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martedì 13 febbraio 2018

REATO DI SOLIDARIETA





Nella foto una piccola rappresentanza di persone ree di aver dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestito gli ignudi

Come si può ben rilevare dai loro volti e dal linguaggio del corpo si tratta di individui pericolosi per la società

Nello specifico la donna al centro della foto è stata rinviata a giudizio 

La severità del provvedimento è dovuta al suo non essersi pentita e non aver chiesto scusa per un epiteto pesante rivolto all'indirizzo del primo cittadino di Ventimiglia

L'offensivo attributo è contenuto in un post pubblicato dall'accusata sul proprio profilo facebook, al termine della giornata del 30 settembre 2015, dopo aver assistito al brutale sgombero dei Balzi Rossi a Ventimiglia, durante il quale con una ruspa sono stati distrutti tende, medicinali, un magazzino con cibo, abiti, documenti personali.


Una delle motivazioni forti del sindaco alla base dell'ordinanza comunale (agosto 2016) di divieto di somministrazione di cibo e acqua ai migranti.
"Per esempio, se un domani venisse fornito un alimento alterato e scoppiasse un caso di dissenteria, di chi sarebbe la responsabilità?"




giovedì 16 giugno 2016

VENTIMIGLIA giugno 2016

L’altra sera una giovane anarco-insurrezionalista illustrava due proposte per sensibilizzare le persone riguardo a quanto sta accadendo ai profughi bloccati a Ventimiglia e, in particolare, al fatto che vengano condotti presso i CIE (centri di identificazione ed espulsione) presenti nel nostro Paese con autobus della Riviera Trasporti e con aerei delle Poste Italiane, per essere presumibilmente rimpatriati, per lo più in Africa, grazie ad accordi con i governanti locali che accettano di riprenderseli in cambio di commesse e investimenti (che non andrebbero a vantaggio della popolazione).

Suggeriva, la giovane, di bloccare gli autobus presso le fermate con l’organizzazione di attraversamenti continui della strada, per permettere ad alcuni attivisti saliti sul mezzo di distribuire volantini. Secondo lo stesso principio intasare le code agli sportelli postali, facendo man bassa di numeri per la fila, quindi, dopo un po’, volantinare anche lì.

Così si ottiene l’effetto opposto. Creare disagio all'uomo comune, come si dice, non funziona più. Si accentua la percezione di un nemico là dove non dovrebbe essere. Sarebbe sufficiente che ognuno sedendo su un autobus si rivolgesse al vicino dicendo: «Certo che sapere che proprio su questi sedili la notte siedono dei disperati per essere rispediti alla disperazione da cui sono fuggiti, è triste.» Una cosa così. In quel momento chi si trova accanto percepirebbe un suo pari, uno che va a lavorare o a fare la spesa con un mezzo pubblico, diverrebbe degno di ascolto, non sarebbe più visto come un disturbatore di esistenze già sufficientemente complicate e precarie. L’empatia dobbiamo cercare. Non abbiamo sufficiente tempo per pretendere che una provocazione, in qualsiasi forma, possa tramutarsi in ascolto, riflessione, comprensione. Tutto sarebbe ridotto a ritardo, disagio, fastidio. Aumenterebbero l’insofferenza, l’intolleranza, la frustrazione.

Una volta gli scioperi, i boicottaggi, le vetrine spaccate delle banche, il danneggiamento dei beni di chi era considerato nemico del bene sociale, potevano forse anche avere un senso perché si colpiva un potere reale. Oggi il potere reale non è più nelle cose, se non esteriormente, per cui si danneggiano semplicemente delle persone. Restano solo rabbia, sconforto, disorientamento. È vero che se non si entra con un po’ di decisione nella quotidianità di un individuo ignaro dei problemi reali perché troppo preso da quelli propri contingenti, non si può sperare che si risvegli una coscienza civile ma oggi è necessario più che mai un linguaggio diverso.

È un problema di narrazione. Chi narra deve tenere conto del contesto e di coloro che ricevono la narrazione, altrimenti il suo racconto diviene sterile, inascoltato, per quanto onesto e veritiero possa essere.

Ognuno singolarmente può diventare narratore della realtà se lo fa con coerenza e onestà. Non c’è bisogno di far parte di un gruppo o di una qualche associazione. È sufficiente appartenere al consorzio umano per essere legittimati a fare qualcosa.

Altrimenti continueranno a esserci mamme a manifestare davanti al Palasport di Ventimiglia. Continueranno a manifestare nella piena convinzione di avere ragione, forti delle loro reali ragioni, senza comprendere veramente cosa sta accadendo nel mondo, cioè qui e ora. Quando un fenomeno di cui abbiamo tanto sentito parlare, ma sempre come di un qualcosa di distante da noi, qualcosa che riguardava luoghi del mondo ma dall'altra parte non si sa bene dove, si manifesta accanto a noi e ci tocca, vuol dire che difficilmente è reversibile. Credere alle promesse di politicanti populisti e in malafede che assicurano di poterlo arrestare il fenomeno, di poter arginare l’emergenza, è fondamentalmente stupido. Perché la faccenda non sarà reversibile ma è (ancora) risolvibile.

Alla riunione qualcuno è intervenuto affermando che la gente sa, come ai tempi di altre deportazioni, ma fa finta di non sapere. In parte credo sia vero. Meno impegnativo girarsi dall'altra parte, salvo poi stupirsi e indignarsi se l’etichetta dovesse mai richiederlo. Però sono convinta che la maggior parte delle persone ignorino. Esistono sintomi sotto agli occhi di tutti, barconi e filo spinato, ma delle cause della malattia pochi saprebbero dire. Quanto poi alla violenza inevitabile, alle brutalità, alle soluzioni provvisorie (in prospettiva di una finale?) legate al fermo, alla detenzione, al respingimento di masse umane, credo che, come già accaduto, l’animo umano fino all'ultimo si rifiuti di crederle possibili.

Penso al testo teatrale “Ausmerzen” * di Marco Paolini: un’analisi attenta e illuminante, una spiegazione di come si possa arrivare ad avere forni crematori in giardino senza capire da dove sono saltati fuori.



* ”Ausmerzen” Einaudi editore. Lettura vivamente consigliata.

martedì 7 luglio 2015

AFRICANI BLOCCATI A VENTIMIGLIA

In mezzo alla roba raccolta dai volontari in provincia di Imperia per gli africani bloccati a Ventimiglia, tacchi a spillo, biancheria sporca, coperte con le pulci.

giugno 2015

lunedì 29 luglio 2013

100ESIMO POST

Sono esattamente 26 giorni che non mi dedico al blog, 26 giorni che non scrivo. E’ frustrante. Da un lato la mancanza di tempo e la stanchezza, dall’altro la paralisi. L’abbondanza di argomenti mi paralizza.
Penso: devo lasciar scorrere via tutto quanto. Che i fatti parlino da sé. Non perdermi. Il necessario lavoro di approfondimento e comprensione mi sovrasta e non trovo il giusto canale di comunicazione. Non trovo il modo, o forse il coraggio, di parlare della distanza, di lamentare ad alta voce l’ostinata ignoranza, la risoluzione a non voler sapere, a non voler vedere, a non voler capire.
Tutte le parole mandate nel mondo nei secoli non sono giunte se non a pochi. E continuano a non arrivare che a pochi. Ma ho dichiarato il mio intento, per cui continuo.
Dunque, per questo 100esimo post cosa scrivere? E’ un traguardo simbolico, ma per me importante. Potrei raccontare della pietra tirata in spiaggia da un adolescente a Fratello, il nostro amico del Bangladesh, della signora che al balcone con il marito ha seguito il concerto di Uto Ughi in Piazza dei Corallini a Cervo, con l’IPad sollevato tutto il tempo per riprendere l’avvenimento. Potrei parlare delle news a scorrimento sulla homepage di Libero del 16 luglio (Squalo divora quindicenne – Scoppia la casa, bruciati vivi due bimbi – Nonna abusa della nipotina, poi la strangola), o ancora del senegalese inseguito dai carabinieri e annegato a Ventimiglia  (un amico era presente), dello spot della Apple (E’ questo. Quello che conta è questo. Come vivi un prodotto!). Potrei parlare della vergogna che provo quando apro l’armadio a muro ripieno di scarpe (ne ho di vecchissime, le conservo al meglio, pago l’affitto, non ho l’auto, sono precaria, ma tant’è)
Del barbone cui ho dato una manciata di tabacco e alcune cartine in un vicolo di Genova, di un muratore che tra una bestemmia e l’altra, sul ponteggio discorre con i colleghi del neonato erede al trono inglese. Anche della donna con maschera e boccaglio che ignara, lo sguardo rivolto al fondale, avanza tra i liquami scaricati dagli yachts in rada, dei bambini tra canotti e salvagente a sguazzare nel medesimo putridume. Della pubblicità Vola gratis: c’è il quasi scritto piccolino, ma la voce dice vola gratis. Per inculcare l’idea che possa esistere un qualcosa privo di costi (diretti, indiretti, esternalizzati). Come se la maggior parte delle persone non ne fosse già a sufficienza persuasa. Degli scontri per la Tav. Degli articoli sull’economia: “i segnali di miglioramento ci sono, scenderà il costo del denaro ma resterà pesante la disoccupazione…”. Dell’aumento sui treni interregionali (perché proprio non c’è verso: automobili, automobili, automobili), e di Italo, il nuovo treno low cost, e dell'Alvia 141deragliato in Spagna.
Senza tregua.
Ecco, senza tregua. Potrei riportare mille spunti, ma la sostanza non cambia. I temi di fondo restano gli stessi. E anche la sensazione di essere carne da macello.


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