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domenica 23 luglio 2017

UN EDITORIALE DI GIOVANNI DE MAURO

Casa

Le frasi di Matteo Renzi sui migranti (“Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ma abbiamo il dovere morale di aiutarli a casa loro”) non sono un inciampo o un errore di comunicazione. Sono invece un buon indicatore dell’umore generale, perfino a sinistra. Un umore che Renzi asseconda e cerca di sfruttare, anziché combattere. Ma l’idea di “aiutarli a casa loro” è un bluff, un modo neppure troppo elegante di lavarsi le mani della questione. Perché se si fanno due conti, come li ha fatti Ilda Curti, esperta di relazioni internazionali e in passato assessore a Torino, si capisce subito che “aiutarli a casa loro” comporterebbe costi, non solo economici, di gran lunga superiori ad “accoglierli a casa nostra”.
Bisognerebbe smettere di vendere armi e tecnologie militari ai regimi autoritari (l’Italia è l’ottavo paese al mondo per esportazioni di armi); sospendere ogni forma di sostegno economico ai governi corrotti; interrompere lo sfruttamento delle regioni da cui proviene gran parte delle materie prime di cui hanno bisogno le nostre industrie; affrontare e combattere seriamente il cambiamento climatico; investire in scuole, ospedali, sviluppo locale, infrastrutture, tecnologia, energia rinnovabile, reti di mobilità sostenibile; combattere l’economia dello sfruttamento, quella che ci fa trovare i pomodori a un euro al chilo nei supermercati; aprire canali umanitari che tolgano ossigeno a trafficanti e mafie; riformare e dare autorevolezza alle istituzioni internazionali, cedendo tutti un po’ di sovranità nazionale. E molto altro ancora, con l’obiettivo di combattere le disuguaglianze globali e pronti a rinunciare a parte dei privilegi dell’essere nati casualmente da questa parte del mondo.
Ecco, per aiutarli davvero “a casa loro” bisognerebbe fare tutto questo. Ma è chiaro che nessun leader europeo ha realmente intenzione di farlo. Perché vorrebbe dire fare la rivoluzione.

venerdì 7 aprile 2017

IL GATTO DI DEL PIERO

Animalisti vogliate scusare ma tutta quest’indignazione per l’ultimo spot pubblicitario con del Piero mi  pare un solenne spreco di energia.
Da una posizione ben nota di assoluto rispetto verso ogni forma di vita, quando l’ho visto non ho provato il minimo disappunto, neanche minimamente sfiorata da un senso di fastidio per un qualche diritto o dignità offesi.  Al contrario mi ha divertito, di quell'ironia semplice e innocua che mette di buon umore. 
Restando in ambito pubblicitario sono altri gli spot raccapriccianti che nella loro banalità apparente ottundono le nostre menti.

Insomma, non stiamo con il cervello ingessato. E poi a far finta di far qualcosa di importante si ha l’alibi per non fare dell’altro.

martedì 14 marzo 2017

ACCANTO A ME ABITA UN POETA

Scoprire un poeta nel tipo alto che di tanto in tanto qui sotto casa incrocio insieme alla moglie, una giovane donna che conosco, è stato una bella sorpresa. Mi vergogno anche ad ammettere che non sapevo avesse ricevuto, tra gli altri riconoscimenti, il premio di poesia “Parasio”, il borgo in cui vivo. Per una persona amante della poesia è piuttosto riprovevole.  Prendo ad alibi il mio carattere schivo ma inizio a pensare che forse lo sia eccessivamente. Una lezione di vita.
Ho letto la silloge “Artigianato sentimentale” di Gabriele Borgna tre volte. La prima d’un fiato, le seguenti ad alta voce. Non ho avuto dubbi: c’è il respiro della poesia.  In fondo si canta sempre l’amore ma questi versi sono intrisi di energia, passione e rinnovato uso delle parole. C’è aria fresca, come si dice. E, non ultimo, fanno entrare in risonanza.
La prossima volta che lo incontrerò, lo avvicinerò per dirgli che penso lui sia un poeta.

Trascrivo qui di seguito una sua poesia e vi invito alla lettura della sua opera prima edita da  Puntoacapo  Collezione Letteraria.

Non come il torrente confusionario
e sprecone nella ripida giovinezza
o il fiume nella sua sola possibile
meta che per uscire deve far male.
Nemmeno come il lago
troppo dipendente
da intriganti emissari.
Non come lo stagno torbido dall’acqua
tersa in superficie
dove basta un tocco di libellula
a svelarne la natura melmosa.
Io per te sarò un oceano, un eterno
flusso senza fine, dall’onda lunga…

                                                                                                                                  2017

mercoledì 12 febbraio 2014

VARIE 2

Osservo le immagini, faccio caso alle parole che vi abbinano, le trascrivo, le ripeto ad alta voce, cerco di capirle.


Renault Captur, capture life

Prima di conservare i ricordi bisogna viverli

(già, viverli in auto e poi conservarli su file)


Mediaset: gente che lavora, il lavoro si crea con il lavoro

Abbiamo liberato la comunicazione in nuovi prodotti

E tutto senza chiederti nulla

Solo per ricordartelo

(Liberare la comunicazione in prodotti, liberare la comunicazione in prodotti, liberare la comunicazione in prodotti…)


A volte poi sbircio qua e là su rendiconti finanziari, ben oltre la mia portata certo, ma un minimo di aritmetica qualcosa mi fa intuire


Eni: diamo all’energia un’energia nuova

(un grande investimento – 67 milioni di euro anno 2012 - per una grande campagna pubblicitaria; circa 4 miliardi di euro di dividendi – 2012 – agli azionisti Eni e a quelli di minoranza; utile netto solo del Gruppo Eni – sempre 2012 - circa 8 miliardi)

La partnership strategica Eni-MIT, avviata nel 2008 e rinnovata nel 2013, di durata quadriennale, comporta un impegno finanziario complessivo di oltre 5 milioni di dollari all’anno (mamma mia che cifra sconvolgente! Un diciottesimo di quello che hanno investito in pubblicità), distribuiti tra diversi filoni di ricerca sull’energia solare, su tematiche di interesse del business oil&gas, sull’ambiente e sulla chimica verde.


http://annualreport2012.eni.com/annual-report/operating-and-financial-review/letters-to-shareholders.aspx?sc_lang=it-IT


Istruttivo vedere nel bilancio che i costi ambientali sono messi sotto “altre attività”, e anche leggere l’elenco dei contenziosi

http://www.eni.com/it_IT/attachments/documentazione/bilanci-rapporti/rapporti-2012/relazione-finanziaria-semestrale-consolidata-30-giugno-2012.pdf?home_2010_it_tab=altri_documentazione


Enel e i suoi guerrieri

(L’appropriazione della strategia)


Enel: 85000 milioni di euro ricavi totali 2012 (85 miliardi in un anno)

Si stanzieranno, tra 2014 e 2017, 6 miliardi di euro per le rinnovabili

Manco il 2 % dei ricavi


Mi fermo. È tardi. Ed è senza fine il discorso. Diciamo che sono appunti/suggerimenti.


settembre 2013
Tutti i diritti riservati

domenica 3 novembre 2013

LA FUGA

Parlare di etica e di diritti

Di rispetto dell’altro

Di lungimiranza e cura

Roba da ridere sguaiati e feroci


… dare il buon esempio…


Ma se neanche mettere paura serve


Nemmeno l’immaginare i propri figli e nipoti vivere in un mondo mefitico, malato, inquinato, privo di risorse, con scarse opportunità di lavoro, scorribande su popoli e terre, e persone che schiattano in ogni dove


Vivere il presente, vivere il momento, da profonda riflessione filosofica a spot pubblicitario

La fuga come regola, non vedo, non sento, non parlo, anzi no, mi riempio gli occhi di immagini, le orecchie di suoni e la bocca di parole, che nessuno dica che sono inerte, e riempio bene tutti gli orifizi, che non ci sia spazio per nulla, e se qualcuno mi coglie di sorpresa e mi indica oltre, mi guardo la punta delle scarpe o quella del naso. Al limite la punta del dito che indica


Voglio intrattenimento gratis, istantanea gratificazione, comprare tanto a poco, e il tutto consegnato entro 24 ore

Con sempre meno denaro mi ostino a voler essere ricca o a sembrarlo

Ma voglio anche democrazia, partecipazione, libertà, relazione, e queste sono le parole che martellano le nostre teste, ripetute, infilate, proclamate

Defraudate del significato acquisito dai tempi dell’illuminismo ma parole note, accoglienti, rassicuranti, suoni che evocano qualcosa di buono


E allora basta dubitare, interrogarsi, interrogare


Lo dice la pubblicità, le grandi domande sono cambiate


E poi è tutto in crescendo, alla gogna gli allarmisti


Tutto nuovo, unico, personalizzato, rassicurante, gestito

La bellezza, la salute, i viaggi, il cibo, l’energia, i rapporti umani


Diamo all’energia un’energia nuova

Un nuovo tipo di mercati, un nuovo tipo di gestione del patrimonio

“nei mercati odierni, volatili e complessi (volatili, lo dicono nella pubblicità), il vostro portafoglio richiede lo stesso livello di conoscenze approfondite e visione globale dei clienti istituzionali”

Caffè, brioche e Nasdaq – Con BinckBank ogni giorno è un buongiorno per fare trading

Lyxor –la capacità di performance in qualsiasi mercato

Il tuo patrimonio è unico: Advisory Premium, un servizio di consulenza gestito dai nostri migliori private banker per offrirti una visione chiara in un unico rendiconto e una consulenza globale altamente personalizzata per ogni esigenza di gestione patrimoniale


Eccetera eccetera eccetera …


20 Ottobre 2013


Tutti i diritti riservati

OCP e Secolo XIX

Ho deciso di pubblicare questo vecchio articolo, perché sono pentita non tanto di non aver fatto valere all’epoca i miei diritti, quanto di aver iniziato ad accettare che il giornalismo in cui avevo sempre creduto non fosse quel gran pilastro


NON È POSSIBILE


Non è possibile, ogni volta mi dico che non è possibile. Non mi capacito della situazione critica raggiunta dal giornalismo italiano: i quotidiani che accompagnano la nostra colazione mi lasciano spesso con la tazzina a mezz’aria. Se da un lato è confortante che notizie degne di attenzione giungano infine in prima pagina, dall’altra il ritardo di anni (!!) con cui ciò spesso avviene è allarmante. Alludo qui alla serie di articoli che il Secolo XIX sta in questi ultimi giorni dedicando alla vicenda dell’OCP, Oleoducto de Crudos Pesados in Ecuador, spacciandoli, sono certa in buona fede, come scoop rivelatore del poco ortodosso comportamento tenuto dall’Agip per conquistare i diritti di sfruttamento petrolifero nel Paese sudamericano. Tanto è meritevole, nonostante lo scarso tempismo rispetto ai fatti, l’intento della citata testata giornalistica, quanto è inquietante che sia stata necessaria la lettura di tali articoli perché ci fosse un minimo di mobilitazione. Coscienze che subito si sono messe all’opera per fare chiarezza: politici, giuristi, europarlamentari, ambientalisti tutti incredibilmente sorpresi e pronti a sdegnate reazioni, interrogazioni, indagini e via discorrendo. Si sono dunque svegliati solo dopo il reportage in questione? Mai sentito parlare prima del fatto? Cosa leggono queste persone? Come passano il loro tempo? Com’è possibile che certe informazioni non giungano alle loro orecchie anche solo per caso? Come può esistere una tale disinformazione, un tale disinteresse? O, semplicemente, di fronte al fatto che una certa questione diventi di dominio pubblico, la si sfrutta demagogicamente?

A marzo del 2002, venuta a conoscenza dell’accordo OCP, mi documentai per quel che mi fu possibile e scrissi una lettera-articolo, inviandola ad alcuni giornali, tra cui il Secolo XIX. Presso la sede del Secolo XIX mi recai poi anche di persona per perorare la pubblicazione ma non ero giornalista e non avevo conoscenze. L'articolo non fu dunque pubblicato, e fin qui nulla di strano, ma tanto stupore e scalpore oggi possono significare solo due cose: o c’è una gran disattenzione da parte del personale delle varie redazioni o c’è, se non malafede, perlomeno censura, nel senso che le cose si sanno, ma si aspetta il momento “giusto” per permettere che vengano rese pubbliche.

Di seguito riporto la lettera cui mi riferisco sopra, lettera che qualcuno deve aver ritrovato da qualche parte e, verosimilmente, sfruttato.


14 marzo 2005

(la presente inviata in data 15 marzo 2005 alla redazione de Secolo XIX)


Marzo 2002

Nel giugno dello scorso anno, dopo anni di attesa, il Ministero dell’energia e delle miniere ha concesso il nulla osta ambientale al progetto di realizzazione dell’OCP, Oleoducto de Crudos Pesados, in Ecuador. Questo nuovo oleodotto, la cui lunghezza complessiva sarà di circa 500.000 chilometri, affiancherà per buona parte del percorso il SOTE, il Sistema di Oleodotto Transecuadoriano che la Texaco realizzò nel Paese più o meno trent’anni fa’. Dicono che potrà trasportare 450.000 barili di petrolio grezzo al giorno tra il terminale situato nell’Amazzonia Ecuadoriana orientale e il Terminale di Esmeraldas sulla costa dell’Ecuador.

L’importanza della costruzione dell’oleodotto è collegata, per il governo dell’Ecuador, al processo di dollarizzazione, ovvero alla scelta del dollaro come valuta nazionale, e richiede forti investimenti di capitale straniero.

L’accordo è stato sottoscritto in giugno tra il governo e un consorzio di compagnie petrolifere, tra cui figura l’italiana Agip per una quota del 7,51%. Queste imprese trasporteranno petrolio per vent’anni, ammortizzando l’investimento, dopo di che l’Ocp diverrà proprietà dello Stato. Stato che si ritroverà tra le mani un impianto logoro perché alla sua regolare manutenzione difficilmente si sarà provveduto nel frattempo.

Nonostante esistano validi motivi per opporsi al progetto, i lavori hanno già preso il via nel mese di agosto. Innanzitutto non ci sarebbe un volume di greggio tale da poter utilizzare entrambi gli oleodotti a pieno ritmo, salvo procedere alla realizzazione di nuovi pozzi con stazioni di pompaggio e centinaia di chilometri di tubazioni per alimentare l’OCP. Questi ulteriori lavori non sono contemplati nel Piano di Gestione Ambientale dell’OCP, già ritenuto insufficiente per mitigare gli impatti negativi sull’ambiente e sulla popolazione che avrà il progetto base. Le stesse procedure della VIA (valutazione di impatto ambientale) si sono ridotte a un’analisi di pochi giorni su porzioni limitate di territorio (in parte già compromesso dal SOTE), per cui non hanno fornito le informazioni necessarie per una corretta valutazione dell’impatto stesso; non c’è stata una consultazione della società civile né hanno considerato i cosiddetti impatti cumulativi: in altre parole tutti gli eventi non pianificati causati dal progetto (insediamenti, disboscamento, incidenti, allontanamento coatto di indigeni dai propri territori, ecc.). Una simile carenza di analisi e l’aver tralasciato questioni chiave nella VIA, ha di certo determinato una sottostima della portata e dell’impatto complessivo di questo progetto. L’oleodotto attraverserà 11 aree protette, aree sorgive di fiumi, foreste primarie, zone agricole, zone geologicamente instabili, centri abitati. Molte organizzazioni internazionali hanno fatto pressioni affinché l’OCP non fosse finanziato, così come hanno richiesto a gran voce movimenti interni all’Ecuador: Accion Ecologica e Mujeres por la madre tierra, in prima linea, continuano infatti a opporsi con valide argomentazioni. Una tra le tante, i guadagni derivanti dalla messa in opera dell’OCP restano alle multinazionali straniere che pagano al governo delle royalty, le quali finiscono nel tritacarne del debito estero.

Per quanto riguarda la posizione dell’Italia, l’Agip, in cambio della cessione dei diritti di sfruttamento petrolifero di una delle zone in questione, il bloque 10, ha dato un quintale di riso, uno di zucchero, burro e sale, ma solo una volta al mese e solo per i mesi di maggio, agosto e novembre 2001. A ciò si aggiungono una lavagna, due palloni, un fischietto, una bandiera dell’Ecuador, quindici piatti, quindici tazze, quindici cucchiai, una pentola, due secchi, un’aula scolastica, uno stipendio di 40 dollari mensili per sei insegnanti per sei mesi, corredi farmaceutici del valore di 200 dollari ciascuno, qualche migliaio di dollari per tubazioni per l’acqua potabile e via delirando. Stupefacente.

Questo progetto, che non avrebbe superato la fase di valutazione se non avesse ricevuto i finanziamenti per operare (nessuna compagnia rischia i propri fondi), ne ha ottenuti da un consorzio di banche il cui intermediario finanziario è l’italiana BNL (Banca Nazionale del Lavoro), che sinora non ha preteso, come sarebbe doveroso, da parte del consorzio bancario una valutazione indipendente da quella fatta dal Consorzio OCP. Inoltre è da tenere in considerazione il ruolo della SACE, l’Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio con l’Estero, che si prende carico dei crediti commerciali andati insoluti, risarcendo le imprese italiane investitrici con denaro pubblico, aumentando quindi il debito verso il settore pubblico italiano, già ampiamente esposto verso l’Ecuador.

Come un tale accordo possa essere stato accettato dalla controparte è spiegabile con il ruolo ambiguo di alcuni rappresentanti delle comunità indigene, che, evidentemente, avranno avuto il loro tornaconto nella contrattazione, nonché con il fatto che lo sfruttamento petrolifero in Ecuador è stato dichiarato dal Governo priorità nazionale e come tale sottostà alla Legge di Sicurezza Nazionale che è al di sopra di tutte le altre leggi. Un escamotage contro l’incostituzionalità dello sfruttamento di zone protette, in quanto dalla Costituzione viene prevista per queste ultime l’inalienabilità.

Tra qualche anno qualcuno, di fronte all’evidenza dello scempio, griderà allo scandalo, ci saranno delle indagini e cadrà qualche testa, ma qualche mese dopo tutto sarà dimenticato. Nel frattempo altre vicende simili si propagheranno come un cancro sulla terra, per essere poi a loro volta esecrate e condannate, senza che una reale volontà d’analisi e prevenzione prenda forma.

marzo 2002

P.S. A fronte dello scoop del Secolo XIX, inviai una raccomandata alla redazione, facendo presente la loro scorrettezza: il pezzo era mio. Inviai in allegato copia originale. Non ottenni riscontro. Non avevo i mezzi per intentare una causa e rinunciai. Me ne pento ancora.


AGGIORNAMENTI (aprile 2013): L’OCP, operativo se pur inizialmente in misura ridotta dal 2003, sta per inaugurare il trasporto di greggio dalla Colombia


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lunedì 22 luglio 2013

ELENCO 2

VARIE

Nel Regno Unito tagli al welfare per circa 2 miliardi di sterline

Sempre Regno Unito: la regina potrà contare su un gettito fiscale maggiorato di circa 5 milioni di sterline.

Corsa alle terre rare in Groenlandia. L’ex premier Kuupik Kleist dichiarava - non deve accadere come in Africa - ma intanto offriva incentivi fiscali e costi di lavoro ridotti. L’attuale premier, la signora Alega Hammond, mi pare abbia le idee più chiare e intenda ostacolare i cacciatori di risorse.

È morta la Tatcher (08/04). Ma non credo sia politically correct festeggiare.

In Cina al via le riforme verso la privatizzazione delle grandi aziende di stato: energia, telecomunicazioni, trasporti, settori estrattivo e petrolchimico.

Esplosione in una miniera di carbone nella Cina meridionale (13/03)

Un’altra esplosione di gas in una miniera di carbone nel nord-est della Cina (31/03)

Esplosione in una miniera di carbone in Russia, nei pressi di Vorkuta.(11/02)

Sono esplose due pentole a pressione alla maratona di Boston (15/04)

È esplosa una fabbrica di pesticidi in Texas (18/04)

Le votazioni del Presidente della Repubblica: a letto con una brutta bronchite seguo dall’inizio in tempo reale la faccenda. Particolarismi, mediocrità e un fiume di parole a vuoto.

Gli ETF (Exchange Traded Fund) cercano i prossimi Paesi emergenti soprattutto in Africa. Economie di frontiera con standard di garanzie minime per gli investitori, ovvero essere poco vulnerabili agli shock finanziari globali. Appunto. Le garanzie minime che devono avere questi Paesi è sufficiente che siano quelle a tutela degli investitori.


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sabato 16 marzo 2013

IL MONDO INTORNO

Quando penso a cosa accade ogni giorno nella mia vita e attorno a me, nella testa si visualizza la mappa del mondo. Non sono una cima in geografia, ma vedo continenti e mari. E nei continenti vedo popoli, vedo terre, coste, confini, fiumi. Non mi riesce proprio di pensare alle vicende che mi riguardano come a qualcosa di circoscritto.

È urgente, su alcune tematiche in particolare, che esistano se non regole, almeno direttive planetarie: diritti umani, energia, trasporti, sanità…

Il commercio. Per il commercio è già così, e sono regole e leggi belle toste, e non sono granché.

Quindi.

Possiamo creare, trasformare, migliorare.

Cercare la stabilità, intesa come crescita del Pil, come premessa di un cambiamento, invece, è molto in odore di chemio.

Non esistono più i presupposti per tornare a una stabilità quale sinora abbiamo conosciuta e quindi concepiamo. Una base di salute, intesa come benessere economico, da cui partire, un buon terreno da cui possano nascere innovazioni e cambiamenti, come ciclicamente è successo in passato.

E non è vero che abbiamo molto da perdere. Ma è vero che abbiamo molto da guadagnare. Anche un bel po' di posti di lavoro.

Sarà difficile: chi vive nel bel mezzo i mutamenti epocali in genere si becca le implicazioni negative, ma vuoi mettere la soddisfazione?

Se stiamo ad aspettare quelle che per noi dovrebbero essere le condizioni favorevoli… Queste non arriveranno più; non come vorremmo noi o come ci dicono che dovrebbe essere.

Quest’implosione generale del sistema è forse la condizione favorevole. La migliore occasione possibile. Non riconoscerlo potrebbe semplicemente prolungare l’agonia.



aprile 2012



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p.s. Ne è passata acqua sotto i ponti e oggi, A.D. 2025, debbo fare amaramente i conti con il mio idealismo