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martedì 7 marzo 2017

GENTILONI E LA RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE URBANE

Ho sentito ieri della firma, tra Gentiloni e i sindaci di ventitré città italiane, del patto per la riqualificazione delle periferie. Con stanziamenti successivi che dovrebbero raggiungere i 4 miliardi di euro, tra denaro pubblico e denaro privato. Si parla progetti di qualità tanto elevata da convincere la presidenza del Consiglio dei Ministri al finanziamento integrale, al di là della soglia inizialmente definita dal bando stesso.

Mi è parsa un’ottima notizia ma, sulla base di quanto constatato in giro e nella città in cui vivo, Imperia, mi domando cosa s’intenda per qualità. Quando si tratta di edilizia e infrastrutture mi tremano le gambe: troppo denaro in ballo. Mi chiedo: saranno le solite opere di restyling fotocopia? Verranno applicate le regole di urbanistica dissuasiva? Avremo delle Masdar city?  




Marzo 2017

domenica 8 settembre 2013

ANNOTAZIONI FRETTOLOSE

- Se la JP Morgan sta affrontando diversi processi a proprio carico, forse vuol dire che in giro qualcuno che conta e che ha una buona testa c’è. A far da contraltare i tribunali “segreti”, ma, si sa, non viviamo in un mondo perfetto

- Pare che Putin per rilanciare un po’ l’economia abbia avviato un’amnistia per liberare un centinaio di imprenditori!

- Leggo che lo stato degli stock ittici nel mondo sta migliorando. A prescindere dall'affermazione tutta da verificare, è proprio il termine stock a infastidirmi.

Oh Uomo, al centro del cosmo!

- Un amico mi ha chiesto come ho fatto a resistere tante settimane senza scrivere qualcosa su Berlusconi. In breve la mia idea è che non abbia alcun senso continuare a parlarne. Tanto meno male. E’ controproducente, mi pare ovvio. Un bel silenzio dilagante sarebbe una gran cosa.

- A Lecce si mobilitano contro la TAP (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto che porterà il gas proveniente da Azerbaigian e Iran fino in Italia. Sto approfondendo.

- A Imperia sono stati corrisposti agli studi De Andreis e De Cicco quasi 170.000 euro per il progetto di trasformazione del mercato coperto di Porto Maurizio in “centro di aggregazione”, opera che non verrà eseguita. Da aggiungersi alle penalità da pagarsi alla ditta che è stata costretta a sospendere i lavori per il parcheggio in via Benza, fianco al Duomo, ai costi di smantellamento del capannone fuori misura per la cantieristica navale, a quelli per terminare o, più che altro, per tenere insieme, il nuovo porto in decomposizione. Con buona pace di chi auspica un’ordinaria manutenzione di strade e ascensori, un ripristino della passeggiata degli innamorati, una gestione intelligente, efficiente e degna del millennio in cui siamo, dei rifiuti urbani, un buon funzionamento del depuratore, una cura del litorale eccetera eccetera eccetera.. .

- “Sono stanco perché no lavoro, quando lavoro no stanco” Fakir. Il nostro amico del Bangladesh.

- Da alcuni anni si tengono conferenze sui rifiuti nello spazio. Mi vengono in mente Calvino e un amico. L’amico dice che sulla terra non c’è più posto per la spazzatura mentre nello spazio ce n’è in abbondanza. Utilizzare un qualche satellite o pianeta inospitale per la vita come discarica. La definisce efficienza. Blatera di realismo. Refrattario e per niente umile rifiuta anche solo di prendere in considerazione che possano esserci altre vie.

L’uomo morirà convinto che esista sempre un altrove che gli permetterà a oltranza di togliersi d’impiccio.

- La Siria.

E tutto il resto del mondo che sta andando a puttane

2 settembre 2013

Tutti i diritti riservati

p.s. A rileggere queste righe vien male. Per certi versi, alcuni dicono, c’è quasi da rimpiangerlo il Silvio.

lunedì 29 luglio 2013

DI PASSAGGIO


UNO

Che bei materiali trasparenti! Bisogna proprio cedere il passo. Oh la razionalità tecnologica…

Che belle cosce ha questa commessa! Al di là del bancone come se il bancone non ci fosse!

Tutto è vetrina! L’amplesso s’immagina facile.

Una bella coscienza felice aleggia nell’aria. Oh come tutti sono entusiasti! Coinvolti. Coinvolti da tutto come solo gli indifferenti. Beati gli indifferenti che sono i primi a gioire! Sempre saranno i primi e guardinghi scruteranno gli scettici! Alla malora gli scettici!

Tutto funziona a meraviglia. L’illuminazione sfaccetta la città di inattese policromie e tutto si fa scintillante. Su in alto, agli ultimi piani, si gode la vista su questa estensione interna di case, di strade e negozi e movimento spumeggiante.

Che nessuno ne sia privo! I palazzi hanno le finestre tutte rivolte verso il cuore dell’urbe. Lisce e cieche pareti fronteggiano all’esterno. Immensi condizionatori arroventano l’aria dalla cinta periferica verso lo spazio aperto. Il mondo altrove è altrove e non tocca la libera coscienza dell’oasi. Non si negozia sulla temperatura neanche d’un grado. Aria fresca, aria fresca, aria fresca!

Da lontano chi giunge incontra solo il riverbero uniforme e metallico dei dorsi muti delle abitazioni, che di qua si fanno traslucide e solo iridescenze separano la vita domestica da quella pubblica.

Ma chi giunge? Ben pochi. Sono sufficienti a ogni città un’unica linea ferroviaria e un’unica arteria stradale agibili. Le metropoli offrono funzionalità e benessere standard: a ognuno è bastante la propria. Per lavoro ancora qualcuno si sposta, ma nel caso lo fa per aria.

Giacciono in reticolo abbandonate centinaia di migliaia di chilometri d’asfalto. Oh, la stoltezza dell’uomo!

Viaggiare collegare raggiungere possedere. È di gran lunga bastevole starsene fermi e colonizzare lo spazio che tocca in sorte. Ognuno con meticolosità e determinazione, suggere ciò che serve o aggrada e dal centro diramare in impercettibile e inesorabile forza centrifuga.

Conglomerati. Psoriasi squamosa che secca la terra che resta negli interstizi non inglobati. È terra che avanza! Tanta ce n’è lungo le coste.


DUE

Quel tipo ha infilato la spina del carica batterie nella presa a fianco dello specchio, si è sciacquato le mani e rinfrescato e ha fatto un po’ di boxe con l’immagine riflessa. Si è messo di schiena e sta torcendo il collo, si sta controllando il tatuaggio e la canotta ,che non sia troppo sporca, e ora si fa un panino seduto sulla tazza del cesso. Certo è un tipo che sa come si vive sui treni. Nello sferraglio tra due vagoni ha fatto casa: ha appeso un sacchetto di bottiglie di plastica quasi tutte vuote e si è seduto su una delle piastre di ferro allungando le gambe. Però ha avuto l’accortezza di far passare il filo sotto la porta del bagno e ha portato il telefonino a portata di mano.

Rimane un bel tratto dall’ultima fermata alla meta che ho in mente, un qualche mezzo di fortuna certo lo troverò, saranno un centinaio di chilometri, basta giungere a destinazione, per il ritorno un mezzo altrettanto di fortuna, a meno che non decida di restare, in attesa del rientro.

Meraviglia! Superate le squallide baracche di chi ha scelto di restare in prossimità del mare, spazio e solitudine finalmente, quello che serve per rilassarsi!

La vegetazione cresce anarchica tra le carcasse di automobili abbandonate lungo il lido. Ci sono modelli che hanno quasi cent’anni, alcune appartenute certo a villeggianti. Esseri estinti che una volta all’anno venivano a rinfrancarsi dalle fatiche del lavoro con bagni di sole e di mare.

Cumuli di macerie e rifiuti, in alcuni tratti delle vere e proprie colline che si susseguono a perdita d’occhio. Alla base i reperti più vecchi, di quando l’abbandono era timido e non organizzato, ma d’altronde un rimasuglio di pudore restava nel fare discarica là dove famiglie ostinate ancora si riunivano con ombrelli e asciugamani a fare spiaggia senza mare, ché il mare di giallo cromo e olii e assenza d’ossigeno e vita, d’onda e di risacca inerte lambiva la battigia. Ancora ciechi e sordi trovavano spazio tra detriti e spazzatura e giocavano a carte e mangiavano panini e leggevano riviste e bagnavano i piedi e i bimbi riempivano i secchielli e facevano castelli, quando già avevano chiuso anche gli ultimi stabilimenti più moderni, quelli delle docce disinfettanti. Agli ardimentosi che si tuffavano e a vigorose bracciate attraversavano i liquami, s’imponeva immediata una doccia.

Al divieto di queste, che più non davano sicurezza, seguirono impianti che vaporizzavano acqua a offrire al posto del mare quel minimo di refrigerio vitale. Poi anche quelli chiusero i battenti.

Ora, tra pochi che rovistano in cerca di qualcosa che possa tornare a rinnovata utilità, in attesa di allontanarmi da questa palla dall’odore uniforme, posso godere in pace di questo silenzio di morte.




Racconto tratto dalla raccolta "Incontri" Philobiblon edizioni
Tutti i diritti riservati

giovedì 6 giugno 2013

EDILIZIA

Nelle periferie urbane, in Italia, palazzi su palazzi restano invenduti. Centinaia di migliaia di metri cubi fuori mercato.

E si chiedono incentivi per l’edilizia.

I grossi speculatori perché guadagnano dal costruire ancor prima che dal vendere, per cui finché possono ci provano, e finora ci riescono. Se c’è un settore dalla spiccata connotazione clientelare e mafiosa è quello dell’edilizia. Gli imprenditori medio piccoli, invece, perché sono inguaiati. Non riescono a realizzare, come si dice, a rientrare degli investimenti, non possono pagare dipendenti e materiale, e rischiano il fallimento. Ammaliati dalla sirena della crescita ad oltranza¹, hanno pensato soltanto a mettere su cemento con mattoni senza preoccuparsi di cosa accade nel mondo. Indietro di almeno mezzo secolo rispetto alla realtà, ora piangono, arrabbiati, disperati, stupiti che il meccanismo si sia inceppato. E danno la colpa alle tasse che spaventerebbero i potenziali acquirenti.

In Spagna, in alcune zone, vendono gli appartamenti come al supermercato: se ne compri uno, il secondo te lo regalano. Un andamento che muterà certamente, come nella Teoria delle onde di Elliott, con ondate di corsa al mattone, aggiustamenti, e di nuovo, inevitabile crisi. Ciclicamente. Ma questo è un altro discorso.

Degli obiettivi della Terza Rivoluzione Industriale*, che creerebbe migliaia di posti di lavoro² nell’edilizia e darebbe il la a una non indifferente ripresa economica, non frega niente a nessuno. Non se ne parla. Gli addetti ai lavori non sanno di che si tratta. Eppure basterebbe studiare la faccenda e mettersi d’accordo. Ma ci sono troppi interessi in ballo. E poi chi me lo fa fare di fare le cose meglio, se a farle alla vecchia maniera, i soldi in saccoccia me li metto comunque? Sono sempre meno quelli che ce la fanno, ma sono evidentemente ancora troppi.

Anche in questa mia città che amo, Imperia, vedo gli esiti della medesima ingordigia mortifera. Come in un microcosmo, si ripropongono le dinamiche che sono dell’intero Paese. Che sono dell’uomo. Anzi di quest’uomo di passaggio. Avido, presuntuoso e per nulla lungimirante.

Nel corso degli anni che ho trascorso qui, da più persone e in ambienti diversi, ho ripetutamente udito affermare che da queste parti ci sono due, tre persone che fanno il bello e il cattivo tempo per quanto riguarda la gestione del territorio. Vedi piani regolatori e concessioni edilizie. Ne fanno i nomi con disinvoltura, ne dichiarano i legami con le stanze del potere. Insomma pare che tutti sappiano qualcosa di cui mai ho sentito o letto alcunché dagli organi di informazione. Né so di procedimenti penali in corso.

Non sono di qui e non conosco direttamente persone e fatti, per cui l’unica affermazione che posso fare è che in venticinque anni ho visto Imperia diventare un ricettacolo di cementi armati e non mi piace.

L’Italia è forse il Paese, in Europa, con il maggior numero di proprietari di case. Spesso più d’una. Il semplice buon senso dovrebbe evidenziare la stupidità del continuare a costruire. Sarebbe ora di iniziare seriamente a parlare di riconversione edilizia. Sarebbe ora di pretendere di essere governati con intelligenza. Sarebbe ora che chi ha prove di atti illeciti le mettesse sul tavolo.

¹Secondo Eurostat (giugno 2013) il Pil della zona euro, dopo il quarto calo consecutivo, è in flessione su base annua dell’1,1%. Rimando al post del 20 aprile “Economia”.

²Si perdono posti di lavoro al ritmo di decine di migliaia in ogni Paese (in Italia ad esempio dal 2007 al 2012, 500.000 posti di lavoro persi nel manifatturiero). È ovvio che bisogna crearne di nuovi.

Ottobre 2013



*AGGIORNAMENTO (2024)


Con il New Green Deal, ahimè, la dimostrazione di non aver capito nulla: nell’edilizia, a parte assai discutibili cappotti termici e direttive UE “Case green” per eliminare riscaldamento da combustibili fossili entro il 2040 e stop agli incentivi per le nuove caldaie a gas dal 2025, virando quindi, nella sostanza, al solo elettrico, il nulla.





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