venerdì 31 marzo 2017

MIGRANTI ECONOMICI

Mi chiedo perché l’appellativo migrante economico debba avere una valenza negativa e dispregiativa. Perché il migrare per migliorare la propria situazione economica debba essere discriminante rispetto alle motivazioni di profughi di guerra o ambientali. Conosco molte persone che si spostano per tale motivo e altrettante che stanno valutando di farlo, e nessuno si sogna di criticare o attribuire a ciò una valenza negativa. Se non nella misura in cui ciò determina una critica sulla situazione economico politica dei paesi di partenza.
Allora mi chiedo perché, ad esempio, se può trasferirsi senza onta negli Stati Uniti un giovane italiano, un giovane ghanese, non possa venire in Europa. Qual è la differenza? Mi si obbietta che c’è la crisi, ma la crisi è ovunque (anche se io la definirei più correttamente mala gestione), e comunque non è una risposta alla mia domanda.
Forse che per avere diritto di migrare alla ricerca di una condizione migliore bisogna partire da una situazione già sufficientemente privilegiata? Questa è l’unica risposta che spiega il due pesi due misure, ma è una risposta di cui vergognarsi.


novembre 2016

lunedì 27 marzo 2017

LE NOSTRE PAROLE

Ognuno con i propri libri, con le proprie parole. Senza comunicazione né confronto. Si abbandonano messaggi al vuoto. Nessuno li raccoglie. Cerchiamo di farci avvistare ma nessuno lo fa perché tutti sono impegnati a fare altrettanto nel mare magnum dei naufraghi poeti, dei naufraghi narratori. Dei naufraghi sognatori e rivoluzionari. È perduta ormai la forza che hanno le voci quando si sommano.
Tutti diciamo, tutti scriviamo, qualcuno blatera a vanvera, altri gridano, altri ancora si dilettano a riportare senza aver ben ascoltato. Le vie sono intasate di parole che nessuno legge. Come ingorghi nell’ora di punta.
Forse l’unica soluzione è sottrarsi. Accostare. Scavalcare il guard rail e andare per i campi, dove ancora ce ne sono. Tacere, smettere di scrivere. Donare uno spazio vuoto, bianco, e silenzioso. E sperare che anche altri lo facciano. Altrimenti dove, riprendere a dar vita alle parole?
Usarle solo più sottovoce, per strada, con chi s’incontra, guardandosi negli occhi.
Sperando che basti, con il tempo, quest’atto di buona volontà, di sottrazione.
Perché chi sta male, chi è disperato, anche chi è semplicemente immerso nel frastuono ed è divenuto sordo, vuole solo distrarsi e odia parimenti chi lancia avvisi di allarme, chi la disperazione la canta, chi narra di bellezza che non si riesce a vedere.
Vedere. Chi vede viene ignorato, se non addirittura isolato, deriso, compatito. Chi racconta ciò che vede non è tollerato. Gli esseri con occhi funzionanti vengono banditi. Talvolta condannati in contumacia, talvolta soppressi, il più delle volte invece semplicemente sovrastati dal loop cacofonico di strombazzamenti sterili.
Sugli spiriti liberi si posa una coltre di suoni e di segni che ne soffoca il respiro e ne opacizza la luce.
Le parole non arrivano più a chi potrebbe trarne beneficio. Allora per un po' non aggiungiamone altre. Di buone ce n'è a sufficienza nel mondo e da tempo. Restituiamo intanto spazio a quelle.
Restano quelli che se la cantano tra loro, che s’indignano a turno e a turno, al riparo di mura ormai marcescenti, approvano la reciproca indignazione, convinti di dare un buon contributo ma solo di ulteriore rumore si tratta.
Un accanimento terapeutico. Una consolazione anemica. Una sterile illusione.
Scompiglio, sfondamento, apocalisse. Questo invoco.
Che sogno e ragione vadano insieme.
Ma per ora occorre silenzio. 
Per il resto solo cauti bisbigli.
Restare lucidi e pazienti.
Sparpagliamo quindi semi di dubbio alla chetichella, senza insistere, senza spiegare, senza spaventare.
L’insofferenza altrimenti si accresce e la partita è persa.

Abbiamo quest’unica vita per fare qualcosa di buono. Ammettiamo una buona volta che ci hanno sottratto le parole e se ci hanno sottratto le parole, allora cerchiamo un nuovo linguaggio. Inventiamolo. Ma per creare qualcosa c’è bisogno di spazio e di tempo. Il primo lo possiamo anch’esso creare, del secondo dobbiamo con determinazione riappropriarci. Incominciando da quello inutile, noi che scriviamo, dedicato a intasare la rete di pensieri a decadimento istantaneo.

domenica 26 marzo 2017

DA UN ARTICOLO DI MOHSIN HAMID

"L'essere umano esiste in un determinato momento, poi in un altro, poi in un altro ancora, finché non arriva la fine. Il periodo umano degli atomi che formano il nostro corpo è limitato nel tempo. Prima che nascessimo i nostri atomi appartenevano alle stelle; presto apparterranno alla terra, al mare o al cielo. Sappiamo che con il tempo ogni essere umano cesserà di esistere e semplicemente sarà stato. Per questo cerchiamo di resistere al tempo. Ci ribelliamo alla sua autorità. Come gli amanti, siamo attratti dal passato, dai ricordi immaginari, dalla nostalgia."

Qui sopra l'incipit di un articolo dello scrittore Mohsin Hamid

A BUON INTENDITOR...

Non è possibile che non esista una rete

L’UOMO NERO

«Se fai la cattiva ti do all’uomo nero!»

L’uomo nero nell’armadio
L’uomo nero sotto al letto
L’uomo nero nella grotta
L’uomo nero nel buio della notte

M’infilo sovrapensiero nel breve sottopasso ferroviario di Borgo San Moro e urto un corpo non visto. Appiattiti alla parete per il passaggio di un furgone, mimetizzati contro il cemento annerito dallo smog, nella semi oscurità non uno ma ben quattro uomini neri.
Un soprassalto e poi un non trattenibile ridere di me, condiviso subito dai quattro uomini che hanno colto al volo tutto quello che mi è passato per la testa in un secondo.

Uomini neri sotto al ponte
Uomini neri tutti in fila
Uomini neri che ridono di me
Uomini neri che ridono con me

martedì 14 marzo 2017

ACCANTO A ME ABITA UN POETA

Scoprire un poeta nel tipo alto che di tanto in tanto qui sotto casa incrocio insieme alla moglie, una giovane donna che conosco, è stato una bella sorpresa. Mi vergogno anche ad ammettere che non sapevo avesse ricevuto, tra gli altri riconoscimenti, il premio di poesia “Parasio”, il borgo in cui vivo. Per una persona amante della poesia è piuttosto riprovevole.  Prendo ad alibi il mio carattere schivo ma inizio a pensare che forse lo sia eccessivamente. Una lezione di vita.
Ho letto la silloge “Artigianato sentimentale” di Gabriele Borgna tre volte. La prima d’un fiato, le seguenti ad alta voce. Non ho avuto dubbi: c’è il respiro della poesia.  In fondo si canta sempre l’amore ma questi versi sono intrisi di energia, passione e rinnovato uso delle parole. C’è aria fresca, come si dice. E, non ultimo, fanno entrare in risonanza.
La prossima volta che lo incontrerò, lo avvicinerò per dirgli che penso lui sia un poeta.

Trascrivo qui di seguito una sua poesia e vi invito alla lettura della sua opera prima edita da  Puntoacapo  Collezione Letteraria.

Non come il torrente confusionario
e sprecone nella ripida giovinezza
o il fiume nella sua sola possibile
meta che per uscire deve far male.
Nemmeno come il lago
troppo dipendente
da intriganti emissari.
Non come lo stagno torbido dall’acqua
tersa in superficie
dove basta un tocco di libellula
a svelarne la natura melmosa.
Io per te sarò un oceano, un eterno
flusso senza fine, dall’onda lunga…

domenica 12 marzo 2017

ENRICO

Da bambino, una decina d’anni, rubò un pallone dalla mia auto, dimenticato lì da amici dopo una scampagnata. Quando mi accorsi della mancanza chiesi ai ragazzini che normalmente giocavano nei paraggi se si fossero accorti di qualcosa. Negarono tutti, lui compreso. Il giorno successivo lo vidi dalla finestra palleggiare assorto. Scesi in strada e quando mi vide nascose il pallone dietro la schiena. Gli sorrisi e gli suggerii  per il futuro di chiedere: la vita sarebbe stata più semplice. Ci conoscemmo così. Una volta, sapendo della confidenza che era nata tra noi, un suo amico già grande lo usò come ambasciatore di un messaggio galante per me. Bussò alla porta e me lo riferì parola per parola. Sorrisi, gli offrii una bibita e gli chiesi di fan notare al suo amico, che in realtà era il fratello di un suo amico, che ero troppo grande per lui. Mi rispose che lo avrebbe fatto senz'altro.
Negli anni mi trasferii a vivere altrove ma, nel tempo, lo incontrai alcune volte e scambiammo sempre qualche parola. Gentile e amichevole continuava a guardarmi con un po’ di soggezione, anche se non ne aveva motivo. All'epoca gli avevo fatto un po’ la morale ma non l’avevo sgridato, era un bravo ragazzino. Poi, parecchio tempo dopo mi presentò sua moglie. In seguito mi raccontò come si sentiva quando il  matrimonio finì. E così, un pezzetto alla volta e in modo occasionale, mi ha reso partecipe della sua vita.  
Qualche giorno fa, si è sparato. Non lo vedevo da un paio d’anni. L’ho saputo ieri per caso. La vita ci smarrisce l’un l’altro. Funziona così. Spero per lui che almeno sia stato un atto consapevole e non di pura disperazione. Solo questo. Lo scrivo con grande tristezza e con totale rispetto.

11 marzo 2017

martedì 7 marzo 2017

GENTILONI E LA RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE URBANE

Ho sentito ieri della firma, tra Gentiloni e i sindaci di ventitré città italiane, del patto per la riqualificazione delle periferie. Con stanziamenti successivi che dovrebbero raggiungere i 4 miliardi di euro, tra denaro pubblico e denaro privato. Si parla progetti di qualità tanto elevata da convincere la presidenza del Consiglio dei Ministri al finanziamento integrale, al di là della soglia inizialmente definita dal bando stesso.
Mi è parsa un’ottima notizia ma, sulla base di quanto constatato in giro e nella città in cui vivo, Imperia, mi domando cosa s’intenda per qualità. Quando si tratta di edilizia e infrastrutture mi tremano le gambe: troppo denaro in ballo. Mi chiedo: saranno le solite opere di restyling fotocopia? Applicheranno (li conosceranno?) i principi della terza rivoluzione industriale di cui ha ben scritto Rifkin? Infine: avremo delle Masdar city? Perché è quello l’obiettivo: avere delle Masdar city di cui beneficiare tutti.

Altrimenti sono soldi e fatica bruciati.


LA FED ALZA I TASSI DI INTERESSE

La Fed alza i tassi di interesse, Trump contrasta la delocalizzazione produttiva, vuole finanziare gli investimenti in infrastrutture e tagliare le tasse agli investitori. Cosa accadrà?
Non lo so. Considerazioni personali a parte, penso che se Trump premierà le aziende che ritireranno ad esempio la produzione di auto in Messico a favore della mano d’opera statunitense e se porterà avanti i progetti di realizzazione di nuove infrastrutture, sicuramente l’occupazione aumenterà, in particolare in quelle zone depresse che hanno contribuito alla sua elezione. Dubito però che miglioreranno le condizioni di vita delle persone perché, presumibilmente, il loro potere d’acquisto diminuirà.
Inoltre sarà più costoso pagare il debito in dollari accumulato negli anni e caleranno le esportazioni verso gli Usa ma, vista la rete non facilmente districabile di connessioni economiche e finanziarie globali, se Trump punterà sulla creazione di infrastrutture interne, vi troveremo senz'altro uno sbocco per i nostri investimenti. Senza contare che, come giustamente osserva Rampini, sulla scena mondiale è ben presente un nuovo interlocutore cui rivolgersi in maniera più massiccia di quanto fatto finora.

Diciamo che, rispetto a quanto potrà accadere, in questo momento il mio approccio è di curiosità. Perché con tutta le nostre capacità di previsione restiamo comunque immersi in un mondo rapido, assai complesso, per muoverci nel quale abbiamo l’esperienza di neofiti che procedono per tentativi, aggrappati, nel migliore dei casi, a quanto la storia passata ci ha insegnato in merito alle dinamiche economiche, politiche e sociali. Per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere che potrebbero esserci conseguenze ed esiti imprevisti. Potremmo venir contraddetti nelle nostre convinzioni. In fondo è la prima volta che in ogni ambito della vita planetaria tutto procede in modo tanto convulso, frenetico, contraddittorio. Le implicazioni si espandono in modo geometrico esponenziale ed è, senza tirare in ballo anche Heisenberg, quasi impossibile tener conto di tutti i fattori che determineranno un risultato. Quindi direi: stiamo a vedere e cerchiamo di capire.