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lunedì 27 maggio 2019

ABITUARSI


Mi sto abituando al passeggio tra svolazzi di plastica, volantini promozionali, pattume di sorta. Lungo le strada, sui marciapiedi, cresce, prolifera, attecchisce. Scoraggia e dissuade dal gesto virtuoso. Avvilisce. Funziona così. Un giorno via l'altro diventa paesaggio consueto.

All'uscita dal seggio elettorale mi fermo nella piazza dei giochi e siedo a godere dell'atteso tepore. Guardo i bambini. Due piccoletti sfrecciano in bici a rotelle ignari di ciò che li aspetta. Un'esistenza misera, mefitica, malata. E sopra ogni cosa ingiusta.

Il danno maggiore sarà che nel male che proveranno non troveranno elementi da cui partire per tentare un riscatto. Perché essi non avranno più idea di un mondo diverso, né che possa esistere qualcosa di meglio. Non ne avranno memoria. Si saranno abituati pian piano a quello che crederanno sia sempre stato. Nati immersi nella distanza, ecco, li vedo, si stanno abituando fin d'ora.



2019


domenica 5 agosto 2018

CODICE STRADALE

Nella speranza che, per qualche fortuito caso, legga il presente post, al signore in scooter, in compagnia della moglie, che stamane a Imperia, al termine dell'argine sinistro, mi ha suonato, affiancato, e pesantemente insultato per aver curvato verso destra l'auto allo stop senza mettere la freccia, vorrei far notare che:

- è vietato superare a destra (Perché è pericoloso ! Se volete farvi del male trovate un altro sistema senza mandare in galera il prossimo.).

- nel punto del nostro "incontro" c'è obbligo, orizzontale e verticale, di svolta a destra.



5/07/18



lunedì 27 marzo 2017

LE NOSTRE PAROLE

Ognuno con i propri libri, con le proprie parole. Senza comunicazione né confronto. Si abbandonano messaggi al vuoto. Nessuno li raccoglie. Cerchiamo di farci avvistare ma nessuno lo fa perché tutti sono impegnati a fare altrettanto nel mare magnum dei naufraghi poeti, dei naufraghi narratori. Dei naufraghi sognatori e rivoluzionari. È perduta ormai la forza che hanno le voci quando si sommano.

Tutti diciamo, tutti scriviamo, qualcuno blatera a vanvera, altri gridano, altri ancora si dilettano a riportare senza aver ben ascoltato. Le vie sono intasate di parole che nessuno legge. Come ingorghi nell’ora di punta.

Forse l’unica soluzione è sottrarsi. Accostare. Scavalcare il guard rail e andare per i campi, dove ancora ce ne sono. Tacere, smettere di scrivere. Donare uno spazio vuoto, bianco, e silenzioso. E sperare che anche altri lo facciano. Altrimenti dove, riprendere a dar vita alle parole?

Usarle solo più sottovoce, per strada, con chi s’incontra, guardandosi negli occhi.

Sperando che basti, con il tempo, quest’atto di buona volontà, di sottrazione.

Perché chi sta male, chi è disperato, anche chi è semplicemente immerso nel frastuono ed è divenuto sordo, vuole solo distrarsi e odia parimenti chi lancia avvisi di allarme, chi la disperazione la canta, chi narra di bellezza che non si riesce a vedere.

Vedere. Chi vede viene ignorato, se non addirittura isolato, deriso, compatito. Chi racconta ciò che vede non è tollerato. Gli esseri con occhi funzionanti vengono banditi. Talvolta condannati in contumacia, talvolta soppressi, il più delle volte invece semplicemente sovrastati dal loop cacofonico di strombazzamenti sterili.

Sugli spiriti liberi si posa una coltre di suoni e di segni che ne soffoca il respiro e ne opacizza la luce.

Le parole non arrivano più a chi potrebbe trarne beneficio. Allora per un po' non aggiungiamone altre. Di buone ce n'è a sufficienza nel mondo e da tempo. Restituiamo intanto spazio a quelle.

Restano quelli che se la cantano tra loro, che s’indignano a turno e a turno, al riparo di mura ormai marcescenti, approvano la reciproca indignazione, convinti di dare un buon contributo ma solo di ulteriore rumore si tratta.

Un accanimento terapeutico. Una consolazione anemica. Una sterile illusione.

Scompiglio, sfondamento, apocalisse. Questo invoco.

Che sogno e ragione vadano insieme.

Ma per ora occorre silenzio.

Per il resto solo cauti bisbigli.

Restare lucidi e pazienti.

Sparpagliamo quindi semi di dubbio alla chetichella, senza insistere, senza spiegare, senza spaventare.

L’insofferenza altrimenti si accresce e la partita è persa.

Abbiamo quest’unica vita per fare qualcosa di buono. Ammettiamo una buona volta che ci hanno sottratto le parole e se ci hanno sottratto le parole, allora cerchiamo un nuovo linguaggio. Inventiamolo. Ma per creare qualcosa c’è bisogno di spazio e di tempo. Il primo lo possiamo anch’esso creare, del secondo dobbiamo con determinazione riappropriarci. Incominciando da quello inutile, noi che scriviamo, dedicato a intasare la rete di pensieri a decadimento istantaneo.

Febbraio 2017

lunedì 14 marzo 2016

IL CORAGGIO DI ANDARE A VEDERE



Un mio conoscente ieri ha aperto un gruppo su WathsApp inserendo tutti i contatti della sua ben folta rubrica per condividere l’importanza del referendum del 17 aprile (cui vi invito calorosamente a partecipare) e per informare dell’accordo, poco noto, del 21 marzo 2015 tra Italia e Francia per ridefinire i confini marittimi delle due nazioni, accordo al momento non ancora ratificato dall’Italia. Le implicazioni sono diverse, e anche in questo caso, visto che le due cose sono collegate, vi invito a cercare informazioni sulla faccenda, ma il nocciolo è che perderemo voce in capitolo sulla gestione di acque che ci riguardano non tanto come proprietà ma come impatto sulle nostre vite.

Ciò che mi preme dire qui, però, è che l’azione di questa persona è stata coraggiosa. Si è esposto, nome e cognome, ha buttato un sasso e non ha nascosto la mano, ha creato una piccola onda, e noi dobbiamo imparare a diventare parte di un onda, quando è quieta, ben motivata, e animata solo dal desiderio del bene comune. Diventare molecole che si muovono nella direzione del buon senso e della condivisione. È un imperativo morale. In ogni fase storica e sociale si arriva a un momento in cui si deve prendere posizione; non farlo comporta responsabilità pari all’agire male. La famosa banalità del male. Il problema è che, se si è persa la capacità di vedere, di sentire dentro l’urgenza di dare un senso, se pur modesto, alla nostra comparsa alla vita, allora non si può nemmeno essere consapevoli del proprio non agire. Ma se qualcuno, con umiltà e audacia, ci si avvicina per offrirci uno squarcio, una prospettiva, un dubbio, allora almeno accogliamo l’opportunità e andiamo a vedere di che si tratta. Potremmo improvvisamente scoprire qualcosa di nuovo e importante e persino rimpiangere di non esserne stati fino al giorno prima consapevoli. Con tutte le difficoltà che la consapevolezza in genere presuppone. Ma, insieme ad esse, avremmo la sensazione di essere vivi e non soli.

Nei primi cinque minuti di creazione del gruppo su WathsApp, è stata una cascata di numeri seguiti da un ha abbandonato, di tanto in tanto qualche frase di smarrimento, chi siete? cosa volete? Salvo qualche sparuto intervento, dei pochi che hanno dedicato un minimo a raccapezzarsi, per invitare a restare, a capire, a non spaventarsi, solo timore e fuga. Ecco, quella cascata di abbandoni è la misura del timore che ci attanaglia e blocca. La paura dell’altro. Non si comunica con chi non si conosce, questa è la regola. Si scappa. E si perdono grandi opportunità di conoscenza e crescita.


13 marzo 2016

domenica 27 dicembre 2015

IL CORAGGIO E LA VERGOGNA

Sto pensando a quanti restano nella propria intransigenza nei confronti dei musulmani.

Perché se è vero, dicono, che i terroristi sono una minoranza esigua e, a quanto pare, cresciuta nel mondo occidentale, perché i musulmani buoni con coraggio non li denunciano? Non si dissociano e li isolano?


Il riconoscimento, la denuncia, la vergogna.

Questi tre punti.

Che, umanamente, riguardano ognuno di noi.


Quanto è difficile riconoscere il “peccatore” (intendendo colui che procura male)?

Quasi sempre egli simula così bene da non suscitare sospetto. E quando anche qualche segno ci metta in allarme, quanto è arduo ammettere che nostro padre, nostro figlio, nostra sorella possano essere dei mostri? Le violenze domestiche, la pedofilia, e altre analoghe nefandezze, insegnano.

E quando capiamo, quando scopriamo, quante volte tratteniamo in noi e taciamo? Prima non vogliamo credere, poi dubitiamo di aver esagerato e preferiamo convincere noi stessi che forse non è così grave come sembra. Se, invece, non possiamo negare l’evidenza, abbiamo paura che si venga a sapere, temiamo il giudizio, ci vergogniamo, ci chiediamo ossessivamente quali potrebbero essere le ripercussioni sociali e quasi sempre optiamo per il silenzio. Talvolta lo imponiamo anche a chi ci è vicino costringendolo a una complicità involontaria. E non stiamo bene. proprio per niente.


Chi, onestamente, può affermare di non aver vissuto qualcosa di simile, o di non conoscere nessuno che l’abbia vissuto? Un’omertà non necessariamente mafiosa, generata dal timore e dalla sensazione di isolamento e impotenza.

La gravità resta ma cerchiamo di comprendere le difficoltà umane e reagiamo con l’aiuto e non con la condanna.

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Nel 2015 c’è stata una media di due attentati all'ora, di cui più dell’80% nel Sud del mondo. E la gran parte contro etnie musulmane.



lunedì 24 novembre 2014

MOLESKINE 7

La perdita della memoria è funzionale alla sopravvivenza.

In fondo pochi anni dopo una catastrofe la vita bene o male procede.

Cosa sarà mai quel poco di altra materia esanime lì a terra?


2014

domenica 6 aprile 2014

Moleskine 5 - ISOLATA

Quindici giorni senza televisione, giornali, e internet. Potrebbe essere accaduto di tutto mentre sono in quest’oasi di pace. È dunque questa l’unica via? Il futuro sarà un mondo composto da un certo numero di oasi sparse in cui pochi fortunati potranno provare serenità, o un qualche medicamento generico per l’anima che la procuri, e  tutto il resto colare a picco?

Un bicchiere di vino sull’erba e tante profonde riflessioni?

Pare strano che un senso di pace si accompagni a una sconfinata tristezza ma è giusto così.

Che resti il dolore appena sotto la superficie, pronto a emergere e procurare angoscia.

Il peso del male va suddiviso in un modo o nell’altro.


1 aprile 2014



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