Ho capito. Sto sfogliando le pagine
2,3,4,5 del Secolo XIX del 14/04/12 e capisco. Guardo il viso di
Napolitano e quello di Monti. Non c’è alternativa. Alla global
governance. È il passo necessario.
Ma non come finora si sta intendendo
la faccenda.
Dobbiamo arrivare a una sorta di
governatorato mondiale che abbia in carico la cura e la gestione di
tematiche fondamentali per tutti, e a cui organismi internazionali
quali OMC, FMI, FED dovrebbero sottostare. Nessuna Nazione avrà mai
la forza e la capacità di affrontare da sola le sfide urgenti che ci
si parano davanti, e sono sfide che non possono essere gestite
unilateralmente e in modi diversi. Più che mai la visione d’insieme
e la coscienza delle conseguenze globali di ogni azione debbono
essere al primo posto. E’ l’unica strada da percorrere ed è una
questione di coerenza e onestà.
Credo nella T.R.I. (Terza
Rivoluzione Industriale), sono un’umanista, educata a principi
illuministi e razionalisti. Amo la filosofia, la ricerca della
verità. Amo lo spazio immenso che ci circonda. Sento l’ambizione
di dimostrare che siamo una gran bella specie animale, che possiamo
essere nobili e grandi, che potremmo esprimere e trasformare in atti
tanta nobiltà e grandezza, e penso che siamo intelligenti e,
pertanto, non possiamo non vedere come stanno le cose, quali sono i
fenomeni e le dinamiche inevitabili che attraversano il pianeta e la
società umana. A questo punto bisogna mettersi tutti d’accordo.
Solo una federazione mondiale può
portare equilibrio, giustizia e buona qualità della vita per tutti.
E non parlo di una confederazione di corporazioni che faccia il bello
e il cattivo tempo o di trickle down chiaramente (quell’effetto per
cui se una classe sociale, per quanto ristretta, sta bene, prima o
poi ne beneficiano un po’ tutti, appunto per effetto
sgocciolamento). Un’autentica società globale multiculturale, non
la globalizzazione delle multinazionali. Quella dell’1 per cento
dell’umanità.
Solo rimane il problema della
corruttibilità dell’animo umano, dell’ambizione e
dell’ingordigia, della patologica vocazione all’accumulo
esponenziale. Ci vorrebbe un gruppo dirigente, saggio, equo e
incorrotto, votato al benessere comune (!!).
L’ideale sarebbe democraticamente
eletto, con un mandato a termine e revocabile. Purtroppo, però,
voto democratico spesso non coincide con buon governo. Inoltre, come
io debbo fornire requisiti, esperienza e un buon curriculum per fare
ad esempio la commessa, non vedo perché chi si accinge a rivestire
ruoli istituzionali, oltre a non avere pendenze con la giustizia,
precedenti, né essere colluso con la malavita per dirla in senso
lato, debba essere esentato dalla conoscenza della lingua italiana
(nel nostro caso specifico), di una lingua straniera, dal possedere
almeno rudimenti di storia, geografia, educazione civica. Insomma una
cultura di base decente, più le competenze specifiche del settore di
rappresentanza, dall’economia, alla politica internazionale, dalla
geografia del territorio a quella umana e via discorrendo. E lo
stesso dovrebbe valere per gli elettori: come può un individuo che
utilizzi i media per il solo intrattenimento dare un voto
consapevole? Per questo trovato un gruppo di persone valide ci
sarebbe da pensarci bene prima di sostituirlo. Ma, come tutti ben
sappiamo, si tratta di utopia.
Sarebbe dunque necessario imporre,
visto che non c’è più il tempo per stare ad aspettare il
raggiungimento autonomo di consapevolezza da parte di un bel po’ di
miliardi di persone, alcune regole che permettano di guadare questa
fase di transizione in tempo utile? Utile per tutti.
E, secondo me, qualcuno ci sta
provando da un pezzo. Non so se per lo stesso nobile fine di cui
sopra. Di fatto vengono imposte nuove regole e non c’è
trasparenza. Ma non si può stare mica a dire e a spiegare tutto.
Bisogna agire. Puri nell’anima, perché l’inganno è per … un
buon fine (magari alcuni tra loro ci crederanno pure). Ma
l’occasione, come si dice, ….. O, meglio, l’entourage di coloro
che hanno il potere e i mezzi per attivare, seguire e controllare il
processo, non è pulito. E non si tratta di essere cospirazionisti:
se leggiamo i fatti con un minimo di approccio analitico risulta
evidente che qualcosa non va. Se leggo i nomi di coloro che
appartengono a gruppi come CFR, Bilderberger, FMI, BRI, GEM, WTO,
FED, think thank vari, fondazioni, consigli di amministrazione di
multinazionali, e quant’altro, presenza rilevante di gesuiti,
massoni e affiliati vari a parte, ne trovo di ricorrenti, con
evidenti e preoccupanti conflitti di interesse; ci sono anche persone
meno “inserite”, di diversa estrazione nazionale, culturale e
sociale, e non dubito che molti di essi siano animati da una sincera
volontà di fare la cosa giusta, o perlomeno quella migliore, ma…
C’è una lunga serie di ma.
Ad esempio il discorso delle
Fondazioni e di alcune organizzazioni no profit sostenute da aziende
e gruppi finanziari. Sono enti che non pagano le tasse, dispongono di
ingenti risorse, economiche, politiche e intellettuali, e non debbono
rendere conto delle proprie attività. Hanno di fatto in mano la
chance di far fruttare tali ricchezze per ottenere un potere sempre
maggiore che a sua volta alimenta il flusso di denaro e quindi di
ulteriore potere a loro disposizione. La finanza paga il dazio per
controllare dissenso, ridurre l’ambito dell’attività politica,
creare consenso riguardo alle riforme economiche. Sostengono,
premiano e incentivano con posti di lavoro i ricercatori e gli
studiosi che perorano una visione utile ai loro obiettivi. Si
trasformano equità e giustizia in prodotti industriali. Con una
donazione online si è fatto il proprio dovere. Così è facile
governare il mondo! E i nomi sono sempre gli stessi o, comunque,
parenti, amici, compagni di formazione. Con lo stesso sistema del
esco di qui ed entro di là che lega la politica ai consigli di
amministrazione.
Come si può serenamente accettare
dunque un fenomeno che il comune buon senso, a questo punto della
nostra storia umana, deve farci riconoscere come giusto e necessario?
Una cessione di sovranità costruttiva. Non questa congerie di
monopoli tutt’altro che democratica. Questa globalizzazione
fasulla.
Io credo comunque, e non mi
stancherò mai di ripetere: abbiamo, e in abbondanza, risorse
materiali, energetiche, etiche, scientifiche e intellettuali per
entrare nel nuovo millennio a testa alta e il dovere di farlo, e
dobbiamo tutti quanti sul pianeta avere una direzione comune in tal
senso. Si è sempre stati in pochi percentualmente a dare il via a
quelli che nel tempo si sono rivelati cambiamenti epocali, quindi non
deve spaventarci che la maggior parte delle persone sia lontana dalla
consapevolezza delle problematiche reali (la salvaguardia del
pianeta, l’utilizzo di risorse rinnovabili e l’estensione dei
diritti fondamentali a tutti gli esseri umani - e non - in primis), o
che ritenga che trasformare questo sistema non sia più possibile.
Già, non dobbiamo avere paura, ma
portare avanti il testimone per il tratto che ci tocca. Una
progettualità a lungo termine, una visione di quello che potrà
concretamente essere un futuro sensato, e la fierezza di aver
partecipato.
14 aprile 2012
p.s. del 27 febbraio 2013: è morto
Stephane Hessel, un uomo vivo, lungimirante e coraggioso
P.S. Mi fa piacere leggere che nel
2012 scrivevo di global governance ma oggi, alla luce, degli
accadimenti degli ultimi quasi tre lustri, il mio pensiero si è
affinato e su alcuni punti sono costretta mio malgrado a ricredermi.
Scriverò Global governance 2.