Visualizzazione post con etichetta #bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #bambini. Mostra tutti i post

lunedì 27 maggio 2019

ABITUARSI


Mi sto abituando al passeggio tra svolazzi di plastica, volantini promozionali, pattume di sorta. Lungo le strada, sui marciapiedi, cresce, prolifera, attecchisce. Scoraggia e dissuade dal gesto virtuoso. Avvilisce. Funziona così. Un giorno via l'altro diventa paesaggio consueto.

All'uscita dal seggio elettorale mi fermo nella piazza dei giochi e siedo a godere dell'atteso tepore. Guardo i bambini. Due piccoletti sfrecciano in bici a rotelle ignari di ciò che li aspetta. Un'esistenza misera, mefitica, malata. E sopra ogni cosa ingiusta.

Il danno maggiore sarà che nel male che proveranno non troveranno elementi da cui partire per tentare un riscatto. Perché essi non avranno più idea di un mondo diverso, né che possa esistere qualcosa di meglio. Non ne avranno memoria. Si saranno abituati pian piano a quello che crederanno sia sempre stato. Nati immersi nella distanza, ecco, li vedo, si stanno abituando fin d'ora.



2019


lunedì 18 marzo 2019

A CHE SERVE?


A cosa serve che io continui a studiare? A cosa serve ciò che imparo? A cosa servono questi decenni trascorsi con l'intento di lasciare qualcosa di buono per chi verrà? Come instillare la voglia di comprendere al di là delle apparenze? Come trasmettere l'attenzione di una vita? Come far nascere in chi a essa si affaccia il desiderio di dare un senso propositivo e lungimirante alla propria esistenza? A cosa è servito il credere fortemente nell'essere umano, se oggi tutto va in malora e l'ignoranza, arrogante o ridanciana che sia, dilaga? Se l'involuzione mentale è direttamente proporzionale all'innovazione tecnologica?

A cosa serve sapere del destino degli altri? A cosa serve portare il carico dell'altrui sofferenza e ogni giorno restare sepolti da notizie che in luoghi diversi e con dinamiche diverse raccontano la medesima storia?

Sapere ad esempio di villaggi avvelenati da sversamenti criminali. O della vita che aspetta i keniani che tornano al loro Paese dopo aver fatto parte del gruppo Al Shabaab somalo. O della morte dei bambini filippini per una profilassi sbagliata voluta dal loro governo. O degli intrallazzi di questo o quel governo.

Dell'assassinio sistematico di chi denuncia corruzione e abusi. Della disperazione di chi non avrà mai giustizia. Dello strazio di chi è stato mutilato nel corpo e nell'anima. A cosa serve cogliere lo sguardo smarrito di chi vaga tra rovine di incendi, bombe, frane, alluvioni, terremoti? Di chi è lacerato dalla solitudine. Di chi, magari a distanza di pianerottolo, fatica a mettere in tavola un pasto. A cosa serve riconoscere la stanchezza di chi cede? Il vuoto d'espressione di chi è stato derubato della fanciullezza? Di chi è stato trasformato in merce. Di quest'umanità in sovrannumero che vaga senza meta.

Questi volti che escono dalla carta stampata, per ognuno dei quali migliaia restano nel limbo di una distanza inenarrabile. Corpi, persone che esistono, sconosciute, dolenti, che vivono vite remote. Donne, ragazze, bambine, uomini, ragazzi, bambini. Lineamenti e occhi. Massa infinita d'anime che si estingue senza sfiorare la vita.








giovedì 8 dicembre 2016

AFRICA AL PARASIO

Sono rimasta incantata nel vedere in via Vianelli, al Parasio, due donne africane camminare ognuna con una scatola sulla testa. La prima con una confezione intera di latte in tetrapak, l’altra con pacchi presumo di riso, farina, legumi.
Non so ancora dove abitano. Dove sono stati alloggiati.  Da dove vengono soprattutto. Li ho visti a due, tre alla volta e dalle fisionomie direi che saranno dieci, dodici tra uomini, donne e bambini.
Vederle procedere a quel modo, lente, ritte e fiere, ho pensato a quanto deve sembrare strano loro tutto quanto. Anche solo gli spazi, la luce, la temperatura. Gli orari, i modi, le abitudini di noi che siamo qui. I nostri problemi. Altrove, in giro per l’Italia e in giro per l’Europa, avrebbero sentito altri odori, incontrato altri sguardi, visto altri panorami. Ma tutto ugualmente bizzarro e incomprensibile per persone tanto lontane da casa.
Vivo in un posto bellissimo ma se penso alla bellezza dell’Africa, agli orizzonti aperti e profondi,  mi sembra impossibile che chi vi è nato non provi comunque una nostalgia infinita. Il comunque sta per tutti i vergognosi motivi che rendono quelle terre sempre più inospitali e mortifere.

2015