È chiaro che tante boutades di Grillo
sono state funzionali a un raccattare voti a destra e a manca.
Da esperto uomo di spettacolo ha usato
i toni e le frasi necessari a tale risultato.
Reagire a certe provocazioni con tanta
veemenza mette in ridicolo chi reagisce e dà ragione al provocatore
che sta semplicemente dicendo: sei proprio stupido.
E non è il caso di offendersi. Che da
parecchio tempo sia la nostra stupidità a prevalere non c’è
dubbio. Perché l’avidità, l’ingordigia, la prepotenza, il
menefreghismo sono figli della stupidità.
Tacciare Grillo di populismo è una
semplificazione inutile. Sì, probabilmente anche lui è un altro
clown populista, ma andiamo alle cause. E non solo nel nostro Paese.
Andiamo a mettere mano dove c’è perdita di credibilità delle
istituzioni che ci governano, quasi non più per nostro mandato ma su
investitura di una corporazione mondiale di banche e aziende, la cui
autorità gestionale viene vista come ineluttabile. Istituzioni che
non perseguono, o non vedono, le volontà criminali che stanno
minando le basi della società umana.
In entrambi i casi istituzioni
inidonee.
E noi complici. Perché per quanto il
sistema di voto possa essere non rappresentativo in misura equa della
volontà popolare, la volontà popolare si esprime. E, salvo dove il
risultato del voto è truccato, manipolato, estorto, i popoli hanno i
governi che li rappresentano. Che li raffigurano. Si può sbagliare
valutazione, certo, questo è umano, ma bisogna saper porre rimedio
agli errori una volta riconosciuti. O, almeno, provarci. L’unica
critica seria mossa al M5S è quella relativa alla democrazia. Ma
quando si constata appunto la stupidità di cui sopra, passa la
passione di credere nella democrazia a priori. Sinceramente, vien da
mettere in discussione persino il principio di suffragio universale.
Ci vorrebbe un test attitudinale non solo per chi si candida ad
amministrare la cosa pubblica ma anche per chi vota. Peccato che
salterebbe fuori la questione: chi concepisce il test e chi lo
giudica?
Si paventa anche lo spauracchio
fascista. Si fa riferimento alla Lega e al percorso di tale
movimento, si pensa ad Alba Dorata in Grecia. Si parla della
recessione degli anni ’30, ma non siamo, se non apparentemente, in
una situazione analoga. Perlomeno non ancora, anche se riconosco il
rischio. Insomma, credo siano tutte considerazioni che al momento
fuorviano, per quanto legittime, e portano a osservare la questione
da una prospettiva distorta.
Da parte di Grillo, non credo proprio
che si tratti di un rifiuto della democrazia in quanto principio, ma
piuttosto di rifiuto verso una certa classe politica che si vanta di
gestire tale democrazia. Si criticano anche le sue proposte in
materia fiscale che, in effetti, non tengono conto dello spread,
delle agenzie di rating, del monte di interessi che ogni anno
l'Italia deve sborsare sottraendo risorse preziose all'economia reale
e alla crescita, ma si dimentica l’aspetto fondamentale: si sta
parlando di rivedere tutto un obsoleto sistema, ammennicoli compresi.
E se la nostra vita dipende da questi ammennicoli è indubbiamente un
problema bello grosso, ma non sarà l’ostinazione a salvarci.
Com’è che si dice, Signore, dammi
il coraggio di accettare quello che non posso cambiare, la forza di
cambiare quello che posso cambiare, e la saggezza di distinguere tra
le due cose.
E se non vogliamo proprio nascondere
la testa sotto la sabbia, direi che cose da cambiare ce ne sono e
anche la possibilità di farlo. E più che la forza, quindi, forse
manca la volontà. È
più facile rassegnarsi, pare,
ma no, è più grave. Conosco tante buone persone che, al dunque,
sono intimamente convinte che il sistema che regge il mondo sia
l’unico possibile.
Non è così, e gli esempi abbondano,
soprattutto e quasi per assurdo, nei Paesi in via di sviluppo, ma si
sa, la necessità aguzza l’ingegno e lì dove ora il Pil è in
crescita, la forbice si spalanca e le persone ne pagano il prezzo
vivendo con anticipo il declino, nascono nuove ed innovative
soluzioni. Lo vediamo anche qui, nelle metropoli, dove i disagi e il
malessere sono maggiori, prendono vita forme di aggregazione e
iniziative proiettate alla realizzazione di una società equa, sana e
collaborativa. È come se, dove
si sta peggio, si fosse già nel futuro prossimo e si stessero
adottando le uniche soluzioni possibili.
Dovremmo prendere esempio. Non
arriverà nessun nuovo boom. Togliamocelo dalla testa.
A meno che non intraprendiamo una via
nuova. Abbiamo tutto ciò che serve e in abbondanza. Risorse
comprese. Dobbiamo solo combattere la mala gestione. Iniziando da noi
stessi. E non è una semplificazione ingenua. È
provato. Chiedete a qualsiasi fisico. Se mutiamo noi, muta di
conseguenza il mondo circostante. E poi cosa?
Il pragmatismo. Ecco guardiamo i fatti
o, per ora, le promesse di fatti. Andiamo al di là della forma.
Perché gran parte del mondo scientifico appoggia il movimento?
Premesso che essere scienziato non implica essere saggi e onesti,
tuttavia chi ha la competenza in settori fondamentali per un
progresso reale e diffuso deve avere voce in capitolo. Dalla ricerca
medica ai combustibili, dall’alimentazione alla gestione del
territorio, al parlamento devono sedere persone che sanno di cosa
stanno parlando (e che non siano prezzolati, ovviamente). Far uscire
quelli che non conoscono nemmeno l’italiano e far entrare chi vuole
onestamente e con la maggior lungimiranza possibile, aggiustare le
cose.
Non tecnocrati ma passionari paladini
di idee, persone che sapranno supplire alla mancanza di esperienza
politica con la determinazione a fare qualcosa di buono.
Ridare slancio alla cultura,
all’indagine, restituire a questo Paese un ruolo di avanguardia per
l’ingresso nel nuovo millennio.
Resta il fatto che Grillo, se vuole
essere coerente con le promesse fatte agli elettori e non deluderli
facendo correre il rischio che certe riforme non passino, non potrà
restare ai margini di un’intesa, visto che alcuni punti di
programma, come il taglio dei costi della politica, sono anche del
Pd. Sinceramente non so cosa sperare. Il timore che muoversi in modo
trasversale scodelli la solita minestra riscaldata è forte quanto
quello che, per rimanere in metafora culinaria, si tratti di tanto
fumo e poco arrosto.
E, in ogni caso, se Grillo dovesse
rivelarsi l'ennesimo fanfarone, non sarebbe un buon motivo per non
sostenere delle buone idee. Come dicono i buddisti, segui la legge
non il maestro.
Il maestro è corruttibile, i principi
no. Facciamoli nostri.
Marzo 2013
P.S. (2020) Dovrei riscrivere
quest’articolo ma non ne ho voglia. Non lo cancello, però, perché
sarebbe intellettualmente disonesto e perché mi è utile a ricordare
e valutare l’evolvere delle cose.
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