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giovedì 11 agosto 2016

FASTIDIO

Che fastidio.

Quando vado a fare le pulizie in giro, accendo la televisione e la ascolto mentre traffico.

E, appunto, in genere provo fastidio.


Corsa agli antifurto. Solo il 2,7 % dei ladri vengono presi. I furti non sono in diminuzione, anzi. Risultano meno denunce perché i cittadini non si fidano delle istituzioni e pensano da soli alla propria sicurezza. Guardie private, allarmi, grate, telecamere, sensori, barriere.

Tra i servizi appena precedenti, uno descriveva le nuove frontiere dell’Europa (mi vengono in mente l’ultimo libro di Bruno Arpaia, "Qualcosa, là fuori" e quello di Domenico Quirico "Esodo"), l’altro paventava drammaticamente la prossima comparsa in Italia di innumerevoli "giungle di Calais", un terzo descriveva le nuove telecamere biometriche in dotazione ai girelli d’ingresso degli stadi.


Sta andando tutto molto velocemente. Impresa ardua non restare invischiati.


11.08.16

mercoledì 3 agosto 2016

ATTACCO

A casa di mia madre.

Servizio del Tg5 del 2 agosto.

Attacco dei cinghiali. Difendersi dall'attacco dei cinghiali che oltre a invadere le nostre città causano nelle campagne danni ingenti all'agricoltura, costringendo alla chiusura molte piccole aziende. Animali selvatici in sovrannumero che ci assediano. Non possiamo vivere blindati in casa.

La Coldiretti in piazza Duomo a Firenze sventola striscioni con scritto "riprendiamoci il territorio" e porta una coppia di cinghiali invitando a immaginare un futuro in cui orde di ungulati scorrazzassero per le vie cittadine. Mi viene in mente quando nel 1926, un gran numero di antenati di questi malvisti quadrupedi furono portati allo Stadium di Torino per una spettacolare caccia in costume regionale. Aneddoti.

Mi trattengo dall'entrare nel merito della questione, anche perché, mentre inizio a scrivere, gioco con il telecomando della televisione e i pensieri mutano direzione. Pubblicità e altre notizie vengono sciorinate con estrema disinvoltura nella scelta dei termini: attacco dei mercati, attacco dei batteri, eliminazione degli odori, golpe sui rifiuti, assedio del caldo, confini del benessere, guerra delle tariffe, divisione degli spazi...

Normalmente rifiuto l'estrapolazione di una frase o di una locuzione dal contesto in cui è inserita ma so anche che esistono diversi tipi e diversi livelli di linguaggio e, non so perché, ormai da parecchio tempo a questa parte ho come sviluppato un sensore nuovo, non so in quale organo situato, che fa sì che dal fiume di parole che sento, alcune mi giungano evidenziate e si uniscano in un ipertesto riguardo al quale l'unico dubbio è in che misura sia dettato da mie convinzioni e in che misura sia ciò che il committente intende far narrare e di cui intende convincere.



2 agosto 2016



lunedì 9 maggio 2016

CAMARGUE APPUNTI

Oggi ho ucciso un pezzo di mare. Probabilmente lo faccio più spesso di quanto io creda.

Mi sono concessa una porzione telline alla camarguese con un bicchiere di vino bianco. Minuscole telline servite in abbondanza ogni giorno e quasi in ogni locale della Camargue.

Ai tavolini accanto, fritture di minuscoli pesci, altrettanto minuscoli moscardini in insalata con le patate.

In una frenesia di somministrazione e ingestione.

Per metterci il carico, il vino è stato servito in bicchieri di plastica trasparente.

Notando che osservavo i vassoi serviti al tavolino accanto, il cameriere mi ha offerto un assaggio di frittura.

Lungo la battigia, di anno in anno, trovo sempre meno conchiglie.


Singolare quanto all'estero ci si senta liberi di parlare la propria lingua incuranti di ciò che si dice, al punto da fare osservazioni su chi passa vicino, certi di non essere compresi. Oggi, 25 aprile, Saint Maries de la mer pullula di italiani. Tutti indistintamente commentano come mai farebbero a casa propria.

Mi sono messa sulla spiaggia a leggere dietro un muretto al riparo dal vento. Mi sono spogliata e sono rimasta in biancheria (sobria e castigata in cotone grigio). Non mi sono accorta di una presenza maschile arrivata sulla passeggiata alle mie spalle ma ho sentito i passi e la voce di una donna che lo apostrofava:

«Ho capito perché ti sei fermato qui.». Ad alta voce a neanche due metri da me che mi sono sollevata a guardare nella loro direzione incontrando lo sguardo di lei.

«Inutile che fai il finto tonto... tanto non hai visto bene, quella avrà più di quarant'anni.»

Considerato che ne ho praticamente cinquanta, è andata bene così.




Mi chiedo perché, visto che in alcune panetterie fanno delle baguettes squisite, molti francesi acquistino quelle dei supermercati, cotte da surgelate, identiche a quelle che trovo nei supermercati in Italia.

Ho visto una corrida in televisione. La cocarde. Mi è piaciuta. Una meraviglia quei bei ragazzi atletici che praticamente volano. Un po' rudi con l'animale ma d'altronde giocano con un toro.

Al ristorante delle telline un suonatore ambulante di chitarra ha intonato canzoni popolari spagnole. Avrà avuto più di cinquant'anni, basso, scuro di pelle, sinceramente cordiale, e una gran bella voce.

E occhi simili a quelli di chi mi suggerì questa destinazione diversi anni fa.

Una piccola Spagna in cui si parla francese.

Mi piace guidare in Camargue.

Mi sento blasfema nel dirlo, pensando a tutti gli articoli che ho scritto sulle automobili, ma percorrere lentamente in auto queste strade mi rilassa in modo inaspettato. Nessun ostacolo alla vista, il giorno che non finisce, il vento, i canneti, laghi improvvisi, animali che attraversano.

Nessun rischio di perdersi e la voglia di proseguire all'infinito.

Svegliarmi, fare un caffè, berlo al freddo davanti alla staccionata, scavalcarla in camicia da notte e chiamare i due stalloni arabi per dar loro il buongiorno. Fraternizzare con il gallo ma non riuscirci con il gatto suo amico. Riempirmi gli occhi di verde e di blu. Sdraiarmi nel campo con i cavalli che brucano vicino e nel cielo uccelli migratori che planano verso le risaie da pochi giorni allagate.

Ogni essere umano dovrebbe poter vivere così. In assoluta empatia con ciò che lo circonda.

Avremmo solo bisogno di spazio, di verde e di azzurro. Solo di questo. Di spazio in ogni sua forma e manifestazione. Ed è ciò che ci stanno sottraendo, che permettiamo ci venga sottratto.








Dopo che ho visto cosa è in grado di saltare un toro, certe recinzioni mi preoccupano.





Ho scoperto che mi piace la pianura.

È strano sentirmi a casa a Saint Gilles.





Ho persino un mio posto segreto cui si arriva violando un divieto d'accesso. Mi siedo e guardo il piccolo Rodano passare. Un ottimo posto per scrivere. Un'ottima prospettiva da cui riconsiderare le cose.

Il livello di inquinanti che il Rodano porta a campi, vigne, e saline, è impressionante.






2016



domenica 25 ottobre 2015

OGNUNO CON IL PROPRIO DEVICE, TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

Stavo stirando a casa di una signora e non riesco a stirare senza guardare la televisione. In genere quando c’è un’interruzione pubblicitaria mollo il ferro (il mio principale device, seguito dal computer fisso) prendo il telecomando e metto silenzioso. L’altro giorno avevo lasciato il telecomando distante e così ho ascoltato anche gli spot pubblicitari. Sono rimasta ipnotizzata, con il ferro a mezz’aria, la bocca semi aperta.

Tre, uno dietro l’altro. Iniziando da quello del McItaly con carne chianina, fibra Tim a seguire, e Multicentrum. Gli altri dopo erano superflui e li ho rimossi in tempo reale.

Riprese su fondo nero, musica solenne in crescendo, un hamburger che rotea come un pianeta nello spazio, non è da tutti farlo, non è da tutti offrirlo a milioni di italiani, non è da tutti ma noi lo abbiamo fatto; poi la fibra che città dopo città, stiamo collegando tutto il Paese, per navigare velocissimi e tutti insieme contemporaneamente, il futuro è già qui, e la fibra è capace di connetterci ancora di più, e quindi Multicentrum, unico come te, perché le tue impronte sono uniche.

Ho ricordato le frasi dello spot sulla fibra Fastweb: dentro la nostra fibra scorrono i tuoi pensieri, i tuoi sogni, i tuoi progetti, tu sei le nostre ali… con gli aeroplani dietro a fare un cuore con le scie.

Quelle del McVeggie: abbiamo tolto l’hamburger dall’hamburger (!)…solo chi è in tutto il mondo può portarti il mondo… e anche quell’altra della Citterio, sponsor all’Expo 2015, l’origine fa la differenza.


Cristo santo, buon vecchio Orwell, come dicemmo ormai vent’anni con Oreste Del Buono, eri un ottimista…



ottobre 2015

venerdì 2 maggio 2014

MONDIALI DI CALCIO IN BRASILE

Non ho appuntato la data perché intendevo scrivere due righe in giornata ma non ho avuto modo di farlo. Sarà trascorsa una decina di giorni. Ricordo che si trattava del TG5 delle 13.00.

L’annunciatrice dopo aver presentato con aria compita un servizio sugli scontri in Brasile per gli sfollamenti in vista dei Campionati mondiali di calcio, con estrema disinvoltura e un gran sorriso ammiccante è passata a introdurre un servizio sui dieci più bei calciatori di tutti i tempi.

Questa è professionalità.

Che non traspaia un’opinione, un pensiero, un disappunto, se mai ci sono.

Nessun coinvolgimento personale.

E complimenti a chi stabilisce la scaletta dei servizi.

Vorrei poter pensare che il contrasto così netto sia stato voluto per colpire l’attenzione e suscitare un dubbio, un’indignazione, ma so che non è così.


aprile 2014


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domenica 6 aprile 2014

Moleskine 5 - ISOLATA

Quindici giorni senza televisione, giornali, e internet. Potrebbe essere accaduto di tutto mentre sono in quest’oasi di pace. È dunque questa l’unica via? Il futuro sarà un mondo composto da un certo numero di oasi sparse in cui pochi fortunati potranno provare serenità, o un qualche medicamento generico per l’anima che la procuri, e  tutto il resto colare a picco?

Un bicchiere di vino sull’erba e tante profonde riflessioni?

Pare strano che un senso di pace si accompagni a una sconfinata tristezza ma è giusto così.

Che resti il dolore appena sotto la superficie, pronto a emergere e procurare angoscia.

Il peso del male va suddiviso in un modo o nell’altro.


1 aprile 2014



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lunedì 3 marzo 2014

IN TRENO VERSO MONZA INSIEME A MIA NONNA

Ho accompagnato mia nonna novantunenne in treno fino a Monza a trovare sua sorella che non vedeva da quasi settant’anni, da quando stavano a Venaria Reale, vicino a Torino, e mia nonna lavorava alla Snia Viscosa. Siamo partite da Albenga verso Milano centrale e da lì abbiamo preso una coincidenza per Monza.


“ Ma guarda quanti palazzi in Lombardia, che palazzoni che fanno qui.”

“ Nonna, non è solo la Lombardia, è così dappertutto nelle periferie delle grandi città, anzi in tutte le periferie urbane ormai.”

“ Ma guarda tutti quei palazzi senza balconi, come fanno senza balconi?”

“ Ma no, nonna, ci sono palazzi senza balconi e palazzi che li hanno.”

“ Ma guarda che piccoli che sono, non ci si può mica vivere e cosa vedono? Altri palazzi. Ma quanti appartamenti ci sono dentro? Ma sono troppi! Li vedo in televisione i palazzi ma vederli così dal vero fa impressione… e guarda che finestre piccole. Hanno poca luce, poverini. La luce è importante, se no si diventa tristi.”

“ Sì, nonna, poca luce e poco spazio.”

“ E poi sono tutti attaccati, non c’è più terra, non c’è più vista, allora aveva proprio ragione quello là…”

“ Chi nonna? Calvino?”

“ No, quello della canzone… Celentano. I soldi gli hanno dato alla testa agli uomini, ma sai cosa penso? Che non sono mica ricchi quelli che vivono lì dentro, quelli sono le api operaie. Quelli ricchi mica ci stanno in un posto così. Ma quanto cemento, quanto cemento… ma è tutto così in Italia?”

“ Sì, nonna, purtroppo sì. Gli hanno anche dato un nome a questa cosa: si chiama consumo del territorio. Costruiscono anche dove non serve, costruiscono per costruire, perché a costruire qualcuno che guadagna c’è sempre, anche se poi le case restano vuote.”

“ Ma perché non aggiustano quelle vecchie che sono molto più belle? Ma no, lo vedo che non lo fanno. Vicino a me c’era una bella casetta di due piani che aveva più di cento anni con un bel pezzo di giardino intorno, era da aggiustare e quando hanno iniziato i lavori ho pensato, che bravi, era ora, ma sai cosa hanno fatto? Hanno usato tutto la spazio e hanno tirato su un condominio di tre piani con otto bilocali che sono lì da vendere da più di tre anni. Che tristezza, fa proprio una brutta impressione vedere com’è cambiato tutto. Quando sono venuta l’ultima volta era tutto diverso”

“ E quando sei venuta l’ultima volta da queste parti?”

“ Nel ’47, in viaggio di nozze, a vedere Milano, abbiamo fatto una notte in albergo.”

“ Sono sessantasette anni fa… è normale che sia tutto diverso, che sia cambiato…”

“ Non sono mica stupida, lo so che in tanti anni così le cose cambiano, ma cambiare non vuol dire peggiorare, io ho fatto la fame e mi aspettavo che con il benessere ci sarebbe stato un miglioramento. Però io qui non vedo bellezza, non vedo grazia, non vedo intelligenza. Nei secoli passati tutte queste cose c’erano e si vedono ancora infatti. Era meglio se non lo facevo questo viaggio… Che delusione e che tristezza!”

1 marzo 2014

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sabato 30 novembre 2013

VIVI LA VITA

"Vivi la Vita srl – Direttore Casting: Nando Moscariello ricerca Opinionisti Televisivi per una nota trasmissione di Canale 5 – Mediaset e per molte altre Produzioni Televisive nazionali. Ci rivolgiamo a persone spigliate, giovani e meno giovani, che vogliano cogliere l’occasione di parlare in prima persona dei valori, dei problemi e delle speranze, che costituiscono le fondamenta della società odierna. Chi fosse interessato ai provini, cogliendo l’occasione per vivere una costruttiva esperienza e farsi notare in Mediaset, percependo, inoltre, un interessante compenso, deve contattarci telefonicamente per prenotare la data, al …. Solo in alternativa, i candidati possono inviare una mail con tutti i dati per il ricontatto, a … "

Parlare in prima persona dei valori, dei problemi e delle speranze, che costituiscono le fondamenta della società odierna (!) … … provini e interessanti compensi. 

Vivere un’esperienza costruttiva e … farsi notare in Mediaset. 

Mettere due concetti lontani scritti affiancati o congiunti da una “e” perché infine possano essere recepiti come un unico concetto.

Quanto alle fondamenta della società odierna, i valori, i problemi e le speranze, forse sono proprio solo più legati alla speranza di fare dei provini e ricevere interessanti compensi.


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domenica 10 febbraio 2013

LA SCOPERTA DELL’AMERICA


Alle elementari ricordo che ci parlavano degli Stati Uniti d’America come di un gran posto dove vivere. La libera iniziativa: ognuno poteva avere la propria grande opportunità.

Parliamo di poco meno di 40 anni fa. Sono quelle cose che rimangono impresse. Come le Brigate Rosse, la ricerca spaziale, Seveso, la morte di Franco, la dittatura di Pinochet, la televisione a colori, i supermercati.

A distanza di anni è evidente che gli USA sono, invece e da tempo, il luogo dove si concentra e da cui è partita una nuova concezione della vita, anzi una concezione di gestione della vita ben lungi dall’immagine di cui sopra e divenuta pensiero acquisito e dominante.

Culla delle corporations più potenti del pianeta (alle quali è riconosciuta la figura giuridica di “persona”), delle organizzazioni internazionali più potenti (FED, BM, FMI ecc.), di thinks thank che lavorano a pieno regime, nonché promotori di accordi internazionali con poteri sovranazionali, gli Stati Uniti d’America stanno tra-sfigurando la società umana, il concetto stesso di società umana. Che diventa contenitore di risorse. Da utilizzare. In barba ai principi delle Costituzioni.

Si proclama la necessità, e la si sancisce legalmente come questione di sicurezza nazionale statunitense, dell’uso unilaterale della forza per difendere gli interessi vitali del Paese, interessi che includono la garanzia di accesso illimitato ai mercati chiave e alle forniture e risorse energetiche presenti sul pianeta. Non si aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare e si rivendica il ruolo di difensori del mondo. Si consuma di un quarto della produzione mondiale di alimenti e beni pur essendo solo il 4% della popolazione mondiale. Si liberalizza completamente, nell’arco di vent’anni, il mercato dei derivati, il cui ammontare oggi supera circa dieci volte il Pil mondiale, con le conseguenze che ben conosciamo, e si pretende sostegno alle banche.

Inoltre.

Uso sistematico del veto alle risoluzioni ONU, perenne violazione del Diritto Internazionale. Quattro quinti della popolazione USA esclusa dalla domanda internazionale di servizi, un sesto della popolazione sotto la soglia di povertà, sistemi pensionistico e sanitario al collasso, altissimo debito estero (300 mld $ gli interessi annui sul debito nazionale e cioè il 15% della spesa nazionale annua*), bolla immobiliare, credito al consumo. Stop all’immigrazione e sì alle misure protezionistiche interne. Biocolonialismo. Tea party. Produttività industriale che viene dalla chiusura di fabbriche e dalla riduzione della forza lavoro. Media sotto controllo (molti americani credono che siano state trovate armi di distruzione di massa in Iraq e che l’intervento militare abbia avuto il beneplacito della comunità internazionale), libertà civili compromesse (UPA Usa Patriot Act). Crescita patrimoniale per l’11% della popolazione.

Insomma uno stile di vita non negoziabile. Per quell’11%.

Ma da questa politica viene una visione ormai globale che non paga.

Un sistema mercantilistico oligopolista, sotto le spoglie di una fittizia globalizzazione e di un fasullo libero mercato, in cui le politiche a favore della democrazia pare servano solo ad allentare la pressione verso cambiamenti sociali e democratici più radicali. Cambiamenti dall’alto verso il basso che eliminino il rischio di capovolgimento delle tradizionali strutture di potere. Un sistema di mega società e di banche, strategicamente connesse, che gestiscono l’economia globale e si affidano al potere statale per la socializzazione dei rischi. Liberalizzazione dei flussi finanziari e dei mercati valutari internazionali. Divulgazione della filosofia del futile e della paura. Quasi un esperimento di ingegneria sociale.

Il cittadino americano medio, troppo occupato a sbarcare il lunario, non ha né tempo né voglia di interessarsi alle culture altre e spesso non sa individuare luoghi su una carta geografica, compreso quello di appartenenza, quindi come può comprendere la necessità/liceità di un intervento militare/umanitario o economico e prendere coscienza dei mutamenti planetari in atto, dando un avvallo consapevole alla politica estera del proprio governo? Il neonato movimento di Occupy Wall Street temo avrà vita breve: rabbia ed entusiasmo non sono sufficienti. Ci vuole un piano. E mezzi. E i mezzi sono già tutti occupati. Politici ed economici. Internet non è sufficiente. Anzi rischia di dare l’illusione di poter fare chissà che. Ma l’ordine socio economico in cui viviamo è comunque l’esito di decisioni umane prese all’interno di istituzioni create dall’uomo. Le decisioni si possono cambiare e le istituzioni anche. Nella storia dell’uomo è già accaduto, perché non potrebbe succedere di nuovo? Ma perché questo accada è fondamentale una partecipazione attiva alla vita politica da parte di tutti che non si limiti a una crocetta sul nome meno ributtante o sull’illusione che essere neri significhi necessariamente essere buoni.


ottobre 2011

*i dati sono aggiornati al 2012


p.s. 2023 riguardo la partecipazione attiva alla vita politica urge scrivere un pezzo sul reale potere dei governi nazionali e sul valore della delega alla rappresentanza attraverso il voto


  
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