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mercoledì 21 febbraio 2018

IL TESTO DI DONATELLA DI CESARE

Sono stufa di chi pretende ragione esprimendosi per frasi fatte, per slogan, per luoghi comuni. Di chi grida a voce o in maiuscolo la propria opinione senza una cognizione di causa che vada oltre il proprio tornaconto. Rinuncio al dialogo con costoro. 
Una buona volta abbiate la decenza di studiare, di leggere qualche libro, impegnatevi a superare il limite d'attenzione che vi porta a non riuscire ad affrontare più che poche righe, e per lo più sui social, e smettetela di tacciare di intellettualismo chi si applica con impegno per giungere a una comprensione onesta dei fatti. 
Deridere con sufficienza, denigrare, accusare è facile. Mettersi in discussione, rivedere le proprie posizioni, ritrovare l'umiltà necessaria all'intelligenza un po' più arduo, ma a questo siamo chiamati per dirci uomini.

L'ottimo testo di Donatella di Cesare è uno tra i libri la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria per poter esercitare coscientemente il proprio diritto di voto e di opinione. Non dico che debba esserci condivisione ma almeno doveroso, paziente, e onesto confronto.


N:B: Filosofia: amore per la verità (o perlomeno volontà di ricercarla).

sabato 21 ottobre 2017

IPERTROFIA UMANA

Sovente nei miei ragionamenti su come va il mondo arrivo a un punto morto. Una questione per la quale non trovo risposta. Credo di aver capito perché non la trovo.
Crescere, moltiplicarsi, aumentare, incrementare, monetizzare… Perché?

Non c’è un perché. Perché sì. Bisogna farsene una ragione. Una sorta di ipertrofia umana dovuta a un'ipofunzionalità dell'anima.

venerdì 25 agosto 2017

Moleskine 11

Farsi una ragione della nuova situazione globale, e in particolare l'affrontarla in modo efficace, richiederà tempo - così come è sempre stato per qualunque trasformazione realmente profonda della condizione umana.

Amore liquido - Zygmunt Bauman

giovedì 20 aprile 2017

TELEFONI 2

Ho voglia di silenzio. Vorrei fare una vacanza. Anche qui a casa. Tanto son tempi di magra. Una decina di giorni. Staccare il telefono. Disconnettermi. Senza persone che si offendano, senza persone che si preoccupino. Soprattutto senza perdere il lavoro o occasioni di lavoro, senza compromettere nulla. Amici e conoscenti si possono avvisare. Subito ti guardano strano, poi se ne fanno una ragione. Ma è il mondo intero che ti vuole reperibile. In qualsiasi ambito professionale e lavorativo ci si ritrovi, non ci si può esimere. Se si è precari, disoccupati, flessibili, mobili, la faccenda è la medesima. Ci si è messi in vendita sulla rete e non ci si può concedere il lusso di rispondere a una mail o a un Whatsapp in differita di qualche ora o, sia mai, di un paio di giorni. Prendersi una pausa diventa una scelta radicale. È assurdo, è sbagliato, è offensivo. Tutta questa faccenda della comunicazione, per come ce la stanno passando, è un insulto all’intelligenza. Non perché non sia utile trasmettere informazioni e dati in tempo reale ma perché l’impegno necessario per stare al passo è inaccettabile. 

2017 

giovedì 25 agosto 2016

ESSERI INUTILI E DANNOSI

Lo ribadisco.
Esseri inutili e dannosi. Superflui. Abbondano.
Stamane sul molo ho provato quel desiderio che da un po' mi monta di fronte all'idiozia quando questa si fa arroganza e prepotenza. Un desiderio di eliminazione selettiva,
Non mi vergogno a dirlo e non intendo sentirmi in colpa. La mia coscienza, e la mia anima eventualmente, ne risponderanno.
Anche la mia abnorme comprensione delle ragioni del prossimo ha un limite. Quando nel prossimo non ci sono ragioni. 
Chi sono per dirlo? Chi sono per giudicare? 
Basta con l'ipocrisia. Ognuno di noi giudica. In ogni piccolo gesto, in ogni minima scelta quotidiana.
Si associa il giudizio al disprezzo e alla superbia. No. Il giudizio è esercizio di responsabilità individuale. Avere il coraggio di prendere posizione in nome di quei valori di umanità che siamo sempre pronti a sbandierare. Senza esso non esiste crescita. Non esiste società. Essere sempre politicamente corretti non paga.
Mi faccio carico dei miei sbagli e delle mie colpe ma questo non mi impedisce, né mi esenta dal dovere, di vedere. 
Di fronte alla tracotanza arrogante e aggressiva, con tutte le attenuanti che si possono addurre, credo sia legittimo un no fermo. 
Esseri inutili, superflui, dannosi. Brutti. Brutta umanità.
Di troppo.


21.08.2016

domenica 26 ottobre 2014

IL MONDO COME IO LO VEDO - A. Einstein

"A me basta il mistero dell'eternità della vita e la vaga idea della meravigliosa struttura della realtà, insieme allo sforzo individuale per comprendere un frammento, anche il più piccino, della ragione che si manifesta nella natura."


Albert Einstein



Ecco, queste sono le parole precise e perfette che non ho mai saputo trovare.



(letto nell'estate 2005)

martedì 25 giugno 2013

PAROLE CHIAVE 2

Ho pensato di leggermi di seguito le parole chiave che ho utilizzato sinora in 96 post. 
Ho trovato l’elenco interessante e ho pensato di proporvelo. 
1º maggio, aborto, abuso, accordi sovranazionali, acqua, Adam Brandejas, Africa, aggiotaggio, agribusinnes, agricoltura, Alba Dorata, allevamenti intensivi, amore, Andreotti, anidride solforosa, anima, Animatronics, ansia, armi, articoli, articolo 414 bis, Arundhati Roy, Asia Water Development Outlook 2013, Assange, assenza, attacchi di panico, balene, Banca Mondiale, banche, Bangladesh, Belen Rodriguez, Berlusconi, biocarburanti, biocolonialismo, biologico, blog, bolla immobiliare, Borges, Boston, botulino, Bradley Manning, Brasile 2016, BRI, Brigate Rosse, British Petroleum, Brzezinski, Bush, CAFTA, calcio, Canada, cancro, Cancun, carestie, carne, carrello facile, catastrofi, chemtrails, Chiesa, chirurgia estetica, cibo, Cina, civiltà, cloud, Coccolino, colon, combustibili fossili, commercio, commercio delle emissioni, Commissione Trilaterale, Comune di Imperia, comunicazione, condizione umana, conflitti, CoNOsci, consumi zero, consumismo, consumo, consumo del territorio, Corea del nord, corruzione, corte di Strasburgo, crescita, crescita demografica, cultura, dark pool, data center, Deepwater Horizont, deforestazione, delocalizzazione, democrazia, denaro, derivati, desaparecidos, dignità, diritti, diritti animali, diritti umani, diritti dei bambini, Diritto Internazionale, disastri ambientali, discriminazione, donne, dubbio, eccidi, ecodosi, ecologia, economia, economia internazionale, ecosistema, Edge Foundation, edilizia, elettricità, elettronica, elezioni, emergenza sanitaria, Emirati Arabi, empatia, energia, entropia, epidemia, erbicidi, ERT, esplosione, etica, Europa, Expo Milano, Facebook, fame, famiglia Winshaw, fare soldi, fascismo, Fed, felicità, filo rosso, finanza, fisica, flessibilità, FMI, fonti rinnovabili, foreste, forum, forza lavoro, fosforo bianco, futures, GATS, genocidio, Genova, Genpets, geoingegneria, gesuiti, Giacomo Leopardi, Giappone, giorno della memoria, giustizia, Glencore, global governance, globalizzazione, Goma, Google Adwords, Gossip, governo, grande distribuzione, grandi dighe, Greenpeace, Grillo, guerra, Human Rights Watch, Ilaria Alpi, immigrati, Imperia, impronta ecologica, IMU, incentivi fiscali, India, indulgenza, informazione, informazioni, ingiustizia, inquinamento, integrazione, intelligenza, intelligenza artificiale, internet, interrogazioni parlamentari, Isew, Islanda, Istanbul, Italia, IWC, kamikaze, Kinder, Kissinger, laboratorio scolastico, lago Ciad, lago d'Aral, land grabbing, lavoro, lega, leggi, Lenor, leva obbligatoria, leviatano, liberalizzazione, libero mercato, libri, libro, Liguria, Liikanen, linguaggio, Lotto, Lottomatica, low cost, Luis Sepulveda, luna, M5S, mafiosi, mais, Mani Pulite, manifestazione, mare, masturbazione, materiale intellettuale, materie prime, Mc Namara, mediterraneo, memoria, memoria storica, metodo scientifico, Midway Island, mine, miniera, MIT, monaci Tibet, mondo, monopoli, Monte dei Paschi, morbistenza, morti sul lavoro, multinazionali, mutilazione, mutui, NAFTA, naufraghi, nazismo, Neocon, New York Times, news, occupazione, Occupy Wall Street, ogm, olocausto, OMC. 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venerdì 15 febbraio 2013

COLEI CHE HA TANTE COSE DA DIRE

Colei che ha tante cose da dire. Se mi avessero battezzato con un nome pellerossa, questa sarebbe stata la traduzione del mio nome.

Perché quando vedi qualcosa di importante e ti pare che a chi ti è accanto, alle altre persone, invece sfugga, non puoi tacere o fare a meno di indicare con il dito.

E mi piego, ciò nonostante, alla trafila del devi passare di qui, del devi usare queste parole e non queste altre. Rinnego il mio sapere, sconfesso il mio sentire. Faccio abiura e chiedo beneplaciti e conferme. Non so affermarmi come animo pensante ma anch’io, maledetta, credo nella necessità di un nulla osta dall’alto. Di un deus ex machina che dichiari: Sì, anche lei è degna.

No! Io lo grido a gran voce: sono degna. Non c’è errore che possa commettere per il quale potrei non essere perdonata. Perché è l’anima che io metto. Sia altare o banchetto.

Oh, ma a starsene in disparte, divora il dubbio d’aver smarrito la ragione.

Smarrito il senso, buttato all’aria ogni cosa per ritrovarlo, non resta altra spiegazione che la follia.

Individuo stanziale, che non va a vedere, che relega l’esperienza diretta al ruolo di ancella prepotente e fastidiosa, che fruisce del riverbero con il sopracciglio inarcato. Dove il pathos? Dove l’emozione e l’adrenalina che fanno fluire pensieri, parole, atti? Dove il coraggio e l’umiltà di andare al confronto e constatare che non è come si credeva, sconfessare il proprio credo o piuttosto avere conferma e maggiormente rinsaldarsi nei propri propositi?

Ma non è necessario. Tutto non è che ripetizione. Il moto perpetuo. Di grandezze e meschinità. Nulla di nuovo, se non nella forma.

Ecco dunque, far vivere il mondo ai propri occhi, interpretarlo nelle minime sfumature, rifletterlo, raccontarlo, standone lontani. Non solo immaginare, ma vedere con precisione da postazione fissa.

La presunzione! Legittima della ragione. Col tempo però soltanto stampella e poi ferro morto. L’autunno degli intelletti. Cervelli disidratati. Che si accartocciano. Acquiescenza, narcosi, marcescenza. Abdicazione al disincanto.

Ma io scrivo lo stesso. Scrivo per fare spazio. Convinta. Dal piccolo tinello, celletta d’alveare tellurico, con pazienza certosina, costruisco atomi.

Come per l’assassino di Roth, è la dimensione privata che sovrasta e conduce. E mangia. Mi mangia. E le parole muoiono una volta scritte.


giugno 2010


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