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domenica 22 novembre 2020

UNA POESIA

 Ho deciso di pubblicare di tanto in tanto qualche poesia


QUANDO SARÒ PIENA DI SONNO E DOLORI

 

Quando sarò piena di sonno e dolori

saprò mostrarti nell'antico giardino

del cuore mille fiori aperti e odorosi

il fulgore scarlatto del sole calante

di onde quiete la straziante bellezza

 

Quando sarò piena di sonno e dolori

ancora richiamerò il tuo sguardo al cielo

al fiero volo degli uccelli che migrano

allo splendido palazzo del nostro amore

ai germogli che altri vedranno sbocciare

 

E quando nel ricordo sarà confusa e

vaga la memoria dei sentieri percorsi

sempre per noi ne inventerò che sian stati

un cammino privo di peso e fatica

e che solo la luce dell'approdo rifulga

 

E quando saremo tornati a essere

vento pulviscolo radiazione di fondo

forse di queste originali fattezze

di questa imperfezione umana avremo

un sentore lontano e quieta nostalgia


2018

domenica 22 marzo 2020

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

Ieri era la giornata mondiale della poesia. L'ho dedicata all'ascolto del silenzio che pervade le strade.

Rimedio oggi scegliendo a caso in una mia raccolta di poesie

RENDICONTO


È urgente compilare
un elenco.
Bisogna mettersi in pari.
A tutti tocca restare
con niente.
Iniziamo a contare.
Io devo rendere conto
dei riflessi sul mare,
tu della pioggia,
tuo fratello invece
dell’ombra degli alberi.
A quell'uomo spetterà
di restituire l’acqua ai fiumi,
quella donna alla fermata,
forse è lei a dover ripagare
per i voli degli storni.
Il ragazzo seduto al bar
ha un debito che riguarda
le spighe del grano,
e quell'altro con la sacca
a tracolla, spetta a lui
il debito per ogni frutto
raccolto.
Le tre ragazze là
che vedi rumorose
credo divideranno il conto
di pesci, ronzio d’insetti
e rose.
Poi ci sono i vitelli,
il latte e le conchiglie.
I profumi, il vento,
le pietre, i metalli.
Chiamate scrivani,
passate la voce.
Il tempo non avanza, presto.
L’elenco è infinito
delle meraviglie.


2017

martedì 24 settembre 2019

UN NUOVO UMANESIMO di Giuseppe Yusuf Conte

VOGLIO RIPORTARE LE PAROLE DEL POETA E AMICO GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Yusuf Conte
Nel 2018 in un convegno internazionale a Madera sul tema "Per un umanesimo del XXI secolo" ho pronunciato la seguente relazione:
L’umanesimo , movimento che a partire da Petrarca alzò ondate di fortissime e nuove energie spirituali, filosofiche, artistiche, ha generato l’uomo moderno e l’età moderna con una spettacolosa ripresa del sapere dei Greci e dei Romani. Lo studioso americano Stephen Greenblatt attribuisce alla scoperta del manoscritto del De rerum natura di Lucrezio, ad opera dell’umanista Poggio Bracciolini, un valore di svolta per tutto il pensiero occidentale. E intanto la dignità dell’uomo è proclamata con una fermezza e chiarezza insuperabile, attingendo oltre che a fonti classiche anche a fonti arabe e ebraiche, dal genio di Pico della Mirandola, Platone torna in Marsilio Ficino, Afrodite e Artemide sono invitate in un giardino toscano da Lorenzo il Magnifico e da Poliziano, ispirano almeno tre secoli di arte e poesia italiana. Esiste una centralità dell’uomo nell’Illuminismo di Voltaire, che afferma la tolleranza e i diritti dell’uomo, cui il più influente esponente del Romanticismo, Victor Hugo, aggiunge i diritti dell’anima. Più vicino a noi si è presentato come un umanesimo l’esistenzialismo di Sartre, un esistenzialismo non più trionfante ma espressione della crisi dell’uomo novecentesco. Ma da un certo momento in poi l’umanesimo, come dottrina della centralità dell’uomo, ha cominciato a perdere presa sulla società, la cultura umanistica è caduta in disuso non solo nei media ma persino nelle scuole, gli Antichi sono stati dimenticati, come in genere ogni tradizione, e alla cancellazione del passato è corrisposta inevitabilmente quella del futuro, verso cui spingevano da secoli sogni a occhi aperti e utopie. Se un umanesimo nascerà ancora nel XXI secolo, sarà qualcosa di totalmente nuovo, sconvolgente, un umanesimo di lotta, che individui tutte le forze disumanizzanti in atto oggi nel mondo e le combatta in nome del primato dello spirito e della persona umana, concetto su cui cultura laica e cultura religiosa possono trovare un terreno comune. Il nuovo umanesimo stabilirà un nuovo ruolo della natura e dei rapporti con essa, che devono cambiare per forza, pena la fine del genere umano sul pianeta Terra. E stabilirà un nuovo ruolo del sacro, superando i fattori che oggi dividono le religioni storiche. Penso a un umanesimo che faccia convergere ragione e passione, che ridia centralità alla conoscenza, all’anima, alla volontà, al confronto con il fato : dunque spessore all’uomo che oggi nella società dei media e della finanza globale si trova compresso nella sola dimensione di spettatore e consumatore. Siamo immersi in una realtà culturale grigiastra, dove salta la distinzione tra bene e male, dove è irrisa la ricerca della verità, dove conta soltanto l’affermazione economica. Non era mai capitato nella storia dell’uomo sulla terra che l’economia e la finanza potessero affermare senza nessuna consistente opposizione il loro dominio assoluto, potessero impunemente porsi in cima alla scala dei valori, finendo per deprezzare o disprezzare tutti gli altri. L’uomo non è più l’artefice della storia e della società in cui vive, ma semplice pedina su una scacchiera dove pochissimi re dell’economia, potenti e nascosti, giocano la loro partita vittoriosa. Un umanesimo del XXI secolo andrà contro gli eccessi disumanizzanti della robotica, lo sfruttamento irragionevole della natura, il profitto a ogni costo, la riduzione dell’essere umano a ologramma. E ridarà lo spazio sovrano che meritano alla bellezza, all’utopia, alla poesia.

lunedì 26 novembre 2018

ULTIMI




Non avete né verità né patria
in questa regione infeconda
tra terre cui non appartenete
Restate schiavi d'eterno crocevia
esuli incatenati a una soglia
prigionieri fuori le porte

Ma quanto più è ramingo
chi esclude il fratello
dalla piena cittadinanza
del consorzio umano?
Quanto più è perduto
dalla propria impudenza
chi ha l'anima gonfia
di effimero vanto?

Ecco, i responsabili,
anch'essi coleranno via
senza lasciare traccia




(La Vita Felice edizioni)

venerdì 28 settembre 2018

UNA POESIA


VONGOLE

Dopo il respiro lento a dare la sabbia
questo momento lungo ammonticchiate
sotto a un’acqua che si scalda di grado in grado
state severe chiuse ostinate
A trattenere immobili tra le valve
la vita unica vostra conosciuta
fino alla resa speranza che il calore mortale
non venga dall'esterno il dolore

Forse appartiene al cosmo
del dentro, allora aprirsi
ingoiare il fiato di liquido fresco
che ancora forse verrà da fuori
Le stolte!
Alcune con quale tenacia invece
resistono a schiudersi.
Lo sanno
Ma infine anche l’ultima cede

2014



(presente nell'antologia Riflessi di Ponente - Edizioni La Vita Felice)

sabato 15 settembre 2018

RIFLESSI DI PONENTE


Il piacere di essere presente nell'antologia poetica edita da La Vita Felice, dedicata alla Liguria di Ponente. Un ringraziamento all'editore Gerardo Mastrullo e al curatore e amico Carlo Giorgetti.

mercoledì 21 marzo 2018

UNA RIVOLUZIONE


Una rivoluzione!
Questo il nome
del passo battente
dei vivi e dei morti
Una rivoluzione!
Ciò che infine
disvela le nostre
anime fasulle
fiacche, rapaci
Una rivoluzione!
Queste genti in cammino
Ridicole circolari
amministrative forze
di polizia balbettanti
anatemi opponiamo
alla storia
Quanto siamo ciechi
piccoli e incapaci
sui piedi d’argilla
della nostra acre
vanagloria

agosto 2017

(tutti i diritti riservati)

domenica 25 febbraio 2018

BAMBINI A PESO


Dove trovate,
madri,
un tale gelo nel cuore?
Quest’impietosa ratio
da contabili dell’esistenza?
Ferocia
che misura la vita
in faccende e ore.
Di altre madri figli,
vite di bambini a peso
spendete con costernato fastidio.
Un tanto all’inferno,
un tanto in fondo al mare.
Che nessuna tabella di marcia,
nessuna agenda
venga stravolta.
Ricordate:
essi 
uno alla volta
muoiono e soffrono,
e una alla volta
alle madri si strazia
la carne del cuore.
È smarrito
lo stato di grazia
che ogni madre rende
madre del mondo.



30.05.2017

(tutti i diritti riservati)

domenica 22 ottobre 2017

POESIA NEL CARRELLO

L’altro ieri mi è venuta voglia di leggere versi così ho curiosato online tra i nomi a me sconosciuti presenti nelle collane di poesia di alcune case editrici, con l’intenzione di individuare un paio di testi da acquistare. In un caso ho trovato una cinquantina di titoli e, cliccando su ognuno di essi, ho avuto accesso alla lettura di un componimento contenuto all’interno della relativa silloge. Sono andata avanti così per un paio d’ore, leggendo decine di poesie con il medesimo approccio di quando faccio spese in un supermercato. Poco tempo, tanti prodotti, quel tanto di riguardo dovuto a etica e ambiente. Sto esagerando, chiaro, ma, mentre leggevo, pensavo che non è un bel modo di avvicinarsi all’interiorità di qualcuno. Con tutto l’intuito e la sensibilità letteraria che si possono avere, come si può, sulla base di poche righe, scegliere? Entrare in una libreria, avvicinarsi allo scaffale poesia, prendere un libro a caso e sfogliarlo e, quando non troppo voluminoso, leggerlo tutto per poi, una volta a casa, riprenderlo e rileggerlo, a mente e ad alta voce. Un metodo migliore e meno iniquo. Il problema è che se ci si basa su quanto si trova in una, due, tre o anche dieci librerie, non si ha idea della reale portata della produzione poetica. L’esubero di offerta obbliga, chi voglia farsi un’idea di cosa avviene nel mondo della poesia, a scandagliare nel mare magnum della rete anche se spesso costringe a ritrarsi perplessi in breve tempo. Da picchi di bravura ad abissi di mediocrità, enclavi elitarie e concorsi per l’uomo comune, luoghi laddove parlare di bravura è comunque arbitrario ed errato.

Il tentativo di creazione poetica è dilagante: un gran numero di persone sente l’esigenza di esprimersi poeticamente, e chiunque, a buon diritto, può definirsi poeta, se l’afflato che lo anima è incontenibile e sincero e se muove le viscere e il sentire del lettore. Io stessa oso definirmi poeta, pur riconoscendo di non sottostare ai dettami della poesia, ma sono quarant’anni che scrivo poesie e, rileggendone alcune a distanza di anni, ancora vi ritrovo lo spirito che le aveva dettate. Ma non sono gemme. Quelle sono dei Poeti. Per ogni periodo un percorso, un respiro che si modula in componimenti successivi che letti di seguito esprimono e offrono una visione e un sentire altrimenti non comprensibili. È come se si trattasse di un linguaggio, anzi dell’unico linguaggio che mi permette di dire senza filtri chi sono e cosa vedo. Per questo ho un grande rispetto dell’uomo che sul treno ha tirato fuori un foglietto spiegazzato per leggermi una sua poesia, o di Silvano, buonanima, che girava con le sue poesie ricopiate più e più volte a mano per leggerle nei bar e donarle a chi le apprezzava. O, ancora, di Attilia, dell’impresa di pulizia, che sa il latino perché lo studiava suo fratello e le poesie che compone le manda a memoria ma non le scrive perché si vergogna dei propri errori ortografici. Pronunciate le poesie, gli errori non si vedono, mi ha detto. Infatti ad ascoltarle arrivano solo grazia e luce.

Nel mio errare online ho letto componimenti premiati in vari concorsi e ho concluso che la poesia non si può cercare e trovare, la si può solo incontrare e non sempre dove ci si aspetta. Ché la poesia è come l’acqua: fluisce, attraversa, penetra, sprofonda fino a essere invisibile, ricompare inattesa. E nessuno può arrogarsene la proprietà. Che poi dipende dalla sensibilità e dai gusti dei componenti le giurie l’attribuzione di merito. Non vi è nulla di più personale che la valutazione di un testo poetico, se si prescinde dall’analisi prettamente linguistica e metrica.

Comunque, in sostanza, dopo aver infilato tre testi nel carrello, quello che mi è rimasto addosso è il senso di fastidio che ho provato scorrendo un testo dietro l’altro come so che si fa con le facce su Tinder.

Gennaio 2016

giovedì 20 aprile 2017

UNA POESIA DI FRANCO ARMINIO

Spesso gli uomini si ammalano 
per essere aiutati.
Allora bisogna aiutarli prima che si ammalino.
Salutare un vecchio non è gentilezza
è un progetto di sviluppo locale.
Camminare all'aperto è vedere
le cose che stanno fuori.
Ogni cosa ha bisogno di essere vista,
anche una vecchia conca piena di terra,
una piccola catasta di legna
davanti alla porta, un cane zoppo.
Quando guardiamo con clemenza
facciamo piccole feste silenziose,
come se fosse il compleanno di un balcone,
l'onomastico di una rosa.


Tratta dalla bella raccolta "Cedi la strada agli alberi" edizioni Chiarelettere

lunedì 27 marzo 2017

LE NOSTRE PAROLE

Ognuno con i propri libri, con le proprie parole. Senza comunicazione né confronto. Si abbandonano messaggi al vuoto. Nessuno li raccoglie. Cerchiamo di farci avvistare ma nessuno lo fa perché tutti sono impegnati a fare altrettanto nel mare magnum dei naufraghi poeti, dei naufraghi narratori. Dei naufraghi sognatori e rivoluzionari. È perduta ormai la forza che hanno le voci quando si sommano.

Tutti diciamo, tutti scriviamo, qualcuno blatera a vanvera, altri gridano, altri ancora si dilettano a riportare senza aver ben ascoltato. Le vie sono intasate di parole che nessuno legge. Come ingorghi nell’ora di punta.

Forse l’unica soluzione è sottrarsi. Accostare. Scavalcare il guard rail e andare per i campi, dove ancora ce ne sono. Tacere, smettere di scrivere. Donare uno spazio vuoto, bianco, e silenzioso. E sperare che anche altri lo facciano. Altrimenti dove, riprendere a dar vita alle parole?

Usarle solo più sottovoce, per strada, con chi s’incontra, guardandosi negli occhi.

Sperando che basti, con il tempo, quest’atto di buona volontà, di sottrazione.

Perché chi sta male, chi è disperato, anche chi è semplicemente immerso nel frastuono ed è divenuto sordo, vuole solo distrarsi e odia parimenti chi lancia avvisi di allarme, chi la disperazione la canta, chi narra di bellezza che non si riesce a vedere.

Vedere. Chi vede viene ignorato, se non addirittura isolato, deriso, compatito. Chi racconta ciò che vede non è tollerato. Gli esseri con occhi funzionanti vengono banditi. Talvolta condannati in contumacia, talvolta soppressi, il più delle volte invece semplicemente sovrastati dal loop cacofonico di strombazzamenti sterili.

Sugli spiriti liberi si posa una coltre di suoni e di segni che ne soffoca il respiro e ne opacizza la luce.

Le parole non arrivano più a chi potrebbe trarne beneficio. Allora per un po' non aggiungiamone altre. Di buone ce n'è a sufficienza nel mondo e da tempo. Restituiamo intanto spazio a quelle.

Restano quelli che se la cantano tra loro, che s’indignano a turno e a turno, al riparo di mura ormai marcescenti, approvano la reciproca indignazione, convinti di dare un buon contributo ma solo di ulteriore rumore si tratta.

Un accanimento terapeutico. Una consolazione anemica. Una sterile illusione.

Scompiglio, sfondamento, apocalisse. Questo invoco.

Che sogno e ragione vadano insieme.

Ma per ora occorre silenzio.

Per il resto solo cauti bisbigli.

Restare lucidi e pazienti.

Sparpagliamo quindi semi di dubbio alla chetichella, senza insistere, senza spiegare, senza spaventare.

L’insofferenza altrimenti si accresce e la partita è persa.

Abbiamo quest’unica vita per fare qualcosa di buono. Ammettiamo una buona volta che ci hanno sottratto le parole e se ci hanno sottratto le parole, allora cerchiamo un nuovo linguaggio. Inventiamolo. Ma per creare qualcosa c’è bisogno di spazio e di tempo. Il primo lo possiamo anch’esso creare, del secondo dobbiamo con determinazione riappropriarci. Incominciando da quello inutile, noi che scriviamo, dedicato a intasare la rete di pensieri a decadimento istantaneo.

Febbraio 2017

mercoledì 3 agosto 2016

IL SALMO DI WISLAWA SZYMBORSKA


Spero di non contravvenire alle regole sui diritti d'autore riportando dalla mia copia Adelphi di tutte le poesie di Wislawa Szymborska una delle sue più note composizioni.

SALMO
Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,
quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
con provocanti saltelli!
Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano
che si posano sulla sbarra abbassata?
Foss’anche un passero-la sua coda è già all’estero,
benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!
Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
non si sente tenuta a rispondere alle domande “ Da dove? ” e “ Dove? ”
Oh , afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,
su tutti i continenti!
Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?
E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,
viola i sacri limiti delle acque territoriali?
Come si può parlare di un qualche ordine,
se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?
E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!
E la polvere che si posa su tutta la steppa,
come se non fosse affatto divisa a metà!
E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:
quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!
Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.
Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.
Wislawa Szymborska

domenica 15 maggio 2016

KOBANE CALLING

È molto piacevole quando si acquista un libro e nel tenerlo tra le mani ci si ripete: « 20 euro spesi proprio bene!».

Quello di ZeroCalcare è un gran libro. A fumetti, per chi non conoscesse ancora l'autore.

Per esperienza personale pluridecennale posso affermare senza esitazione che un fumetto può essere letteratura, poesia, filosofia, impegno, onestà, arte, genio.

Nel caso specifico, superato l'iniziale disagio dovuto a una grafica che non corrispondeva ai miei gusti (mi sono formata sui sudamericani: Altuna, Olivera, Zanotto, Trillo, Enrique Breccia, Alberto Breccia con relativi grandi sceneggiatori, Wood, Trillo, ecc.), mi sono appassionata scoprendo un grande autore meritevole del successo che sta avendo.

Per questo vorrei proporre l'inserimento negli elenchi dei testi che vengono consigliati in lettura nelle scuole durante l'anno scolastico, il volume "Kobane calling" . Potrebbe essere consigliato nel corso di storia, di geografia, di lettere... Dalle medie in su, per tutti. Fino a 99 anni, come si dice.

Potrebbe insegnare qualcosa di quanto accade nel mondo che abitiamo, fosse anche solo l'intuizione che non può esistere una sola prospettiva monolitica.


Maggio 2016



martedì 29 marzo 2016

poesia - IL NOME DEL FIORE

 

non ricordo il nome
di quel fiore
è un fiore dritto
in cima ha come stami
blu cobalto
protesi verso l’alto
e tondeggianti in cima
e lungo tutto lo stelo
alterni ha brevi peduncoli
perpendicolari al gambo
con in punta
ognuno un seme
da cadere
non ricordo il nome
l’ho scritto molte volte
ma non lo ricordo
e non ricordo il nome
della figlia di un’amica
che ora è grande ma
la vedo una volta all’anno
la conosco
e non ne ricordo il nome
e quello di un medico
che ho visto tre volte la settimana
per un lungo periodo
e che mi ha aiutata
non lo ricordo
il suo nome
e a volte non ricordo il nome
di un amico che incontro
ogni giorno e ogni giorno
per un po’non ricordo
il nome di qualcuno
qualcuno che conosco
ma ora soprattutto
non ricordo il nome di
quel fiore un nome
che ho scritto tante volte
è un fiore con stami blu cobalto
appena arcuati
e protesi verso l’alto.




maggio 2004


(poesia tratta dalla raccolta "Da Porta Venezia in poi" ed. Philobiblon - 2008)

venerdì 25 marzo 2016

Poesia


Sono grande, accogliente

e azzurra

come il mio tavolo

obliquo

riverniciato di fretta.

E come lui

mai riportata alla forma

originaria.


  

                            (luglio 98)

poesia tratta da "Annotazioni" ed. Philobiblon 2002

lunedì 21 marzo 2016

COMUNICAZIONE D'UFFICIO

Da un po' ho un progetto nel cassetto e vorrei dedicarmici nell'ambizioso e quasi certamente illusorio tentativo di scrivere un romanzo. Ho poco tempo a disposizione, per cui dovrò dedicarlo in modo esclusivo a quest'idea, almeno per alcuni mesi, ponendomi come obbiettivo di riuscire a tirare giù uno straccio di traccia entro fine estate. Se non sarò in grado di farlo, con umiltà tornerò a più miti consigli.
Quindi smetterò di scrivere post per un po', a malincuore certo, ma sono costretta a farlo perché ho bisogno di entrare del tutto con i pensieri nel mondo cui spero di riuscire a dare forma scritta.
Per non abbandonare il blog, ho deciso di pubblicare di tanto in tanto, scegliendo a campione, testi vari già editi: poesie, racconti, resoconti. Mi allontanerò per un po' da quella che ne è sempre stata l'anima ma spero sarete indulgenti e mi aiuterete a non far finire in agonia questo spazio che, per quanto piccolo, ha per me un grande valore.
Avrei anche un racconto piuttosto lungo e inedito che potrei pubblicare qui a puntate ma mi piacerebbe sapere se la cosa potrebbe essere gradita. Perciò se vorrete consigliarmi in merito vi sarei grata.
Di seguito a questo pubblico un post che scrissi a ottobre, in cui già salutavo, ma si sa, è sempre necessario un po' di tempo perché la consapevolezza divenga azione.

martedì 16 febbraio 2016

PASSATEMPO DEL TURISTA


Un bastone è stato lanciato tra le scimmie.

Ha rotto il collo a una piccola scimmia.

La scimmia ora vive

                                con il suo piccolo collo rotto.

Questo da una parte della strada.


Dall'altra.

La gente cammina.

Lungo vie polverose di buganvillee.






                    ( da Appunti africani - '94 )

domenica 14 febbraio 2016

Poesia n.6

Vedo il mare
nero e profondo
la vita molteplice immersa

enormi balene
e microscopiche alghe
iridescenti d’ossigeno e pesci

e il cielo sopra
le stelle e i pianeti
tutto lo spazio in cui siamo.




(dalla silloge "L'inizio" 2009-2011)

giovedì 11 febbraio 2016

SAN LORENZO


Come quest’arbusto di mirto strappato dal vento
e rovinato sulla costa rocciosa
io sono
Esso ha ancora le sue verdi piccole foglie,
stanche e ricurve
ma graziose
e offre un refrigerio d’ombra
se ne si incastra tra le pietre
il tronco.
Pare ancora vivo
e con radici nutrite e linfa che scorre.



2012