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lunedì 5 maggio 2014

ARMI CHIMICHE E SICUREZZA

Leggo, alcuni giorni fa, che le armi chimiche siriane da “smaltire”, dopo un lungo percorso, dovrebbero arrivare a Gioia Tauro, dove saranno caricate su una nave statunitense che le distruggerà in acque internazionali nel Mediterraneo.


Garantiscono che avverrà tutto con un sofisticato ed efficace processo di idrolisi*, senza che sostanze pericolose finiscano in mare, i container passeranno di nave in nave senza essere depositate sulle banchine del porto, e il tutto sarà gestito nella più assoluta sicurezza.

Sarà, ma è proprio questo ripetere e ribadire il concetto di sicurezza che, alla luce di esperienze passate, inquieta. Certo, in qualche modo bisogna pur fare e sempre meglio dei ricercatori nostrani che si sono fatti spedire virus influenzali pericolosi per posta, ma alla fine quello che sale è un quieto senso di rassegnazione e per chi non s'ammala di terrore tutte queste notizie si riducono a cronaca spicciola.


* Sulla nave americana Cape Ray sono stati installati due sistemi Field Deployable idrolisi System (FDHS) per lo smaltimento degli agenti chimici pericolosi messo a punto per l’occasione dai militari americani dello US Army Edgewood Chemical Biological Center in Maryland.


aprile 2014



domenica 8 dicembre 2013

RIVOLUZIONE 3

Dall'11 al 23 novembre ha avuto luogo a Varsavia la diciannovesima conferenza sul clima. Si è stabilito di rimandare le decisioni vincolanti per la riduzioni delle emissioni al vertice di Parigi nel 2015!

Tanto per non smentirsi.

C'è stata una contrapposizione tra UE e Usa nei confronti di Cina e India che non intendono ridurre le loro emissioni in forza di un cosiddetto diritto di fare ciò che altri han fatto prima. Come se agli Stati Uniti dispiacesse il procrastinare: si ritengono in una posizione di svantaggio (avendo già inquinato a sufficienza e non potendo godere eventualmente della possibilità di inquinare ancora come i Paesi in via di sviluppo), e non penso dispiaccia loro il ritardare qualsiasi ratifica, anzi è tutta manna dal cielo...

Occorre un obiettivo a lunga scadenza valido per tutti, sostengono le nazioni ricche. Devono, invece, essere le nazioni ricche per prime a dare il buon esempio, sostengono gli altri.

Questo si chiama impantanarsi.


Quello che ci si ostina a negare è che non si tratta di una questione di opinioni o orientamenti politici, né di chi ha fatto prima cosa e di chi può ancora farlo per mettersi a pari con gli altri.

E' un mero problema geofisico.

Lo sfruttamento delle risorse è da tempo definito con tre aggettivi: illimitato, rapido, e conveniente (per chi le risorse le sfrutta). Deve essere così per essere redditizio ma ciò determina una pericolosa instabilità del sistema terra. Con tutto le derive, ecologiche, sociali, politiche, belliche.

Possiamo riconoscerlo o continuare a fregarcene. Nella seconda ipotesi tutte le parole che si possono fare da questo momento in poi saranno aria fritta.

Vi rimando al post http://barbarapanelli.blogspot.it/2013/11/cambiamenti-climatici-e-business.html


Credo che la maggior parte di tutti questi studiosi e scienziati, climatologi in prima linea, non avesse idea fino a una ventina d'anni fa che il loro lavoro sarebbe stato determinante per le scelte politiche dei Paesi dell'intero pianeta. Che parlare di clima sarebbe stato uguale a parlare di società, di diritti, di conflitti, di migrazioni, di disastri, di sopravvivenza della specie, di critica allo status quo.

Credo che fino a un certo momento non abbiano sospettato, non abbiano visto la natura rivoluzionaria della loro disciplina.

La vera rivoluzione partirà dalla climatologia. Incredibile. E partirà dal basso e si propagherà.

Perché siamo tutti coinvolti. Chi prima, chi dopo, tutti dovremo fare i conti con i cambiamenti in atto. Perché anche il posto di lavoro, la sicurezza personale, la salute, il mettere insieme il pranzo con la cena, e mille altri aspetti della nostra vita, saranno sempre più condizionati dalla realtà geofisica del pianeta che ci ospita, e non potremo più tollerare i comportamenti criminali e avidi di chi ci governa.

26 novembre 2013


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p.s. Sono passati anni e abbiamo quasi risolto la questione. I movimenti politici green hanno suggerito/imposto soluzioni step by step che ci mettono tutti quanti in sicurezza. Auto elettriche, cappotti termici, eolico. Evvai!


 

sabato 23 novembre 2013

SARDEGNA E RETORICA

Valutazione del rischio idrogeologico. Visita dei ministri. Accertare le responsabilità. Invio di sms da 2 euro per aiutare la popolazione.

La prima nominata alla nausea a disastro avvenuto.

La seconda tanto dispendiosa quanto inutile.

Andrea Orlando ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (carriera politica da FGCI, PCI, PDS, DS, PD) - Maurizio Lupi, ministro infrastrutture (giornalismo, Comunione e Liberazione, e Fiera di Milano).

La terza retorica e offensiva, visto che, il passato insegna, resta lettera morta.

Il quarto tristemente sempre per il dopo e mai per proteggere le persone prima di un disastro.

La comunità scientifica, quella onesta e non prezzolata, è frustrata quanto Cassandra.

Perché ci si ostina a voler far gestire a politici ciò di cui non sanno niente? Non c'è nessuna colpa in questo ma a ognuno le proprie competenze. Per settori quali salute, ambiente, energia, al Parlamento dovrebbero sedere scienziati e studiosi, senza alcun legame con il potere ma con voce autorevole e voto determinante, eppure…

Nel frattempo che si continui a edificare nel letto dei corsi d'acqua, lungo gli argini, e a buttare cemento in mare! Perché si sa, la natura è crudele e a nulla varrebbero buon senso e lungimiranza.

Novembre 2013


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domenica 3 novembre 2013

CAMBIAMENTI CLIMATICI E BUSINESS

Leggere delle percentuali di emissioni da ridurre entro una certa data, che in genere è fissata a uno o due decenni di distanza, suscita una certa ilarità.

O ancora, per portare un piccolo esempio fresco e indicativo di come funziona il tutto, la Convenzione di Minamata¹ (cittadina giapponese vittima negli anni ’50 del peggior disastro ambientale e umano causato dal mercurio. Tale Convenzione sancisce entro il 2020 il divieto dell’uso di mercurio. Però solo i nuovi impianti a carbone (tra le maggiori fonti dell’emissione totale di 2000 tonnellate annue) dovranno dotarsi di nuove tecnologie per limitare le suddette emissioni, quelli esistenti no, e l’estrazione di mercurio sarà vietata solo dopo 15 anni dall’entrata in vigore della convenzione.

Innanzitutto perché, di tutti gli accordi internazionali, gli unici veramente vincolanti sono quelli relativi al commercio? Perché i Paesi devono scegliere dei regimi che siano conformi alle regole del WTO? Perché in tutti gli altri casi, si tratti di armi, di diritti umani, di sanità, di ambiente, di clima, di balene, convenzioni e accordi restano lettera morta, carta straccia, tempo, denaro ed energie umane sprecati? O, nella migliore delle ipotesi, non vincolano chi non aderisce? E, tutto sommato, nemmeno chi aderisce?

A proposito delle emissioni, anche di fronte a uno stop immediato e totale di ogni fonte di gas serra, il cambiamento climatico² in atto procederebbe indisturbato per ancora un bel pezzo, per quella che gli scienziati chiamano retroazione positiva, ossia, in soldoni, per i gas già presenti in atmosfera. E il cambiamento è in atto, checché ne dicano esperti prezzolati.

Le prove? A parte l’intensificarsi di fenomeni meteorologici gravi e sempre più frequenti che sono all’onor di cronaca pressoché quotidiana ma che potrebbero venire giustificati adducendo il fatto che nelle varie ere si sono alternati periodi molto freddi a periodi molto caldi, esistono dei fatti inconfutabili.

Società assicurative di importanza mondiale (tra l’altro alcune presenti nell’elenco delle 50 multinazionali più ricche del mondo) hanno avuto negli ultimi anni perdite record per danni causati da eventi climatici e ora si guardano bene dal permettere che ciò si ripeta e stanno esponenzialmente alzando i premi o rifiutando di assicurare in determinate aree.

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), ente prudente e conservatore, i cui resoconti devono essere approvati dai governi prima di divenire pubblici (quindi devono essere resoconti sufficientemente diplomatici e certo non allarmisti), da vent'anni mette in guardia, e continua a farlo, riguardo ai cambiamenti climatici e alle conseguenze gravi di questo, presentando scenari tutt'altro che rassicuranti. E, appunto, bisogna riflettere sul fatto che si tratta di una versione edulcorata.

L’OMM, l’Organizzazione meteorologica mondiale, dal canto suo paventa scenari raccapriccianti. Ho letto alcuni stralci delle loro ricerche sul decennio 2001-2010 ed è una lettura edificante. In accordo con molte conclusioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ciò che viene fuori è che la percentuale di popolazione mondiale che vive in zone a rischio è e sarà crescente, con annessi problemi di accesso al cibo, all’acqua, alla terra fertile, quindi conflitti e migrazioni consistenti.

Il fenomeno del Land grabbing, di cui ho scritto in un’altra occasione, cioè l’accaparramento di vasti territori a prezzi irrisori da parte di multinazionali e governi è un’ulteriore conferma in tal senso e dice chiaro che lo sanno bene che è meglio, per chi può permetterselo, arraffare a man bassa l’arraffabile.

E poi basta leggere le quotazioni in borsa dei prodotti agricoli, alimentari o per biocombustibili, per notare che non solo tengono ma sono al rialzo costante e che, a parte i colossi di internet, gli investimenti più accreditati sono quelli rivolti al cibo, oltreché ai minerali rari.

Ma passano i decenni e nessuna vera rivoluzione energetica³ è avvenuta né è in procinto di avvenire: tutti gli operatori del settore ora parlano green ma in pratica spendono una percentuale irrisoria dei propri investimenti per un’autentica ricerca e buona parte del cosiddetto green consta nel piantare un paio di alberi in paesi che inquinano ancora poco in cambio dei loro diritti di emissione.

Siamo di fronte a degli incompetenti o a una volontà politica precisa?

Di sicuro c’è che siamo proprio alla frutta.



giugno 2013



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¹ https://www.reteambiente.it/repository/normativa/convenzione_minamata_ita.pdf

LEGGETELA E POI DITE SE NON PARE ANCHE A VOI SI TRATTI DI UNA CONVENZIONE DI FACCIATA, CONSIDERATE TUTTE LE DEROGHE E I CASI ESCLUSI DALLA CONVENZIONE. UNA SORTA DI ATTO DOVUTO, VISTI I TEMPI.

In Italia pubblicata la Legge 8 Ottobre 2020 n. 134 (G.U. n. 267 del 27 Ottobre 2020) recante la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013.

Alcuni stralci...

per tecniche «disponibili» si intendono, in relazione ad una determinata Parte o ad un impianto specifico sul territorio di tale Parte, quelle tecniche messe a punto su una scala tale da consentirne l’applicazione in un rilevante settore industriale a condizioni economiche e tecniche sostenibili, tenendo conto dei costi e dei benefici, indipendentemente dal fatto che queste tecniche siano utilizzate o messe a punto sul territorio di tale Parte, a condizione che siano accessibili al gestore dell’impianto come stabilito dalla Parte in questione

2. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano a: a) quantità di mercurio o di composti di mercurio destinate ad essere utilizzate per attività di ricerca di laboratorio o come campione di riferimento; o b) tracce di mercurio o di composti di mercurio esistenti in natura presenti in prodotti quali i metalli privi di mercurio, i minerali o prodotti minerali, incluso il carbone, o i prodotti derivati da questi materiali, e tracce non intenzionali presenti nei prodotti chimici; o c) prodotti con aggiunta di mercurio. TROVERETE LA SPECIFICA NEGLI ALLEGATI

a) impegnarsi a censire le singole riserve di mercurio o di composti di mercurio superiori a 50 tonnellate metriche e le fonti di approvvigionamento di mercurio che producono riserve superiori a 10 tonnellate metriche per anno, situate nel proprio territorio;


² In merito al cambiamento climatico, questo manicheismo tra chi nega tutto e chi afferma acriticamente che le cause sono esclusivamente antropiche, esiste una via di mezzo che si avvicina maggiormente alla verità. Lungo e complesso qui entrare nel merito ma ci tengo a precisare che quando scrivo cambiamento climatico, rivoluzione energetica, energia rinnovabile, lo faccio prendendo le distanze sia dagli atteggiamenti oscurantisti no scienza, sia da quelli dogmatici la scienza ha sempre ragione. Se verso i primi posso provare un moto di comprensione perché i problemi ci sono e la preoccupazione è reale e sentita, verso i secondi sono meno condiscendente visto che, a quanto consto e a parte rare eccezioni, la maggior parte dei propugnatori della nuova dogmatica fede nel progresso sono gli stessi che propinano poi cappotti termici e auto elettriche senza minimamente andare a sfiorare gli autentici punti caldi della questione. Sono presenti in campo due schieramenti opposti entrambi miopi (in uno schieramento ci sono pure conflitti d’interesse e tornaconto vari) e che vinca uno o l’altro non ci avvicineremo non dico a una soluzione o inversione di tendenza ma almeno al rallentare la faccenda.

lunedì 29 luglio 2013

DI PASSAGGIO


UNO

Che bei materiali trasparenti! Bisogna proprio cedere il passo. Oh la razionalità tecnologica…

Che belle cosce ha questa commessa! Al di là del bancone come se il bancone non ci fosse!

Tutto è vetrina! L’amplesso s’immagina facile.

Una bella coscienza felice aleggia nell’aria. Oh come tutti sono entusiasti! Coinvolti. Coinvolti da tutto come solo gli indifferenti. Beati gli indifferenti che sono i primi a gioire! Sempre saranno i primi e guardinghi scruteranno gli scettici! Alla malora gli scettici!

Tutto funziona a meraviglia. L’illuminazione sfaccetta la città di inattese policromie e tutto si fa scintillante. Su in alto, agli ultimi piani, si gode la vista su questa estensione interna di case, di strade e negozi e movimento spumeggiante.

Che nessuno ne sia privo! I palazzi hanno le finestre tutte rivolte verso il cuore dell’urbe. Lisce e cieche pareti fronteggiano all’esterno. Immensi condizionatori arroventano l’aria dalla cinta periferica verso lo spazio aperto. Il mondo altrove è altrove e non tocca la libera coscienza dell’oasi. Non si negozia sulla temperatura neanche d’un grado. Aria fresca, aria fresca, aria fresca!

Da lontano chi giunge incontra solo il riverbero uniforme e metallico dei dorsi muti delle abitazioni, che di qua si fanno traslucide e solo iridescenze separano la vita domestica da quella pubblica.

Ma chi giunge? Ben pochi. Sono sufficienti a ogni città un’unica linea ferroviaria e un’unica arteria stradale agibili. Le metropoli offrono funzionalità e benessere standard: a ognuno è bastante la propria. Per lavoro ancora qualcuno si sposta, ma nel caso lo fa per aria.

Giacciono in reticolo abbandonate centinaia di migliaia di chilometri d’asfalto. Oh, la stoltezza dell’uomo!

Viaggiare collegare raggiungere possedere. È di gran lunga bastevole starsene fermi e colonizzare lo spazio che tocca in sorte. Ognuno con meticolosità e determinazione, suggere ciò che serve o aggrada e dal centro diramare in impercettibile e inesorabile forza centrifuga.

Conglomerati. Psoriasi squamosa che secca la terra che resta negli interstizi non inglobati. È terra che avanza! Tanta ce n’è lungo le coste.


DUE

Quel tipo ha infilato la spina del carica batterie nella presa a fianco dello specchio, si è sciacquato le mani e rinfrescato e ha fatto un po’ di boxe con l’immagine riflessa. Si è messo di schiena e sta torcendo il collo, si sta controllando il tatuaggio e la canotta ,che non sia troppo sporca, e ora si fa un panino seduto sulla tazza del cesso. Certo è un tipo che sa come si vive sui treni. Nello sferraglio tra due vagoni ha fatto casa: ha appeso un sacchetto di bottiglie di plastica quasi tutte vuote e si è seduto su una delle piastre di ferro allungando le gambe. Però ha avuto l’accortezza di far passare il filo sotto la porta del bagno e ha portato il telefonino a portata di mano.

Rimane un bel tratto dall’ultima fermata alla meta che ho in mente, un qualche mezzo di fortuna certo lo troverò, saranno un centinaio di chilometri, basta giungere a destinazione, per il ritorno un mezzo altrettanto di fortuna, a meno che non decida di restare, in attesa del rientro.

Meraviglia! Superate le squallide baracche di chi ha scelto di restare in prossimità del mare, spazio e solitudine finalmente, quello che serve per rilassarsi!

La vegetazione cresce anarchica tra le carcasse di automobili abbandonate lungo il lido. Ci sono modelli che hanno quasi cent’anni, alcune appartenute certo a villeggianti. Esseri estinti che una volta all’anno venivano a rinfrancarsi dalle fatiche del lavoro con bagni di sole e di mare.

Cumuli di macerie e rifiuti, in alcuni tratti delle vere e proprie colline che si susseguono a perdita d’occhio. Alla base i reperti più vecchi, di quando l’abbandono era timido e non organizzato, ma d’altronde un rimasuglio di pudore restava nel fare discarica là dove famiglie ostinate ancora si riunivano con ombrelli e asciugamani a fare spiaggia senza mare, ché il mare di giallo cromo e olii e assenza d’ossigeno e vita, d’onda e di risacca inerte lambiva la battigia. Ancora ciechi e sordi trovavano spazio tra detriti e spazzatura e giocavano a carte e mangiavano panini e leggevano riviste e bagnavano i piedi e i bimbi riempivano i secchielli e facevano castelli, quando già avevano chiuso anche gli ultimi stabilimenti più moderni, quelli delle docce disinfettanti. Agli ardimentosi che si tuffavano e a vigorose bracciate attraversavano i liquami, s’imponeva immediata una doccia.

Al divieto di queste, che più non davano sicurezza, seguirono impianti che vaporizzavano acqua a offrire al posto del mare quel minimo di refrigerio vitale. Poi anche quelli chiusero i battenti.

Ora, tra pochi che rovistano in cerca di qualcosa che possa tornare a rinnovata utilità, in attesa di allontanarmi da questa palla dall’odore uniforme, posso godere in pace di questo silenzio di morte.




Racconto tratto dalla raccolta "Incontri" Philobiblon edizioni
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lunedì 22 aprile 2013

GIORNATA DELLA TERRA

Oggi è la Giornata della Terra.

Se ne iniziò a parlare negli anni ’60, durante le proteste contro la guerra in Vietnam e prese forma nel 1969 a seguito del disastro ambientale della Union Oil in California.

Le Nazioni Unite ne sono portavoce e sostegno e a ogni ricorrenza suonano la campana della pace nel quartier generale di New York.

Dal 2000 l’iniziativa si è diffusa a livello mondiale e viene celebrata ogni anno, il 22 di aprile, riunendo migliaia di associazioni ambientaliste. Persone che ci credono e che si impegnano.

Cos’altro?

Imponenti concerti e sponsor illustri.

Poi, ogni anno dal 23 aprile, tutto come prima.


“Tutte le persone, a prescindere dall'etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile".

Aprile 2013


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martedì 5 febbraio 2013

GIORNO DELLA MEMORIA

Quanti giorni della memoria dovremmo indire?
Alcuni ci sono ma non se ne parla granché.
A braccio mi vengono in mente:
il genocidio dei nativi del nord America e dell’America latina (circa 70 milioni dal XVI al XX sec.)
gli oltre 20 milioni di vittime dello stalinismo russo tra il 1927 ed il 1953
gli 80 milioni della Rivoluzione Cinese e di Mao Tse-Tung tra il 1949 ed il 1976
le vittime giapponesi di Hiroshima e Nagasaki
le 40.000 vittime, tra morti e scomparsi in Cile tra il 1973 e il 1983
quelle del genocidio in Bosnia-Erzegovina dal 1992 al 1995
tutte brutte storie che più o meno conosciamo
e poi ancora
le vittime mai contate del Darfur
il milione di vittime in Ruanda
la Bosnia – Erzegovina,
la Georgia, il Bangladesh, Timor Est
eccetera eccetera eccetera …
e poi Chernobyl, Bhopal, e tutte le vittime dei disastri nucleari, industriali, ambientali procurati dall’uomo
e poi ancora
le centinaia di vittime ogni anno sul confine Messico - USA
gli sfollati e i morti in India per la costruzione delle grandi dighe
i desaparecidos di tutto il mondo
i morti e i mutilati delle mine
le migliaia di madri che ogni giorno seppelliscono i propri figli perché non hanno di che nutrirli e curarli
le 500.000 donne e bambine violentate e mutilate in 15 anni in Congo
e poi ancora
e ancora
e ancora

Basteranno i giorni di un anno per un equo elenco?

Ecco, e poi non solo per i morti la memoria, ma anche per i vivi, i sopravvissuti, anch’essi vittime, spesso impossibilitate a un riscatto.


27 gennaio 2012 

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