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lunedì 26 marzo 2018

LE PAROLE NON CAMBIANO

1

"... per la sua situazione commerciale, industriale e geografica, ... è la città più esposta a quest'invasione che ha assunto dimensioni inaudite, al punto che quasi un terzo della sua popolazione è di nazionalità straniera.

...

Almeno metà delle condanne emesse dai tribunali criminali correzionali riguarda stranieri.

...

Basta leggere i giornali per capire la gravità del male, e ogni giorno si apprende di crimini perpetrati con efferatezza e crudeltà inaudite.

...

I nostri operai, onesti, accettano di competere in campo economico, industriale e commerciale con gli stranieri che offrano pari garanzie, ma non accettano di veder sottrarre il pane alle proprie famiglie da stranieri che, con i loro usi e i loro precedenti, vedono il lavoro solo come un fattore accessorio. Infatti per molti di questi pericolosi immigrati, il lavoro quotidiano è solo un modo di aspettare in pace l'occasione giusta per appropriarsi illecitamente del bottino, con mezzi condannati dalla morale e dalla legge.

...

Pertanto, si tratta di una condotta che abbiamo il dovere di combattere ed arrestare."


2

"La popolazione di ... , esasperata, vuole manifestare contro gli immigrati ... che invadono le nostre campagne e le nostre città, ci tolgono il lavoro e ci prendono a coltellate."


3
"Cittadini, siamo invasi dagli stranieri. Dobbiamo sobbarcarci le imposte, il fisco,... Loro sono esenti da tutto e ci rubano i soldi per andare ad arricchire la loro patria. Forza compagni, seguiamo l'esempio dei fratelli di Aigues-Mortes* e di Nancy e cacciamo gli stranieri."


1 - stralci della risoluzione del 14 settembre 1881 proposta dal consigliere generale delle Bocche del Rodano a seguito dei Vespri marsigliesi. Gli stranieri cui si fa riferimento sono italiani


2 - stralci dell'articolo pubblicato da Le petit Méridional il 13 marzo 1888 a seguito di un fatto di cronaca avvenuto ad Arles: una rissa tra due italiani e due zuavi finita con la morte di questi ultimi

3 - manifesto affisso a Parigi nel 1893 da operai in lotta contro la chiusura dell'azienda.


* Riferimento al massacro degli italiani ad Aigues - Mortes il 17 agosto 1893


sabato 5 marzo 2016

CLASSI SOCIALI

Ho letto l’interessante articolo “Oligarchie al potere” di Paul Krugman su Internazionale della scorsa settimana*, articolo che vi consiglio e in cui a un certo punto scrive “… i salari reali dei lavoratori della fascia media hanno smesso non solo di crescere più rapidamente di quelli della fascia bassa, ma hanno cominciato addirittura a rallentare” (nonostante le promesse della teoria della Sbtc – skill-basied technological change –ndr).

Senza entrare nel merito delle cause di questo fenomeno, è illuminante leggere che in India, in questo periodo sui giornali per la crescente intransigenza dei nazionalisti indù soprattutto nei confronti degli studenti universitari, ci siano violente proteste di piazza da parte di una casta fino a ieri benestante, per ottenere gli stessi diritti (!) delle classi inferiori che in qualche modo sono tutelati da un sistema di quote per l’accesso al lavoro nel pubblico impiego e all’istruzione.

2016

*purtroppo non l’ho trovato online in modo da poter segnalare il link; si tratta del numero 1142 anno 23)

martedì 19 gennaio 2016

L'UOMO SUL TAVOLO OPERATORIO

Forse questa foto è apparsa in prima pagina su tutti i principali giornali nostrani e stranieri e io me la sono persa. Strano che non ne abbia sentito parlare da nessuno. 
Riuscite a immaginare qualcosa di più assurdo che morire così? Forse sì. In effetti abbondano i modi assurdi per morire ma quest'immagine trasmette in modo esatto il concetto.
Per la storia di quest'uomo, Baynazar Mohammed Nazar, rimando direttamente all'articolo di Andrew Quilty, autore della foto.






sabato 16 gennaio 2016

Abbonamento a Pagina99We

Amo il rituale della domenica mattina, quando passeggio fino all'edicola della stazione per ritirare i due settimanali che mi tengono da parte. Marito e moglie sono molto gentili e scambiamo sempre due parole.
Dalla prossima settimana acquisterò solo più un settimanale e un po' mi dispiace, rimedierò di tanto in tanto con qualche acquisto fuori programma, ma non posso negare di aver provato un'emozione nostalgica rientrando a casa e trovando nella cassetta delle lettere l'ultimo numero di Pagina99 avvolto nel cellophane con l'etichetta bianca riportante il mio nome e l'indirizzo.
Mi ha ricordato quando da bambina rientravo nell'androne del palazzo in cui abitavo a Torino. Mentre aspettavo l'ascensore (che non avrei potuto prendere da sola ma dieci piani son dieci piani), mi avvicinavo alla lunga fila di buche delle lettere e curiosavo all'interno di ognuna attraverso il vetro opaco. Da alcune a volte sbucava per metà un quotidiano o una rivista troppo lunghi per entrarci del tutto. Spesso non c'era involucro protettivo ma l'etichetta direttamente incollata sulla prima pagina. Ne approfittavo per sfilare il giornale prescelto dalla feritoia e dare una sbirciata veloce al contenuto, rimettendolo a posto non appena sentivo aprirsi la porta dell'ascensore.
Questa fatto di ricevere il giornale direttamente a casa mi sembrava un gran privilegio, una cosa veramente da grandi, e pregustavo il giorno in cui anche io, adulta e soddisfatta dalla realizzazione di tutti i miei nobili progetti, avrei trovato nella buca delle lettere il mio giornale.
Trovarlo stamattina è stato come un, ecco ora lo sei grande, e dunque?

 Gennaio 2016

lunedì 2 marzo 2015

#CONFLITTI BELLICI

Mi piaceva giocare a Risiko da ragazza, con mio padre. Alla lunga, però, le carte degli obiettivi le sapevamo a memoria, per cui lui s’ingegnò a scriverne degli altri su dei foglietti che incollò con cura coprendo quelli che ormai erano reciprocamente facilmente individuabili. Non ricordo come, aveva anche studiato un sistema per limitare l’incidenza della casualità dovuta all’uso dei dadi. Si era davvero sbizzarrito nello scrivere quei nuovi obiettivi. Conquistare catene di stati che partivano da un golfo per raggiungerne un altro attraverso tutti i continenti. Conquistare tutti gli stati che fossero uniti da un confine via mare, uno stretto, un canale. Conquistare tutti quelli con fiumi importanti, tutti quelli maggiori produttori di una certa risorsa (precisi e dettagliati elenchi stavano in mezzo al libretto con le regole del Risiko). Non era così facile a quel punto impostare la propria strategia bellica perché il fatto che il nemico occupasse certi territori non significava più che fossero quelli cui era principalmente interessato. Ma non era tanto questo a essere importante o rivelatore, quanto la sopravvenuta coscienza della complessità, delle diverse prospettive, e della necessità di saper veramente vedere.

Stasera leggo gli articoli conservati da giornali che come sempre non ho avuto il tempo di leggere. Ho preso l’atlante (ahimè del ’95) e l’ho sfogliato alla ricerca dei luoghi i cui nomi incontro durante la lettura. È così evidente cosa sta accadendo nel mondo e perché. E lo è altrettanto la forza del cambiamento in cui siamo immersi. È in atto una di quelle trasformazioni epocali nella storia dell’uomo la cui portata conosceranno i nostri figli e nipoti*.

Il punto non è capire che tutti i fatti che avvengono attorno a noi, e sempre più vicino, parlano di un’evidente questione di potere, dominio, risorse, supremazia culturale da una parte, e di disperazione, bisogno, e rabbia dall’altra, ma capire che questa corsa diffusa e spasmodica all’accaparramento e alla conquista, e in contemporanea il determinato e metodico innalzamento di muri, che siano di cemento, filo spinato o parole poco conta, ci sta dicendo che esiste un motivo ben preciso oltre a quelli ovvi di avidità e di potere per il potere. Un comun denominatore. Il filo rosso che dovremmo individuare se vogliamo comprendere gli avvenimenti.

Nel caso specifico, si tratta della comprovata trasformazione in atto del pianeta, della vita sul pianeta. A causa nostra in abbondante misura ma non solo. E chi può cerca di pararsi il posteriore per il maggior tempo possibile con qualunque mezzo a disposizione.


Febbraio 2015

(tutti i diritti riservati)


* 2023 - Una vista ce la stiamo già prendendo anche noi; procede tutto piuttosto rapidamente.

lunedì 26 gennaio 2015

#Pagina 99 non è più in edicola.

Apparso da appena un anno di questo quotidiano del weekend, come viene definito, perché esce il sabato ed è un settimanale, non c’è più traccia. Un vero peccato. A parte alcuni refusi tipografici, un’ottima lettura. Varietà di contenuti, approfondimento soddisfacente anche per i più esigenti, buono per la divulgazione, impaginazione efficace. Resiste online, questo sì, ed è un bel sito, immediato, fatto bene, anche se manca una pagina sulla redazione, ma, in ogni caso, non è accettabile stare sempre e comunque, ogni ora del giorno, davanti a un maledetto video o monitor, o quello che è. La presenza in edicola per questo resta un valore. La carta stampata la si maneggia, ci si ritorna. Si sottolinea, si ritaglia, si passa a un amico. E con tutta la mediocrità che gode del privilegio dell’inchiostro, non dobbiamo permettere che questo giornale sparisca. E non mi si venga a parlare di disboscamenti e inquinamento. Come se lo spazio virtuale fosse un’alternativa pulita. I mega Data Center non sono esattamente a zero impatto ambientale. Il problema ecologico c’è, è serio e va affrontato in entrambi i casi, ma qui si parla di altro. Del diritto a essere presenti in una realtà divulgativa, diffusa, e il cui peso è più che rilevante, la realtà della carta stampata, al cui interno serietà e impegno sono merce tanto preziosa quanto sempre più rara.
Sul sito di #Pagina 99 scrivono che si stanno impegnando per riprendere con l’edizione cartacea accanto a quella web: le due vie si completano e fanno parte di un progetto editoriale legato al sogno di cercare di capire le cose e di voler condividere questo intento con il maggior numero di persone. E questi sono sogni da difendere e sostenere.

"Aiutateci a non farci dimenticare troppo presto. E a tenerci vivi." - See more at: http://www.pagina99.it/news/partecipa/7827/Non-perdiamoci-di-vista.html#sthash.RkeirI5x.dpuf



gennaio 2015


(Tutti i diritti riservati)

domenica 6 aprile 2014

Moleskine 5 - ISOLATA

Quindici giorni senza televisione, giornali, e internet. Potrebbe essere accaduto di tutto mentre sono in quest’oasi di pace. È dunque questa l’unica via? Il futuro sarà un mondo composto da un certo numero di oasi sparse in cui pochi fortunati potranno provare serenità, o un qualche medicamento generico per l’anima che la procuri, e  tutto il resto colare a picco?

Un bicchiere di vino sull’erba e tante profonde riflessioni?

Pare strano che un senso di pace si accompagni a una sconfinata tristezza ma è giusto così.

Che resti il dolore appena sotto la superficie, pronto a emergere e procurare angoscia.

Il peso del male va suddiviso in un modo o nell’altro.


1 aprile 2014



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