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giovedì 20 aprile 2017

TELEFONI

Follia, pazzia, non so neanche io che definizione usare. Per poter telefonare, a quanto pare, è necessario arrendersi alla follia generale, all'assurdo. L’assurdo delle quattro ore in un centro assistenza affollato ascoltando le surreali spiegazioni fornite ad ognuno sul perché si possa o non si possa fare una determinata cosa, sul perché l’I phone 4 ricevuto in regalo sia obsoleto per un trasferimento dati dallo smartphone di cui dobbiamo disfarci perché la batteria è andata e costa la metà di un telefono nuovo. O sul fatto che non si possa accedere a un’offerta perché si arriva da un certo operatore anziché da un altro. O che per rientrare presso un gestore sia prima necessario passare da uno intermedio. Una babele di conversazioni e controversie sul nulla. La totale mancanza di rispetto nei confronti di persone costrette a sprecare una quantità di tempo spropositata per poter compiere un’azione normale come il telefonare. Tempo speso a fornire account, password, e quant'altro, per risalire a tutti i dati e poterli trasferire. E non basta mai, non funziona, bisogna creare un altro account, inventarsi nuove password, trascrivere tutto e non capire più quale è di una cosa e quale di un'altra, e allo stesso tempo sapere che hanno già tutto, sanno già benissimo tutto, basterebbero due, tre passaggi, e invece, in nome di una privacy palesemente violata, ci rubano ore costringendoci a fornire dati, creare nuove password sicure, fare backup sulle clouds, salvare rubriche e foto online, spacciando la costrizione a non averne neanche più un briciolo di privacy come qualcosa di fatto su misura per noi, per facilitarci la vita. E arrivare a casa con il nuovo inevitabile acquisto e cercare di chiamare qualcuno e non trovare l’icona del telefono. Non riuscire a riconoscerla. E viene una gran voglia di schiantarlo contro il muro.

2017

sabato 5 marzo 2016

APPLE VERSUS FBI


Stavo riflettendo sulla controversia tra la Apple e il governo statunitense, FBI per la precisione. Il Federal Bureau vuole avere accesso ai dati del telefono iPhone di uno dei responsabili della strage di San Bernardino, e la Apple, nella persona del suo amministratore delegato, Tim Cook, non cede perché per farlo dovrebbe creare un software apposta che permetterebbe l’accesso a qualsiasi dispositivo analogo. Infatti il sistema di protezione dati della Apple è tale che senza conoscere la password, l’apparecchio si blocca in modo irreversibile al decimo tentativo. Personalmente fatico a credere che tale software non esista già ma non è questo il punto. Il punto è se è giusto pretendere dalla Apple di dare il proprio contributo per combattere il crimine, come ogni onesto cittadino dovrebbe fare, o, in nome della libertà individuale e del diritto alla privacy, appoggiare l’azienda che se ne fa così ardente paladina.¹

Questi che seguono sono i miei pensieri, uno in fila all'altro come li ho avuti.

Nonostante la mia gratitudine nei riguardi di individui come Daniel Ellsberg, Julian Assange, Edward Snowden, e di tutti gli altri, meno noti, se non anonimi, paladini della trasparenza, ritengo, lasciando fuori ogni considerazione tanto sulla giustizia quanto sul caso particolare, che sia doveroso da parte di chiunque contribuire al trionfo del bene smascherando il male, per cui, per logica conseguente, la Apple dovrebbe fornire all'FBI non dico la tecnologia per tirare fuori i dati dal telefono ma almeno i dati stessi se fosse possibile estrapolarli. Ciò creerebbe però un precedente facilmente impugnabile per ottenere dati sensibili ogni volta si tirasse in ballo la sicurezza (e in tal senso direi che quanto ad abusi siamo già a posto, grazie). Quindi sostegno alla Apple. Senonché, in termini di principio almeno, i governi dovrebbero poter essere controllabili da chi li elegge, quindi una possibilità reale di chiedere conto esiste ancora, mentre per le aziende questo non vale. E lasciare che sia un’azienda ad avere l’esclusiva sui nostri dati non è una cosa buona. Perché saremo noi i primi a perdere l’accesso a essi. In un mondo in cui aziende e potere politico vanno sempre più a coincidere, anche un surrogato di democrazia può concederci dei margini di azione superiori al monopolio assoluto. In conclusione che gli diano questi dati, perché questa faccenda della libertà individuale e del diritto alla privacy è uno specchietto per le allodole. Si tratta di una banale lotta per il potere. L’unico vantaggio che ci viene dal conflitto è che da una delle due parti per un po' possiamo ancora ottenere qualcosa.



¹ Qui rimando alle implicazioni dell’UPA -Usa Patriot Act -

https://www.govinfo.gov/content/pkg/PLAW-107publ56/pdf/PLAW-107publ56.pdf

e al documentario che lo cita riguardo la questione tecnologia, privacy, sicurezza

“Terms and Conditions May Apply”

 - https://peertube.uno/w/7Q4S1t7dFr41qHQMcMYAAh



Marzo 2016