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sabato 18 maggio 2019

LIBRI COME LACRIME NELLA PIOGGIA

Guardo le pile di libri e penso che se morissi la grandezza di pensiero contenuta in molti di essi andrebbe perduta. Più correttamente andrebbe perduta la sintesi irripetibile che dall'unione di quei determinati libri scaturisce. Più che attraverso qualsiasi parola potrei scrivere, nel compenetrarsi di tutti questi testi è contenuto quanto vorrei trasmettere.

La paziente e attenta lettura di migliaia di pagine forma l'animo di un individuo definendolo. Combinazione unica e particolare che in ogni biblioteca personale si verifica e determina scenari di pensiero unici e straordinari. Una ricchezza che dev'essere condivisa e che crea, attraverso l'unicità di ciascun lettore, ulteriore ricchezza e progresso umani.

L'unica eredità che ho da lasciare.


C'è una scena in Blade runner che descrive perfettamente quel senso di caducità di cui ogni esistenza pare essere intrisa.


“E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”



Maggio 2019

domenica 11 novembre 2018

IL TEMPO DELLA DISTRAZIONE

Il tempo della distrazione è finito. Ed è finito da un pezzo. Ad accampare scuse per la propria cecità non si fa bella figura, più dignitoso affermare di fregarsene. Tutto avviene sotto i nostri occhi. Ma è ancora corretto parlare di distrazione? Il sospetto di un deficit neuronale acquisito, a questo punto, è da prendersi in considerazione. Come se una buona parte del genere umano fosse stordita da una sindrome di sospensione dell'incredulità e di incapacità di percezione e quindi fosse divenuta disfunzionale.

L'umanità si sta auto infliggendo atti di barbarie senza soluzione di continuità: soprusi, degrado, saccheggi, crudeltà. Questa sarà l'eredità che avremo voluto lasciare.

Rifiutate il cinismo, mi vien da dire, rifiutate la paura, rifiutate la connivenza. Chi ancora riesce a riconoscerli.

Infatti l'ignoranza e il caotico e rumoroso silenzio che ci circondano sono il prezzo da pagare per la sicurezza del nostro stile di vita. Siamo gli schiavi moderni: inconsapevoli e beati. Perché, in fondo, nella nostra quotidianità, aggrappati all'inviolabilità delle nostre quattro cose, tutti i benefit che ci vengono elargiti ci paiono luminosi.

Una società cui manchi la libertà di parola, anzi una in cui non si percepisca la necessità di averla questa libertà e in cui il senso delle stesse parole non venga più compreso, è un luogo buio e profondo. Quando a tale buio ci si abitua allora, ecco, qualsiasi cosa priva di valore ma vagamente luminescente ci può essere propinata come alternativa alla luce.

Siamo individui singoli cui alla fin fine poco importa dell'altro perché con estrema difficoltà riusciamo a metterci nei suoi panni. Siamo tutti inesorabilmente e ontologicamente legati alla nostra individuale esistenza. Ma quando l'esistenza di uno è costruita sulla miseria di un altro, come si può affermare di essere in buona fede? Non vedere, a questo punto della storia umana, credo sia una colpa. Ma dai più viene chiesto: cosa c'è da vedere? Lo schermo dei nostri devices è una ripetizione modulare tascabile della parete della caverna di Platone. Il flusso ininterrotto di tragedie un efficace anestetico.

E mi chiedo, come può una società che nega i fatti, che ignora, manipola, o nasconde le informazioni, ed elude le responsabilità, rinnovarsi? Su quali basi può poggiare senza una coscienza etica? Come può senza una vera conoscenza? Quella umile che sa di non sapere e brama di comprendere.


Al mondo nulla è più degno della difesa del valore della vita. E, in linea di principio, non ci sono persone che possano concedere diritti agli altri. I diritti in quanto tali appartengono già a ogni essere vivente, e invocarli non solo è umiliante ma quasi un paradosso. Né per la giustizia, intesa come equità e non come giustezza, è necessario cercare ragioni, perché essa è una ragione in sé. Però, visto il contesto, il continuare a trovare scusanti per la propria condotta indifferente, e l'addurre cause sociali, storiche, politiche, economiche per il “problema” dei diritti umani, non sono altro che forme di indulgenza verso un'ignoranza e un'ingiustizia crescenti. Un'ignoranza attiva molto pericolosa che si crede intelligenza perché per la prima volta nella storia può esprimersi sempre e comunque e che si permette di considerare non vero ciò che non capisce. E di urlare insulti contro chi cerca di andare a fondo delle cose ed è costretto ad argomentare in modo complesso ciò che di fatto è complesso. Negando ogni possibilità di confronto perché non in grado di sostenerlo, mancando basi culturali e abitudine all'analisi.

Il risultato, quindi, sono idee immobili che prosperano e arrestano il progresso reale, perché è più agevole far disimparare a pochi che insegnare daccapo a molti. Concetti girati e rigirati dalla giostra dei media, infusi di significati interscambiabili in funzione della convenienza del momento qualunque essa sia. Democrazia, rivoluzione, sviluppo, crescita, sicurezza, integrazione, modernità...

Ricordiamo che senza i nomi giusti le cose non sono più le stesse e alcune cessano di esistere E che se nessuno vede, le notizie spariscono, i fatti spariscono, e i problemi sembrano risolti. E si diventa irrimediabilmente ciechi. Resta solo rabbia invidiosa da vomitare su chi ancora vede sperando che siano sempre meno.


Ottobre 2018

domenica 26 febbraio 2017

LE BATTUTE MEMORABILI DI FEYNMAN

Mi sono comprata un gran bel libro. Lo affermo prima ancora di averlo letto. Innanzitutto è un’edizione Adelphi, una delle mie preferite quanto a eleganza, poi la copertina è in uno dei colori che prediligo. Si tratta de “Le battute memorabili di Richard Feynman”.

Tornando verso casa l’ho sfogliato a caso, leggendo qua e là e ho deciso di riportare qui di seguito alcuni brani che ben esprimono qualcosa che ho sempre sentito nell’intimo e che ho sempre avuto difficoltà nel comunicare.

Sicuramente nel corso della lettura troverò altri spunti che vorrò condividere ma intanto riporto i tre brani che ho trovato e che un po' dicono quella che è la mia fede. Fede intesa come necessità di un senso dell’esistenza. Qualcosa che ha a che fare con lo stupore e la meraviglia. Con l’accettazione serena della finitezza delle nostre singole vite.


“Ho un amico artista, il quale talvolta ha punti di vista che mi trovano in disaccordo. Per esempio prende un fiore e dice:«Guarda com’è bello», e su questo sono d’accordo. Ma poi dice: «Io, da artista, vedo quant’è bello un fiore, ma tu, da scienziato, lo dissezioni, rendendolo insulso.». Secondo me gli manca qualche rotella. Prima di tutto, la bellezza che vede lui è visibile anche agli altri – me compreso, penso. Anche se non sono esteticamente raffinato come lui, sono in grado di apprezzare la bellezza di un fiore. Ma allo stesso tempo vedo molto più di lui, in quel fiore. La bellezza non è solo quella che vediamo alle dimensioni di un centimetro, c’è anche su scala più piccola. Ci sono le azioni complicate delle cellule, e altri processi biochimici. Il fatto che i colori del fiore si sono evoluti in modo da attrarre gli insetti è interessante: significa che gli insetti vedono i colori. E questo fa sorgere un’altra domanda: il senso estetico che abbiamo noi esiste anche in forme di vita inferiori? Ci sono insomma domande interessanti di ogni tipo, che vengono dalla consapevolezza scientifica, e questo non fa che aumentare l’emozione, il senso di mistero e di riverenza che si provano davanti a un fiore. È qualcosa in più, non capisco come possa essere considerato qualcosa in meno.”


“La cosa migliore è rilassarsi e godersi lo spettacolo della nostra piccolezza in rapporto all’enormità del resto dell’universo. Naturalmente se lo si dovesse trovare deprimente, si può sempre ribaltare la prospettiva e considerare quanto siamo grandi rispetto agli atomi, o alle particelle subatomiche, al cui confronto siamo enormi universi. Oppure si può rimanere nel mezzo e bearsi di entrambi i punti di vista.”


“Penso che sia molto più interessante vivere senza sapere piuttosto che avere risposte che potrebbero essere sbagliate. Io possiedo risposte approssimative, fedi possibili e gradi diversi di certezza su vari argomenti ma non c’è niente di cui sia assolutamente sicuro e vi sono molte cose di cui non so nulla, se per esempio abbia senso domandarsi perché siamo qui, che cosa significhi una tale domanda… Non sento la necessità di avere una risposta, non mi spaventa il fatto di non sapere le cose, di essere perso in un universo misterioso, senza avere alcuno scopo – che poi è il modo in cui stanno le cose, per quello che ne so.”

Gennaio 2017

giovedì 8 dicembre 2016

TRUMP E LA CINA

A proposito delle varie intenzioni di Trump, quelle di innalzare una barriera di dazi nei confronti della Cina, e sabotare definitivamente il TTP (Trans Pacific Partnership), accordo nato soprattutto per contenerla la Cina, rischiano di essere una scelta strategica decisamente poco felice per gli Stati Uniti.

La Cina è il maggior creditore degli Stati Uniti e, a fronte di una tale politica da parte del neo presidente Usa, potrebbe vendere buona parte dei bond in suo possesso a garanzia del credito facendone crollare il valore e salire gli interessi con gravi conseguenze per l’economia americana e non solo. Inoltre si rafforzerebbe il Free Trade Area of the Asia Pacific che oltre ai Paesi dell’Asean, includerebbe appunto Cina, Australia, Giappone, Nuova Zelanda, India, Corea del sud, dando corpo a un nuovo blocco economico che sposterebbe di molto gli equilibri geopolitici. Trump rischia di ottenere il risultato opposto a quello che si è prefisso.*

Novembre 2016

* P.S. (2025) Di prossima lavorazione due articoli sull’argomento

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Ogni scelta in ambito economico e finanziario deve tener conto di una tale mole di fattori e implicazioni, effetti domino transnazionali, ripercussioni sociali, ambientali, giuridiche, che si potrebbe dire che siamo in una situazione di stallo. In effetti non c’è decisione scevra da una qualche ripercussione negativa. Abbiamo creato un meccanismo sofisticato, complesso, ed enorme al punto che abbiamo il terrore che, a introdurre modifiche dirette all’equità, questo si inceppi o addirittura si scardini lasciando il caos. Ci mettiamo delle pezze con la creazione compulsiva di organismi preposti a…, di accordi commerciali, di sistemi di controllo, una rete infinita di sigle, acronimi diversi che ripetono però lo stesso contenuto e indicano la stessa direzione. Abbiamo così tanta paura e siamo a tal punto arroganti che ci rifiutiamo non tanto di riconoscere la gravità della situazione globale ma addirittura l’esistenza del problema. Lo marginalizziamo. Lo riconduciamo a categorie, lo inscatoliamo, per convincerci di poterlo controllare. Il mondo che siamo riusciti a mettere insieme è troppo fragile per essere cambiato. Di questo siamo convinti.

Il fatto che si tratti di un meccanismo fragile per cui intoccabile non lo rende però giusto. E, vista l’assenza di una reale volontà di ripensarlo, comprensibile che a qualcuno per fanatismo, a qualcun altro per disperazione, venga voglia di distruggerlo.

Novembre 2016