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venerdì 27 settembre 2019

Deproducers - Pianeta Verde





Dall’incontro di quattro produttori del calibro di Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia nasce un progetto innovativo e coinvolgente, un connubio senza precedenti tra musica e scienza. Deproducers è una sorta di collettivo che si propone di musicare dal vivo conferenze scientifiche raccontate in maniera rigorosa ma accessibile.
Planetario, il primo capitolo del 2012, unisce la musica alle conferenze spaziali dell’astrofisico e direttore del Planetario di Milano Fabio Peri. Il tutto con il corredo delle immagini originali concesse dall’ESA per lo spettacolo.
Botanica, il secondo capitolo del 2016, crea una colonna sonora per le incredibili rivelazioni sulla vita segreta delle piante, narrate con rigore da Stefano Mancuso, uno dei massimi neurobiologi viventi.
Nel 2019 vede la luce il terzo capitolo, DNA, prodotto dai Deproducers e da AIRC. Lo spettacolo porta sul palco il filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani, e gode della consulenza scientifica del professore e ricercatore Pier Paolo Di Fiore.

domenica 25 settembre 2016

BIG BANG

Ricordo mio padre, frequentavo le medie, in una discussione sulla nascita dell’universo. Diceva che non può esistere un punto di inizio assoluto, in quanto presupporrebbe un “prima” in cui l’essere ancora non è e ciò è una contraddizione. Accomunava l’idea scientifica di un momento in cui un tutto che prima non c’era, per concentrazione estrema e calore, si sarebbe violentemente espanso, all’idea altrettanto poco plausibile della creazione. Prima ci dovrebbe essere il nulla, diceva, il non essere, ma il non essere appunto in quanto tale non è. All’epoca ritenni che il ragionamento filasse e ne sono profondamente e consapevolmente ancora persuasa.

Oggi leggo su Pagina99 un articolo che riprende la questione sulla scia di un dibattito nato negli ultimi anni in ambito accademico scientifico. Iniziano a essere parecchi i detrattori del modello Big Bang, detto anche “singolarità iniziale”, definizione di per sé eloquente. Alcuni cercano di mediare tra le attuali conoscenze sicuramente perfettibili, teoria delle stringhe, fisica quantistica, gravità, e via discorrendo, ma certo è che la strada è lunga e il percorso complesso.

Resto dell’idea che la logica abbia già fornito una risposta. Restano da definire termini e modalità.



Settembre 2016


p.s. Affascinante l’ipotesi di un big bang continuo. Se non ricordo male si tratta della teoria ciclica conforme con tutte le sue varianti. 

lunedì 19 ottobre 2015

#VACCINI

#VACCINI


La proposta di rendere obbligatoria la vaccinazione per accedere a scuola e multare, si è parlato anche di radiare i medici contrari a tale profilassi, ha scatenato un acceso dibattito. Tra sostenitori accaniti e denigratori che temono il super controllo delle multinazionali farmaceutiche, c’è come sempre una via di mezzo. Il problema degli interessi economici è reale e serio, e deve acuire il nostro senso critico e la conseguente pretesa di trasparenza. Altrettanto grave è la vetustà di alcune sperimentazioni di sicurezza pre-immissione sul mercato. Resta indiscutibile il fatto che come metodologia preventiva la vaccinazione, la scoperta della vaccinazione, è stata una delle più grandi conquiste in campo medico.

Personalmente sono a favore dei vaccini ma ritengo molto grave che non ci siano studi ufficiali indipendenti sui danni collaterali, per stabilire caso per caso se ci sono e quali sono. Non stiamo parlando di farmaci che si utilizzano in presenza di patologie (esiste la vaccinazione terapeutica ma non è di quella che si sta parlando), ma di sostanze che si somministrano a bambini sani.

Ci vorrebbero sia l’obbligatorietà di una visita clinica presso le ASL prima della pratica vaccinale per verificare lo stato di salute, anche pregresso, del bambino, sia quella della prescrizione medica vaccinale. Inoltre bisognerebbe imporre alle famiglie di appuntare su appositi registri gli effetti delle vaccinazioni sui bambini nei giorni successivi alle iniezioni, segnalandole alle autorità sanitarie competenti.

Quanto alla posizione dei singoli medici, essa va rispettata quale espressione di libertà personale anche se, nel caso specifico, l’eliminazione di una malattia si ha quando la copertura raggiunge il 100% di una popolazione. E qui la libertà personale va a scontrarsi con l’eventuale danno sociale che potrebbe procurare.

Una difficile scelta etica senza nemmeno il supporto di una certezza scientifica. So che non ne esistono di certezze scientifiche e che ciò che oggi sembra il meglio domani potrebbe rivelarsi, se non sbagliato, di molto migliorabile ma se almeno vedessimo una reale volontà di finanziare, anziché il marketing, studi approfonditi sulla relazione vaccino/patologia, relazione da molti denunciata come ingente e sottostimata e, comunque, presente nella letteratura di settore, forse potremmo compiere una scelta con maggiore serenità.


Lettura consigliata: “Il meraviglioso innesto” ed. Laterza 1985



ottobre 2015

mercoledì 14 ottobre 2015

BIO-PLASTICHE

Articolo interessante e semplice. 
Tralascia però di sottolineare come, diversamente dall'alternativa che qui si propone, l'industria tradizionale del biocompatibile, dagli imballaggi ai carburanti, implica coltivazioni intensive che danneggiano i territori parimenti delle altre.

http://camilladallabona.novagrant.ilsole24ore.com/2015/10/10/bio-plastiche-quando-lo-scarto-non-e-da-buttare/

sabato 23 novembre 2013

SARDEGNA E RETORICA

Valutazione del rischio idrogeologico. Visita dei ministri. Accertare le responsabilità. Invio di sms da 2 euro per aiutare la popolazione.

La prima nominata alla nausea a disastro avvenuto.

La seconda tanto dispendiosa quanto inutile.

Andrea Orlando ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (carriera politica da FGCI, PCI, PDS, DS, PD) - Maurizio Lupi, ministro infrastrutture (giornalismo, Comunione e Liberazione, e Fiera di Milano).

La terza retorica e offensiva, visto che, il passato insegna, resta lettera morta.

Il quarto tristemente sempre per il dopo e mai per proteggere le persone prima di un disastro.

La comunità scientifica, quella onesta e non prezzolata, è frustrata quanto Cassandra.

Perché ci si ostina a voler far gestire a politici ciò di cui non sanno niente? Non c'è nessuna colpa in questo ma a ognuno le proprie competenze. Per settori quali salute, ambiente, energia, al Parlamento dovrebbero sedere scienziati e studiosi, senza alcun legame con il potere ma con voce autorevole e voto determinante, eppure…

Nel frattempo che si continui a edificare nel letto dei corsi d'acqua, lungo gli argini, e a buttare cemento in mare! Perché si sa, la natura è crudele e a nulla varrebbero buon senso e lungimiranza.

Novembre 2013


Tutti i diritti riservati

martedì 9 aprile 2013

MOLESKINE 3 - Riflessioni sul Terzo Millennio

Nessuna conquista scientifica, o tecnico-scientifica, che possa realmente trasformare la società procurando un più equamente distribuito benessere senza danni per il pianeta e per la nostra e le altre specie, potrà mai determinare tale trasformazione se non sarà accompagnata da una rivoluzione culturale, sociale e politica.*

Una rivoluzione che ognuno deve operare innanzitutto all'interno di sé.

E' necessario che ognuno di noi si riconosca in questo obbiettivo comune.

Che la società umana intera ci si riconosca.

E dobbiamo pretendere e rivendicare con determinazione la messa in atto, da parte di chi ci rappresenta e governa, di tutte le azioni e le misure atte al suo conseguimento.

2014


* Ovviamente quanto ci stanno propinando (tra new green deal, tecnologia pervasiva, TIN europeo, denaro virtuale, videosorveglianza, telemedicina, smarthome, smartcity, insomma tutte le soluzioni ‘intelligenti’ per un futuro prodigo e meraviglioso) non ha niente a che fare con quello cui intendevo qui sopra. Soprattutto alla luce di come vengono intese, propinate, e utilizzate tali innovazioni. Certamente in quasi ognuna di queste cose, ad andare a cercare, qualcosa di buono lo si trova, ma il progresso quello vero è un’altra cosa. (2024)



(Gennaio 2026) Giusto oggi ho sentito di una nuova generazione di pillole dotate di antenna biocompatibile e chip da smaltirsi con le feci che avvisano su smartphone quando l’involucro si scioglie e il principio attivo inizia ad agire. Come abbiamo potuto star senza finora? E di un’altra pillola che con lo stesso meccanismo identifica le ulcere nel tratto di intestino non raggiungibile per via endoscopica, e ivi rilascia dei cerotti che si srotolano e attaccano dove serve (cosa buona), inviando costantemente la propria posizione (cosa vagamente inquietante). Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che testino sul mercato. Tranquilli.

Un poco alla volta, insomma, ‘rilasciano’ nel mondo dei comuni mortali queste tecnologie che nella realtà della ricerca e della sperimentazione sono un nulla rispetto a quanto si potrebbe già fare realmente. E che, in alcuni casi e su alcuni soggetti già si pratica. Non c’è da scandalizzarsi, è un processo irreversibile. L’ibridazione uomo macchina è letteralmente dietro l’angolo. E, presumibilmente, le pillole ce le consegnerà un minidrone informato della necessità di somministrazione da un qualche nostro device sottopelle. Altro che medici di base irreperibili e liste d’attesa bibliche. L’unica cosa che non mi sta bene è che ogni aspetto della nostra vita sarà basato sul delegare. Non solo il nostro rapporto con il mondo e il prossimo sarà mediato da interfacce di sorta, ma non avremo più nemmeno un legame diretto con noi stessi, con il nostro corpo, né sapremo più come funziona. Ci affideremo acriticamente a ogni tipo di intervento su di esso (sento già qualcuno che sussurra, questa è una novax, tecnofobica, luddista… No, non lo sono ma mi piace usare il cervello e detesto delegare senza cognizione di causa).

Diventeremo dunque surrogati di noi stessi. Un po’ triste. Dormiremo molto, credo. Dopo una fase da novelli hikikomori. Non avremo padronanza di pensiero, avendo perso quella della lingua. Non avremo libertà, avendo perso il pensiero. Forse un po’ più che triste.

Chi riuscirà a sottrarsi a tale deriva si consolerà discorrendo di massimi sistemi con robot coscienti.

p.s. Qua e là, nel blog ho scritto di questi argomenti. 


Tutti i diritti riservati

giovedì 28 febbraio 2013

TRANSUMANESIMO

Mi piace guardare le persone. Tutte le persone. Mi è impossibile andare per le strade senza osservare i miei simili. Senza guardarli in volto. Serve a riconoscere se stessi e a riconoscersi tra noi appunto in quanto simili, per quanto ciò possa apparire bizzarro, considerate le diversità a volte sorprendenti tra individui della stessa specie. Eppure ci riconosciamo: si chiama empatia.

Poi penso a Blade Runner, alla possibilità di trovarmi di fronte invece un essere ibrido, uomo macchina, senziente e forse capace di provare emozioni, e mi dico che non potrei non considerarlo un individuo. Altrove ho scritto sulle implicazioni etiche che il progresso scientifico tecnologico comporta e non voglio qui ripetermi, solo torno sulla conclusione: un tale individuo ha dei diritti che vanno tutelati esattamente come quelli di un paraplegico che si esprima con l’ausilio di un computer o, comunque, di un diversamente abile. Ora, se consideriamo diverse aree scientifiche e cioè gli studi sull’Intelligenza Artificiale, le nanotecnologie, l’ingegneria genetica, la neurologia, le biotecnologie applicate, la criogenizzazione, è evidente che ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione profonda che ci costringe fin d’ora a rivedere e confermare o meno i principi e i valori sui quali abbiamo fondato, o cercato di fondare, la storia umana.

I nostri nipoti dovranno fare i conti con una società molto diversa da quella attuale e noi abbiamo la responsabilità di assumere una posizione in merito.

Anche termini quali eugenetica liberale, transumanesimo, individui postumani, devono entrate nelle nostre teste. Dobbiamo sforzarci di comprenderli, con onestà e coerenza, senza schierarci per forza pro o contro, ma provando a trovare il giusto equilibrio tra ciò che è sacrosanto e ciò che è comunque legittimo. C’è un’immensa zona grigia ed è proprio lì che bisogna lavorare.

Dobbiamo confrontarci con un movimento culturale, intellettuale e scientifico che afferma “il dovere morale di migliorare le capacità fisiche e cognitive della specie umana e di applicare le nuove tecnologie all’uomo, affinché si possano eliminare aspetti non desiderati come la sofferenza, la malattia, l’invecchiamento, e, persino, la morte.” E ancora, sarà individuo qualunque entità, umana, animale*, extraterrestre, cyborg, in possesso di ratio. E qui arrivano le prime domande: cosa significa migliorare? Su cosa si baserà il criterio di normalità? Esisteranno dei limiti alla ri-progettazione umana che, attraverso l’individuo transumano, porterà a quello postumano?* E chi apparterrà ancora alla cerchia degli umani, come verrà considerato? Un Pc con “cervello umano” sarà persona? Si tratterebbe certo di un riduzionismo funzionalista, persona solo in quanto ente razionale, ma seconde me si considera la questione dalla prospettiva sbagliata. Non si vuole concedere lo status di persona a una macchina senziente perché non s’intende considerare la razionalità come parametro determinante, in quanto ciò comporterebbe il considerare i disabili mentali non persone. Ebbene i disabili mentali sono persone, con tanto di diritti, (esistono molti modi per sentire ed esprimere il proprio io), ma perché vogliamo discriminare un cyborg se comprende e magari sarà in grado di auto evolversi sino a compiere scelte autonome? Non sarebbe né giusto né coerente. E accadrà: non è fantascienza, è solo questione di tempo e di interessi.. Il problema lo vedrei più sul fronte del controllo. Chi gestirà, come, e con che fine. Per il resto questo processo è già in corso e non si arresterà: fa parte della nostra natura andare avanti, di confine in confine. Cerchiamo di gestire la cosa al meglio. E teniamo a mente che nessuna conquista tecnico-scientifica può trasformare la società se non è accompagnata da una rivoluzione culturale, sociale e politica. Ci si deve poter riconoscere in un obiettivo per rivendicare o accettare la messa in atto di tutte le misure atte a conseguirlo. Di questo dobbiamo essere consapevoli. I transumanisti lo sono, tant’è che parlano esplicitamente di un lungo e complesso lavoro di persuasione, per far sì che l’accettazione delle varie fasi di trasformazione vengano accolte dalle persone senza ostacoli e traumi.

Ma, al dunque, oltre all’invito ad approfondire l’argomento, io che da bambina volevo fare l’astronauta e che divoro letteratura scientifica, mi chiedo, proprio in nome di ciò, anziché migliorare l’essere umano, non sarebbe già una gran cosa dargli una vita migliore? E poi, non saranno proprio la nostra fragilità e caducità, la nostra limitatezza nel tempo ad essere cifra della nostra grandezza?

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MTI – Movimento Italiano Transumanista

WTA – World Transhumanist Association

*Molto interessante approfondire le posizioni di Roberto Marchesini, fondatore della zoo antropologia, sostenitore del Movimento Italiano Postumanista, e autore di testi interessanti, uno tra tutti, “La fabbrica delle chimere”. La zooantropologia (argomento trattato però in altri saggi), in breve, ritiene l’eterospecifico (in questo caso l’animale) come soggetto, un’entità in grado di dialogare con l’uomo e di contaminarlo, ed è necessario salvaguardare l’eterospecifico con i suoi caratteri di soggettività, di diversità dall’uomo, di peculiarità, e cioè non reificare, non antropomorfizzare, non considerarlo come cifra. Arrivare a considerare la relazione uomo-animale, e la referenza che ne consegue, un contributo insostituibile. A diminuire la distanza che separa la nostra specie dalle altre. Se la biologia evoluzionista ha creato un legame di tipi filogenetico, la zoo antropologia ne crea uno di tipo ontogenetico. L’eterospecifico viene ad assumere un ruolo specifico nell’ontologia umana.

Tra l’altro, avendo letto il saggio di cui sopra, mi domando quale sia stata la chiave di volta che lo ha spinto a sostenere il postumanismo: se, per certi versi, lo comprendo, per altri no, e non mi dispiacerebbe un confronto sulla questione.

2011

AGGIORNAMENTO

* Ho finito di leggere “Estetica postumanista” di Roberto Marchesini e mi sono resa conto di quanto sommariamente conoscessi postumanismo e transumanesimo. Ero convinta che postumaniso e transumanesimo fossero fasi di un unico processo, invece si tratta di due correnti ben distinte se pur con manifestazioni analoghe, sopratutto per quanto riguarda l’uso della tecnologia. In sintesi, il postumanismo vuole essere un superamento dell’umanismo, della concezione antropocentrica, dell’uomo vitruviano, attraverso una contaminazione con l’altro (teriomorfismo e tecnomorfismo) che rende l’uomo più vulnerabile, certo, ma maggiormente permeabile a ciò che lo circonda. La nascita di un ibrido transpecifico consapevole delle radici e del destino comune di tutti gli esseri appartenenti alla sfera del vivente. Non più l’umano che emerge per opposizione dicotomica ma il postumano che è l’essere che si connette con ciò che è oltre il suo corpo e prende coscienza del continuum con il non umano in una realtà in cui la natura (e la tecnologia) non è più palcoscenico, l’animale non è più portatore di quelle funzioni biologiche da cui ci si vuole affrancare ma parte dell’ontopoiesi umana. Il posumanismo parla di trasformazione della consapevolezza. Una sorta di neoumasismo relazionale.

Il transumansimo, al contrario, non parla di connessione ma di potenziamento dell’uomo, attraverso la tecnologia. Quindi permane la visione antropocentrica che il postumanismo rifiuta. Il transumanesimo parla di iperumanismo che liberi dai vincoli del biologico ‘estraendolo’ dal divenire.

Il libro è da leggere. Ricco di spunti su cui riflettere. Io l’ho riempito di considerazioni a latere, punti esclamativi, domande, commenti di condivisione o di disapprovazione. Potrebbe essere un buon esercizio confrontarsi con questa nuova estetica, in senso filosofico, che è già ben radicata e si esprime nei più svariati campi.

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA:

- Post-Human di Roberto Marchesini

- Essere una macchina di Mark O’Connell

- Beyond Boundaries di Miguel Nicolelis

- Il cervello universale di Miguel Nicolelis

- Postumanesimo e filosofia di Claudio Bonito

- Il gene del diavolo di B.M. Assael

- La vita segreta di Andrew O’Hagan

- Le identità in Myazaki di Matteo Quinto

- Estetica postumanista di Roberto Marchesini


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