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mercoledì 14 ottobre 2015

BIO-PLASTICHE

Articolo interessante e semplice. 
Tralascia però di sottolineare come, diversamente dall'alternativa che qui si propone, l'industria tradizionale del biocompatibile, dagli imballaggi ai carburanti, implica coltivazioni intensive che danneggiano i territori parimenti delle altre.

http://camilladallabona.novagrant.ilsole24ore.com/2015/10/10/bio-plastiche-quando-lo-scarto-non-e-da-buttare/

lunedì 24 novembre 2014

DOCCIA ILLIMITATA

Piazzata al sole nei pressi della Galeazza a Imperia, oggi ho trascorso due ore a fare la guardia a una doccia malfunzionante. Una volta premuta la manopola del rubinetto il flusso d’acqua non s’interrompe salvo il tirarla indietro con decisione.

Agli sguardi di alcuni bagnanti rivolti, smarriti e interrogativi, verso l’alto alla prodiga pigna, ho reagito dando una voce: bisogna tirare indietro la manopola. Altre volte, distratta dalla lettura, accorgendomi in ritardo dello scorrere vano dell’acqua senza che alcuno ne beneficiasse mi sono alzata e sono andata a chiuderla.

A un certo punto tre ragazze si sono avvicinate, hanno premuto la manopola una volta e a turno, per almeno cinque minuti a testa, si sono fatte la doccia ridendo e scherzando. Dopodiché dietrofront e se ne sono tornate ai loro asciugamani poco distanti, commentando stupite il curioso fatto di un’erogazione tanto prolungata.

Non sfiora le vostre belle faccine, mie care, il dubbio che se l’acqua continua a scendere ininterrotta per un quarto d’ora abbondante forse sia necessario chiuderla?



luglio 2014


(tutti i diritti riservati)

lunedì 3 marzo 2014

IN TRENO VERSO MONZA INSIEME A MIA NONNA

Ho accompagnato mia nonna novantunenne in treno fino a Monza a trovare sua sorella che non vedeva da quasi settant’anni, da quando stavano a Venaria Reale, vicino a Torino, e mia nonna lavorava alla Snia Viscosa. Siamo partite da Albenga verso Milano centrale e da lì abbiamo preso una coincidenza per Monza.


“ Ma guarda quanti palazzi in Lombardia, che palazzoni che fanno qui.”

“ Nonna, non è solo la Lombardia, è così dappertutto nelle periferie delle grandi città, anzi in tutte le periferie urbane ormai.”

“ Ma guarda tutti quei palazzi senza balconi, come fanno senza balconi?”

“ Ma no, nonna, ci sono palazzi senza balconi e palazzi che li hanno.”

“ Ma guarda che piccoli che sono, non ci si può mica vivere e cosa vedono? Altri palazzi. Ma quanti appartamenti ci sono dentro? Ma sono troppi! Li vedo in televisione i palazzi ma vederli così dal vero fa impressione… e guarda che finestre piccole. Hanno poca luce, poverini. La luce è importante, se no si diventa tristi.”

“ Sì, nonna, poca luce e poco spazio.”

“ E poi sono tutti attaccati, non c’è più terra, non c’è più vista, allora aveva proprio ragione quello là…”

“ Chi nonna? Calvino?”

“ No, quello della canzone… Celentano. I soldi gli hanno dato alla testa agli uomini, ma sai cosa penso? Che non sono mica ricchi quelli che vivono lì dentro, quelli sono le api operaie. Quelli ricchi mica ci stanno in un posto così. Ma quanto cemento, quanto cemento… ma è tutto così in Italia?”

“ Sì, nonna, purtroppo sì. Gli hanno anche dato un nome a questa cosa: si chiama consumo del territorio. Costruiscono anche dove non serve, costruiscono per costruire, perché a costruire qualcuno che guadagna c’è sempre, anche se poi le case restano vuote.”

“ Ma perché non aggiustano quelle vecchie che sono molto più belle? Ma no, lo vedo che non lo fanno. Vicino a me c’era una bella casetta di due piani che aveva più di cento anni con un bel pezzo di giardino intorno, era da aggiustare e quando hanno iniziato i lavori ho pensato, che bravi, era ora, ma sai cosa hanno fatto? Hanno usato tutto la spazio e hanno tirato su un condominio di tre piani con otto bilocali che sono lì da vendere da più di tre anni. Che tristezza, fa proprio una brutta impressione vedere com’è cambiato tutto. Quando sono venuta l’ultima volta era tutto diverso”

“ E quando sei venuta l’ultima volta da queste parti?”

“ Nel ’47, in viaggio di nozze, a vedere Milano, abbiamo fatto una notte in albergo.”

“ Sono sessantasette anni fa… è normale che sia tutto diverso, che sia cambiato…”

“ Non sono mica stupida, lo so che in tanti anni così le cose cambiano, ma cambiare non vuol dire peggiorare, io ho fatto la fame e mi aspettavo che con il benessere ci sarebbe stato un miglioramento. Però io qui non vedo bellezza, non vedo grazia, non vedo intelligenza. Nei secoli passati tutte queste cose c’erano e si vedono ancora infatti. Era meglio se non lo facevo questo viaggio… Che delusione e che tristezza!”

1 marzo 2014

Tutti i diritti riservati

domenica 9 febbraio 2014

1&1

Ora i nostri dati saranno maggiormente protetti. Non nel senso che sarà tutelata la nostra privacy ma nel senso che i nostri file godranno di un backup, a quanto promettono, inattaccabile. È in arrivo infatti la tecnologia 1&1, (che è il nome di una tra le prime aziende al mondo nel web hosting) ovvero il raddoppio dei data center che conservano i nostri preziosi dati, dalle mail, alle foto, a tutto ciò che amiamo e che non possiamo assolutamente smarrire, pena la perdita di noi stessi. Tutti i dati e i processi saranno ‘specchiati’ ed elaborati in modo sincrono da due diversi data center e i siti web saranno fail-safe come mai prima d’ora e a costi, è stato sottolineato ancora una volta, veramente contenuti.

Alla faccia della sostenibilità ambientale della faccenda.

                                                                                                                                                                                                                                                              Maggio 2013

Tutti i diritti riservati



p.s. 2025 E. comunque, di privato e protetto non c’è più nulla. A partire da noi che “condividiamo” la qualunque e che regaliamo i nostri dati ogni volta che accettiamo i termini e le condizioni di un sito web, di un contratto, di una raccolta punti. Seguono l’ingenua idea che i data center siano dei sancta santorum inviolabili e non strumentalizzabili e quella di essere noi i proprietari di tali dati. Paghiamo pure.

Poi ci sarebbe il discorso, ad esempio, dei fascicoli sanitari e del numero identificativo fiscale unico. In pratica la cessione totale di dati personali. Due provvedimenti che potrebbero avere il loro perché ma al momento l’uno è inefficace e lacunoso, il secondo non nasce, a mio modesto parere, dall’intenzione di combattere l’evasione fiscale. Un fascicolo sanitario del tutto inutile perché limitato alla regione di appartenenza e sul quale una gran parte di dati non vengono inseriti. Esperienza personale. Ricovero di due giorni, ettolitri di sangue analizzato e altri esami, esiti non consultabili brevi manu né su fascicolo. Ancora: visita specialistica prenotata in Piemonte, evito di portare faldoni cartacei per scoprire che non mi possono fare visita perché non vedono mia storia clinica sul fascicolo. Quest’anno pare vogliano inserire nella finanziaria un budget per la realizzazione di una versione nazionale del fascicolo. Staremo a vedere. Resta comunque il problema che tali dati, in una società distopica quale la nostra (non intendo italiana ma internazionale) si avvicina a essere, potrebbero essere usati in modo discriminatorio. Quanto al numero identificativo fiscale unico che dovrebbe entrare in vigore dal 1° Gennaio 2026, per ora lo ritengo l’ennesimo strumento di piallatura da parte di una comunità europea che nulla ha a che fare con quello che avrebbe dovuto e dovrebbe essere tale comunità.

Si parla, e scrive molto, dell’imposizione di una nuova identità collettiva da parte dell’Europa nei confronti degli Stati membri e rispettivi cittadini. Questo è per me un argomento molto delicato. Ritengo che possa esistere una porzione di identità collettiva, anzi sarebbe per alcuni aspetti e temi necessaria, ma quanto sta facendo l’Europa è qualcos’altro. Mi riservo di scriverne a parte. Intitolerò il pezzo Tutti i Nuovi Corsi (All new Deals).

 

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sabato 23 novembre 2013

SARDEGNA E RETORICA

Valutazione del rischio idrogeologico. Visita dei ministri. Accertare le responsabilità. Invio di sms da 2 euro per aiutare la popolazione.

La prima nominata alla nausea a disastro avvenuto.

La seconda tanto dispendiosa quanto inutile.

Andrea Orlando ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (carriera politica da FGCI, PCI, PDS, DS, PD) - Maurizio Lupi, ministro infrastrutture (giornalismo, Comunione e Liberazione, e Fiera di Milano).

La terza retorica e offensiva, visto che, il passato insegna, resta lettera morta.

Il quarto tristemente sempre per il dopo e mai per proteggere le persone prima di un disastro.

La comunità scientifica, quella onesta e non prezzolata, è frustrata quanto Cassandra.

Perché ci si ostina a voler far gestire a politici ciò di cui non sanno niente? Non c'è nessuna colpa in questo ma a ognuno le proprie competenze. Per settori quali salute, ambiente, energia, al Parlamento dovrebbero sedere scienziati e studiosi, senza alcun legame con il potere ma con voce autorevole e voto determinante, eppure…

Nel frattempo che si continui a edificare nel letto dei corsi d'acqua, lungo gli argini, e a buttare cemento in mare! Perché si sa, la natura è crudele e a nulla varrebbero buon senso e lungimiranza.

Novembre 2013


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lunedì 29 luglio 2013

DI PASSAGGIO


UNO

Che bei materiali trasparenti! Bisogna proprio cedere il passo. Oh la razionalità tecnologica…

Che belle cosce ha questa commessa! Al di là del bancone come se il bancone non ci fosse!

Tutto è vetrina! L’amplesso s’immagina facile.

Una bella coscienza felice aleggia nell’aria. Oh come tutti sono entusiasti! Coinvolti. Coinvolti da tutto come solo gli indifferenti. Beati gli indifferenti che sono i primi a gioire! Sempre saranno i primi e guardinghi scruteranno gli scettici! Alla malora gli scettici!

Tutto funziona a meraviglia. L’illuminazione sfaccetta la città di inattese policromie e tutto si fa scintillante. Su in alto, agli ultimi piani, si gode la vista su questa estensione interna di case, di strade e negozi e movimento spumeggiante.

Che nessuno ne sia privo! I palazzi hanno le finestre tutte rivolte verso il cuore dell’urbe. Lisce e cieche pareti fronteggiano all’esterno. Immensi condizionatori arroventano l’aria dalla cinta periferica verso lo spazio aperto. Il mondo altrove è altrove e non tocca la libera coscienza dell’oasi. Non si negozia sulla temperatura neanche d’un grado. Aria fresca, aria fresca, aria fresca!

Da lontano chi giunge incontra solo il riverbero uniforme e metallico dei dorsi muti delle abitazioni, che di qua si fanno traslucide e solo iridescenze separano la vita domestica da quella pubblica.

Ma chi giunge? Ben pochi. Sono sufficienti a ogni città un’unica linea ferroviaria e un’unica arteria stradale agibili. Le metropoli offrono funzionalità e benessere standard: a ognuno è bastante la propria. Per lavoro ancora qualcuno si sposta, ma nel caso lo fa per aria.

Giacciono in reticolo abbandonate centinaia di migliaia di chilometri d’asfalto. Oh, la stoltezza dell’uomo!

Viaggiare collegare raggiungere possedere. È di gran lunga bastevole starsene fermi e colonizzare lo spazio che tocca in sorte. Ognuno con meticolosità e determinazione, suggere ciò che serve o aggrada e dal centro diramare in impercettibile e inesorabile forza centrifuga.

Conglomerati. Psoriasi squamosa che secca la terra che resta negli interstizi non inglobati. È terra che avanza! Tanta ce n’è lungo le coste.


DUE

Quel tipo ha infilato la spina del carica batterie nella presa a fianco dello specchio, si è sciacquato le mani e rinfrescato e ha fatto un po’ di boxe con l’immagine riflessa. Si è messo di schiena e sta torcendo il collo, si sta controllando il tatuaggio e la canotta ,che non sia troppo sporca, e ora si fa un panino seduto sulla tazza del cesso. Certo è un tipo che sa come si vive sui treni. Nello sferraglio tra due vagoni ha fatto casa: ha appeso un sacchetto di bottiglie di plastica quasi tutte vuote e si è seduto su una delle piastre di ferro allungando le gambe. Però ha avuto l’accortezza di far passare il filo sotto la porta del bagno e ha portato il telefonino a portata di mano.

Rimane un bel tratto dall’ultima fermata alla meta che ho in mente, un qualche mezzo di fortuna certo lo troverò, saranno un centinaio di chilometri, basta giungere a destinazione, per il ritorno un mezzo altrettanto di fortuna, a meno che non decida di restare, in attesa del rientro.

Meraviglia! Superate le squallide baracche di chi ha scelto di restare in prossimità del mare, spazio e solitudine finalmente, quello che serve per rilassarsi!

La vegetazione cresce anarchica tra le carcasse di automobili abbandonate lungo il lido. Ci sono modelli che hanno quasi cent’anni, alcune appartenute certo a villeggianti. Esseri estinti che una volta all’anno venivano a rinfrancarsi dalle fatiche del lavoro con bagni di sole e di mare.

Cumuli di macerie e rifiuti, in alcuni tratti delle vere e proprie colline che si susseguono a perdita d’occhio. Alla base i reperti più vecchi, di quando l’abbandono era timido e non organizzato, ma d’altronde un rimasuglio di pudore restava nel fare discarica là dove famiglie ostinate ancora si riunivano con ombrelli e asciugamani a fare spiaggia senza mare, ché il mare di giallo cromo e olii e assenza d’ossigeno e vita, d’onda e di risacca inerte lambiva la battigia. Ancora ciechi e sordi trovavano spazio tra detriti e spazzatura e giocavano a carte e mangiavano panini e leggevano riviste e bagnavano i piedi e i bimbi riempivano i secchielli e facevano castelli, quando già avevano chiuso anche gli ultimi stabilimenti più moderni, quelli delle docce disinfettanti. Agli ardimentosi che si tuffavano e a vigorose bracciate attraversavano i liquami, s’imponeva immediata una doccia.

Al divieto di queste, che più non davano sicurezza, seguirono impianti che vaporizzavano acqua a offrire al posto del mare quel minimo di refrigerio vitale. Poi anche quelli chiusero i battenti.

Ora, tra pochi che rovistano in cerca di qualcosa che possa tornare a rinnovata utilità, in attesa di allontanarmi da questa palla dall’odore uniforme, posso godere in pace di questo silenzio di morte.




Racconto tratto dalla raccolta "Incontri" Philobiblon edizioni
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lunedì 22 aprile 2013

GIORNATA DELLA TERRA

Oggi è la Giornata della Terra.

Se ne iniziò a parlare negli anni ’60, durante le proteste contro la guerra in Vietnam e prese forma nel 1969 a seguito del disastro ambientale della Union Oil in California.

Le Nazioni Unite ne sono portavoce e sostegno e a ogni ricorrenza suonano la campana della pace nel quartier generale di New York.

Dal 2000 l’iniziativa si è diffusa a livello mondiale e viene celebrata ogni anno, il 22 di aprile, riunendo migliaia di associazioni ambientaliste. Persone che ci credono e che si impegnano.

Cos’altro?

Imponenti concerti e sponsor illustri.

Poi, ogni anno dal 23 aprile, tutto come prima.


“Tutte le persone, a prescindere dall'etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile".

Aprile 2013


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martedì 26 febbraio 2013

LA NUVOLA

Tutto il bello di stare a casa, cita una recente pubblicità di Sky. E, in effetti, in quest’epoca di austerity mondiale, ridurre spostamenti e godere del mondo, conoscendo persone e scoprendo luoghi e realtà, restandosene in casa, pare una grande conquista. Ridurre l’impronta ecologica personale un ottimo obiettivo da raggiungere. E non solo intrattenimento, ma anche socialità e lavoro. Piattaforme sociali e piattaforme aziendali. 
Puoi lavorare dove vuoi, pensare solo al tuo businnes, trasferire server e dati nella nuvola e alleggerire la tua azienda dal peso dell’IT (Information Technology). Clicca per partecipare. Tutto può stare nella nuvola. 

In Italia la Telecom ci propone la Nuvola Italiana, una piattaforma evoluta che consente alle aziende di trasferire server e dati godendo di tutta una serie di servizi. 
Ma dove stanno le nuvole? Stanno nei Data Center. 

Nel mondo ce ne sono circa tre milioni, che lavorano 24 ore su 24 al massimo della potenza. La maggior parte dell’elettricità consumata (quasi il 90%) serve per scongiurare il rischio di crash e per mantenere i server in stand by in attesa di essere utilizzati. Ettari di terreno ricoperti da capannoni refrigerati e circondati da generatori a gasolio, per essere proprio sicuri di non restare senza corrente. 
La realtà, insomma, è ben lontana da quella suggerita dalla nuvola. L’immagine di efficienza e rispetto dell’ambiente che viene proiettata non corrisponde al vero. Per quanto i processori siano sempre più efficienti e i supporti sempre più piccoli, la produzione di informazioni è in crescita esponenziale. 
Il problema siamo noi. Crediamo che i dati siano, come dire, eterei e non occupino spazio o, comunque, inezie. Così tanta roba può stare in una chiavetta. E allora conserviamo, immettiamo in rete e trasmettiamo di tutto. Non cancelliamo mai. Perché nella rete ci siamo noi, ormai gli abbiamo affidato la nostra memoria, le nostre emozioni, i nostri legami sociali. E poi vogliamo risposte immediate quando cerchiamo qualcosa e dall’altra parte le aziende hanno una bella premura di risponderci. E siamo miliardi. E tutto questo giro di dati, ogni clic, ogni download, ogni filmato delle vacanze condiviso divora energia e inquina. 
Peccato.

 novembre 2011


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mercoledì 13 febbraio 2013

IL PAPA E LA COREA

Ho continuato a mettere online vecchi articoli, senza scrivere nulla sui fatti di questi giorni

Il papa che si dimette.

Innescando diatribe, suscitando sdegno, trovando comprensione, intasando i quotidiani.

Prendendo per buone le sue motivazioni, la sua scelta non è altro che l’ammissione inevitabile che essere il vicario di Cristo e il pastore in terra della Chiesa universale, per quanto investitura cui non si dovrebbe poter abdicare una volta accettata, non preserva dall’essere uomo mortale. Semplicemente.

Ed è così difficile a volte comprendere. Perché la medesima azione può essere dettata tanto da coraggio quanto da viltà. Lui sa cosa sta facendo e perché. Lasciamolo in pace con la propria coscienza.

Voglio pensare che sia un segno e di consapevolezza che siamo realmente entrati in un’era nuova e di ammissione dei propri limiti a muoversi nel modo giusto all’interno di essa.

Succede a chi è abituato a porsi molte domande e cerca di darsi risposte serie.

Dubitare.


C’è chi invece non dubita.

Il test nucleare della Corea del Nord

C’è gente che fa esplodere sotto al proprio sedere qualcosa come mezza bomba di Hiroscima.

No, non ci siamo proprio

Da sentirsi ridicoli a preoccuparsi per gli additivi chimici e per il consumo del territorio

Anche questo è un segno. Anzi è proprio un faro puntato su chi siamo.

Ripeto: se la sono fatta scoppiare sotto al proprio sedere.

Febbraio 2013

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domenica 10 febbraio 2013

IL VERTICE DI CANCUN

 A Cancùn in Messico si è concluso miseramente il vertice sul cambiamento climatico e l’unica consolazione è che sarebbe potuta andare peggio. Si è sottoscritto un documento pieno di buone intenzioni, come la creazione di un fondo per raccogliere, entro il 2020, 100 miliardi di dollari¹ a sostegno dei paesi poveri con uno sviluppo a basso impatto di carbonio e anche la creazione di un sistema internazionale di controllo sui tagli alle emissioni², ma di fatto nulla di concreto sul contenimento delle stesse è stato sancito, nulla di vincolante. Si è sottolineata l’urgenza del problema ma sul chi, sul quanto e sul come, un gran bel nulla. Ci resta soltanto lo sbilenco protocollo di Kyoto che andrà a morire nel 2012.

¹ Sono l’equivalente delle spese militari italiane in poco meno di 4 anni e un quarto (!) delle spese militari annuali statunitensi, nonché appena due terzi del volume d’affari annuale del mercato americano di carne bovina e un quinto del valore delle transazioni finanziarie mondiali giornaliere... Giusto per avere dei parametri di confronto.

² Emissioni (commercio delle): la Commissione Europea ha stabilito un limite massimo alle emissioni di anidride carbonica. Chi ne produce in più deve procurarsi dei diritti di emissione, certificati messi in vendita da aziende e imprese che operano soprattutto nei PVS (Paesi in via di sviluppo) con metodologie verdi che permettono di ridurre le emissioni stesse. Tali certificati vengono messi in commercio (un certificato equivale a una tonnellata di CO2 risparmiata e viene messo in vendita a 10/15 euro), all’interno di una speciale borsa dedicata, e permettono ai PS (Paesi sviluppati) di non operare significative inversioni di tendenza. Anche se si tratta di una vendita di indulgenze, e se il tutto si traduce in acquisizioni di territorio* e relativi sfollamenti di popolazioni indigene, gli operatori del settore, gli eco trader, chiedono: perché non finanziare tali progetti se, per una volta oltre agli effetti collaterali negativi che in genere le colonizzazioni implicano, vi è anche un aiuto alle persone? Per esempio con la distribuzione di fornelletti a baso consumo?



10 dicembre 2010



* la norvegese Green Resources ha acquisito i diritti per 99 anni su 12000 ettari in Kenia e 33000 in Tanzania, utilizza diserbante per piantumare con eucalipti e rivende i crediti alla Avis autonoleggi – dati 2012) A Durban intanto, nonostante l’ostruzionismo di Stati Uniti, Russia, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Russia e Giappone, abbiamo ottenuto un secondo round per il protocollo di Kyoto, Kyoto 2, e un Fondo Verde per il Clima privo di fondi. Il tutto in attesa di elaborare entro il 2015 un nuovo accordo che dovrà entrare in vigore nel 2020 !!!

Con tutta calma.

Dicembre 2012

A.D. 2025: Quante cose accadute nel frattempo. Sono stata costretta a rivedere molte delle mie posizioni. A parte quella sull’assoluta mancanza di serietà e onestà in coloro che di ecologia dovrebbero occuparsi legiferando. Sto raccogliendo vari appunti e considerazioni messi giù negli anni per scrivere un nuovo pezzo che s’intitolerà banalmente “New Green Deal”.



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