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giovedì 27 febbraio 2020

CORONAVIRUS 3


In base alla rassegna stampa internazionale di questa mattina, alle dichiarazioni della WHO (OMS), alla lettura delle testate nazionali nostrane, lasciando perdere la cronaca locale riguardante i contagiati di Alassio, pare che l'allarme epidemia Coronavirus sia ampiamente rientrato. Bene.

Quindi da ieri a oggi il mondo è tornato a essere quello di sempre?

Se è così allora, mi chiedo, a tal punto le derive mediatiche possono avere il sopravvento sulla realtà?

Mi chiedo però anche, non sarà che, in questo momento storico in cui si sta diffondendo una coscienza ambientale di una certa consistenza, in cui la richiesta di rispetto dei diritti umani si è, come accade ciclicamente nella storia umana, rafforzata, si sono volute fare delle prove generali per verificare se la paura di un individuo per la propria sicurezza personale è ancora il deterrente più pratico ed efficace per tenere a bada le legittime rivendicazioni di giustizia sociale quand'esse iniziano a creare troppi problemi allo status quo?

27 FEBBRAIO 2020

mercoledì 3 ottobre 2018

DECRETO LEGGE SU IMMIGRAZIONE E SICUREZZA


La diffidenza verso lo straniero è ormai, come si usa dire, un sentimento trasversale. L'approvazione delle misure del Decreto legge su immigrazione e sicurezza, che già nella denominazione rivela la spudoratezza di una narrazione bugiarda, ne è la prova.
A dispetto dei dati reali su reati e invasione, l'abbinata dei due termini come un unico concetto passa perché già assimilata.
Calza a pennello un pensiero che ho avuto alcuni giorni fa, e cioè che chi oggi non comprende la gravità della situazione, lo stato d'emergenza in cui siamo (ben diverso da quello sbandierato dai media), ne scoprirà attonito le conseguenze sulla propria pelle tra qualche anno. Se oggi siamo a questo punto è in buona parte il risultato del nostro disinteresse e pressapochismo. Della nostra propensione a credere che qualcun altro risolverà per noi e nel migliore dei modi i problemi, del nostro perenne delegare, del cronico rifiuto a un'assunzione personale di responsabilità. E ora ci ritroviamo di fronte a qualcosa che non ci aspettavamo, almeno non in misura così eticamente compromettente. Un minimo imbarazzo infatti ci coglie nell'apprendere che, ad esempio, la cittadinanza può essere revocata per un sentenza di condanna (che sia di primo grado è grave ma il punto è che fedina penale e cittadinanza non hanno per nessun altro qualcosa a che vedere l'una con l'altra), che il diritto alla difesa non è tutelato e lo sarà sempre meno, che il periodo di soggiorno forzato nei Centri di identificazione ed espulsione passerà da tre a sei mesi. Che nemmeno donne gravide, anziani, disabili, persone che hanno subito stupri, torture, mutilazioni, potranno accedere agli Sprar. Cittadini di prima, seconda, terza classe. Di questo si tratta. E tutto ciò ha preso forma un poco alla volta a partire dal 1995 con la detenzione “amministrativa”, per passare alla Bossi- Fini, a Maroni, a Minniti, con l'istituzione di tribunali speciali per i soli immigrati, anzi, meglio, per i soli migranti, fino al recente Decreto Legge. È così che funziona: un pezzetto alla volta, che un bel mattino è tutto diverso ma non riesci a mettere a fuoco cosa c'è di diverso, perché, finché non ti tocca in prima persona, la tua vita assomiglia più o meno a quella di sempre. Triste pensare che in tanti siano convinti di partecipare a una svolta rivoluzionaria, e impieghino tanta altrimenti necessaria energia in un processo di abiura dei diritti umani. Un delitto sociale perpetrato con noncuranza, da noi stessi a nostro precipuo danno.

mercoledì 31 maggio 2017

PREGIUDIZI

Con tutta la buona volontà, arriva sempre il momento in cui ci si sorprende portatori di pregiudizi. Se accettate l’invito a una cena di raccolta offerte per sostenere attività con cui coinvolgere i migranti, potrebbe capitarvi di provare un inaspettato imbarazzo al momento di presentarvi al prossimo. Nell'episodio specifico si è trattato di una cena con un centinaio di partecipanti, di cui una trentina migranti soprattutto africani, una decina operatori indaffarati, e i restanti, infine, cittadini di buona volontà. Vivendo in una città piuttosto provinciale e ad alto tasso di perbenismo, ho fatto una carrellata sui presenti di carnagione bianca, quasi tutti sconosciuti e ho presunto, a causa di esperienze pregresse, che probabilmente molti partecipassero per presenzialismo e ho deciso che il mio interesse nei loro confronti, in quel frangente, poteva essere ridotto al minimo essenziale. Primo pregiudizio. Grave a prescindere. Quindi ho rivolto la mia attenzione alle persone dalla pelle nera o comunque scura e dai tratti somatici esotici. I migranti. Secondo pregiudizio. Improvvisamente ho riflettuto sul fatto che forse l’uomo nero cui mi sono ritrovata vicino, e che stavo per salutare con cordialità ospitale, avrebbe potuto benissimo essere un italiano dalla nascita, il marito di un’italiana, un libero professionista affermato della città, o, ancora, un inglese, un francese, un americano, e, perché no, un astronauta o uno chef sensibile al tema dei diritti umani. È andata che l’ho salutato con un salve e basta. Mi sono bloccata, mi sono sentita ridicola, stupida, mediocre. Incastrata nei luoghi comuni.

Poi ci si è seduti per mangiare. Una quindicina di tavoli lunghi. Ho evitato i posti liberi ai tavoli solo di bianchi, notando che occupavano circa metà della sala. Non ho trovato posto in quelli solo di africani perché si erano stipati aggiungendo sedie, anch'essi secondo un naturale istinto di gregge. Alla fine ho scelto un tavolo vuoto lasciando al prossimo la scelta se unirsi, andando a riempire i posti vacanti, o meno. Il risultato è stato un tavolo con quattro donne italiane, un uomo pakistano, uno afgano, uno non me lo ricordo, e un tredicenne della Sierra Leone. Imbarazzi, sorrisi, presentazioni, e gentilezza reciproci.

Pensieri in ordine sparso? Non ne ricorderò mai i nomi. Ci sono solo un paio di adolescenti, che strano. Mi piacerebbe scrivere qualcosa con loro. Perché la maggior parte delle persone ha paura di mescolare i popoli? La gioia della promiscuità. Lo ripeto, una delle cause principali del razzismo è l’invidia. Il menù è perfetto e sintetico: focaccia, torta verde, piatto con tanto riso e un pezzo di pollo o verdure per i vegetariani, crostata in chiusura. Liguria e Africa. Lista delle bevande: acqua, vino rosso, vino bianco, birra, coca cola, aranciata. Se il ragazzone del tavolo a fianco si è bevuto tre bicchieri di rosso ancora prima di iniziare a mangiare, o ignora i dettami della propria religione o è cristiano o tutto l'elenco dei motivi possibili. Ma quanto sono belle queste donne. Fa un gran caldo qua dentro. Chissà cosa stanno pensando. A quanto pare non si può prescindere dal colore della pelle.

Durante la serata sono state lette alcune poesie e una giovane ballerina bianca le ha accompagnate danzando con grazia e decisione. Uomini africani la guardavano con occhi antichi e attenti. Cosa stavano pensando le donne africane?

Prima del dolce sono uscita a fumare. Ho sceso i pochi scalini all'ingresso della sala mente un gruppo di africani rientrava. Contatto di braccia, pelle, vocaboli sconosciuti. La piacevole sensazione di risalire controcorrente il flusso della vita.

Al termine della cena, un bianco e un nero hanno suonato i djembè. Alcuni uomini africani hanno iniziato a danzare. Benché si tratti dell’unica musica che mi fa ballare, sono rimasta inchiodata alla sedia. Nessuna donna africana si era alzata per partecipare. Ho rispettato quella che era una convenzione senza conoscerla e non mi sono mossa. Dopo una mezz'ora hanno iniziato anche loro, che ero già in procinto di andare via, giacca e borsa in mano, sulla porta. Allora ho posato tutto su una sedia e, senza pensarci su, ho raggiunto il gruppo danzante. Un ragazzo africano mi ha preso le mani e ha ballato con me e alla fine del pezzo mi ha detto, brava. Gli ho risposto grazie e me ne sono andata a dormire con un sorriso stampato in faccia.
Forse basterebbe mettersi in cerchio ad ascoltare tamburi.

27 maggio 2017

lunedì 31 ottobre 2016

AUSTRALIA: BALENE E RICHIEDENTI ASILO


Ho sempre avuto ammirazione per il popolo australiano per via della mobilitazione delle persone comuni ogni qualvolta gruppi di balene pilota si arenano sui loro litorali. Commovente e straziante. E, visto che si dice che chi non ha rispetto per gli animali non umani non può averne profondo e sincero per quelli umani, da tanta dedizione mi ero persuasa di essere di fronte a una porzione di società evoluta.

Le politiche di Canberra nei confronti dei richiedenti asilo mi fanno però ricredere. Le condizioni degli internati sulle varie isole adibite allo scopo sono una vergogna. Non so, se come annunciato, sia stata chiusa la struttura sull'isola di Manus per la decisione della Corte Suprema della Papua-Nuova Guinea che definisce illegale la detenzione dei migranti sull'isola-prigione, resta comunque fermo sulle proprie posizioni di totale chiusura il governo australiano. Insensibile anche a quella parte della popolazione che chiede rispetto dei diritti umani, e preme per una svolta moderata delle linee guida.

Mai identificare infatti la politica di uno Stato con il pensiero dei propri cittadini (anche se la mia esperienza di cittadina italiana mi porta a dire che ognuno ha i governanti che si merita), per cui voglio credere che coloro che s'immergono in acqua ad aiutare le balene pilota nel tentativo di far loro riprendere il mare, siano le stesse persone che s'indignano per le condizioni disumane di detenzione di chi, altrettanto disperatamente ma per raggiungerle, è approdato alle coste australiane per essere accolto.


Ottobre 2016

sabato 2 aprile 2016

LA BULGARIA PROTEGGE L'EUROPA

Condanniamo la violenza, infatti ne affidiamo l'esercizio ad altri.
Ciò che accade sul confine bulgaro è esecrabile.

martedì 2 febbraio 2016

CONFISCA DI BENI E DENARO

A proposito di giornate della memoria, leggere che in diversi Paesi s’intende confiscare ai profughi denaro e beni che eccedono di poco i mille euro fa scorrere un brivido lungo la schiena.

Certo, solo a titolo di cauzione, con rilascio di ricevuta, come in Svizzera, dove da anni si applica tale procedura anche per eventuali spese di rimpatrio qualora la domanda d’asilo venga respinta. Per le medesime ragioni viene trattenuto per dieci anni il 10% dello stipendio dello straniero che trova impiego, quale rimborso delle spese di apertura procedure d’asilo e spese di sostentamento.

In Danimarca, per accedere alla disoccupazione, non è possibile avere beni oltre i 1350 euro, quindi la recente decisione di confiscare ai rifugiati di beni e valori eccedenti tale cifra sarebbe un ovvio adeguamento a quelle che sono le condizioni dei propri cittadini.

È giusto contribuire alle spese di uno stato che assicura un welfare, è giusto restituire prestiti per lo studio una volta ottenuto un lavoro, è giusto partecipare alle spese di accoglienza se si è nelle condizioni di poterlo fare; a patto che il welfare sia reale ed equo, che le detrazioni dallo stipendio permettano di mantenere un livello di vita decoroso, che l’accoglienza sia tale e porti a una reale integrazione.

Ed è giusto non adagiarsi nell'assistenzialismo. Perché porta alla depressione e va a discapito della comunità.

Fatte queste considerazioni, resta il brivido. Perché a fianco di quello che viene definito un legittimo contributo economico si erigono muri e barriere di ogni sorta.

Sto pensando ad Ausmerzen, il libro resoconto di Marco Paolini sulle dinamiche sociali che hanno reso possibile arrivare alla soluzione finale nei più assoluti silenzio e noncuranza.

Un passo alla volta, come se tutto fosse normale.


p.s. leggetelo!


domenica 31 gennaio 2016

Libertà di stampa


Il link rimanda a una lettera aperta di Can Dündar nella quale il giornalista turco denuncia la censura e le intimidazioni contro chi fa informazione non allineata al potere, ad opera del presidente turco Recep Tayyip Erdogan

http://www.articolo21.org/2016/01/can-dundar-lettere-dal-carcere-il-giornalista-turco-scrive-dalla-prigione-di-silivri/


cui fa seguito la lettera inviata a Matteo Renzi

Turchia: lettera dal carcere "Non svendete la libertà in nome della lotta all'Isis"

di Can Dündar - direttore del quotidiano Cumhuriyet, detenuto nella prigione di Silivri - 
Rispettabile Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Le scrissi una lettera quando venni incarcerato a fine novembre per un articolo che avevo pubblicato come direttore del quotidiano Cumhuriyet. In quei giorni era in programma un suo incontro con il primo ministro turco sulla situazione dei rifugiati siriani. Era in corso la trattativa perché la Turchia non inviasse i rifugiati in Europa e li ospitasse sul suo territorio in cambio di un aiuto di tre miliardi di euro. Nella mia lettera la pregavo di non dimenticare i valori fondativi dell'Europa in nome dell'accordo.
Quei valori, che anche noi da anni difendiamo con determinazione, erano libertà, diritti umani e democrazia. Ideali da lungo tempo calpestati dal regime del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Ci auguravamo che l'avvicinamento tra l'Unione Europea e la Turchia legato alla crisi dei migranti facesse da freno a questo comportamento, ci auguravamo che avrebbe avvicinato la Turchia alla democrazia.
Lo scorso novembre, ai giornalisti presenti a Bruxelles al vertice Ue-Turchia, lei disse: "Come gli altri miei colleghi, anche io ho con me la lettera di due giornalisti turchi arrestati". E sottolineò: "Nel dialogo con la Turchia, per l'Italia hanno grande importanza i diritti umani, la democrazia e il primato della legge". Può immaginare quanto paradossale suoni questa dichiarazione dalla cella dove siamo stati gettati.
Se i cittadini turchi sostengono il processo di avvicinamento alla Ue è perché considerano i valori europei un'àncora per una Repubblica laica, democratica e moderna le cui fondamenta vennero gettate da Mustafa Kemal Atatürk. Siamo consapevoli che questi ideali sono così preziosi da non poter essere sacrificati in nome di un negoziato. Se oggi siamo tenuti in isolamento da oltre 40 giorni in Turchia, considerata dai media internazionali "la più grande prigione al mondo per i giornalisti", è perché, con quella consapevolezza, ci siamo schierati contro la deriva del Paese verso un regime autoritario. Siamo in carcere perché abbiamo provato che tir dell'intelligence turca portavano armi ai gruppi jihadisti in Siria.
All'origine della crisi dei rifugiati c'è anche la guerra civile in Siria alimentata pure con l'appoggio dell'Occidente. Ora seguiamo con interesse il tentativo di placare l'incendio da parte di coloro che si sono travestiti da pompieri dopo averlo appiccato. Purtroppo, dato che Erdogan ha assunto il controllo di gran parte dei media, è sempre più difficile darne notizia. Chi ha il coraggio di farlo è vittima di attacchi, aggressioni, minacce, processi e carcere.
Anche se gli interessi attuali dell'Europa rendono necessario ignorare temporaneamente le violazioni dei diritti umani, noi continueremo a chiedere il loro rispetto a qualsiasi prezzo. Se rinunciamo all'umanità davanti alla scelta "rifugiati o libertà", perderemo infatti tutti e tre quei valori.  Can Dundar
La Repubblica, 14 gennaio 2016


lunedì 7 dicembre 2015

I FIGLI DEGLI ALTRI


Non riesco più a starci dietro. Alle coalizioni anti Isis. E, forse, non vale la pena continuare a sprecare energia in tal senso. Solo mi chiedo: la Francia da una parte bombarda per rappresaglia la Siria contro i sunniti dell'Isis e dall'altra diventa interlocutore corteggiato dall'Arabia saudita, ora che gli Usa “fraternizzano” con l’Iran? Arabia saudita le cui posizione e responsabilità riguardo all'Isis sono quanto meno nebulose. Forniture di petrolio a parte, l’ideologia dell'ISIS infatti ricalca l’ideologia wahabita della monarchia saudita in quasi ogni aspetto anche se il mancato riconoscimento della suddetta monarchia come guida legittima del mondo islamico rende l'ISIS una minaccia per l’Arabia saudita, non fosse altro per l’immagine che ne deriva al cospetto delle potenze occidentali. Noi stessi italiani, attraverso molti dei nostri illustri imprenditori stiamo facendo ingenti accordi economici con gli emiri perché gli affari sono affari, in barba alla lunga lista di fatwa antidemocratiche e al non rispetto dei diritti umani degni appunto del peggior integralismo. Insomma da che parte stiamo?

Senza contare il fatto che al Califfato non sembra vero questo bombardamento che sospende il lavoro di partizione della Siria, cui si cercava di mettere mano da parte dei principali poteri internazionali attraverso un estenuante lavoro di negoziati. Si tratta di una questione di potere, si tratta della volontà di restaurare finalmente un immenso Stato sunnita, utilizzando ogni mezzo, plagiando e indottrinando giovani che diventano kamikaze inconsapevoli del pragmatismo che permea le decisioni dei vertici dell'IS. Letteralmente carne da macello.


Ma qui mi fermo, perché ciò che voglio dire è semplicemente che la vera informazione è un lusso che presuppone, oltre a interesse e curiosità, tanto tanto tempo.  Alle nuove generazioni questo tempo viene ingolfato e pertanto viene precluso il diritto a sapere, vengono negati gli strumenti per orientarsi e sviluppare un senso critico. Le si ottunde con il proliferare dei devices (ammennicoli tecnologici) persuadendole di avere a portata di mano tutto quanto serve, privandole invece criminalmente della possibilità di sviluppare una visione d’insieme, dall'alto.

Io non ho figli ma mi stanno a cuore i figli degli altri. La mia amica Katia mi dice di essere ottimista: “Non la generazione di mio figlio, che ha 18 anni e subisce ancora l’influenza della nostra, ma quella successiva vivrà in integrazione, perché è un processo inevitabile e funzionale alla sopravvivenza. Per mio nipote, quando sarà adulto, sarà normale relazionarsi al prossimo in base ai meriti e alle qualità di questi anziché secondo l’etnia.” Mi viene in mente una vignetta che ho visto poco tempo fa. Un adulto chiede a una bambina: ”Ci sono extracomunitari nella tua scuola?” e lei risponde un po’ stupita della domanda: ”Veramente nella mia scuola ci sono solo bambini”.


E il discorso non riguarda solo il problema dell’integrazione ma tutti gli aspetti della vita su questo mondo pianeta. La mia visione in linea di principio è analoga a quella della mia amica, soltanto temo che questa futura umanità vivrà in uno spazio molto più stretto, del tutto videocontrollato, con imposizione di modalità digitali uniformi in ogni ambito della vita, e esponenzialmente meno ospitale. Uno spazio in cui le risorse saranno sempre più concentrate nelle mani di pochi a discapito di una moltitudine che dovrà arrangiarsi e rifuggire la bestialità della lotta tra disperati solo grazie a una fede assoluta in quei valori che trasformano nella difficoltà un nemico in compagno.

I compagni di merenda delle conferenze sul clima e gli accordi economici transnazionali insegnano.


Siamo nel terzo millennio e di fronte a un bivio epocale della nostra storia di esseri umani. E ho la netta impressione che si stia imboccando la direzione sbagliata. Sulla spinta di coloro cui ciò torna comodo, nella loro sete malata di potere, e di una folla sterminata che procede acriticamente perché vittima di un’indotta incapacità di vedere.


novembre 2015


(tutti i diritti riservati)

martedì 27 ottobre 2015

PROSTITUTE 2

Mi collego a quanto scritto nel post precedente per ribadire l’importanza del ruolo sociale rivestito dalle donne che vendono il proprio corpo.

Non voglio qui entrare nel merito di questioni legate allo sfruttamento, alla tratta, alle violenze, agli abusi. Solo suggerire alcuni spunti di riflessione.

Il primo è che ci sono donne che lo fanno per scelta, pagando contributi e tasse, aderendo a sindacati del settore e gestendo la propria attività in modo, mi si passi il termine, aziendale. In alcuni Paesi europei accade.

Il secondo è che ci sono donne avide, ciniche e senza scrupoli che, pur non praticando il mestiere, sono puttane.

Il terzo: avete mai pensato a quante persone con deficit di vario tipo, soprattutto fisici, difficilmente potrebbero avere una vita sessuale se non potessero ricorrere alle prostitute?

Dunque onore al merito.


PROSTITUTE


Ho letto sul penultimo numero di Internazionale un articolo sulla prostituzione delle donne anziane in Corea del Sud. Anziane e vedove, divorziate, abbandonate dai figli, o quello che è, e totalmente prive di assistenza da parte dello Stato, ripiegano sul mestiere più vecchio del mondo.

Il fatto è che a anche qui, a Torino, a Genova, per parlare di realtà che ho conosciuto direttamente, ci sono donne che a settanta, ottant’anni, battono il marciapiedi o ricevono in casa.

Fino a qualche anno fa erano poche, erano quelle che o non erano riuscite ad accantonare qualche risparmio per la vecchiaia o, per assenza di legami, non erano riuscite ad allontanarsi dall’unica vita che conoscevano. Ora iniziano a essere parecchie. Troppe per non provare vergogna tutti quanti di appartenere a una società che concede sempre meno spazio alla dignità umana.


ottobre 2015



venerdì 14 agosto 2015

DATI #IMMIGRAZIONE


Nelle mie ricerche di approfondimento riguardo al tema dei profughi e dell’immigrazione in Italia, ho trovato, da fonti a mio avviso attendibili, una serie di dati e informazioni che, per quanto uno li voglia ben soppesare e non prendere come precisi al millimetro, danno di che riflettere.

Premesso che il fenomeno delle migrazioni è un evento di portata mondiale irreversibile che sarà la sfida del nuovo millennio, con tutte le problematiche già esistenti che diverranno via via più complesse, e che, contrariamente a quanto, almeno da noi, i media comunicano, non riguarda solo la nostra nazione o solo l’Europa ma la maggior parte delle nazioni del mondo, vorrei condividerne alcuni con voi in ordine sparso e per quanto possibile senza alcun commento.


- Nel 2014 sono sbarcati in Italia circa 140.000 profughi, esuli, migranti economici o comunque li si voglia etichettare, ma più di 100.000 se ne sono già andati. L'obiettivo di restare nel nostro Paese vale per pochissimi.

- Da quando è iniziato il nuovo fenomeno dei flussi al 2013 le persone che nel mondo hanno lasciato il proprio Paese erano 213 milioni, a cui aggiungendo un 15% di coloro il cui spostamento non risulta, si arriva al 4% della popolazione mondiale.

- In alcuni paesi gli immigrati residenti superano il 30% della popolazione locale (Golfo Persico, Guyana, Brunei), in altri superano il 20% (Canada, Australia, Stati Uniti, Arabia saudita, Libia) L’Italia ha un 8% circa.

- L’INPS, parlando di noi, non è giunto al tracollo ma ha in questi anni in parte risanato il bilancio grazie ai contributi a fondo perduto di molti stranieri.

- Quasi il 9% del Pil italiano l’anno scorso è stato prodotto da stranieri. Il saldo attivo annuo relativo alla loro presenza è pari per lo Stato italiano a circa 3 miliardi di euro.

- In 5 anni in Italia gli stranieri hanno aperto imprese regolarmente registrate, con un aumento del 21% a fronte di un calo di quelle italiane del 7% (su questo punto varrebbe la pena aprire un dibattito a parte, in quanto evoca numerosi perché).

- Dal 1988 a oggi sono morte nel Mediterraneo circa 25.000 persone (morti accertate).

- Secondo dati Onu in Africa gli immigrati sono poco meno di 20 milioni, in Asia 70 milioni, in America Latina 9 milioni. Un 100 milioni di persone che si spostano su un asse sud-sud o all'interno di una vasta area continentale (Asia). In Europa circa 70 milioni, negli USA 53 milioni.

- I Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati: al primo posto il Pakistan 1,6 milioni, Iran 870mila, Germania 660mila, Kenya 570mila, Siria 480mila, …

- I nostri Cda, Cei, Cara, rispettivamente centri accoglienza, centri di accoglienza richiedenti asilo, centri di identificazione ed espulsione, in cui vengono smistati coloro che vengono soccorsi dai Cpsa, centri di primo soccorso e accoglienza, in situazioni di urgenza vengono potenziati con una rete di centri e strutture minori sparsi per il territorio nazionale, senza che vi sia un coordinamento generale, standard equivalenti, normative comuni. Per tutto ciò si spendono centinaia di milioni di euro ogni anno senza che uno solo venga speso per concrete attività di integrazione (insegnamento dell’italiano, avvicinamento ai meccanismi burocratici e alle norme, approccio al lavoro, ecc.)

- Negli ultimi 4 anni il numero di profughi siriani che ha fatto richiesta di asilo in Europa rappresenta il 6% del totale di coloro che sono fuggiti dal conflitto, circa 250.000. I restanti sono arrivati e rimasti soprattutto in Turchia, circa 2 milioni, e negli altri Paesi limitrofi, altrettanti. La popolazione europea è 7 volte maggiore di quella turca.

- In Europa in 15 anni hanno bussato alle porte circa 1 milione e 200.000 “irregolari” da diversi Paesi del mondo. Chiaramente non sono stati accolti tutti.

- Il Kurdistan (5 milioni di abitanti) ha accolto 1 milione e mezzo di rifugiati. Facendo la debita proporzione, è come se noi, in Italia, ne avessimo accolti 20 milioni.


Potrei proseguire, ma non posso evitare di lasciare un po’ di spazio ad alcune considerazioni che ritengo fondamentali:

- Le grandezze demografiche con cui ci siamo confrontati per decenni si sono evolute rapidamente, e di pari passo quindi conflitti, problemi legati al clima, alla desertificazione, alla difficoltà di accesso alimentare e idrico, al Land grabbing (ad esempio gli africani emigrano da una terra ricchissima che non è quasi più per nulla la loro), alla banale ricerca di lavoro. Da aggiungere lo spostamento, se pur minimo, di coloro che mirano a una formazione universitaria internazionale divenuta obbligatoria per la classe dirigente di molti Paesi in via di sviluppo

- Continuano a riferirsi alle ondate migratorie come a un fenomeno eccezionale che, ci rassicurano, rientrerà. E intanto per arginarlo, ai confini aggiungono muri. Invece non si tratta di qualcosa di transitorio; al contrario questi flussi aumenteranno e si protrarranno nel lungo periodo. Pertanto necessitiamo di intelligenza, lungimiranza e reale volontà di integrazione. Prepariamoci alla gestione di una società nuova che sarà inevitabilmente multietnica.

- Sicuramente rivedere il trattato di Dublino, che impone al rifugiato di restare nel Paese di arrivo che ha accolto la domanda di asilo (fatto questo che tra l’altro alimenta il far finta di non vedere e lasciar passare senza registrare), combattere le mafie che “fatturano” centinaia di milioni di dollari, rivestendo quasi il ruolo di una società di servizi, in quanto vanno a riempire un vuoto legislativo e organizzativo internazionale, rispondendo a una domanda crescente che non trova altri interlocutori, sono due imperativi cui non ci si può sottrarre. Farlo però significherebbe riconoscere la vera natura e la vastità del problema e perciò ammettere di fronte all'opinione pubblica che non rientrerà un bel nulla e che è giunta l’ora di tirarci tutti su le maniche e farci un po’ più stretti a tavola. Fermo restando che non sarebbe neanche necessario metaforicamente stringersi, visto che sul pianeta ci sono risorse sufficienti per tutti. Il solito problema dell’accaparramento e della distribuzione arbitraria. Poveri contro poveri perché ci fanno credere che non ce n’è a sufficienza.

- L’unica differenza tra noi e “loro”, come ho già scritto in altra occasione, è il colore del passaporto. I  profughi non nascono illegali. Siamo noi a renderli tali.

- Credo che un giorno si studierà a scuola il fenomeno delle migrazioni come il fatto più rilevante di questo secolo, fatto che ci richiama, aggiungendo urgenza all'urgenza, a una saggia e finalmente equa gestione delle risorse. Purtroppo oggi non c’è la minima consapevolezza della portata e del significato di quanto sta accadendo. Le variabili, in termini di provenienza, cultura, motivazioni, età, classi sociali, sono talmente tante che non riusciamo a far rientrare questo processo sociale mondiale in nessuna delle categorie con cui finora abbiamo gestito la storia. Mi auguro profondamente che umiltà, buon senso, e volontà di vedere e capire prendano il sopravvento in tempo utile. Se ci arrivano persone comuni evidentemente la maggior parte dei politici, degli analisti, dei giornalisti, e via dicendo non sono all'altezza del proprio compito e dovrebbero dedicarsi ad altro prima di fare ulteriori danni.



luglio 2015




lunedì 13 luglio 2015

GLI ANIMALI DEL CIRCO

Una decina di giorni fa, alle due del pomeriggio, con una temperatura percepita di 40 gradi, sono andata a guardare gli animali del circo vicino al Parco urbano di Imperia.
Ho chiesto il permesso al responsabile e sono andata sul retro del tendone, tra roulotte, gabbie e recinti.
Ho chiacchierato con i lavoranti, quasi tutti di origine indiana o stati limitrofi, persone che stanno anni senza vedere i loro cari e considerano ciò normalità.
C’erano quattro dromedari, due struzzi, un asino, tre pony, un paio di bufali e altrettanti lama, una zebra, una giraffa, una tigre, due leoni e sei leonesse.
Perché andare a vederli? Si sa che fa male all'anima o, almeno, dovrebbe. Mi sono semplicemente detta vengo a soffrire un po’ visto che voi soffrite sempre. Serve a poco ma sottrarsi significa facilitare rimozione e oblio.

Non c’è spazio per voi, non c’è spazio per tutti gli altri animali che ancora godono di qualcosa di simile alla libertà, e non c’è soluzione a questo. Perché non c'è più spazio per l’animale uomo (non che abbia meriti particolari per averne maggior diritto) e quel che resta lo si accaparra in pochi, perché, checché ne dicano, si sa bene che per quanto sembri ancora molto, in realtà è meglio accantonarne per i tempi magri a venire.
Per cui me ne sono stata in piedi sotto la canicola polverosa a guardarvi negli occhi. E nei vostri occhi chiaro e lampante il nostro destino.





















2 luglio 2015

martedì 7 luglio 2015

RENZI E NAZARBAYEV

Renzi e Nazarbayev, presidente del Kazakhstan, se la intendono bene: si vede dalla foto. Grande soddisfazione per le commesse firmate per 500 milioni di dollari, soprattutto a favore dell’Eni che sarà il partner principale per la gestione del gas kazako.


Le limitazioni delle libertà individuali, un sistema giudiziario assimilabile ai tribunali dell’Inquisizione, le detenzioni non registrate, la tortura, violazione dei diritti umani, tutto questo cosa importa?
Obama, Putin, Prodi, Berlusconi, Blair, Cameron, Merkel, Sarkozy, emiri arabi, questi quelli che ricordo, insomma tutti nel corso degli anni a stringergli la mano e a procacciarsi accordi per investimenti economico commerciali. Con lui o con chiunque altro si possa pensare di avere un tornaconto. Non è che un esempio.

lunedì 6 luglio 2015

ELIMINARE I CONFINI

Stavo immaginando di potermi permettere un bel viaggio. Ho fantasticato sui luoghi e le culture che vorrei conoscere, e, al termine del mio peregrinare lungo le pagine dell’atlante, sono giunta alla conclusione che l’unico altro impedimento, oltre a quello economico, sarebbe il non poterlo fare per motivi di salute.

Tutto qui. E una domanda sorge spontanea. Perché io potrei andare ovunque e qualcun altro no? Quali meriti particolari ho per godere di questo privilegio? Sono precaria e mi dicono, ma prendi dai, vai all'estero, cerca delle opportunità altrove. E pare un consiglio normale, ovvio, scontato. Ma perché io potrei e qualcun altro no? Che cos'ha in meno un altro essere umano rispetto a me per vedersi precluso tale diritto? Perché sono nata a Torino invece che altrove? Il colore del mio passaporto? Mi pare arbitrario che i diritti delle persone siano determinati dal luogo di nascita. Mi sento stupida a sottolinearlo, ma dal momento che quanto accade nel mondo dice chiaramente che non si tratta di un’ovvietà, non abbiamo forse tutti naso, orecchi, occhi, mente e cuore? Non ci nutriamo tutti di cibo e acqua? Non respiriamo allo stesso modo? Non amiamo e soffriamo tutti quanti? E quindi su che basi possiamo continuare ad accettare che delle linee tracciate sulla carta determinino la sorte di qualcuno?

Qualcuno mi dica perché ho più diritti di qualcun altro.

Vengono a rubarci il lavoro? E cosa è stato rubato loro? Cosa stiamo continuando oggi a rubare, e su scala sempre maggiore?

Il punto però è cosa è stato rubato a tutti noi. Cosa ci è stato sottratto tanto da renderci incapaci di empatia e riconoscimento di noi stessi nell'altro. Questa è l'unica domanda che ha senso. Tutto il resto è demagogia per alimentare diffidenza, paura, egoismo. Un eccellente specchietto per le allodole.

I confini, i chilometri di muri che già esistono e quelli in costruzione, il cemento, il filo spinato, i fossati, la sabbia, e le pietre, non sono altro che una convenzione umana. E le convenzioni quando sono errate vanno cambiate, trasformate, eliminate se è il caso. Siamo su una palla lanciata nello spazio, e le palle sono rotonde e hanno una superficie finita, superficie al di sopra e al disotto della quale vi sono risorse anch'esse finite. Quindi possiamo prenderne atto e comprendere che ciò che ci spaventa potrebbe, stupendoci, arricchirci in senso lato o rinunciare una volta per tutto a quell'humanitas di cui andiamo tanto fieri e aggrapparci al nostro stile di vita non negoziabile mandando a farsi fottere tutti quanti gli altri.

L’unica divisione ammissibile è tra buoni e cattivi.



Giugno 2015 

venerdì 3 luglio 2015

TONY ABBOTT E I BARCONI

Potemmo fare come quel genio del primo ministro australiano, Tony Abbott, che paga coloro che conducono i barconi (trovo inidoneo definirli trafficanti, se pur grazie anche a simili manovre, se non lo erano, li si faccia diventare, offrendo loro un mercato molto redditizio), per dirottarli lontano dalle coste australiane, verso l’Indonesia o altrove.

2015

mercoledì 17 giugno 2015

UN CONSIGLIO LETTERARIO

Un consiglio letterario: il romanzo “La via oscura” di Ma Jian edizioni Feltrinelli. E’ tutto vero quello che c’è scritto. Per chi vuole esprimere opinioni sul colosso economico cinese con cognizione di causa.

Masticando un baco con rabbia, Kongzi dice: “Nemmeno l’imperatore più cattivo della storia della Cina avrebbe contemplato l’idea di sviluppare l’economia massacrando feti e recidendo linee ereditarie! I tiranni di oggi invece ammazzano milioni di bambini senza battere ciglio, e se un bambino sfugge alla loro rete, rovinano i suoi genitori con le multe e la confisca di tutte le proprietà”.

martedì 10 marzo 2015

UN FUTURO BELLISSIMO 1

Cammineremo su marciapiedi di piastrelle piezoelettriche. Le city car del Mit (l’Istituto di tecnologia del Massachusetts), si ricaricheranno mentre sono parcheggiate e non ci costerà questo carburante che avremo prodotto noi stessi passeggiando.

Le nostre case disporranno tutte della tecnologia che già esiste e che non viene prodotta e utilizzata in larga scala per la volontà criminale dei nostri governanti. Una tecnologia a consumi zero. E avremo ancora più confort di ora senza che nessuno dalla parte opposta del pianeta paghi per questo.

Vivremo in città intelligenti. Perché noi saremo intelligenti. Non produrremo più rifiuti. E avremo imparato a mangiare e mangeremo tutti. Ci ammaleremo di meno e non useremo veleni e tante multinazionali dovranno scendere a miti consigli o sparire per sempre.

I popoli saranno mescolati, ognuno con la propria storia e la propria cultura, ma con una comune visione di autentico amore e rispetto per la vita. E collaboreranno per amministrare e condurre le sorti di un pianeta condiviso, in cui tutte le specie viventi e la terra stessa saranno rispettati e godranno di diritti.

Ciò che a noi oggi pare impossibile sarà la norma.

E i figli dei figli dei nostri figli increduli studieranno di un passato con inceneritori, scorie radioattive, desertificazione, acque avvelenate, aria irrespirabile, estinzioni e foreste abbattute.

Un passato nell’anno del Signore 2000 e rotti, di gente che muore di fame e milioni di tonnellate di cibo destinate ad altri usi.

Si vergogneranno di noi. Ma saranno grati a tutti coloro che avranno fatto qualcosa per trasformarci in una civiltà evoluta.



novembre 2012

Tutti i diritti riservati

lunedì 2 marzo 2015

#CONFLITTI BELLICI

Mi piaceva giocare a Risiko da ragazza, con mio padre. Alla lunga, però, le carte degli obiettivi le sapevamo a memoria, per cui lui s’ingegnò a scriverne degli altri su dei foglietti che incollò con cura coprendo quelli che ormai erano reciprocamente facilmente individuabili. Non ricordo come, aveva anche studiato un sistema per limitare l’incidenza della casualità dovuta all’uso dei dadi. Si era davvero sbizzarrito nello scrivere quei nuovi obiettivi. Conquistare catene di stati che partivano da un golfo per raggiungerne un altro attraverso tutti i continenti. Conquistare tutti gli stati che fossero uniti da un confine via mare, uno stretto, un canale. Conquistare tutti quelli con fiumi importanti, tutti quelli maggiori produttori di una certa risorsa (precisi e dettagliati elenchi stavano in mezzo al libretto con le regole del Risiko). Non era così facile a quel punto impostare la propria strategia bellica perché il fatto che il nemico occupasse certi territori non significava più che fossero quelli cui era principalmente interessato. Ma non era tanto questo a essere importante o rivelatore, quanto la sopravvenuta coscienza della complessità, delle diverse prospettive, e della necessità di saper veramente vedere.

Stasera leggo gli articoli conservati da giornali che come sempre non ho avuto il tempo di leggere. Ho preso l’atlante (ahimè del ’95) e l’ho sfogliato alla ricerca dei luoghi i cui nomi incontro durante la lettura. È così evidente cosa sta accadendo nel mondo e perché. E lo è altrettanto la forza del cambiamento in cui siamo immersi. È in atto una di quelle trasformazioni epocali nella storia dell’uomo la cui portata conosceranno i nostri figli e nipoti*.

Il punto non è capire che tutti i fatti che avvengono attorno a noi, e sempre più vicino, parlano di un’evidente questione di potere, dominio, risorse, supremazia culturale da una parte, e di disperazione, bisogno, e rabbia dall’altra, ma capire che questa corsa diffusa e spasmodica all’accaparramento e alla conquista, e in contemporanea il determinato e metodico innalzamento di muri, che siano di cemento, filo spinato o parole poco conta, ci sta dicendo che esiste un motivo ben preciso oltre a quelli ovvi di avidità e di potere per il potere. Un comun denominatore. Il filo rosso che dovremmo individuare se vogliamo comprendere gli avvenimenti.

Nel caso specifico, si tratta della comprovata trasformazione in atto del pianeta, della vita sul pianeta. A causa nostra in abbondante misura ma non solo. E chi può cerca di pararsi il posteriore per il maggior tempo possibile con qualunque mezzo a disposizione.


Febbraio 2015

(tutti i diritti riservati)


* 2023 - Una vista ce la stiamo già prendendo anche noi; procede tutto piuttosto rapidamente.