Com’è facile cedere alla tentazione di riciclare i sogni che abbiamo condiviso con qualcuno che abbiamo amato con qualcun altro che amiamo dopo. Funzionavano, emozionavano. Perché non dovrebbero funzionare ed emozionare ancora?
Forse perché certi sogni nascono dall’empatia che si crea tra due specifici individui, dall’amalgamarsi di pensieri, idee, esperienze che essi specificatamente hanno. Non è replicabile. Se la relazione termina, s’incontrerà forse qualcun altro e allora pensieri, idee, esperienze personali saranno causa e materia per altri sogni.
Replicare, ripetere, riproporre, pronunciare identiche frasi sarebbe solo il simulacro di qualcosa che non è più. Sarebbe una veste di misura sbagliata, qualcosa di posticcio e sistemato sopra.
Mi si strizzerebbe il cuore se un domani, per fare un piccolo banale esempio, mi innamorassi e mi sorprendessi a parlare di mettere su un piccolo bistrot in campagna con un paio di camere annesse.
Certo, con il passare degli anni tutto è già stato quindi cosa fare allora? Rinunciare? No. Allora un po’ ci si arrende, si lascia che sia e, semplicemente, ci si abbandona alla condivisione e, di fronte all’ascolto di chi sente per la prima volta un sogno del nostro passato, credendolo vivo e pulsante, teniamo per noi il sapere che si tratta soltanto dell’ombra di qualcosa che per metà non ci appartiene e che non siamo stati in grado di realizzare.
2015
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