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giovedì 13 luglio 2017

TERRORE E CORAGGIO

Si pesta. Si pesta e si calpesta. Non ci si ferma a guardare, non ci si china a raccogliere.

L'indifferenza della disperazione, si dice, dell'abitudine alla bruttezza. La bruttezza del luogo in cui vivi, della fame che indossi. Quando anche ciò che vale viene disprezzato o ignorato, semplicemente non visto. Perché tanto tutto è declino. Non c'è tempo per la bellezza, non c'è tempo per il rispetto di ciò che non è funzionale alla mera sopravvivenza.

Nella porzione di mondo che frequento, ugualmente si pesta e si calpesta ma credo si tratti invece di semplice terrore di vivere. Nel migliore dei casi. Nel peggiore, della smarrita capacità di farlo. I sensi e l'intelletto ormai irrimediabilmente sedati.

Avere il coraggio di conoscere una persona anche solo per cinque minuti e mai più rivederla. Giusto il tempo di un bevanda fresca seduti insieme, raccontare un ritaglio di sé e augurarsi reciprocamente buona fortuna. Perché la vita, oltre a mille alte cose, per noi umani è banalmente questo. Riconoscersi come uomini.


ad Alessandro (Alì) Senegal - bar Arcobaleno Oneglia




venerdì 16 dicembre 2016

SICUREZZA

È triste udire persone da sempre considerate di intelletto brillante pronunciare frasi come la seguente:

«Personalmente mi va benissimo che abbiano accesso a ogni mia comunicazione, messaggio, o quello che è, che mi circondino di telecamere. Per me le possono mettere dove vogliono, purché mi garantiscano protezione e sicurezza. È giusto mettere tutti quanti sotto controllo. Videosorveglianza, accesso ai dati, quello che serve. Chi non è d’accordo evidentemente ha qualcosa da nascondere.»

lunedì 17 ottobre 2016

ANIMA

«Credi nell'anima?»
«Ci credo scientificamente, nel senso che non me la sento di escluderne a priori l'esistenza.» rispondo d’istinto.
In epoche passate alcune mie spiegazioni mi avrebbero fatto rientrare tra gli animisti, tra i panteisti poi. Forme di immanentismo. Quello è.
Da un lato lo spettacolare meraviglioso incastro di atomi che è l’Universo in ogni sua minima manifestazione.
Dall'altro il pensiero che tutto è traducibile in onde e le onde si propagano ma non terminano, affievoliscono, semplicemente si smorzano fino a essere impercettibili. Ma nel loro percorso hanno incontrato altre onde e il reciproco influsso è la trasformazione che determina il moto perpetuo dell’essere, per cui nulla, alla resa dei conti, termina.
Poi ancora la consapevolezza che la morte è solo un brutto abito che abbiamo messo a una componente essenziale della vita perché abbiamo qualche difficoltà ad accettarla.
Infine i limiti del nostro intelletto.
Quante volte ci siamo dovuti ricredere?
Esistono realtà a prescindere dalla nostra capacità di vederle, misurarle, provarle. Un vero scienziato deve sempre ricercare la verità e non può procedere per dogmi ma deve avere l’umiltà di non escludere ciò che non può (ancora) capire.
Quella cosa che chiamiamo anima è probabile esista. Liquidare la faccenda come roba da bigotti è una presunzione.

Che poi ci sia capitato di credere erroneamente di coglierla nel profondo dello sguardo di qualcuno, questa è materia da trattarsi altrimenti.