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lunedì 7 marzo 2016

8 MARZO

Vorrei invitarvi a celebrare l'8 marzo dedicando un poco del vostro tempo a conoscere, se ancora non la conoscete, la storia di Berta Cáceres. In rappresentanza di tutte le altre donne che in questo momento nel mondo stanno facendo qualcosa di buono.
Grazie

http://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/19521-berta-caceres-assassinata

lunedì 2 marzo 2015

#CONFLITTI BELLICI

Mi piaceva giocare a Risiko da ragazza, con mio padre. Alla lunga, però, le carte degli obiettivi le sapevamo a memoria, per cui lui s’ingegnò a scriverne degli altri su dei foglietti che incollò con cura coprendo quelli che ormai erano reciprocamente facilmente individuabili. Non ricordo come, aveva anche studiato un sistema per limitare l’incidenza della casualità dovuta all’uso dei dadi. Si era davvero sbizzarrito nello scrivere quei nuovi obiettivi. Conquistare catene di stati che partivano da un golfo per raggiungerne un altro attraverso tutti i continenti. Conquistare tutti gli stati che fossero uniti da un confine via mare, uno stretto, un canale. Conquistare tutti quelli con fiumi importanti, tutti quelli maggiori produttori di una certa risorsa (precisi e dettagliati elenchi stavano in mezzo al libretto con le regole del Risiko). Non era così facile a quel punto impostare la propria strategia bellica perché il fatto che il nemico occupasse certi territori non significava più che fossero quelli cui era principalmente interessato. Ma non era tanto questo a essere importante o rivelatore, quanto la sopravvenuta coscienza della complessità, delle diverse prospettive, e della necessità di saper veramente vedere.

Stasera leggo gli articoli conservati da giornali che come sempre non ho avuto il tempo di leggere. Ho preso l’atlante (ahimè del ’95) e l’ho sfogliato alla ricerca dei luoghi i cui nomi incontro durante la lettura. È così evidente cosa sta accadendo nel mondo e perché. E lo è altrettanto la forza del cambiamento in cui siamo immersi. È in atto una di quelle trasformazioni epocali nella storia dell’uomo la cui portata conosceranno i nostri figli e nipoti*.

Il punto non è capire che tutti i fatti che avvengono attorno a noi, e sempre più vicino, parlano di un’evidente questione di potere, dominio, risorse, supremazia culturale da una parte, e di disperazione, bisogno, e rabbia dall’altra, ma capire che questa corsa diffusa e spasmodica all’accaparramento e alla conquista, e in contemporanea il determinato e metodico innalzamento di muri, che siano di cemento, filo spinato o parole poco conta, ci sta dicendo che esiste un motivo ben preciso oltre a quelli ovvi di avidità e di potere per il potere. Un comun denominatore. Il filo rosso che dovremmo individuare se vogliamo comprendere gli avvenimenti.

Nel caso specifico, si tratta della comprovata trasformazione in atto del pianeta, della vita sul pianeta. A causa nostra in abbondante misura ma non solo. E chi può cerca di pararsi il posteriore per il maggior tempo possibile con qualunque mezzo a disposizione.


Febbraio 2015

(tutti i diritti riservati)


* 2023 - Una vista ce la stiamo già prendendo anche noi; procede tutto piuttosto rapidamente.

venerdì 6 febbraio 2015

MOLESKINE 9

Credo che, in misura sempre crescente, una delle maggiori opportunità quotidiane di vivere e sostenere o, al contrario, di tradire i valori di cui andiamo fieri, risieda proprio nel cibo che decidiamo di mettere nel piatto.


2015

giovedì 5 febbraio 2015

#CHARLIE HEBDO

Alcune considerazioni in ordine sparso


La mia incondizionata solidarietà alle vittime: quelle trucidate, quelle sopravvissute, quelle collaterali.


Tra Turchia e Russia se la giocano quanto a persecuzione del pensiero indipendente. In Arabia saudita quattro giorni fa hanno inaugurato la prima delle venti giornate di frustate (50 alla volta) del blogger anticlericale Raif Badawi, Netanyahu non è esattamente un paladino della tolleranza, insomma a piangere le vittime di Charlie Hebdo un bel parterre di ipocriti e criminali.


Quella in prima linea è rabbia che ha preso una strada sbagliata.


Lo Stato Islamico, che comunque opera principalmente in territorio mediorientale, Al Quaeda, che va a colpire fuori, i paesi occidentali. Movimenti islamisti che raccolgono proseliti tra chi non trova riconoscimento di sé e della propria cultura in Paesi altri dal proprio. Persone emarginate, arrabbiate, allo sbando. L’ignoranza, la povertà, la solitudine. Non confondiamo islamici e islamisti. Torna comodo a molti farlo ma è disonesto.

La storia dell’interpretazione dei testi sacri.


E le bambine che si fanno (o le fanno) esplodere e le centinaia di morti civili in Nigeria di cui han taciuto e tacciono pure a casa loro?

e la regione di Rovaja in Siria?

e l’interventismo statunitense dosato per mantenere gli stalli?


Sì, certo, la libertà di espressione, anche e soprattutto quella dell’altro che non condividiamo, ma scrivere una parola, pronunciarla, vergare un segno, tracciare una linea su un foglio, implica anche attraversarne una nella vita reale. Significa prendere una posizione tra quelle disponibili o crearne una nuova o anche non prenderne alcuna e fare l’equilibrista senza compromettersi. Ma ci si compromette sempre e comunque. Qualunque sia la scelta, nello scrivere, o nel proporre un’immagine, è implicita la responsabilità che ci si assume per tutto ciò che ne potrà derivare. Le parole possono essere meravigliosamente preziose ma possono anche essere inutili e superflue se sono fine a se stesse.


Renald Luzier (disegnatore di Hebdo) dice che non si ritengono responsabili della diffusione online del loro operato e che sono sempre stati solo una fanzine che nessuno ha mai degnato di attenzione. D’accordo ma sappiamo bene tutti in che era viviamo: ogni cosa anche la più irrilevante o stupida rimbalza e si propaga senza criterio, quindi…


Ho scorso un gran numero di copertine di Charlie Hebdo: non mi piacciono. Molte le ho trovate volgari. Superflue. Non che ciò giustifichi, altrimenti in base alla mediocrità di tanta carta stampata dovrebbero esserci stragi quotidiane, ma non ci si può esimere dal ritenersi corresponsabili delle reazioni che appunto si determinano.


Resta il fatto che dobbiamo fare i conti con la nostra inerzia, con l’omertà in cui siamo immersi e guardarci allo specchio ogni volta che una voce viene messa a tacere, dobbiamo ricordare che è nostra personale responsabilità, dobbiamo ricordare ogni istante che ci sono persone di cui ignoriamo il nome e la vita, che affrontano in solitudine la propria personale lotta per la libertà, che le parole possono innescare cambiamenti e che queste parole devono poter essere pronunciate o scritte, poter essere udite e trasmesse. Dobbiamo non perderci con diatribe come Charlie Hebdo ha ragione, Charlie Hebdo ha torto, ma raccogliere questo sangue e nutrircene per continuare a credere e sognare il sogno più difficile.


  


12 gennaio 2015

(tutti i diritti riservati)

sabato 4 gennaio 2014

CHI SIAMO?

Apparteniamo a una società, anzi, siamo una civiltà che ritiene più conveniente spendere per rimediare ai danni che produce, anziché (certo costerebbe maggior fatica!) concepire un nuovo modo di vivere e gestire il proprio habitat.

Mi consola sapere che la vita, anche se non la nostra vita, può prosperare in qualsiasi ambiente.

Ma il cambiamento è un'opzione sempre praticabile. Ancora praticabile.

Luglio 2009


Tutti i diritti riservati

LIBERTA'

Per quanto possa apparire un paradosso, il concetto di libertà svincolato da quello di responsabilità non esiste. Il termine corretto per definire il tale condizione è impunità.

Tutti i diritti riservati

mercoledì 20 novembre 2013

SPERANZA E SOCIETÀ

La nostra società, con tutte le contraddizioni e le derive inquietanti che la caratterizzano, prende forza da un fatto molto semplice e cioè che in teoria chiunque può arricchire e raggiungere una condizione migliore. Questo è il messaggio che passa quotidianamente. Una possibilità quindi, solo una possibilità e solo per alcuni, solo per una minima parte di individui certo, ma il sistema funziona. E molto bene.

Questo modello di società non sarà mai seriamente messo in discussione, né verrà compromesso o ripensato, per il semplice motivo che tutti sperano di rientrare nel novero dei privilegiati. 

Gennaio 2014


domenica 8 settembre 2013

Se non ci basta avere ciò di cui abbiamo bisogno, nulla ci basterà mai.

Rinunciare al dominio.

Solo questo.

lunedì 29 luglio 2013

DI PASSAGGIO


UNO

Che bei materiali trasparenti! Bisogna proprio cedere il passo. Oh la razionalità tecnologica…

Che belle cosce ha questa commessa! Al di là del bancone come se il bancone non ci fosse!

Tutto è vetrina! L’amplesso s’immagina facile.

Una bella coscienza felice aleggia nell’aria. Oh come tutti sono entusiasti! Coinvolti. Coinvolti da tutto come solo gli indifferenti. Beati gli indifferenti che sono i primi a gioire! Sempre saranno i primi e guardinghi scruteranno gli scettici! Alla malora gli scettici!

Tutto funziona a meraviglia. L’illuminazione sfaccetta la città di inattese policromie e tutto si fa scintillante. Su in alto, agli ultimi piani, si gode la vista su questa estensione interna di case, di strade e negozi e movimento spumeggiante.

Che nessuno ne sia privo! I palazzi hanno le finestre tutte rivolte verso il cuore dell’urbe. Lisce e cieche pareti fronteggiano all’esterno. Immensi condizionatori arroventano l’aria dalla cinta periferica verso lo spazio aperto. Il mondo altrove è altrove e non tocca la libera coscienza dell’oasi. Non si negozia sulla temperatura neanche d’un grado. Aria fresca, aria fresca, aria fresca!

Da lontano chi giunge incontra solo il riverbero uniforme e metallico dei dorsi muti delle abitazioni, che di qua si fanno traslucide e solo iridescenze separano la vita domestica da quella pubblica.

Ma chi giunge? Ben pochi. Sono sufficienti a ogni città un’unica linea ferroviaria e un’unica arteria stradale agibili. Le metropoli offrono funzionalità e benessere standard: a ognuno è bastante la propria. Per lavoro ancora qualcuno si sposta, ma nel caso lo fa per aria.

Giacciono in reticolo abbandonate centinaia di migliaia di chilometri d’asfalto. Oh, la stoltezza dell’uomo!

Viaggiare collegare raggiungere possedere. È di gran lunga bastevole starsene fermi e colonizzare lo spazio che tocca in sorte. Ognuno con meticolosità e determinazione, suggere ciò che serve o aggrada e dal centro diramare in impercettibile e inesorabile forza centrifuga.

Conglomerati. Psoriasi squamosa che secca la terra che resta negli interstizi non inglobati. È terra che avanza! Tanta ce n’è lungo le coste.


DUE

Quel tipo ha infilato la spina del carica batterie nella presa a fianco dello specchio, si è sciacquato le mani e rinfrescato e ha fatto un po’ di boxe con l’immagine riflessa. Si è messo di schiena e sta torcendo il collo, si sta controllando il tatuaggio e la canotta ,che non sia troppo sporca, e ora si fa un panino seduto sulla tazza del cesso. Certo è un tipo che sa come si vive sui treni. Nello sferraglio tra due vagoni ha fatto casa: ha appeso un sacchetto di bottiglie di plastica quasi tutte vuote e si è seduto su una delle piastre di ferro allungando le gambe. Però ha avuto l’accortezza di far passare il filo sotto la porta del bagno e ha portato il telefonino a portata di mano.

Rimane un bel tratto dall’ultima fermata alla meta che ho in mente, un qualche mezzo di fortuna certo lo troverò, saranno un centinaio di chilometri, basta giungere a destinazione, per il ritorno un mezzo altrettanto di fortuna, a meno che non decida di restare, in attesa del rientro.

Meraviglia! Superate le squallide baracche di chi ha scelto di restare in prossimità del mare, spazio e solitudine finalmente, quello che serve per rilassarsi!

La vegetazione cresce anarchica tra le carcasse di automobili abbandonate lungo il lido. Ci sono modelli che hanno quasi cent’anni, alcune appartenute certo a villeggianti. Esseri estinti che una volta all’anno venivano a rinfrancarsi dalle fatiche del lavoro con bagni di sole e di mare.

Cumuli di macerie e rifiuti, in alcuni tratti delle vere e proprie colline che si susseguono a perdita d’occhio. Alla base i reperti più vecchi, di quando l’abbandono era timido e non organizzato, ma d’altronde un rimasuglio di pudore restava nel fare discarica là dove famiglie ostinate ancora si riunivano con ombrelli e asciugamani a fare spiaggia senza mare, ché il mare di giallo cromo e olii e assenza d’ossigeno e vita, d’onda e di risacca inerte lambiva la battigia. Ancora ciechi e sordi trovavano spazio tra detriti e spazzatura e giocavano a carte e mangiavano panini e leggevano riviste e bagnavano i piedi e i bimbi riempivano i secchielli e facevano castelli, quando già avevano chiuso anche gli ultimi stabilimenti più moderni, quelli delle docce disinfettanti. Agli ardimentosi che si tuffavano e a vigorose bracciate attraversavano i liquami, s’imponeva immediata una doccia.

Al divieto di queste, che più non davano sicurezza, seguirono impianti che vaporizzavano acqua a offrire al posto del mare quel minimo di refrigerio vitale. Poi anche quelli chiusero i battenti.

Ora, tra pochi che rovistano in cerca di qualcosa che possa tornare a rinnovata utilità, in attesa di allontanarmi da questa palla dall’odore uniforme, posso godere in pace di questo silenzio di morte.




Racconto tratto dalla raccolta "Incontri" Philobiblon edizioni
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martedì 25 giugno 2013

AMO LA PUBBLICITA'

Amo la pubblicità. Perché mi spiega la vita

Wind offre 400 minuti + 400 sms + 1 giga di traffico internet alla settimana. Spot successivo, arriva Vodafone che, per una cifra analoga, rilancia: 500 minuti + 500 sms + 2 giga. Io ho Tim: 200 minuti + 200 sms + 1 giga, che non uso perché ho fatto disattivare le funzioni online. Poi c’è la storia che sei già con una compagnia ma se vuoi usufruire di alcune promozioni ti suggeriscono di uscire e rientrare, cioè stipulare un contratto con la concorrenza, starci il minimo indispensabile e poi tornare all’ovile.

Per assurdo, non è più la fedeltà a essere premiata.

Insomma, è così che sprechiamo le nostre già compromesse energie? Dietro a ’ste cose?

Siti che propongono approfondimenti e inchieste, hanno banner pubblicitari che recitano, ad esempio, “Guadagna da oro e petrolio. Account di prova gratuito 10.000 €” Sarà.

Accendo una tivù: un motivetto istiga “Oro in euro, cambi subito, cambi in meglio!” Ma com’è che si chiama quando ti prendono per il naso? Pubblicità mendace. E quell’altra parola com’è? Ah, sì: aggiotaggio.

Su un altro canale due spot consecutivi mi confondono le idee: Lenor al gelsomino scarlatto o Coccolino Sensation alla campanula selvatica e bergamotto?



Luglio 2013

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sabato 8 giugno 2013

MANIFESTAZIONE A ISTANBUL


È un’immagine contraffatta. Fasulla. Una bufala. Un tale accanimento contro un manifestante? In passato nel mondo, e qui da noi anche, ben lo sappiamo, è accaduto di tutto, ma quelle sono dieci mannaiate… Un fotomontaggio, cos’altro può essere?

Ho incontrato pratiche e violenze indicibili nel corso di alcune mie ricerche e la mia anima ha accolto fiumi di sangue, arti amputati, scempi e atrocità.

Ho accolto dolore lontano e me ne sono fatta carico nel silenzio della mia stanza senza potervi porre rimedio.

Mi sono imposta la compassione per questa specie animale del cazzo, per poter ancora e sempre amarla e sostenerla e riuscire a distinguere, senza cedere al rifiuto, al cinismo, alla collera.

Ma l’altra sera, quest’ennesima immagine improvvisamente davanti agli occhi seduta davanti al computer, mi sono vomitata sulle ginocchia. La mia pancia si è strozzata su se stessa, come un aborto improvviso e violento.

Espellere. Non appartenere. Disconoscere.



1 giugno 2013

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martedì 9 aprile 2013

MOLESKINE 3 - Riflessioni sul Terzo Millennio

Nessuna conquista scientifica, o tecnico-scientifica, che possa realmente trasformare la società procurando un più equamente distribuito benessere senza danni per il pianeta e per la nostra e le altre specie, potrà mai determinare tale trasformazione se non sarà accompagnata da una rivoluzione culturale, sociale e politica.*

Una rivoluzione che ognuno deve operare innanzitutto all'interno di sé.

E' necessario che ognuno di noi si riconosca in questo obbiettivo comune.

Che la società umana intera ci si riconosca.

E dobbiamo pretendere e rivendicare con determinazione la messa in atto, da parte di chi ci rappresenta e governa, di tutte le azioni e le misure atte al suo conseguimento.

2014


* Ovviamente quanto ci stanno propinando (tra new green deal, tecnologia pervasiva, TIN europeo, denaro virtuale, videosorveglianza, telemedicina, smarthome, smartcity, insomma tutte le soluzioni ‘intelligenti’ per un futuro prodigo e meraviglioso) non ha niente a che fare con quello cui intendevo qui sopra. Soprattutto alla luce di come vengono intese, propinate, e utilizzate tali innovazioni. Certamente in quasi ognuna di queste cose, ad andare a cercare, qualcosa di buono lo si trova, ma il progresso quello vero è un’altra cosa. (2024)



(Gennaio 2026) Giusto oggi ho sentito di una nuova generazione di pillole dotate di antenna biocompatibile e chip da smaltirsi con le feci che avvisano su smartphone quando l’involucro si scioglie e il principio attivo inizia ad agire. Come abbiamo potuto star senza finora? E di un’altra pillola che con lo stesso meccanismo identifica le ulcere nel tratto di intestino non raggiungibile per via endoscopica, e ivi rilascia dei cerotti che si srotolano e attaccano dove serve (cosa buona), inviando costantemente la propria posizione (cosa vagamente inquietante). Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che testino sul mercato. Tranquilli.

Un poco alla volta, insomma, ‘rilasciano’ nel mondo dei comuni mortali queste tecnologie che nella realtà della ricerca e della sperimentazione sono un nulla rispetto a quanto si potrebbe già fare realmente. E che, in alcuni casi e su alcuni soggetti già si pratica. Non c’è da scandalizzarsi, è un processo irreversibile. L’ibridazione uomo macchina è letteralmente dietro l’angolo. E, presumibilmente, le pillole ce le consegnerà un minidrone informato della necessità di somministrazione da un qualche nostro device sottopelle. Altro che medici di base irreperibili e liste d’attesa bibliche. L’unica cosa che non mi sta bene è che ogni aspetto della nostra vita sarà basato sul delegare. Non solo il nostro rapporto con il mondo e il prossimo sarà mediato da interfacce di sorta, ma non avremo più nemmeno un legame diretto con noi stessi, con il nostro corpo, né sapremo più come funziona. Ci affideremo acriticamente a ogni tipo di intervento su di esso (sento già qualcuno che sussurra, questa è una novax, tecnofobica, luddista… No, non lo sono ma mi piace usare il cervello e detesto delegare senza cognizione di causa).

Diventeremo dunque surrogati di noi stessi. Un po’ triste. Dormiremo molto, credo. Dopo una fase da novelli hikikomori. Non avremo padronanza di pensiero, avendo perso quella della lingua. Non avremo libertà, avendo perso il pensiero. Forse un po’ più che triste.

Chi riuscirà a sottrarsi a tale deriva si consolerà discorrendo di massimi sistemi con robot coscienti.

p.s. Qua e là, nel blog ho scritto di questi argomenti. 


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domenica 7 aprile 2013

MOLESKINE 1


Come spiegare lo stato delle cose?

La perseveranza umana nel dar fondo a ciò che viene follemente proclamato inesauribile, in barba all'entropia e al buon senso?


Semplicemente l'uomo preferisce mettersi nei guai che in discussione.


La perdita di una delle più grandi conquiste dell'uomo:

il nesso di causalità.


Aprile 2013


(Ho deciso di trascrivere ogni tanto da una vecchia moleskine frasi estratte aprendola a caso; non riesco a star dietro a ciò che accade ogni giorno riuscendo a scriverne in modo esauriente, anche perché spesso resto letteralmente senza parole adeguate)


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lunedì 25 marzo 2013

PICCOLI E GRANDI

Ci vogliono una lungimiranza e una capacità di astrazione fuori dal comune per sentirsi responsabili in anticipo di un evento futuro. E agire, assumersi un impegno, fare dei sacrifici perché dei benefici che ci saranno godano le generazioni a venire, implica il raggiungimento di un’etica massima, un’etica senza reciprocità. Quando ci ringrazieranno non ci saremo più da un pezzo. Abbiamo questa forza morale? Possediamo questa grandezza?

Di sapere, e accettare, che la storia naturale ha fatto a meno di noi per circa 4 miliardi di anni, e che l’unico senso dell’esistenza è l’autoconservazione e la perpetuazione della vita e che questa bizzarra razza di bipedi non è esattamente al centro del cosmo?

E di pensare, comunque e con amore, alle possibili catastrofi come se fossero già accadute e comportarci facendo in modo che non si verifichino, accettando di buon grado che quando non accadranno, non sarà perché avevamo sbagliato previsione ma perché ci siamo finalmente mossi nel modo giusto?

Smettendo, una buona volta, di distinguerci dalle altre specie, per il male gratuito, stupido, e sistematico che permea il nostro agire?

Raggiungere un’etica basata sull’umiltà di sentirsi parte di un sistema al quale non siamo necessari ma al cui interno possiamo dar prova di una forma altissima di intelligenza. Un’intelligenza fatta di gratitudine, per aver potuto coscientemente far parte di questo flusso vitale, e di responsabilità e rispetto nei confronti della nostra specie e di quelle che condividono con noi questo breve lasso di tempo nel corso dell’evoluzione. Accettare che accanto al tempo storico, ne esistono uno geologico e uno cosmologico, e che, se da un lato ci ridimensionano, dall’altro ci offrono una prospettiva suprema finalmente non antropocentrica.

C’è chi dice che il mondo ha passato di peggio, che molte civiltà sono cadute e altre sono nate, ma se andiamo a vedere perché, troviamo cause che ci sono famigliari: consumo delle risorse, distruzione di habitat, crescita demografica inidonea, carestie, conflitti, e via dicendo. Solo che ora la diffusione, l’intensità dei fenomeni e la velocità con cui si susseguono sono cresciuti in modo esponenziale, quindi essere scettici o addirittura negare il disastro imminente è da ottusi.

La questione è molto semplice: il nostro impatto si scontra e si scontrerà sempre più con il limite di tollerabilità degli ecosistemi, per cui, inevitabilmente, il sistema terra avrà reazioni e riorganizzazioni funzionali a se stesso, ma non è detto che saranno soluzioni adatte alla nostra sopravvivenza. Si tratta dunque di salvare noi stessi, i nostri compagni di viaggio e i nostri discendenti, il pianeta è in grado di salvarsi da solo. Con i propri tempi, dilatati senz’altro, ma sopravvivrebbe benissimo alla nostra scomparsa.

Ma anche sapendo di dover sparire dobbiamo agire giustamente.

Partire dalla nostra fragilità e transitorietà e farne un punto di forza e di prestigio, imprimerci uno scatto evolutivo verso un’etica assoluta che ci preservi dal commettere l’ennesimo crimine contro l’umanità: derubarla del futuro, qualunque durata possa ancora avere. Ora che sappiamo non possiamo addurre alibi o giustificazioni di sorta.

Proprio la nostra finitezza, il nostro essere tanto piccoli e irrilevanti al cospetto del cosmo, può renderci grandi.

Quella grandezza interiore che anima chi, a discapito dei propri immediati interessi e talvolta persino a sprezzo della propria vita, vive e combatte per un ideale nobile.


Io voglio imparare a essere un’abitante del terzo millennio.


Dicembre 2012



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