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mercoledì 13 marzo 2013

WORKS IN PROGRESS

Genocidio ad opera del sistema
La corsa all’estinzione della vita sul pianeta
Salad Chef a € 89.90
Duracell con powercheck
Lo Stato è stato smontato (la permanenza tuttavia di una logora struttura amministrativa dà adito a equivoci)
Una falsa globalizzazione che tende a limitare il ruolo degli Stati proprio quando servirebbe un maggior coinvolgimento dei governi
Expo Milano 2015, 1,3 miliardi di euro di soldi pubblici
EFT (Exchanged Traded Found) il ritorno alla finanza creativa
Affari tuoi
Quarto grado
Il mito capitalista e i genitori che comprano sapone e carta igienica da portare a scuola
La concezione meccanica e utilitaristica delle risorse
Pare quasi che le auto vengano costruite apposta per consumare petrolio
Osama Bin Laden è morto, la General Motors vive
Uomini che nella loro incertezza sul senso della vita inseguono l’illusione di un ritrovamento di sé appropriandosi di ogni cosa
Dal concetto di proprietà a quello di accesso
L’isola di Migingo (lago Vittoria)
Ci sono famiglie in Italia che vivono in auto
Sprechiamo tempo ed energia per delle solenni stronzate
Negli Usa il certificato elettorale costa 25 dollari
46 milioni di statunitensi sono sotto la soglia di povertà
Si buttano tutti sulle rinnovabili. Tanto basta un 5% per darsi una ripulita e avere degli incentivi.
Il businnes dei rifiuti
Le foto di un amico che è stato lungo il Riachuelo
Conviene pagare le multe (vertenze sui disastri ambientali) ma essere costretti a farlo non incide sul saldo entropico
Abbiamo vissuto e continuiamo a vivere al di sopra dei nostri mezzi e ora ne paghiamo il conto
In Africa comincia la battaglia contro l’obesità
In biblioteca hanno messo le sedie Chair One di Magis: € 240 a sedia
Il carrello di Conad è sempre felice
Per un abbondante 1% della popolazione mondiale le cose vanno a gonfie vele
Su 7 miliardi di persone, 2 miliardi sono vittime del contagio da malaria
In un documentario hanno detto che le balene sono state salvate dall’avvento del petrolio
La guerra civile in Siria Siria, Yemen, Mali, Colombia, Pakistan, Libia, Nigeria, Etiopia, Paraguay, Bolivia, Sudafrica, Somalia, Sierra Leone, Indonesia, Birmania, Iran, Sry Lanka, Messico, Honduras,………………………………………….
Il fenomeno Grillo
Il fenomeno Berlusconi
La Cina, appellandosi alle norme in materia di trattamento nazionale e di nazione più favorita del GATT, ha fatto causa all’Italia e altri paesi dell’Unione Europea perché gli incentivi per impianti con moduli e componenti prodotti all’interno dell’Unione Europea hanno fatto calare da quasi 5 miliardi di dollari del 2010 al quasi miliardo del 2012 le loro esportazioni
Asse Mosca - Pechino sempre più stretto: limitare le ingerenze occidentali
In 3 anni si sono immolati un centinaio di tibetani
In India siamo sui 150.000 contadini che si sono suicidati con anticrittogamici
Kinder Cereali Summer
Superata la velocità della luce
Perché non si parla della tubercolosi? (Mdr - tubercolosi multi resistente ai farmaci: resistente ai farmaci di prima linea - Xdr - tubercolosi estensivamente resistente ai farmaci: resistente ai farmaci di prima e di seconda linea)
PIL (Prodotto Interno Lordo), ISEW ( Index of SustainableEconomic Welfare), GPI (Genuine Progress Indicator), HDI (Human Development Index)
“Questo ambulatorio è abilitato all’inserimento dell’impianto contraccettivo a lunga durata”
Il profilo, ecco, quotidianamente impegnati a creare profili di sé
“Innocence of Muslims”
Giochi Brasile 2016 e gli sfollati (170.000)
Glencore (approfondire)
Alba dorata è il terzo partito della Grecia
Nimby ( che non è il Bimby) – Not in my back yeard
Manifestazione ad Atene (18/10/12)
La fiaccolata del “dissesto” ad Alessandria (18/10/12)
Le multinazionali in fuga dall’euro.
Piani di evacuazione per i capitali (!)
L’Europa in piazza
Autostrade per l’Italia – la passione di muovere il Paese
Se c’è la mamma c’è Bon Roll Aia
Benzina (IP) low cost a chi compra una Fiat
20 medici condannati in Bahrein a pene dai 5 ai 15 anni per avere curato manifestanti antigovernativi
1 confezione di Dash = 1 vaccino (!)


 2012

Tutti i diritti riservati

venerdì 8 febbraio 2013

TRI


Due mesi fa (maggio 2007) è stato sottoscritto il protocollo della TRI, la Terza Rivoluzione Industriale. Più precisamente, è stata diramata una dichiarazione scritta da parte del Parlamento Europeo in cui si afferma che i principi della TRI rappresenteranno le linee guida per i progetti economici a lungo termine dell’Europa. Qual è l’obiettivo e quali sono questi principi? L’obiettivo è la conquista dell’indipendenza energetica e i punti cardine per riuscirci sono il passaggio alle fonti energetiche rinnovabili, la trasformazione del patrimonio immobiliare mondiale (ogni edificio produrrà, immagazzinerà e distribuirà energia), l’utilizzo della rete internet per rendere la rete elettrica una rete di produzione e condivisione dell’energia (!), la conversione di tutti i mezzi di trasporto in veicoli a celle a combustibile che possano usufruire della rete elettrica trasformata. Fantascienza? Lo sembra. Ma gli appassionati del genere sanno che le visioni di tanti autori di fantascienza altro non sono stati e non sono che analisi della contemporaneità e anticipazione del futuro.

Con le dovute scremature.

Ora il punto è, perché sostenere la Terza Rivoluzione Industriale?

Alcuni dati e osservazioni in ordine sparso:

• il picco di petrolio pro capite, e cioè se immaginassimo di distribuire equamente per abitante il petrolio a oggi disponibile, la quota individuale sarebbe inferiore a quella del 1979, ovvero abbiamo già superato il picco in questione. Da non confondere con il picco della produzione petrolifera, cioè l’estrazione avvenuta di metà delle risorse mondiali disponibili ( per gli USA il picco di produzione petrolifera interno è stato raggiunto nel 1970 circa e questo può spiegare l’incremento di certe scelte politico/militari, nonché la definizione del diritto all’approvvigionamento di fonti energetiche ovunque sul pianeta quale questione di Difesa Nazionale – meglio prima consumare quello degli altri e salvaguardare le proprie riserve)

• da circa un decennio la produzione di greggio non riesce a soddisfare l’aumento della domanda; ce ne sarà forse ancora per un valore di parecchie decine di migliaia di miliardi di dollari, ma è sempre meno quello che può essere prodotto facilmente a costi contenuti

• l’aumento della produzione determina un aumento del costo del petrolio

• le grandi recessioni sono collegate al prezzo del petrolio, quando il prezzo al barile raggiunge e supera i cento dollari, l’economia globale è a rischio

• i combustibili fossili non si trovano ovunque: proteggere l’accesso ai giacimenti richiede investimento di risorse militari e gestione geopolitica

• la Royal Dutch Shell, la Exxon Mobil,e la Bp, con circa 500 multinazionali sotto di loro, gestiscono circa 22.550 miliardi di dollari all’anno, e cioè poco meno di un terzo del PIL mondiale (65 trilioni – 2011), basando la loro sussistenza sui combustibili fossili

• aumentano i conflitti per l’accesso alle fonti di energia

• l’approvvigionamento di combustibili da Stati esteri genera quasi sempre dipendenza, con il rischio, in situazioni di emergenza, di discontinuità di fornitura e chiusura dei rubinetti, oltreché di spropositati aumenti.



• nel mondo circa 450 reattori nucleari producono poco più del 6% dell’energia totale. Per ridurre le emissioni in misura percettibile e utile, secondo attendibili e congiunti studi della comunità scientifica internazionale, bisognerebbe incrementare tale percentuale fino al 20%. Ciò comporterebbe la necessità di arrivare a 1500 reattori: 3 nuove centrali al mese per i prossimi 40 anni, troppo tempo per come siamo messi e per poter parlare di beneficio reale, e con un costo previsto di 12.000 miliardi di dollari (poco più della metà del fatturato annuo delle multinazionali di cui sopra!). Senza contare che anche l’uranio è una risorsa a termine.

• si calcola che sfruttando il 20% dei venti disponibili sul pianeta si produrrebbe 7 volte di più di energia di quanta ne abbisogniamo oggi

• i mutamenti/sconvolgimenti climatici avvengono più rapidamente: gli esseri umani possono provare a spostarsi a tale velocità (con le problematiche che conosciamo) ma animali e piante no

• i ricercatori rilevano ovunque aumenti di temperatura, con ridotta crescita arborea, variazioni sul ciclo dell’acqua, rilascio di quantità troppo elevate di biossido di carbonio e di metano

• la popolazione mondiale è in aumento esponenziale (1 mld di nuovi nati ogni 10 anni) e poco meno del 20% di essa detiene i 5/6 delle risorse (di casa propria e prese a casa di altri)

• desertificazione, salinizzazione, eutrofizzazione, disboscamento, inondazioni, uragani, riduzione delle aree coltivabili, i conflitti sociali che ne conseguono, la presenza di regimi autoritari e collusi, rendono sempre più deleterio l’approvvigionamento di risorse nei Paesi in via di sviluppo che ne sono i maggiori depositari

• mantenere infrastrutture obsolete, sul medio/lungo termine costa più che realizzarne di nuove efficienti

• la produttività viene considerata il risultato della quantità di prodotto per capitale e forza lavoro investiti, ma ciò spiega meno del 20% della produttività conseguita; la differenza è data dal fattore energia, che dal calcolo viene escluso. Tenendo conto anche di tale fattore il miglior investimento sarebbe dato dal raggiungimento della maggior efficienza termodinamica

• alla base della nostra società c’è l’obsoleta definizione economica classica che intende lo spazio come contenitore di risorse passive

• la meccanica di Newton che riferisce che ad ogni azione ne corrisponde un’altra uguale e contraria, non tiene conto di fattori quali il trascorrere del tempo e l’irreversibilità degli eventi; la termodinamica e il concetto di entropia, coniato da Rudolfh Clausus nel 1868, delineano un quadro più veritiero. Secondo la prima legge della termodinamica, l’energia non può essere creata né distrutta e rimane costante in eterno, cambiando però forma in una sola direzione, da disponibile a indisponibile. La seconda legge dice che l’energia fluisce sempre dal caldo al freddo, dal concentrato al disperso, dall’ordinato al disordinato. Una volta utilizzata ne resta sempre meno di libera per compiere ulteriore lavoro. Questa è l’entropia. Ogni essere vivente si mantiene in vita assorbendo ininterrottamente energia dall’ambiente al costo di una crescente entropia generale. Più una civiltà è evoluta, più consuma e produce, più aumenta il disequilibrio quindi l’entropia. Se ciò può apparire non determinante al cospetto di fonti energetiche quale è il sole, lo è grandemente per una società come la nostra, fondata sull’uso di un’energia da combustibili fossili e minerali metallici, la cui quantità è fissa e finita, almeno per quanto concerne un orizzonte geologico temporale che abbia un senso rilevante per la nostra specie. Che tra milioni di anni possano essersi riformate ulteriori risorse fossili non risolve il problema. In pratica le leggi della termodinamica determinano la nostra esistenza e sarebbe il caso che fossero materia privilegiata di studio per politici ed economisti

• supporre che il ritmo di crescita possa continuare all’infinito contraddice le nostre più elementari conoscenze scientifiche sulle proprietà della terra, nega il concetto di biosfera e di feedback circolare (ogni forma di vita è regolato da orologi biologici che adattano i processi biologici delle forme di vita al ritmo/ciclo generale della biosfera e del pianeta: rispettare tali ritmi/cicli determina la sopravvivenza di una specie)

• l’ammontare degli scambi finanziari mondiali quotidiani, superiore a 500 mld di dollari, corrisponde a una cifra di gran lunga eccedente a quanto occorrerebbe a finanziare lo sviluppo industriale e commerciale del pianeta secondo i nuovi principi della TRI. Ad esempio per portare la generazione elettrica statunitense da fonti geotermiche a livello competitivo, servirebbe un investimento di 3/400 milioni di dollari in 15 anni! Una tassazione proporzionale delle transazioni finanziarie è più che mai necessaria ( e anche una più severa regolamentazione)

• Le fonti rinnovabili sono ovunque mentre i combustibili fossili sono solo in alcuni luoghi

• Ecc. ecc. ecc


Le mie conclusioni sono le seguenti:

- la riconversione industriale e la trasformazione su scala mondiale del patrimonio immobiliare in unità di produzione/distribuzione dell’energia attraverso reti infonergetiche e il conseguente boom edilizio, creerebbero milioni di posti di lavoro su tutto il pianeta con la prospettiva di migliorarne le condizioni, favorendo anche la nascita di piccole imprese che già oggi creano l’80% dei nuovi posti di lavoro in EU, e il 65% negli USA

- esistono le premesse, come accuratamente evidenzia Jeremy Rifkin, perché tale profondo cambiamento avvenga: la prima rivoluzione industriale nacque dall’unione dei motori a vapore con la stampa, la seconda da quella del motore a scoppio con l’elettricità e le nuove forme di comunicazione, la terza potrebbe prendere il via dalla condivisione digitale unita alle fonti energetiche rinnovabili

- si passerebbe da una gestione gerarchica delle risorse a una gestione laterale delle stesse, con una democratizzazione dell’energia, attraverso la diffusione dell’accesso ad esse a un numero sempre crescente di individui senza aumentare l’impronta ecologica

- l’autosufficienza energetica, essendo le fonti rinnovabili, se pur in forme diverse, disponibili dappertutto, farebbe diminuire i conflitti

- riuscire a garantire a tutti un livello di vita buono utilizzando il sole, il vento, le maree, il calore della terra, investendo il denaro risparmiato da petrolio e armamenti in ricerca e sviluppo, ci renderebbe individui migliori e più felici Esistono le premesse, l’humus e le motivazioni a supporto perché questa profonda transizione avvenga. Resta da neutralizzare l’avidità: perché rinunciare a raschiare il fondo dei barili? In fondo per le ottuse menti di uomini ciechi che ragionano, se va bene, nei termini temporali della propria esistenza, i ricavi che l’economia da combustibili fossili può ancora generare, valgono la vita delle generazioni future, a partire da quella dei propri figli.

luglio 2007 - dati aggiornati al 2011

Il post carbonio. Come già, ammettendo di fumare, iniziamo a imbarazzarci al cospetto di evoluti nordici che ci osservano come obsoleti individui aggrappati a usi e costumi destinati a scomparire, individui inconsapevoli di essere entrati in una nuova era, e motivano il proprio sguardo di rimprovero non con i rischi per la salute, non solo, ma, principalmente, con quelli connessi al costo sociale, in termini di costi sanitari e quant’altro, ecco, ugualmente, dovremmo porci riguardo alla produzione e all’uso dell’energia come noi li concepiamo. Con profondo imbarazzo. 

Intanto per l’autunno 2012 è stata riesumata la serie televisiva “Dallas” – petrolio e allevamenti industriali.

Leggo su Internazionale di novembre 2012: “Il petrolio è al centro dei nostri piani di sviluppo – spiega Rosaria Vicino, sindaco di Corleto Perticara (PZ) – è l’elemento su cui si basano le nostre speranze”

Nel 2011 sono stati stanziati 88 miliardi a livello mondiale per sostenere le energie rinnovabili a fronte di 523 miliardi di dollari dati a sostegno dei combustibili fossili! (fonte: World Energy Outlook 2012 dell’International Energy Agency)

Abbiamo avuto varie età nella nostra evoluzione. Direi che un duecento anni per quella del petrolio, visti e considerati gli esiti, è più che sufficiente. Ritrovarsi oggi, a un nulla dalla fine di un’epoca, senza avere in mano un’alternativa è da imbecilli.

Ora però si parla di gas non convenzionali. Distribuiti piuttosto uniformemente sul pianeta e in abbondanza. Peccato che per l’estrazione, il cosidetto fracking, sia necessario iniettare ad alta pressione grandi quantità d’acqua mista a reagenti chimici. Della prima non ne abbiamo abbastanza, dei secondi faremmo volentieri a meno.


P.S. 2025: ma quanto ero ingenua? Cos’è che abbiamo ora? Cappotti termici e auto elettriche! Acqua, aria e terra? Non li nominano neanche. Seguitemi nei successivi articoli a tema Green


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