e solitudine finalmente, quello che serve per rilassarsi!

La vegetazione cresce anarchica tra le carcasse di automobili abbandonate lungo il lido. Ci sono modelli che hanno quasi cent’anni, alcune appartenute certo a villeggianti. Esseri estinti che una volta all’anno venivano a rinfrancarsi dalle fatiche del lavoro con bagni di sole e di mare.

Cumuli di macerie e rifiuti, in alcuni tratti delle vere e proprie colline che si susseguono a perdita d’occhio. Alla base i reperti più vecchi, di quando l’abbandono era timido e non organizzato, ma d’altronde un rimasuglio di pudore restava nel fare discarica là dove famiglie ostinate ancora si riunivano con ombrelli e asciugamani a fare spiaggia senza mare, ché il mare di giallo cromo e olii e assenza d’ossigeno e vita, d’onda e di risacca inerte lambiva la battigia. Ancora ciechi e sordi trovavano spazio tra detriti e spazzatura e giocavano a carte e mangiavano panini e leggevano riviste e bagnavano i piedi e i bimbi riempivano i secchielli e facevano castelli, quando già avevano chiuso anche gli ultimi stabilimenti più moderni, quelli delle docce disinfettanti. Agli ardimentosi che si tuffavano e a vigorose bracciate attraversavano i liquami, s’imponeva immediata una doccia.

Al divieto di queste, che più non davano sicurezza, seguirono impianti che vaporizzavano acqua a offrire al posto del mare quel minimo di refrigerio vitale. Poi anche quelli chiusero i battenti.

Ora, tra pochi che rovistano in cerca di qualcosa che possa tornare a rinnovata utilità, in attesa di allontanarmi da questa palla dall’odore uniforme, posso godere in pace di questo silenzio di morte.




Racconto tratto dalla raccolta "Incontri" Philobiblon edizioni
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martedì 25 giugno 2013

PAROLE CHIAVE 2

Ho pensato di leggermi di seguito le parole chiave che ho utilizzato sinora in 96 post. 
Ho trovato l’elenco interessante e ho pensato di proporvelo. 
1º maggio, aborto, abuso, accordi sovranazionali, acqua, Adam Brandejas, Africa, aggiotaggio, agribusinnes, agricoltura, Alba Dorata, allevamenti intensivi, amore, Andreotti, anidride solforosa, anima, Animatronics, ansia, armi, articoli, articolo 414 bis, Arundhati Roy, Asia Water Development Outlook 2013, Assange, assenza, attacchi di panico, balene, Banca Mondiale, banche, Bangladesh, Belen Rodriguez, Berlusconi, biocarburanti, biocolonialismo, biologico, blog, bolla immobiliare, Borges, Boston, botulino, Bradley Manning, Brasile 2016, BRI, Brigate Rosse, British Petroleum, Brzezinski, Bush, CAFTA, calcio, Canada, cancro, Cancun, carestie, carne, carrello facile, catastrofi, chemtrails, Chiesa, chirurgia estetica, cibo, Cina, civiltà, cloud, Coccolino, colon, combustibili fossili, commercio, commercio delle emissioni, Commissione Trilaterale, Comune di Imperia, comunicazione, condizione umana, conflitti, CoNOsci, consumi zero, consumismo, consumo, consumo del territorio, Corea del nord, corruzione, corte di Strasburgo, crescita, crescita demografica, cultura, dark pool, data center, Deepwater Horizont, deforestazione, delocalizzazione, democrazia, denaro, derivati, desaparecidos, dignità, diritti, diritti animali, diritti umani, diritti dei bambini, Diritto Internazionale, disastri ambientali, discriminazione, donne, dubbio, eccidi, ecodosi, ecologia, economia, economia internazionale, ecosistema, Edge Foundation, edilizia, elettricità, elettronica, elezioni, emergenza sanitaria, Emirati Arabi, empatia, energia, entropia, epidemia, erbicidi, ERT, esplosione, etica, Europa, Expo Milano, Facebook, fame, famiglia Winshaw, fare soldi, fascismo, Fed, felicità, filo rosso, finanza, fisica, flessibilità, FMI, fonti rinnovabili, foreste, forum, forza lavoro, fosforo bianco, futures, GATS, genocidio, Genova, Genpets, geoingegneria, gesuiti, Giacomo Leopardi, Giappone, giorno della memoria, giustizia, Glencore, global governance, globalizzazione, Goma, Google Adwords, Gossip, governo, grande distribuzione, grandi dighe, Greenpeace, Grillo, guerra, Human Rights Watch, Ilaria Alpi, immigrati, Imperia, impronta ecologica, IMU, incentivi fiscali, India, indulgenza, informazione, informazioni, ingiustizia, inquinamento, integrazione, intelligenza, intelligenza artificiale, internet, interrogazioni parlamentari, Isew, Islanda, Istanbul, Italia, IWC, kamikaze, Kinder, Kissinger, laboratorio scolastico, lago Ciad, lago d'Aral, land grabbing, lavoro, lega, leggi, Lenor, leva obbligatoria, leviatano, liberalizzazione, libero mercato, libri, libro, Liguria, Liikanen, linguaggio, Lotto, Lottomatica, low cost, Luis Sepulveda, luna, M5S, mafiosi, mais, Mani Pulite, manifestazione, mare, masturbazione, materiale intellettuale, materie prime, Mc Namara, mediterraneo, memoria, memoria storica, metodo scientifico, Midway Island, mine, miniera, MIT, monaci Tibet, mondo, monopoli, Monte dei Paschi, morbistenza, morti sul lavoro, multinazionali, mutilazione, mutui, NAFTA, naufraghi, nazismo, Neocon, New York Times, news, occupazione, Occupy Wall Street, ogm, olocausto, OMC. 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domenica 7 aprile 2013

MOLESKINE 1


Come spiegare lo stato delle cose?

La perseveranza umana nel dar fondo a ciò che viene follemente proclamato inesauribile, in barba all'entropia e al buon senso?


Semplicemente l'uomo preferisce mettersi nei guai che in discussione.


La perdita di una delle più grandi conquiste dell'uomo:

il nesso di causalità.


Aprile 2013


(Ho deciso di trascrivere ogni tanto da una vecchia moleskine frasi estratte aprendola a caso; non riesco a star dietro a ciò che accade ogni giorno riuscendo a scriverne in modo esauriente, anche perché spesso resto letteralmente senza parole adeguate)


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