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lunedì 8 febbraio 2016

MODIFICHE SU TWITTER

Ho sentito che la dirigenza di Twitter intende modificare i parametri di apparizione dei tweet di coloro che seguiamo: non più in base alla cronologia con cui vengono postati ma secondo i nostri interessi e gusti. Meglio, secondo quelli che presumono possano essere i nostri interessi e gusti in relazione a chi seguiamo e a cosa andiamo a leggere (personalmente mi capita di navigare in siti che non corrispondono né ai miei interessi né ai miei gusti, ad esempio quando voglio verificare cosa viene detto in ambienti diversi su un dato argomento).

Ciò non farà altro che amplificare l’effetto 'bolla' che caratterizza la maggior parte delle piattaforme, cioè quel meccanismo per cui ci si ritrova a confrontarsi principalmente con persone che se non la pensano come noi, per molti versi ci sono affini, precludendo lo stimolo che deriva dal contatto e dal confronto con chi, invece, è ‘lontano’ da noi.

Inoltre, più grave, a quale titolo (e con che arroganza) qualcuno deve decidere per me i contenuti che devo vedere per primi? Sono ben consapevole che il meccanismo è questo da un bel po’, basta aprire contemporaneamente la medesima schermata online su computer utilizzati da persone diverse, per averne conferma, ma è doveroso continuare a opporre resistenza.

Gennaio 2016

mercoledì 11 novembre 2015

SEI SICURO DI NON VOLERLO COMPRARE?

I banner a lato dell’account di posta o dei social che utilizziamo: Ibs, Homelidays, Lighinthebox, o qualunque altro collegamento a siti commerciali da noi recentemente visitati o su cui siamo finiti per errore. Caso mai ci fossimo dimenticati di comprare qualcosa e soprattutto nel caso in cui, dopo lunga e appagante navigazione a riempire carrelli che poi resteranno pieni e dimenticati, volessimo ripensarci.

Quei riquadri pulsanti ci dicono: ma dai… proprio sicura che non vuoi comprare quel bel vestitino? O i 26 dvd che hai messo nel carrello in preda a una frenesia da cinefila incallita? Sarà mica il week end romantico per due in una spa ricavata in un’antica fortezza a picco sul mare, alla tariffa scontatissima offerta da Groupon, a mandarti in rovina?

E io a parlare con il computer: ne ho una marea di vestitini, il lettore dvd non funziona dall’anno scorso, e non ho nessuno con cui andare alla fottutissima spa. Ma non è questo il punto. Mi sento assediata. Mi sento soffocare. Lo spazio si fa sempre più stretto. Ogni cosa che incontro durante le mie navigazioni, mi torna indietro per analogia, richiamo, affinità presunta. Come in una bolla.


giovedì 9 aprile 2015

#COMUNICAREINPS

Non ho mai amato lamentare le disfunzioni dei servizi al pubblico perché si tende sempre a parlarne male trascurando ciò che invece funziona bene, solo che ci sono delle occasioni in cui la frustrazione ha la meglio.

Il primo disagio a metà gennaio nel tentativo di procedere alla richiesta del certificato ISEE (ora è tutto più veloce e pratico con l’accesso online tramite PIN, a parte il fatto che il sistema si blocca a ogni piè sospinto). Dopo alcuni pomeriggi di prove, stampo e compilo la domanda in formato cartaceo. Mi reco alla sede Inps dove scopro che esiste una postazione con computer a disposizione del cittadino che può così effettuare la procedura. Soltanto che non c’è assistenza. Il programma s’inceppa comunque e alla richiesta d’aiuto, rispondono che non sono in grado di fornirne: offrono semplicemente un pc a chi non ce l’ha. A quel punto tiro fuori il cartaceo ma mi dicono che tanto deve andare tutto a Roma e che loro non saprebbero come fare: deve essere tutto inviato online. L’andirivieni casa Inps si protrae per un po’, finché verso fine febbraio uno zelante impiegato di un patronato agricolo riesce a inoltrare la domanda. A oggi non sono ancora riuscita ad avere il certificato richiesto, in quanto l’accesso viene negato o s’interrompe dopo brevissimo.

Il secondo disagio stamane. Sono in malattia e ho necessità di comunicare che domani pomeriggio dovrò fare una visita specialistica nell’orario di reperibilità per visita fiscale. Mi è stato spiegato che è necessario contattare l’ufficio preposto alle visite fiscali un giorno prima e segnalare l’assenza. Cerco il numero e trovo quello dell’Asl, solo che mi rispondono che loro si occupano solo delle visite a dipendenti pubblici e che devo chiamare direttamente l’Inps di Viale della Rimembranza. Compongo il numero del centralino e mi risponde una voce registrata che mi offre varie opzioni tranne quella che mi serve. Provo comunque a digitare tutti i numeri suggeriti ma inesorabile la voce metallica si ripropone.

Vado sul sito Inps

http://www.inps.it/AgendaSedi/DatiSede.asp?D6=04V37V00V00

e leggo Malattia: comunicazione cambio reperibilità, non ho un fax e provo a inviare una mail ma cliccando sulla @ e mi si chiede di configurare la posta elettronica con outlook cosa che non ho intenzione di fare. Escludo l’invio tramite posta certificata non avendo una casella Pec. Potrei attivarne una per l’occasione ma non so quanto ci vuole e il tempo scorre veloce e, mentre ci penso, nel riquadro a sinistra leggo Funzione medico legale, clicco e trovo il nome di un medico con relativo numero telefonico. Sono ancora in tempo. È dalle 9.30 che faccio tentativi e sono solo le 11.40(!). L’ufficio chiude alle 12.00. Bene. Chiamo ma la linea cade immediatamente con strani versi. Riprovo più volte con il medesimo esito. Alla fine vado sulla Pec e trovo anche un indirizzo mail in chiaro. Quello della direzione Inps di Imperia.

Ho deciso: scrivo lì e incrocio le dita.

aprile 2015

(tutti i diritti riservati)


P.S. 2024 - Capita che rileggendo vecchi post per correggere refusi vari, m’imbatta in testi come questo e mi venga da sorridere pensando a come sono mutate le cose nel tempo intercorso. O, meglio, a come non sono mutate. Molta più tecnologia, diverse modalità di accesso alle aree riservate (scrivevo PIN e oggi scriverei Spid – tra parentesi in Europa lo abbiamo solo noi, idem per la Pec che da anni ho attivato e trovo molto utile), tante novità in generale ma le difficoltà non solo non sono diminuite ma sono più, come dire, sofisticate. Una volta tra telefonate, fax, un paio di raccomandate, qualche sfuriata e qualche “Mi faccia parlare con il responsabile!”, alla fine, in genere, la costanza pagava. Ora, invece, son muri di gomma. A parte il possedere i device necessari e saperli usare, a parte il conoscere le procedure telematiche, a parte il discorso della discriminazione degli analfabeti tecnologici, di molti anziani e via escludendo, a parte le normative cui praticamente ogni Regione norma in deroga, il succo è che non se ne viene fuori. Occupandomi di gestire pratiche burocratiche di sorta per mia madre, per il suo ex marito invalido, e per altre persone che o non possono o non sanno come fare, potrei scrivere un saggio ricco di esempi di situazioni surreali. E non è detto che non mi ci metta. Un esempio preso tra gli ultimi: per una pratica di aggravamento invalidità chiusa da pochi giorni, riscontrando che i dati anagrafici erano stati riportati in parte errati, l’unica possibilità sufficientemente celere per porre rimedio agli errori del responsabile Inps è stata rifare tutto daccapo, con tempo e spese annessi. Perché una volta chiusa la pratica non si può più intervenire sulla essa. Esisterebbero anche le possibilità di un ricorso in autotutela o di un ricorso al giudice ma, per ammissione di una responsabile Inps, i tempi sarebbero biblici, per cui il consiglio è stato: “La rifaccia che fa prima.”