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sabato 18 maggio 2019

LIBRI COME LACRIME NELLA PIOGGIA

Guardo le pile di libri e penso che se morissi la grandezza di pensiero contenuta in molti di essi andrebbe perduta. Più correttamente andrebbe perduta la sintesi irripetibile che dall'unione di quei determinati libri scaturisce. Più che attraverso qualsiasi parola potrei scrivere, nel compenetrarsi di tutti questi testi è contenuto quanto vorrei trasmettere.

La paziente e attenta lettura di migliaia di pagine forma l'animo di un individuo definendolo. Combinazione unica e particolare che in ogni biblioteca personale si verifica e determina scenari di pensiero unici e straordinari. Una ricchezza che dev'essere condivisa e che crea, attraverso l'unicità di ciascun lettore, ulteriore ricchezza e progresso umani.

L'unica eredità che ho da lasciare.


C'è una scena in Blade runner che descrive perfettamente quel senso di caducità di cui ogni esistenza pare essere intrisa.


“E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”



Maggio 2019

martedì 16 aprile 2019

ULTIMI LIBRI LETTI 2019


ULTIMI LIBRI LETTI (in ordine sparso)


  • C. Henderson “Il libo degli esseri a malapena immaginabili” Adelphi

  • A. Scurati “L'uomo del secolo” Bompiani

  • R. Rucker “La quarta dimensione” Adelphi

  • E. Canetti ”Massa e potere” Adelphi

  • B. Kingsolver “La collina delle farfalle” Neri Pozza

  • M. Magliani “Prima che te lo dicano altri” Chiarelettere

  • C. Rovelli “L'odine del tempo” Adelphi

  • B. Milanovic “Ingiustizia globale” Luiss

  • Z. Bauman “Oltre le nazioni” Laterza


Di prossima lettura:

  • J. Coe “Middle England” Feltrinelli

  • R. Giannitrapani “Un labirinto incerto” Mondadori

  • D. Pilling “L'illusione della crescita” Il Saggiatore

  • U. Eco “Migrazioni e intolleranza” La nave di Teseo

  • O. Bauer “La questione nazionale” Editori Riuniti


mercoledì 14 novembre 2018

DIALOGO IMPOSSIBILE

Incontro una certa difficoltà a rispondere ai commenti di alcune persone per nulla disponibili al confronto, arroccate rabbiosamente e con superbia sulle proprie convinzioni. Persone a tal punto imprigionate nella bolla informativa che hanno creato intorno a sé (problema questo che, chi più chi meno, riguarda tutti, non lo nego), da saper solo più tacciare di stupidità chi ancora esercita il dubbio e considerare falso tutto ciò che non capiscono o che non rientra nella propria interpretazione del mondo. Convinte che se un'idea non appartiene alla propria sfera soggettiva di pensiero ma è condivisa da molti, essa diventi automaticamente oggettiva, in questo modo rinsaldando le credenze reciproche in una spirale che si autoalimenta finché non resta altra scelta che credere a ciò cui credono tutti. Intendendo per tutti, coloro che rientrano nella propria sfera di contatti. Persone spesso prive di un minimo di substrato culturale degno di questo nome, ma colme di aggressività e, fondamentalmente, di paura. Perché è indubbiamente molto difficile e spaventa credere che la nostra nazione, il nostro dio, i nostri valori, la nostra storia, la nostra struttura sociale possano essere mere narrazioni fatte della stessa pasta di quelle altrui. Solo che, alla fine, cedendo alla difficoltà e alla paura, si perdono le capacità analitica e sintetica utili a trovare un senso al di là delle apparenze. Persone che irridono chi legge libri e si documenta con il maggior scrupolo possibile perché tutte le fonti sono corrotte e non vi sarebbe modo di farsi un'idea quantomeno decente di come stanno le cose. A meno che non si tratti della loro. E che negano realtà tangibili senza aver mai mosso il deretano per andare a verificare di persona. Un dogmatismo intransigente altrettanto pericoloso che il nemico che essi vogliono combattere. E che toglie valore persino ad alcune considerazioni interessanti su cui varrebbe la pena dibattere e per le quali far fronte comune. Ciò è triste, grave, e preoccupante.


A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l'Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso Paese.

È questa l'origine del "nazionalismo". Inoltre gli unici che possono fornire un'identità di nazione sono i nemici. Così alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia.


Umbero Eco

Novembre 2018

venerdì 9 novembre 2018

ULTIMI DUE LIBRI LETTI

Un testo con cui ho dialogato, viste le numerose note a margine della mia Bic. Per tutta la trattazione l'autore, Colin Crouch professore emerito in Sociologia, tiene fuori dal discorso la questione della giustezza del sistema che analizza, fino alle conclusioni in cui preconizza l'avvento di un governo transnazionale come unica soluzione possibile ai problemi con cui ci stiamo, almeno alcuni, confrontando.
Un centinaio di pagine interessanti e una buona bibliografia di riferimento.

Colin Crouch - Salviamo il capitalismo da se stesso - Ed. Il Mulino







Un'ottima panoramica sull'attuale, e meno noto, orizzonte scientifico attraverso il racconto di un profano, con un linguaggio per non addetti ai lavori, colloquiale e, a tratti, ironico. Un riassunto efficace di vari argomenti di cui ho letto in questi ultimi anni singole trattazioni. Anche in questo caso consiglio di approfondire i riferimenti bibliografici e video inseriti dall'autore nel testo. Dalla crioconservazione, alla Singolarità, attraversando i movimenti di estropianesimo, transumanesimo, postumanesimo, il mondo dei grinder, e quello della fede. Le correlazioni tra morte, vita eterna, intelligenza artificiale, robotica, e società.

Mark O'Connell - Essere una macchina - Adelphi

giovedì 11 ottobre 2018

AI - INTELLIGENZA ARTIFICIALE - (1)


Ieri ho partecipato a una giornata di studio, nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Torino, riguardante l'intelligenza artificiale: "Intelligenza Artificiale. Una realtà tra sogno e magia". Un argomento che seguo da anni e su cui cerco di mantenermi aggiornata. Pur avendo, o forse proprio per questo, una formazione umanistica, amo la scienza e l'innovazione tecnologica nella misura in cui possono migliorare la vita sia individuale che collettiva nonché le condizioni dell'ambiente. E mi interessano in gran misura le implicazioni filosofiche, etiche e, non ultime, legali della questione.

Si sono succeduti vari relatori e, al termine, è seguita una tavola rotonda con studenti dei corsi di Laurea in Informatica e del Politecnico. Si è rimasti sul generale, alla fine si è parlato più che altro dell'Internet delle cose, cioè della tecnologia che permette prestazioni performanti grazie all'estensione della connessione internet a oggetti e luoghi, quindi non propriamente di intelligenza artificiale. Una trattazione direi dA primo approccio, nulla che non sapessi già, per cui il mio desiderio di apprendere qualcosa di novo è stato in parte deluso. Dico in parte perché si è trattato comunque di un'occasione di incontro e perché al termine ho avuto modo di scambiare opinioni con alcuni uditori.

Tra essi una psichiatra che, durante il dibattito e di fronte all'entusiasmo acritico e eccessivamente specialistico degli studenti, ha fatto riferimento alle patologie legate all'utilizzo compulsivo di schermi come unico tramite con il mondo. Patologie da anni ormai contemplate nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell'APA Associazione Psichiatria Americana). Forse la dottoressa è uscita un po' dal tema della discussione ma ciò è servito a evidenziare come le nuove generazioni, capaci e brillanti, difettino di una visione d'insieme, come siano incapaci di guardare dall'alto. Si sono mostrati increduli all'idea che possano esistere simili patologie e non avevano mai fatto caso al fatto che nei rapporti virtuali non si utilizzino alcuni sensi, quali olfatto e tatto, e che possano esserci mutazioni posturali, indebolimento muscolare, abbassamento della vista. Sanno cos'è la linguistica computazionale ma hanno difficoltà a dare una definizione esaustiva di linguaggio. Sono fieri di quella che viene chiamata Quarta Rivoluzione Industriale, Industria 4.0, ma mi chiedo se sappiano cos'è la Terza Rivoluzione Industriale. A questo proposito sono costretta ad ammettere che la definizione che ne do io non corrisponde esattamente a quella che si trova online, intendendola infatti io nell'accezione rifkiniana¹, se mi passate il termine.

A un certo punto è intervenuta dal pubblico Silvia Rosa Brusin, la nota conduttrice di TG Leonardo. Sottolineando la diretta proporzionalità tra la massima prestazione di un'applicazione e la quantità di dati necessari, e cioè più vuoi che funzioni più dati ci devi mettere, ha sollevato la questione della necessità di legiferare in materia senza regalare la totalità dei nostri dati sensibili² privi del benché minimo controllo sull'uso che ne verrà fatto. Anche in questo caso un misto di imbarazzo, forse maggiore vista la notorietà dell'interlocutrice, e di sufficienza, come a dire: sono in là con gli anni, non sono al passo con i tempi, non vedono le potenzialità, hanno paure irrazionali. Di fatto non hanno risposto se non in modo evasivo.

Ho preso parola anch'io chiedendo se ritenevano del tutto fuori luogo discutere di un'etica per le “macchine” visti e considerati gli obiettivi assai concreti dei movimenti transumanisti e postumanisti. Hanno tergiversato qualche secondo e sono passati ad altro senza rispondere. Evidente il fatto che non sapessero di cosa stavo parlando. Spero che qualcuno mosso da curiosità sia andato a documentarsi.

Ammiro la loro dedizione, la fiducia che hanno nel progresso, la capacità di destreggiarsi agevolmente in ambiti tanto complessi ma io non voglio una futura generazione di tecnici abilissimi, ma una di uomini capaci, riflessivi, lungimiranti, in grado di tenere le redini, non solo di oliare i mozzi delle ruote. Perdonate ragazzi, la mia è una generazione di mezzo. Tra i libri e la rete. Forse non riesco a spiegarmi perché ormai abbiamo linguaggi diversi ma concedete a me, alla psichiatra, alla signora Brusin, di ritenerci a buon diritto un amalgama felice di conoscenze. Persone capaci di vedere verso entrambe le sponde e formulare una visione d'insieme, una sintesi altrimenti preclusa.

Dovrebbe essere obbligatorio, nelle facoltà scientifiche, almeno lo studio della filosofia e della geografia sociale ma, vista la recente abolizione del tema di storia dagli esami di Maturità, la vedo dura. Si vuole eliminare dalle menti la capacità di contestualizzare e ciò è di una gravità senza precedenti alla luce della rapidità con cui tutto si sta evolvendo.

Altrettanto grave è che i relatori, per tutto il tempo di questo dibattito innescato dall'uditorio, abbiano lasciato la palla ai giovani e siano rimasti muti.

Da menzionare, tra le cose sentite, il riferimento fatto da un relatore all'industria dell'etichettatura: il lavoro nascosto e sottopagato dei data- tagger.

Per il resto me ne sono andata via con un senso di perplessità e, credo legittima, preoccupazione.

Stamane, leggendo un articolo sull'argomento, ho trovato questa frase: “la densità delle persone è proporzionale alla densità dei dati.”. Non so spiegarlo in poche parole ma io la frase l'avrei detta almeno alla rovescia. Pensateci.


Ottobre 2018


¹ Alla luce di quanto viene realizzato dei dettami della TRI (terza rivoluzione industriale illustrata da J.Rifkin), faccio un passo indietro e mi dissocio. Il pensiero di partenza era buono, la messa in pratica deludente.


² Riguardo la cessione dei dati, vi invito a dedicare un’ora del vostro tempo alla visione de “Terms and Conditions May Apply” - https://peertube.uno/w/7Q4S1t7dFr41qHQMcMYAAh





mercoledì 28 febbraio 2018

LISTA DELLA SPESA

In attesa che la scatola con le monete si riempia nuovamente, ecco la lista della spesa compilata a gennaio:

Libri:
- "Nel paese dei mostri selvaggi." Traduzione di Antonio Porta
- Mario Tobino "Il clandestino"
- Foscolo "Viaggio sentimentale"
- Lattuada "Occhio quadrato"
- Kant  "La pace perpetua"
- Heidegger "Essere e tempo"
- Foucault "Storia della follia"
- Lucrezio "De rerum natura" (rileggere)
- Nicola Gratteri, Antonio Nicaso "Fratelli di sangue"
- Enzo Siciliano "La vita obliqua"
- Cesare Pavese "Fuoco grande"
- Hannah Arendt "Noi rifugiati"
- qualcosa di Simenon

giovedì 18 gennaio 2018

IL MINISTERO DELLA SUPREMA FELICITÀ

Sono valsi vent'anni di attesa per godere del secondo romanzo di Arundhati Roy.
Mi hanno regalato "Il ministero della Suprema Felicità" nel giugno scorso ma l'ho letto solo in questi giorni. Attenta e fedele lettrice dei suoi saggi e articoli, volevo avere il giusto tempo per dedicarmi a una lettura che sapevo meritava di non essere interrotta. Non intimoritevi alle prime pagine, di fronte a nomi difficili da ricordare: l'autrice dipanerà le vicende con semplice e buona scrittura.


Mi ha ricordato "La via oscura" di Ma Jiang.
Credo che entrambi i libri dovrebbero essere letti. Ogni riferimento sociale, politico, storico non è fiction.

Abbiamo fame di conoscere il mondo? Eccoci serviti.

venerdì 24 novembre 2017

LETTURE RECENTI



I LIBRI LETTI NELL'ULTIMO MESE



- NEBULA - antologia di scrittori cinesi contemporanei - Mincione edizioni
- LA MENTE CHE SCONDINZOLA Giorgio Vallortigara -  Mondadori
- LA RAGAZZA SBAGLIATA - Giampaolo Simi - Sellerio
- TI UCCIDERO' - Mickey Spillane - la Biblioteca di repubblica
- VOGLIO DIRE  poesie di Jean Portante - La Vita Felice edizioni
- IL CERVELLO UNIVERSALE - Miguel Nicolelis - Bollati Boringhieri

BUONA LETTURA!

lunedì 1 maggio 2017

A PROPOSITO DI BUONI LIBRI: IL RE NERO DI LEIF WENAR

Sono a due terzi della lettura del saggio di Leif Wenar "Il re nero", in originale "Blood oil".

A prima vista entrambi i titoli ed entrambe le copertine suggeriscono una trattazione specifica di circa seicento pagine sui problemi connessi al petrolio ma non è così. Non soltanto. Il sottotitolo aiuta, Petrolio, risorse e le regole che governano il mondo, ma non comunica esattamente il contenuto del testo che, partendo sì da un'attenta analisi su ciò che il petrolio è e significa, in realtà è un libro di storia, di diritto, di psicologia, di economia, e offre una lettura ampia di quella che è stata l'evoluzione delle nostre società nel corso dei secoli. Lo stile è scorrevole, i concetti vengono riproposti a più riprese e da diverse angolazioni, e il linguaggio è accessibile a chiunque abbia voglia di capire. In particolare, per dove sono giunta finora, penso che l'introduzione e il settimo capitolo "Come la forza crea il diritto" potrebbero essere una buona lettura per tutti, anche avulsa dal contesto, e che sarebbe una buona idea proporla durante le lezioni di storia nelle scuole superiori.

Se poi la lettura dovesse non sortire alcun effetto stimolante sul cervello e sul cuore, be', allora, come non detto.


Saliers 1 maggio 2017







giovedì 4 agosto 2016

ALTRI LIBRI 2

Questa volta non si tratta della pila di turno di libri da spolverare ma dei pochi libri che sono riuscita a leggere negli ultimi mesi. Tutti buoni libri, sono stata fortunata.

Telmo Pievani e Valerio Calzolaio - Libertà di migrare
Davide Pinardi - Narrare. Dall'odissea al mondo Ikea
Roberto Negro - Sinfonia per un delitto
Domenico Quirico - Esodo
Pietro Carlini - Spiriti mali
Stefano Liberti - Land grabbing
Evgenij Zamjatin - Noi
Rivka Galchen - Innovazioni americane
Bruno Arpaia - Qualcosa, là fuori
Nicola Lagioia - La ferocia

domenica 28 febbraio 2016

I DISTILLATI DI MONDAZZOLI

Ho letto online che la prima collana del nuovo colosso Mondazzoli, cacofonica crasi che per fortuna non siglerà le copertine, si chiamerà “I Distillati”, cioè riduzioni di libri che hanno venduto parecchio negli ultimi anni, a vantaggio di chi ha poco tempo per leggere e non vuole però rinunciare al “cuore del romanzo”. L’autore, a quanto pare, non sarà coinvolto nei tagli. Trovo quest’operazione terrificante. Almeno apporre una vistosa dicitura: su libera trasposizione dall’opera di …

giovedì 31 ottobre 2013

ALTRI LIBRI

Questa è la pila di libri di turno per essere spolverati. Abbastanza bassa da non essere in equilibrio precario. Come l’altra volta, a leggerne i titoli mentre li prendo tra le mani uno alla volta, mi domando se troverò mai un criterio logico per ordinarli.

“Lettera di una scimmia” Nicolas-Edmé Restif de la Bretonne
“Viaggio alla terra del fuoco” Giacomo Bove
“Un’eterna Treblinka” Charles Patterson
“Foglie d’erba” Walt Withman
“Ti con zero” Italo Calvino
“Siberia” Benson Bobrick
“Il prezzo della disuguaglianza” Joseph Stiglitz
“Guida all’impero per gente comune” Arundhati Roy
“Nadir” Stefano Sivieri
“Il treno” George Simenon
“Il potere dei sogni” Luis Sepùlveda
“Come vincere la guerra di classe” Susan George
“La terza rivoluzione industriale” Jeremy Rifkin
“La saga di Gösta Berling” Selma Lagerlöf
“Poesie” Emily Dickinson”
“Impegnatevi” Stephane Hessel
“La fine del mondo” Telmo Pievani
“Il cappello del prete” Emilio De Marchi
"Racconti romani" Alberto Moravia
“I nuovi rivoluzionari” Jim Lobe e Adele Oliveri
“La vita agra” Luciano Bianciardi
“Mongo” Ted Botha
“La morte difficile” René Crevel

 Buona lettura!


Ottobre 2013