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domenica 9 febbraio 2014

1&1

Ora i nostri dati saranno maggiormente protetti. Non nel senso che sarà tutelata la nostra privacy ma nel senso che i nostri file godranno di un backup, a quanto promettono, inattaccabile. È in arrivo infatti la tecnologia 1&1, (che è il nome di una tra le prime aziende al mondo nel web hosting) ovvero il raddoppio dei data center che conservano i nostri preziosi dati, dalle mail, alle foto, a tutto ciò che amiamo e che non possiamo assolutamente smarrire, pena la perdita di noi stessi. Tutti i dati e i processi saranno ‘specchiati’ ed elaborati in modo sincrono da due diversi data center e i siti web saranno fail-safe come mai prima d’ora e a costi, è stato sottolineato ancora una volta, veramente contenuti.

Alla faccia della sostenibilità ambientale della faccenda.

                                                                                                                                                                                                                                                              Maggio 2013

Tutti i diritti riservati



p.s. 2025 E. comunque, di privato e protetto non c’è più nulla. A partire da noi che “condividiamo” la qualunque e che regaliamo i nostri dati ogni volta che accettiamo i termini e le condizioni di un sito web, di un contratto, di una raccolta punti. Seguono l’ingenua idea che i data center siano dei sancta santorum inviolabili e non strumentalizzabili e quella di essere noi i proprietari di tali dati. Paghiamo pure.

Poi ci sarebbe il discorso, ad esempio, dei fascicoli sanitari e del numero identificativo fiscale unico. In pratica la cessione totale di dati personali. Due provvedimenti che potrebbero avere il loro perché ma al momento l’uno è inefficace e lacunoso, il secondo non nasce, a mio modesto parere, dall’intenzione di combattere l’evasione fiscale. Un fascicolo sanitario del tutto inutile perché limitato alla regione di appartenenza e sul quale una gran parte di dati non vengono inseriti. Esperienza personale. Ricovero di due giorni, ettolitri di sangue analizzato e altri esami, esiti non consultabili brevi manu né su fascicolo. Ancora: visita specialistica prenotata in Piemonte, evito di portare faldoni cartacei per scoprire che non mi possono fare visita perché non vedono mia storia clinica sul fascicolo. Quest’anno pare vogliano inserire nella finanziaria un budget per la realizzazione di una versione nazionale del fascicolo. Staremo a vedere. Resta comunque il problema che tali dati, in una società distopica quale la nostra (non intendo italiana ma internazionale) si avvicina a essere, potrebbero essere usati in modo discriminatorio. Quanto al numero identificativo fiscale unico che dovrebbe entrare in vigore dal 1° Gennaio 2026, per ora lo ritengo l’ennesimo strumento di piallatura da parte di una comunità europea che nulla ha a che fare con quello che avrebbe dovuto e dovrebbe essere tale comunità.

Si parla, e scrive molto, dell’imposizione di una nuova identità collettiva da parte dell’Europa nei confronti degli Stati membri e rispettivi cittadini. Questo è per me un argomento molto delicato. Ritengo che possa esistere una porzione di identità collettiva, anzi sarebbe per alcuni aspetti e temi necessaria, ma quanto sta facendo l’Europa è qualcos’altro. Mi riservo di scriverne a parte. Intitolerò il pezzo Tutti i Nuovi Corsi (All new Deals).

 

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martedì 9 aprile 2013

MOLESKINE 3 - Riflessioni sul Terzo Millennio

Nessuna conquista scientifica, o tecnico-scientifica, che possa realmente trasformare la società procurando un più equamente distribuito benessere senza danni per il pianeta e per la nostra e le altre specie, potrà mai determinare tale trasformazione se non sarà accompagnata da una rivoluzione culturale, sociale e politica.*

Una rivoluzione che ognuno deve operare innanzitutto all'interno di sé.

E' necessario che ognuno di noi si riconosca in questo obbiettivo comune.

Che la società umana intera ci si riconosca.

E dobbiamo pretendere e rivendicare con determinazione la messa in atto, da parte di chi ci rappresenta e governa, di tutte le azioni e le misure atte al suo conseguimento.

2014


* Ovviamente quanto ci stanno propinando (tra new green deal, tecnologia pervasiva, TIN europeo, denaro virtuale, videosorveglianza, telemedicina, smarthome, smartcity, insomma tutte le soluzioni ‘intelligenti’ per un futuro prodigo e meraviglioso) non ha niente a che fare con quello cui intendevo qui sopra. Soprattutto alla luce di come vengono intese, propinate, e utilizzate tali innovazioni. Certamente in quasi ognuna di queste cose, ad andare a cercare, qualcosa di buono lo si trova, ma il progresso quello vero è un’altra cosa. (2024)



(Gennaio 2026) Giusto oggi ho sentito di una nuova generazione di pillole dotate di antenna biocompatibile e chip da smaltirsi con le feci che avvisano su smartphone quando l’involucro si scioglie e il principio attivo inizia ad agire. Come abbiamo potuto star senza finora? E di un’altra pillola che con lo stesso meccanismo identifica le ulcere nel tratto di intestino non raggiungibile per via endoscopica, e ivi rilascia dei cerotti che si srotolano e attaccano dove serve (cosa buona), inviando costantemente la propria posizione (cosa vagamente inquietante). Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che testino sul mercato. Tranquilli.

Un poco alla volta, insomma, ‘rilasciano’ nel mondo dei comuni mortali queste tecnologie che nella realtà della ricerca e della sperimentazione sono un nulla rispetto a quanto si potrebbe già fare realmente. E che, in alcuni casi e su alcuni soggetti già si pratica. Non c’è da scandalizzarsi, è un processo irreversibile. L’ibridazione uomo macchina è letteralmente dietro l’angolo. E, presumibilmente, le pillole ce le consegnerà un minidrone informato della necessità di somministrazione da un qualche nostro device sottopelle. Altro che medici di base irreperibili e liste d’attesa bibliche. L’unica cosa che non mi sta bene è che ogni aspetto della nostra vita sarà basato sul delegare. Non solo il nostro rapporto con il mondo e il prossimo sarà mediato da interfacce di sorta, ma non avremo più nemmeno un legame diretto con noi stessi, con il nostro corpo, né sapremo più come funziona. Ci affideremo acriticamente a ogni tipo di intervento su di esso (sento già qualcuno che sussurra, questa è una novax, tecnofobica, luddista… No, non lo sono ma mi piace usare il cervello e detesto delegare senza cognizione di causa).

Diventeremo dunque surrogati di noi stessi. Un po’ triste. Dormiremo molto, credo. Dopo una fase da novelli hikikomori. Non avremo padronanza di pensiero, avendo perso quella della lingua. Non avremo libertà, avendo perso il pensiero. Forse un po’ più che triste.

Chi riuscirà a sottrarsi a tale deriva si consolerà discorrendo di massimi sistemi con robot coscienti.

p.s. Qua e là, nel blog ho scritto di questi argomenti. 


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giovedì 28 febbraio 2013

TRANSUMANESIMO

Mi piace guardare le persone. Tutte le persone. Mi è impossibile andare per le strade senza osservare i miei simili. Senza guardarli in volto. Serve a riconoscere se stessi e a riconoscersi tra noi appunto in quanto simili, per quanto ciò possa apparire bizzarro, considerate le diversità a volte sorprendenti tra individui della stessa specie. Eppure ci riconosciamo: si chiama empatia.

Poi penso a Blade Runner, alla possibilità di trovarmi di fronte invece un essere ibrido, uomo macchina, senziente e forse capace di provare emozioni, e mi dico che non potrei non considerarlo un individuo. Altrove ho scritto sulle implicazioni etiche che il progresso scientifico tecnologico comporta e non voglio qui ripetermi, solo torno sulla conclusione: un tale individuo ha dei diritti che vanno tutelati esattamente come quelli di un paraplegico che si esprima con l’ausilio di un computer o, comunque, di un diversamente abile. Ora, se consideriamo diverse aree scientifiche e cioè gli studi sull’Intelligenza Artificiale, le nanotecnologie, l’ingegneria genetica, la neurologia, le biotecnologie applicate, la criogenizzazione, è evidente che ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione profonda che ci costringe fin d’ora a rivedere e confermare o meno i principi e i valori sui quali abbiamo fondato, o cercato di fondare, la storia umana.

I nostri nipoti dovranno fare i conti con una società molto diversa da quella attuale e noi abbiamo la responsabilità di assumere una posizione in merito.

Anche termini quali eugenetica liberale, transumanesimo, individui postumani, devono entrate nelle nostre teste. Dobbiamo sforzarci di comprenderli, con onestà e coerenza, senza schierarci per forza pro o contro, ma provando a trovare il giusto equilibrio tra ciò che è sacrosanto e ciò che è comunque legittimo. C’è un’immensa zona grigia ed è proprio lì che bisogna lavorare.

Dobbiamo confrontarci con un movimento culturale, intellettuale e scientifico che afferma “il dovere morale di migliorare le capacità fisiche e cognitive della specie umana e di applicare le nuove tecnologie all’uomo, affinché si possano eliminare aspetti non desiderati come la sofferenza, la malattia, l’invecchiamento, e, persino, la morte.” E ancora, sarà individuo qualunque entità, umana, animale*, extraterrestre, cyborg, in possesso di ratio. E qui arrivano le prime domande: cosa significa migliorare? Su cosa si baserà il criterio di normalità? Esisteranno dei limiti alla ri-progettazione umana che, attraverso l’individuo transumano, porterà a quello postumano?* E chi apparterrà ancora alla cerchia degli umani, come verrà considerato? Un Pc con “cervello umano” sarà persona? Si tratterebbe certo di un riduzionismo funzionalista, persona solo in quanto ente razionale, ma seconde me si considera la questione dalla prospettiva sbagliata. Non si vuole concedere lo status di persona a una macchina senziente perché non s’intende considerare la razionalità come parametro determinante, in quanto ciò comporterebbe il considerare i disabili mentali non persone. Ebbene i disabili mentali sono persone, con tanto di diritti, (esistono molti modi per sentire ed esprimere il proprio io), ma perché vogliamo discriminare un cyborg se comprende e magari sarà in grado di auto evolversi sino a compiere scelte autonome? Non sarebbe né giusto né coerente. E accadrà: non è fantascienza, è solo questione di tempo e di interessi.. Il problema lo vedrei più sul fronte del controllo. Chi gestirà, come, e con che fine. Per il resto questo processo è già in corso e non si arresterà: fa parte della nostra natura andare avanti, di confine in confine. Cerchiamo di gestire la cosa al meglio. E teniamo a mente che nessuna conquista tecnico-scientifica può trasformare la società se non è accompagnata da una rivoluzione culturale, sociale e politica. Ci si deve poter riconoscere in un obiettivo per rivendicare o accettare la messa in atto di tutte le misure atte a conseguirlo. Di questo dobbiamo essere consapevoli. I transumanisti lo sono, tant’è che parlano esplicitamente di un lungo e complesso lavoro di persuasione, per far sì che l’accettazione delle varie fasi di trasformazione vengano accolte dalle persone senza ostacoli e traumi.

Ma, al dunque, oltre all’invito ad approfondire l’argomento, io che da bambina volevo fare l’astronauta e che divoro letteratura scientifica, mi chiedo, proprio in nome di ciò, anziché migliorare l’essere umano, non sarebbe già una gran cosa dargli una vita migliore? E poi, non saranno proprio la nostra fragilità e caducità, la nostra limitatezza nel tempo ad essere cifra della nostra grandezza?

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MTI – Movimento Italiano Transumanista

WTA – World Transhumanist Association

*Molto interessante approfondire le posizioni di Roberto Marchesini, fondatore della zoo antropologia, sostenitore del Movimento Italiano Postumanista, e autore di testi interessanti, uno tra tutti, “La fabbrica delle chimere”. La zooantropologia (argomento trattato però in altri saggi), in breve, ritiene l’eterospecifico (in questo caso l’animale) come soggetto, un’entità in grado di dialogare con l’uomo e di contaminarlo, ed è necessario salvaguardare l’eterospecifico con i suoi caratteri di soggettività, di diversità dall’uomo, di peculiarità, e cioè non reificare, non antropomorfizzare, non considerarlo come cifra. Arrivare a considerare la relazione uomo-animale, e la referenza che ne consegue, un contributo insostituibile. A diminuire la distanza che separa la nostra specie dalle altre. Se la biologia evoluzionista ha creato un legame di tipi filogenetico, la zoo antropologia ne crea uno di tipo ontogenetico. L’eterospecifico viene ad assumere un ruolo specifico nell’ontologia umana.

Tra l’altro, avendo letto il saggio di cui sopra, mi domando quale sia stata la chiave di volta che lo ha spinto a sostenere il postumanismo: se, per certi versi, lo comprendo, per altri no, e non mi dispiacerebbe un confronto sulla questione.

2011

AGGIORNAMENTO

* Ho finito di leggere “Estetica postumanista” di Roberto Marchesini e mi sono resa conto di quanto sommariamente conoscessi postumanismo e transumanesimo. Ero convinta che postumaniso e transumanesimo fossero fasi di un unico processo, invece si tratta di due correnti ben distinte se pur con manifestazioni analoghe, sopratutto per quanto riguarda l’uso della tecnologia. In sintesi, il postumanismo vuole essere un superamento dell’umanismo, della concezione antropocentrica, dell’uomo vitruviano, attraverso una contaminazione con l’altro (teriomorfismo e tecnomorfismo) che rende l’uomo più vulnerabile, certo, ma maggiormente permeabile a ciò che lo circonda. La nascita di un ibrido transpecifico consapevole delle radici e del destino comune di tutti gli esseri appartenenti alla sfera del vivente. Non più l’umano che emerge per opposizione dicotomica ma il postumano che è l’essere che si connette con ciò che è oltre il suo corpo e prende coscienza del continuum con il non umano in una realtà in cui la natura (e la tecnologia) non è più palcoscenico, l’animale non è più portatore di quelle funzioni biologiche da cui ci si vuole affrancare ma parte dell’ontopoiesi umana. Il posumanismo parla di trasformazione della consapevolezza. Una sorta di neoumasismo relazionale.

Il transumansimo, al contrario, non parla di connessione ma di potenziamento dell’uomo, attraverso la tecnologia. Quindi permane la visione antropocentrica che il postumanismo rifiuta. Il transumanesimo parla di iperumanismo che liberi dai vincoli del biologico ‘estraendolo’ dal divenire.

Il libro è da leggere. Ricco di spunti su cui riflettere. Io l’ho riempito di considerazioni a latere, punti esclamativi, domande, commenti di condivisione o di disapprovazione. Potrebbe essere un buon esercizio confrontarsi con questa nuova estetica, in senso filosofico, che è già ben radicata e si esprime nei più svariati campi.

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA:

- Post-Human di Roberto Marchesini

- Essere una macchina di Mark O’Connell

- Beyond Boundaries di Miguel Nicolelis

- Il cervello universale di Miguel Nicolelis

- Postumanesimo e filosofia di Claudio Bonito

- Il gene del diavolo di B.M. Assael

- La vita segreta di Andrew O’Hagan

- Le identità in Myazaki di Matteo Quinto

- Estetica postumanista di Roberto Marchesini


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