sabato 20 dicembre 2014
MERCATINO DI NATALE A IMPERIA PORTO MAURIZIO
sabato 29 novembre 2014
UN CAFFÉ CON LO SCRITTORE MARINO MAGLIANI
Questa mattina in Calata Cuneo a Imperia, ho incontrato l’amico e scrittore Marino Magliani. Abbiamo preso un caffè insieme. Una decina di minuti soltanto, come stai, cosa stai facendo, reciprocamente, con cordialità. Si stava bene al tavolino sotto i portici a pochi metri dall’asta del pesce. Cielo grigio e temperatura mite. Sarei rimasta a lungo a guardare intorno, entrambi in silenzio, solo di tanto in tanto scambiare qualche impressione.
29 Novembre 2014
lunedì 24 novembre 2014
EMISSIONI E CRESCITA
Secondo i sempre cauti giudizi dell’Ipcc Ggruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), i livelli di emissione di CO₂ dovrebbero essere nel 2100 uguali a zero o, meglio ancora, inferiori ad esso. Ça va sans rien dire, bisognerà assorbire non solo evitare di produrre. E, sorpresa delle sorprese, il Fondo Monetario Internazionale, sostiene che la riduzione delle emissioni di anidride carbonica non avrebbe alcuna ripercussione sulla crescita economica!
Pare che salvare il pianeta sarebbe non solo gratis, ma darebbe grande impulso all’economia. E i sostenitori della TRI (Terza rivoluzione industriale) insegnano.
Forse alla buon’ora uno spiraglio si apre?
Non sono fantasie o derive demagogiche, se lo credete non avete il senso della realtà. Fidatevi e passate oltre. Loro sanno quello che fanno (spero si colga l’ironia).
L’assioma secondo cui in assenza di fonti, metodi e concetti definiti con precisione è possibile dire tutto e il contrario di tutto conferma la sterilità della maggior parte delle parole che vengono fatte. Ogni fronte ideologico si fa forza dell’approssimazione intellettuale di quelli avversi per limitarsi a contraddirli e tacciarli d’incompetenza. Nessuno che, con determinazione, costanza, e onestà intellettuale, metta mano e cervello alla risoluzione dei problemi, smascherando le false certezze e rimettendo tutto in discussione. E chi lo fa non ha potere. Ma per continuare a ignorare le scrupolose analisi fatte da persone serie, competenti, e lungimiranti, si può solo sostenere che limitare le emissioni fermerebbe la crescita. Un mero pregiudizio. Eppure, manichei a oltranza, passiamo dalla filosofia della crescita esponenziale e senza criterio all’unica improponibile alternativa della crescita zero. Come molto spesso accade, la giusta via sta a metà. Eliminare produzioni superflue e obsolete è auspicabile, così come fermare lo sfruttamento incontrollato e criminale di popoli e terre, altrettanto vero però è che potremmo fermare la recessione globale, mantenere uno standard di vita elevato ed estenderlo a un numero sempre crescente di persone, senza bloccare o frenare la crescita, anzi incentivandola.
Non facciamoci fuorviare dal Pil crescente di BRICS – Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, dove comunque i segni dell’illusorietà di certi parametri e le falle del sistema sono alla luce del sole, dove le condizioni della stragrande maggioranza della gente continuano a peggiorare alla faccia dei ragguardevoli tassi di crescita registrati -, né dalla teoria dura a morire del Trickle down o da quella della U dell’intellettualmente onesto Kuznets, perché alla fine della fiera, il tutto si traduce in produzione di denaro con denaro. Il demone da sconfiggere è l’avidità e, come dice l’amico Marco Paolini, “vabbe’, accumula, accumula, ma a un certo punto metticelo un cazzo di tetto, un limite, se no sei malato”.
Siamo detentori di conoscenze straordinarie e dobbiamo trovare il coraggio e la forza di rovesciarle nel mondo e pretendere che vengano utilizzate, per nostro beneficio e per rendere grazie a questo pianeta che stiamo distruggendo a una velocità sorprendente.
Agosto 2014
p.s. 2022 Per chiarezza, ci tengo a chiarire che non condivido le direttive del New Green Deal. Esse non contengono una reale presa di coscienza ma sono di facciata, sono finalizzate a fini ben diversi da quelli sbandierati (ne tratterò in un articolo ad hoc) e sono sostenute dai medesimi interessi economico finanziari di sempre. E credetemi che a dover correggere il tiro, rileggendo miei vecchi articoli su ambiente, risorse, et cetera, e affrancarmi da questo attuale movimento green, a me, Carsoniana della prima ora, sanguina il cuore.
DOCCIA ILLIMITATA
Piazzata al sole nei pressi della Galeazza a Imperia, oggi ho trascorso due ore a fare la guardia a una doccia malfunzionante. Una volta premuta la manopola del rubinetto il flusso d’acqua non s’interrompe salvo il tirarla indietro con decisione.
Agli sguardi di alcuni bagnanti rivolti, smarriti e interrogativi, verso l’alto alla prodiga pigna, ho reagito dando una voce: bisogna tirare indietro la manopola. Altre volte, distratta dalla lettura, accorgendomi in ritardo dello scorrere vano dell’acqua senza che alcuno ne beneficiasse mi sono alzata e sono andata a chiuderla.
A un certo punto tre ragazze si sono avvicinate, hanno premuto la manopola una volta e a turno, per almeno cinque minuti a testa, si sono fatte la doccia ridendo e scherzando. Dopodiché dietrofront e se ne sono tornate ai loro asciugamani poco distanti, commentando stupite il curioso fatto di un’erogazione tanto prolungata.
Non sfiora le vostre belle faccine, mie care, il dubbio che se l’acqua continua a scendere ininterrotta per un quarto d’ora abbondante forse sia necessario chiuderla?
luglio 2014
(tutti i diritti riservati)
MOLESKINE 7
La perdita della memoria è funzionale alla sopravvivenza.
In fondo pochi anni dopo una catastrofe la vita bene o male procede.
Cosa sarà mai quel poco di altra materia esanime lì a terra?
2014
MAGAZZINO
Metto tutto nelle scatole. In bauli. Di più non ce la faccio.
Tutta questa morte che avanza e circonda, che sia guerra, fuga, sfruttamento, cataclisma. E’ un gioco, tutto solo un gioco. Di interessi e di dominio, le cui regole complesse e mascherate e gli intrecci restano fuori dalla portata di chi deve mandare avanti baracca e burattini un giorno appresso all’altro.
Un gioco al massacro. Di popoli, di terre, di generazioni a venire. Uno sterminio pianificato.
Cronaca economico politica e sociale internazionale, non posso, non ho la forza di sostenerne oltre il peso. Leggo, approfondisco, ritaglio, stampo e metto nelle scatole. Per i posteri.
Che abbiano del materiale per crearsi nella testa un cazzo di filo rosso.
giugno 2014
INAUGURAZIONE DI BORGO FOCE
Questa sera sono scesa a Borgo Foce per un aperitivo con mia madre: è il suo compleanno e ha poche occasioni di distrazione.
C’erano molte persone, avventori, autorità locali e regionali, e rappresentanti dell’Imperia bene. Non ricordavo dell’inaugurazione del borgo rimesso a nuovo e reso zona pedonale: vista l’occasione avrei scelto un altro posto, più tranquillo e intimo.
A parte considerazioni sul risultato dei lavori compiuti, che evoca l’omologazione mentale con cui le amministrazioni si approcciano ai cosiddetti lavori di “restyling”, piazzette alla fine tutte uguali con uguali materiali ovunque, e quindi inesorabilmente prive di un legame con l’anima, la memoria storica, e il carattere dei luoghi, una persona con il benché minimo amore per il giornalismo, quale io dichiaro di essere, non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione e avrebbe penetrato la folla. Avrebbe interloquito, si sarebbe confrontata e relazionata e, una volta a casa, avrebbe scritto un pezzo. Invece, dopo che mia madre se n’è andata, ho attraversato il borgo in silenzio, aliena, guardandomi intorno: capannelli di persone qua e là, il muretto occupato, calici pieni, pacche di confidenza e intesa, saluti, strette di mano, commenti. Ho proseguito e ho raggiunto la base del molo. Ho guardato a lungo le onde oltrepassare il frangiflutti. Poi sono tornata indietro restando comunque ai margini dell’assembramento. Mi sono seduta sul bordo di un’aiuola e sono rimasta incantata a osservare il percorso di un piccolo coleottero sul selciato.
8 luglio 2014
RIFIUTI A IMPERIA
La situazione rifiuti a Imperia, dopo la breve illusione di una nuova gestione vagamente più lungimirante, oggi è disastrosa. Non solo attorno ai cassonetti ma dappertutto in città c’è sporcizia. Il commento ricorrente che si ode per le strade è: come a Napoli. E invece no! La realtà di Napoli appartiene a Napoli, questa è la nostra. È la realtà di Imperia. È il risultato di ciò che siamo stati in grado di fare, amministrazione e cittadini perennemente votati alla delega e alla critica sterile. Zozzi e menefreghisti. Ché, visto che c’è merda ovunque, ne aggiungiamo, tanto è inutile fare le cose per bene.
È veramente vergognoso, sentenzia l’uomo in giacca e cravatta, scagliando con l’indice la cicca per strada.
Estate 2014
MOLESKINE 6
La politica dovrebbe essere un luogo di costruzione in cui pensiero e senso diventano azioni rivolte al bene comune, e non un luogo di costruzione di carriere.
Primavera 2014
SPIAGGIA PER CANI
Un barboncino gigante, un labrador nero, una lupa simil coyote, un bastardino aitante, un volpinoide di taglia media, un mezzo yorkshire e mezzo qualcos’altro. Non si erano mai visti e hanno creato una comunità in pochi minuti. Ogni nuovo arrivato viene avvicinato, annusato e inserito nel gruppo senza conflitti.
Hanno uno spazio dove essere liberi, sanno riconoscerlo come tale e lo condividono.
Giugno 2014
domenica 23 novembre 2014
AMBIZIONI DA PREMIO NOBEL
Ho ambizioni da Premio Nobel.
Come Saramago, lui però riluttante, vorrei pubblicare i miei post su carta, nella speranza che li leggano in tanti.
Non perché ritenga di dire qualcosa di nuovo o illuminante. Si tratta della mera ripetizione di concetti e principi mille volte e meglio raccontati, condivisi, perorati. Ma aggiungere una voce, anche la più piccola, ogni volta ha permesso a idee e principi di percorrere i secoli e sopravvivere a essi.
Per questo. Per aggiungere intanto la mia, di voce.
Non per protagonismo. Con riluttanza ho esposto il mio nome. Ma per coerenza con ciò che sovente affermo e cioè che ogni individuo deve mettersi in gioco, nome e cognome in prima persona, per ciò in cui crede, a prescindere da una guida, a prescindere da un leader. Non più delegare.
Però questa storia del blog non la so gestire. Sembrano inutili messaggi in bottiglia. E non voglio passare il mio tempo sulle piattaforme sociali. Preferisco passarlo per strada. Mi spiazza la faccenda del ritmo. Si leggono, in genere, solo le ultime cose. E tutto il resto? Forse prima c’è qualcosa in più, forse prima c’è qualcosa di meglio. Forse una contraddizione, un ripensamento. Ecco, non si può perdere la visione d’insieme. Per questo vorrei raccogliere tutto in un libro. Perché il discorso sia completo e tutto sotto mano. Perché non ci siano equivoci. Perché non ci si debba anche mettere a cercar di decifrare.
Perché emerga un filo rosso.
Quando guardo la provenienza di chi visualizza i miei post, trovo, oltre a quelli europei, Paesi come Lituania, Singapore, Bosnia, Federazione Russa, Marocco, Algeria, Ucraina,… Scrivo solo in italiano, mi chiedo, ci finiranno per caso? Si tratta di italiani all’estero? Quanti dei 10 visitatori medi giornalieri leggeranno?
E’ utile insomma quello che sto facendo?
domenica 26 ottobre 2014
IL MONDO COME IO LO VEDO - A. Einstein
"A me basta il mistero dell'eternità della vita e la vaga idea della meravigliosa struttura della realtà, insieme allo sforzo individuale per comprendere un frammento, anche il più piccino, della ragione che si manifesta nella natura."
Albert Einstein
Ecco, queste sono le parole precise e perfette che non ho mai saputo trovare.
venerdì 4 luglio 2014
L'IMPORTANTE E' NON ESAGERARE
Viviamo in un mondo in cui si cerca Yara viva, l'annunciatrice lo dice con fermezza e lo ribadisce seria per rassicurare. Non lasciamoci fuorviare dal luccicore cannibale nello sguardo. Sia ben chiaro, la stiamo ancora cercando viva. Viviamo in un mondo in cui Sua Santità dona a una mensa di poveri un tartufo da 100.000 euro ricevuto in regalo. Un mondo in cui è impossibile non commuoversi per la morte di Tarricone, e ci mancherebbe, un mondo in cui, per riderne, non dobbiamo sforzarci di immaginare i re nudi, si esibiscono volontariamente e senza averne incomodo. Viviamo in un mondo in cui se giocare è semplice, vincere lo è di più. Ma bisogna “giocare senza esagerare” perché “l'importante è non andare oltre”. Per un po' ho provato a sbandierare la piena pagina della pubblicità di Lottomatica sotto al naso di mamme con prole appresso, pensionati e disperati che di buon'ora rimpinzano di euro macchinette infernali, ma non lo capiscono. Continuano imperterriti. Perché se vinci, rispondono, “vinci per la vita” e si è “tutti al decimo cielo” ( non era il settimo?).
In fondo, con la mortadella “supernaturale” e “zero chimica”, con gli gnocchi di “vere patate”, con il “carrello facile” di Conad, con il Dash in “ecodosi”, Emulsio “salvambiente”, la carta igienica con la “morbistenza”e la Certosa “più facile da aprire e da gustare” grazie a un aggiuntiva vaschetta di plastica, come si può pensare che non si stiano prendendo cura di noi? Tutto più facile. Questo è l'imperativo. Come non seguirlo? Perché perdere tempo a chiedersi con cosa diavolo altro li dovrebbero fare gli gnocchi?
Tutto più sicuro! Più facile! Più ecologico, più naturale, più sano. Biologico, controllato, testato.
E profumato. Inalterata passione per gli ambienti deodorati: due anni senza tivù e ritrovare i pilastri della società intatti! Una gran soddisfazione. E con sempre “il mondo intorno a noi”.
E poi mediashopping, mediaworld, mediafriends ( che “quest’anno salviamo un bosco”), mediavivere, mediobanca. Tutto ciò che ordino mi arriva comodamente a casa, ho centinaia di amici e ho una banca, che banca! Comodità, socialità, partecipazione. E, ancora, punti, bollini, sconti, occasioni, selezioni, premi, dilazioni, promozioni, offerte irripetibili. Dove la macchia? Dove l'infamia? Io non li vedo. Ma tutto questo ben di Dio che non dia alla testa! Seguiamo il saggio consiglio: l'importante è non esagerare.
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mercoledì 25 giugno 2014
DIALOGO RUBATO
"Hai visto lo scandalo del Mose, che roba? Quando lo si diceva anni fa, si faceva la figura dei reazionari e ti davano del malfidato."
"Sì, sì, ma scusa un attimo, e quello dell'Expo2015? Com'è che non ne parlano già più sui giornali? Non gli basta l'inchiostro?"
"E' il vantaggio di quando scoppia una grossa merda: ricopre quelle di prima."
"Tutti ladri e disonesti. L'ergastolo gli devono dare a certa gente, politici, imprenditori, speculatori, mafiosi, tutta una razza."
"Quella gente lì, in galera? Ma no, fuori! Che galera e galera? Dobbiamo continuare a mantenerli anche lì? Liberi come l'aria, ma senza più niente di niente. Tutti i loro beni in un bel calderone cui attingere per risolvere problemi veri e che si trovino un lavoro quelli, se ci riescono, e si paghino un affitto!"
giovedì 22 maggio 2014
BUONA FORTUNA ANNISA
“Hai fede in deo?” mi chiede.
mercoledì 21 maggio 2014
TRENITALIA DESIGNER
Ma chi è il designer responsabile di questi sedili presenti in moltissimi treni?
C'è rimasto seduto per più di 5 minuti?
Con il collo obbligatoriamente piegato in avanti e la testa che pesa da dover stare in continua tensione.
Sicuramente è funzionale alla graduale mutazione ortopedica dovuta alla costante disfunzione posturale da cronico utilizzo di smartphone.
E chi è che ha dato l'ok per la realizzazione e l'installazione?
GRAZIE A GIUSEPPE CONTE
Per essere amico di Paul Watson e di Charles Moore.
Per aver detto quello che c'è da dire utilizzando un'accattivante veste narrativa.
giovedì 15 maggio 2014
LA FORZA DEL PENSIERO
Usare le parole per dare corpo ai pensieri. Al pensiero. A quel flusso invisibile e continuo che ci determina. Ho scritto tempo fa del senso di inutilità che provo nell’affidare alla rete o altrimenti ciò che vedo, percepisco, e rielaboro in forma di frasi. Della frustrazione nel sapere che serve a poco o a nulla. Ma il punto è proprio qui: riuscire ad affrancarsi dall’idea che ci debba per forza essere un legame tra chi concepisce il pensiero e il pensiero stesso. Aspettarsi un riscontro che non arriva può portare al silenzio. Se questo fosse stato lo spirito di chi nella storia dell’uomo ha osservato, analizzato, cercato di capire, denunciato, trasmesso, il silenzio regnerebbe da tempo. Ma ai grandi pensatori, o semplicemente agli spiriti liberi non importa di essere ascoltati e compresi dai propri contemporanei, e non gli importa perché sanno una cosa fondamentale: il pensiero non è solo riportare quanto la mente vede e rielabora, non è solo una riproduzione di ciò che esiste ma ha una potenzialità che travalica la transitorietà delle epoche, l’indifferenza e il rifiuto. Il pensiero forte è ambizioso e guarda oltre se stesso. A ciò che uno vede, spera, sa, a ciò che coglie e comprende e gli pare non venga visto, sperato, colto, e compreso dai più, deve essere data la possibilità di propagarsi comunque e di essere riconosciuto, se non ora, poi. Perché il pensiero vive e pulsa e se noi moriamo, il pensiero sopravvive. Qualcuno un giorno, non sapremo mai né chi né quando, lo raccoglierà, lo comprenderà, lo farà proprio, e lo trasmetterà. È già accaduto e accadrà sicuramente ancora.
gennaio 2014
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venerdì 9 maggio 2014
LA DESTRA FRANCESE E LA CARNE DI MAIALE
Tra le tante proposte avanzate dagli undici sindaci francesi del Fronte nazionale di Marine Le Pen, c’è quella di uniformare le mense scolastiche a prescindere dalle esigenze religiose. In soldoni, carne di maiale per tutti, anche per musulmani ed ebrei.
Lasciando perdere considerazioni su come vengono nutriti e mantenuti in “salute” i maiali, la loro carne non bisognerebbe darla manco ai cristiani. Insieme a una marea di altri alimenti che vengono propinati regolarmente nelle mense.
7 maggio 2104
lunedì 5 maggio 2014
ARMI CHIMICHE E SICUREZZA
Leggo, alcuni giorni fa, che le armi chimiche siriane da “smaltire”, dopo un lungo percorso, dovrebbero arrivare a Gioia Tauro, dove saranno caricate su una nave statunitense che le distruggerà in acque internazionali nel Mediterraneo.
Garantiscono che avverrà tutto con un sofisticato ed efficace processo di idrolisi*, senza che sostanze pericolose finiscano in mare, i container passeranno di nave in nave senza essere depositate sulle banchine del porto, e il tutto sarà gestito nella più assoluta sicurezza.
Sarà, ma è proprio questo ripetere e ribadire il concetto di sicurezza che, alla luce di esperienze passate, inquieta. Certo, in qualche modo bisogna pur fare e sempre meglio dei ricercatori nostrani che si sono fatti spedire virus influenzali pericolosi per posta, ma alla fine quello che sale è un quieto senso di rassegnazione e per chi non s'ammala di terrore tutte queste notizie si riducono a cronaca spicciola.
* Sulla nave americana Cape Ray sono stati installati due sistemi Field Deployable idrolisi System (FDHS) per lo smaltimento degli agenti chimici pericolosi messo a punto per l’occasione dai militari americani dello US Army Edgewood Chemical Biological Center in Maryland.
aprile 2014
venerdì 2 maggio 2014
MONDIALI DI CALCIO IN BRASILE
Non ho appuntato la data perché intendevo scrivere due righe in giornata ma non ho avuto modo di farlo. Sarà trascorsa una decina di giorni. Ricordo che si trattava del TG5 delle 13.00.
L’annunciatrice dopo aver presentato con aria compita un servizio sugli scontri in Brasile per gli sfollamenti in vista dei Campionati mondiali di calcio, con estrema disinvoltura e un gran sorriso ammiccante è passata a introdurre un servizio sui dieci più bei calciatori di tutti i tempi.
Questa è professionalità.
Che non traspaia un’opinione, un pensiero, un disappunto, se mai ci sono.
Nessun coinvolgimento personale.
E complimenti a chi stabilisce la scaletta dei servizi.
Vorrei poter pensare che il contrasto così netto sia stato voluto per colpire l’attenzione e suscitare un dubbio, un’indignazione, ma so che non è così.
aprile 2014
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giovedì 1 maggio 2014
SUPERMERCATI COOP
“La sostenibilità dal punto di vista ecologico e sociale è parte integrante dell’attività commerciale di Coop e rappresenta una componente essenziale del successo nel tempo dell’azienda”
Questa la dichiarazione d’intenti.
E decine le iniziative in tal senso: dalla posizione prudente nei confronti delle coltivazioni ogm al sostegno di campagne per l’acqua bene comune, dal tonno pescato a canna (Yellowfin fiorfiore coop) ai prodotti da commercio equo e solidale, dalle bat box (case per pipistrelli) alle uova marchio coop di galline non allevate in gabbia, dal premio ricevuto da Compassion World Farming nel 2012 per il sostegno a politiche migliorative del benessere degli animali da reddito nella loro filiera alla tracciabilità dei prodotti.
Già su ognuno di questi punti si potrebbe dibattere per anni, ma, ad esempio, se il fine è educare alla consapevolezza, al limite mi vendi solo il tonno pescato a canna e non anche tutti gli altri ben disposti a scaffale, e inizi a togliere le confezioni di minestre in plastica dal reparto del fresco.
Quanto al premio di Compassion World Farming, l’han preso pure Amadori, McDonald’s, Unilever… e non credo sia necessario commentare. E in ogni caso, è proprio la parola compassione che non va. L’animalismo compassionevole. Certo, una dottrina cui va riconosciuto il merito di aver sottolineato l’esistenza di elementi comuni tra gli animali umani e i non umani, nello specifico la capacità di provare dolore, ma che non pone una base per il riconoscimento dei diritti degli animali non umani, anzi in qualche modo la ostacola, essendo appunto fondata sul principio antropocentrico della “compassione”. La simpatia o il sentir di dover essere pietosi rappresentano un’etica del dovere che è ben lungi da un’etica dei diritti.
Si sono scomodati parecchi a discutere della questione di questi diritti: da Cartesio a Voltaire, da Hume a Kant, da Schopenauer a Singer, per citarne alcuni..
L’umano compassionevole è colui che inorridisce per la crudeltà sugli animali da affezione, vuole che la sperimentazione sia fatta con l’anestesia e non più tagliando le corde vocali agli animali (prassi usata regolarmente fino all’altro ieri per non disturbare orecchie e coscienze con i versi di dolore degli animali da laboratorio), e che le uova che mangia siano di galline allevate a terra. Gli è sufficiente la scritta rassicurante sulla confezione del prodotto, il verde del praticello sul cartone che avvolge le uova, e lo sguardo ammirato di chi in coda alla cassa osserva il contenuto del suo carrello zeppo di confezioni certificate etiche, biologiche e non crudeli. Un giretto in un allevamento gli sarebbe utile, e senza andare sul pesante, anche solo di un capannone di ovaiole senza gabbie. “A terra” dovrebbe significare un’altra cosa.
La compassione non basta e può essere controproducente.
Ma non voglio allontanarmi da ciò di cui volevo scrivere inizialmente.
Leggo in una delle pagine web di Coop:
Coop lavora in modo mirato alla gestione di rifiuti secondo il principio: evitare – riciclare – smaltire. Nella categoria dell’evitare rientra, tra l’altro, la riduzione dei materiali da imballaggio… eccetera, eccetera, eccetera.
La mia domanda è molto semplice: Perché metà del reparto salumi e formaggi, cui normalmente si fa la coda con il proprio numerino, è stato adibito ad imballaggio?
Mi spiego: nei tre centri Coop che ho visto è stato acquistato un macchinario che sforna porzioni da un etto o poco più di affettati e formaggi in vaschette di plastica. Una solerte commessa ci si dedica alacremente, rimpinzando il marchingegno con salami, mortadella, prosciutti, qualità varie di formaggi, e appunto vaschette di plastica, poi riempie a raffica un espositore con le decine e decine di confezioni che ne fuoriescono. Se al banco si chiede del prosciutto, la sua collega indica con lo sguardo verso il suddetto espositore, come a dire, guardi che lì son già pronti, perché viene a chiederlo a me?
Ecco, la filosofia del già pronto. Del rapido e pratico. Delle quattro fette che pesano quanto la plastica che le contiene. Scusate, ma me ne frego se è riciclata. Ah, non lo è plastica riciclata… Me l’ha spiegato la commessa. È bioplastica. Bene. Avrei voluto che forse è pure peggio quanto a consumo del territorio, con tutto che ciò comporta, ma stava lavorando a ritmo serrato e non mi ha fatto nulla di male. Non ho voluto complicarle la vita. Però quando, dopo aver incartato la ricotta, ha fatto per infilarla in una vaschetta di plastica, l’ho pregata di evitare, sarebbe stato superfluo. Mi ha risposto che è stato detto loro di fare così ma mi ha assecondato dopo aver controllato che nessuno la vedesse. Un altro bell’affare quello della bioplastica. D’altronde, si obietterà, non si può aver la botte piena e la moglie ubriaca. O, come si dice qui, sciuscià e sciorbî no se peu.
È questa l’etica? È questa la sensibilizzazione del consumatore?
È questa la strada che intendiamo percorrere?
marzo 2014
domenica 6 aprile 2014
Moleskine 5 - ISOLATA
Quindici giorni senza televisione, giornali, e internet. Potrebbe essere accaduto di tutto mentre sono in quest’oasi di pace. È dunque questa l’unica via? Il futuro sarà un mondo composto da un certo numero di oasi sparse in cui pochi fortunati potranno provare serenità, o un qualche medicamento generico per l’anima che la procuri, e tutto il resto colare a picco?
Un bicchiere di vino sull’erba e tante profonde riflessioni?
Pare strano che un senso di pace si accompagni a una sconfinata tristezza ma è giusto così.
Che resti il dolore appena sotto la superficie, pronto a emergere e procurare angoscia.
Il peso del male va suddiviso in un modo o nell’altro.
1 aprile 2014
venerdì 4 aprile 2014
QUELLO CHE VIENE DOPO
Più cerco di capire la società in cui sono immersa, più mi convinco di essere nel mezzo di una profonda trasformazione, di cui la maggior parte di noi non è consapevole. Ho sempre ritenuto che le cause di questa estraneità fossero la non attenzione, la superficialità o, peggio, il disinteresse, ma la mia idea di trasformazioni sociali è sempre stata quella dedotta dai libri di storia, quelli classici di scuola, con un prima e un dopo definiti e netti. Ma tra il prima e il dopo c’è un lasso di tempo che raramente questi libri contemplano. Trovarsi lì, immersi nel flusso e riflusso confuso di idee che sottendono i grandi mutamenti, non è facile. Vedere con chiarezza richiede un grande sforzo intellettivo che non è comunque garanzia di comprensione. Badare al linguaggio, a come si trasforma, aiuta perché fa intravvedere, e inquieta perché arduo riconoscerne la reale portata. Le nuove parole, i nuovi abbinamenti di termini, penetrano nei nostri cervelli e ci cambiano in modo apparentemente indolore. Nei fatti vediamo che alcune faccende non vanno, e che altre vanno proprio male, ma non riusciamo a capire come ci siamo arrivati a un certo stato di cose. Il fermento è ovunque e non sappiamo dove ci porterà.
Vorrei poter arrivare a vivere quel momento che viene dopo*, in cui ci si può volgere indietro e vedere ciò che è stato. Guardare a tutta la fatica e i conflitti che hanno condotto a una nuova era come a qualcosa di superato.
04/04/14
*(2024) Non ne sono più tanto sicura, visto che a un ’dopo’ ci siamo. Speriamo di essere ancora nella fase di passaggio.
mercoledì 2 aprile 2014
DA PORTO MAURIZIO A ONEGLIA
Cammino da Porto Maurizio a Oneglia lungo la “superstrada”. Il primo tratto in realtà lo percorro di sotto, in prossimità del parcheggio del nuovo porto.
Alcuni camper sono parcheggiati. Vedo una coppia di pensionati sull’uscio del proprio chiacchierare con una coppia di giovani. Una ragazza e un ragazzo dall’aspetto trasgressivo, tatuaggi e orecchini a profusione, e due cani killer che saltano giù dal loro camper parcheggiato accanto al primo.
La donna anziana ora è china a coccolare i due quadrupedi e sorride.
Sorrido anch’io. E penso che la soluzione di tutto è così a portata di mano.
Sbuco all’imbocco del nuovo parco urbano ma, per questa volta, proseguo lungo il marciapiedi che fiancheggia la strada carrozzabile. Il bordo strada è zeppo di spazzatura. Ne raccolgo un po’ poi rinuncio. All’altezza dell’ex discoteca Nova, poco prima e poco dopo, la vegetazione inselvatichita, il tripudio di versi di uccelli che la animano, il rumore tra l’erba di lucertole e altri piccoli animali che hanno trovato un buon habitat, mi fanno pensare che la zona potrebbe diventare una piccola oasi faunistica. Altrove sarebbe già cosa fatta. Non che mi piaccia il concetto di oasi ma a ciò siamo ridotti.
Più avanti il moderno edificio, peraltro non brutto, con vista sul depuratore, conferma il contraddittorio e insensato spirito urbanistico che ha sempre caratterizzato Imperia, già quando non aveva nome. Giunta al pianoro deserto della parte portorina delle ex Ferriere Voltri, penso come ogni volta che mi manca l’imponente scheletro narrante.
25 febbraio 2014
BARCONI E SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE
Si chiede a gran voce riparazione dei danni e torti subiti, ma prima ancora e soprattutto si chiede vendetta. È l’unico diritto che ci resta, tutti gli altri ci sono stati a poco a poco sottratti, a questo non rinunceremo.
Ogni nostro atto, che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no, implica un danno o una sofferenza altrui. Ma il nostro immaginario etico ormai è plasmato per prendere eventualmente in considerazione una responsabilità individuale solo quando riteniamo che un determinato atto sia la conseguenza di una precisa intenzione malevola. E noi non siamo cattivi quindi non abbiamo responsabilità. Ci infastidiscono molto, infatti, le soluzioni che impongano di prestare attenzione alle nostre mancanze, ai nostri difetti, alla nostra disattenzione. Che ci chiedano di mettere in discussione il nostro stile di vita.
Se manca il lavoro o se i servizi funzionano male, se lo stato non ha il denaro¹ per far fronte alle necessità dei propri cittadini, è colpa dei barconi* e di quelli che ci stanno sopra. Riconoscere che le motivazioni reali sono riconducibili ad altri ambiti, che il nemico sta in casa e siede alla nostra tavola comporterebbe un’onestà e uno sforzo che nessuno ha più voglia né forza di sostenere.
La diaspora sempre più accentuata e irreversibile della popolazione mondiale. L’interdipendenza planetaria. La sovranità monetaria. L’economia ancella della finanza. Ma chi ce lo fa fare di pensare in questi termini? Bisogna già correre così tanto per restare dove si è. Mettersi a ricercare le vere cause è roba da sofisti. L’importante è mantenere l’integrità di se stessi e dei propri beni. Tanto più se ci sono soluzioni preconfezionate e colpevoli sotto vuoto e senza data di scadenza. Ci hanno sobbarcato dell’onere di trovare da noi le soluzioni ai nostri problemi? Bisogna individuare e punire dei colpevoli? Perché andare a cercarli lontano? Questi addirittura ci arrivano in casa belli pronti ed etichettati.
E a chi ci dice che benessere, democrazia, libertà, e sicurezza o ci saranno per tutti o non ci saranno più e che non esiste più un dentro e un fuori e che siamo tutti insieme, rispondiamo all’unisono:
Andate a farvi fottere!
Per dirla con Platone, all’uomo piace essere imbrogliato. O, per usare una locuzione francese imparata di recente, se laisser embobiner.
02/04/14
Tutti i diritti riservati
* Che poi la faccenda dei barconi non rappresenti solo una modalità di fuga dalle proprie terre natie per approdare a futuri migliori direi che è assodato. Non credo esista ormai più nulla o nessuno che possa non essere considerato merce. Il modo di sfruttare economicamente qualcosa o qualcuno lo si trova sempre. Che si tratti di mafie, politici, “ imprenditori “ solitari o meno, individui di sorta intraprendenti, ci sarà sempre chi sa trarre il massimo profitto possibile da qualsiasi situazione. Profitto in senso di denaro, visibilità, ritorno di favori, e via così.
PROGETTI DI SVILUPPO
I progetti di sviluppo sono un pilastro del progresso umano. È nostro preciso dovere portare il progresso laddove non c’è. Non vi è alcuna retorica in questo. Ed è dovere di tutti sostenere investimenti e progetti volti alla promozione dello sviluppo e della crescita nei Paesi in difficoltà.
Porteremo posti di lavoro e ci sarà un incremento dei profitti per le aziende che investiranno e che quindi pagheranno tasse che andranno a beneficio degli Stati che, automaticamente, miglioreranno i servizi per le popolazioni locali, la sanità, l’istruzione, le infrastrutture.
Stiamo parlando di tecnologie non verdi ma verdissime. Gli impatti e i costi ambientali saranno minimizzati e, comunque, tenuti sotto controllo.
Chi afferma che i posti di lavoro si rivelano sempre inferiori a quelli promessi, che i salari sono gestiti al ribasso e le condizioni di lavoro precarie e pericolose, chi dice che sono inesistenti o irrisori i trasferimenti a livello locale dei proventi ricavati dalle cessioni di sfruttamento delle risorse a favore degli investitori, chi denuncia che i territori verrebbero addirittura violentati e avvelenati, sfruttati all’osso per poi essere abbandonati, ecco per tutti costoro che blaterano senza sapere di cosa parlano, esistono solo poche definizioni.
Complottisti! Criminali! Sabotatori! Reazionari! Ignoranti! Bugiardi!
Novembre 2011
GIOVANNI AMADEO
venerdì 7 marzo 2014
SHOPPING E PSICHE
Più osservo e ascolto le pubblicità e presto attenzione a ciò che ci viene offerto in quanto consumatori, più mi convinco che la maggior parte dei prodotti sul mercato siano dei prodotti per combattere la paura. Una paura che poi viene parcellizzata, diversificata, trasformata. Dalle automobili ai cosmetici, tutto serve per far fronte a qualche minaccia, dal caro idrocarburi alla nostra pelle rinsecchita e sciupata. Da una parte ci propongono hamburger, dall'altra yogurt anti colesterolo. Come a dire che per ogni minaccia che incombe su di noi, c'è la soluzione, basta acquistarla. L'economia dei consumi oggi è essenzialmente dedita a produrre consumatori impauriti o, meglio, ad amplificare e consolidare timori più o meno giustificati, inducendo in noi non solo la speranza ma la convinzione vera e propria che qualsiasi temibile rischio sia al giusto prezzo eliminabile. L'idea che, così, come ci procuriamo il male, allo stesso modo possiamo farlo sparire. Per ogni danno procurato dalla nostra specie esiste antidoto o panacea. Quindi scrupolo, etica e lungimiranza possono essere tranquillamente soppiantati da un portafogli rigonfio. Sventurati i poveri che non possono né potranno difendersi. Fortunato il mercato che, a farci convivere quotidianamente con una morte prossima e così subdola da poter sbucare da ogni dove, tiene alto il fatturato.
Non preoccupiamoci di non rendere l'aria mefitica: abbiamo mille soluzioni per deodorarla piacevolmente!
Marzo 2014
Tutti i diritti riservati
martedì 4 marzo 2014
CEDO LE ARMI
È più una tentazione che una dichiarazione d’intenti, una domanda forse, cui non metto il punto interrogativo perché vorrei, anche se non ne vado certo fiera, fosse una risposta, anzi la risposta a un bisogno fisiologico.
Sono satura. Mi sono ridotta a sfogliare le pagine dei giornali e a scorrerne i titoli, senza più la determinazione a leggere, confrontare, capire. Perché qualsiasi luogo nel mondo uno possa nominare, a dire che ci sono conflitti in atto, che c’è ingiustizia sociale, che i diritti sono calpestati, che ci sono malesseri diffusi e crescenti, che ci sono soprusi, eccidi, sfruttamenti, devastazione, difficilmente si sbaglia. Luoghi e nomi si mescolano fino quasi a confondersi ed è una lotta impari quella dell’anima che vuole far fronte, che vuole sapere e conoscere, e tentare almeno di dar voce. Amore ed empatia servono a poco.
Cristo diceva che se si sfama anche un solo affamato o si veste un solo ignudo…bastasse veramente. Se ognuno lo facesse forse..., ma non è così.
Sì, la tentazione di ripiegarsi nella propria dimensione personale, che già fa acqua da tutte le parti, pare una salvezza, e questo la dice lunga.
Un profondo senso di fallimento. L’idea infantile, nel senso che risale all’infanzia, che il rendere una cosa brutta di dominio pubblico ne avvierebbe la risoluzione, ricondotta a ingenua illusione. Ridimensionare gli ideali con la coda tra le gambe. Un disincanto che morde la pancia. Ricordo che dicevo alla mia insegnante delle elementari: “Da grande denuncerò le ingiustizie – credevo che il diventate grandi mettesse automaticamente in condizione di poterlo fare – così le persone sapranno e faranno qualcosa per farle smettere!” Già, sapere uguale agire - o prendere posizione almeno - … fa sorridere ora il pensiero di averci creduto con tanta fiducia.
E quanto tempo si spreca disperdendo energie su più fronti. È come se nel passaggio da ragazzi ad adulti, ingannati dalla convinzione di avere la possibilità e la libertà di fare qualcosa, si vivesse a tempo indeterminato in uno stato di inconsapevole confusione. Il fatto è che si viene semplicemente liberati in recinti più grandi, anche molto più grandi, e i confini sono solo più difficili da riconoscere, e quando ci si riesce, in genere è trascorso molto tempo, spesso troppo, e le energie e l’entusiasmo sono già agli sgoccioli.
Marzo 2014
lunedì 3 marzo 2014
IN TRENO VERSO MONZA INSIEME A MIA NONNA
Ho accompagnato mia nonna novantunenne in treno fino a Monza a trovare sua sorella che non vedeva da quasi settant’anni, da quando stavano a Venaria Reale, vicino a Torino, e mia nonna lavorava alla Snia Viscosa. Siamo partite da Albenga verso Milano centrale e da lì abbiamo preso una coincidenza per Monza.
“ Ma guarda quanti palazzi in Lombardia, che palazzoni che fanno qui.”
“ Nonna, non è solo la Lombardia, è così dappertutto nelle periferie delle grandi città, anzi in tutte le periferie urbane ormai.”
“ Ma guarda tutti quei palazzi senza balconi, come fanno senza balconi?”
“ Ma no, nonna, ci sono palazzi senza balconi e palazzi che li hanno.”
“ Ma guarda che piccoli che sono, non ci si può mica vivere e cosa vedono? Altri palazzi. Ma quanti appartamenti ci sono dentro? Ma sono troppi! Li vedo in televisione i palazzi ma vederli così dal vero fa impressione… e guarda che finestre piccole. Hanno poca luce, poverini. La luce è importante, se no si diventa tristi.”
“ Sì, nonna, poca luce e poco spazio.”
“ E poi sono tutti attaccati, non c’è più terra, non c’è più vista, allora aveva proprio ragione quello là…”
“ Chi nonna? Calvino?”
“ No, quello della canzone… Celentano. I soldi gli hanno dato alla testa agli uomini, ma sai cosa penso? Che non sono mica ricchi quelli che vivono lì dentro, quelli sono le api operaie. Quelli ricchi mica ci stanno in un posto così. Ma quanto cemento, quanto cemento… ma è tutto così in Italia?”
“ Sì, nonna, purtroppo sì. Gli hanno anche dato un nome a questa cosa: si chiama consumo del territorio. Costruiscono anche dove non serve, costruiscono per costruire, perché a costruire qualcuno che guadagna c’è sempre, anche se poi le case restano vuote.”
“ Ma perché non aggiustano quelle vecchie che sono molto più belle? Ma no, lo vedo che non lo fanno. Vicino a me c’era una bella casetta di due piani che aveva più di cento anni con un bel pezzo di giardino intorno, era da aggiustare e quando hanno iniziato i lavori ho pensato, che bravi, era ora, ma sai cosa hanno fatto? Hanno usato tutto la spazio e hanno tirato su un condominio di tre piani con otto bilocali che sono lì da vendere da più di tre anni. Che tristezza, fa proprio una brutta impressione vedere com’è cambiato tutto. Quando sono venuta l’ultima volta era tutto diverso”
“ E quando sei venuta l’ultima volta da queste parti?”
“ Nel ’47, in viaggio di nozze, a vedere Milano, abbiamo fatto una notte in albergo.”
“ Sono sessantasette anni fa… è normale che sia tutto diverso, che sia cambiato…”
“ Non sono mica stupida, lo so che in tanti anni così le cose cambiano, ma cambiare non vuol dire peggiorare, io ho fatto la fame e mi aspettavo che con il benessere ci sarebbe stato un miglioramento. Però io qui non vedo bellezza, non vedo grazia, non vedo intelligenza. Nei secoli passati tutte queste cose c’erano e si vedono ancora infatti. Era meglio se non lo facevo questo viaggio… Che delusione e che tristezza!”
Tutti i diritti riservati
mercoledì 12 febbraio 2014
VARIE 2
Osservo le immagini, faccio caso alle parole che vi abbinano, le trascrivo, le ripeto ad alta voce, cerco di capirle.
Renault Captur, capture life
Prima di conservare i ricordi bisogna viverli
(già, viverli in auto e poi conservarli su file)
Mediaset: gente che lavora, il lavoro si crea con il lavoro
Abbiamo liberato la comunicazione in nuovi prodotti
E tutto senza chiederti nulla
Solo per ricordartelo
(Liberare la comunicazione in prodotti, liberare la comunicazione in prodotti, liberare la comunicazione in prodotti…)
A volte poi sbircio qua e là su rendiconti finanziari, ben oltre la mia portata certo, ma un minimo di aritmetica qualcosa mi fa intuire
Eni: diamo all’energia un’energia nuova
(un grande investimento – 67 milioni di euro anno 2012 - per una grande campagna pubblicitaria; circa 4 miliardi di euro di dividendi – 2012 – agli azionisti Eni e a quelli di minoranza; utile netto solo del Gruppo Eni – sempre 2012 - circa 8 miliardi)
La partnership strategica Eni-MIT, avviata nel 2008 e rinnovata nel 2013, di durata quadriennale, comporta un impegno finanziario complessivo di oltre 5 milioni di dollari all’anno (mamma mia che cifra sconvolgente! Un diciottesimo di quello che hanno investito in pubblicità), distribuiti tra diversi filoni di ricerca sull’energia solare, su tematiche di interesse del business oil&gas, sull’ambiente e sulla chimica verde.
Istruttivo vedere nel bilancio che i costi ambientali sono messi sotto “altre attività”, e anche leggere l’elenco dei contenziosi
Enel e i suoi guerrieri
(L’appropriazione della strategia)
Enel: 85000 milioni di euro ricavi totali 2012 (85 miliardi in un anno)
Si stanzieranno, tra 2014 e 2017, 6 miliardi di euro per le rinnovabili
Manco il 2 % dei ricavi
Mi fermo. È tardi. Ed è senza fine il discorso. Diciamo che sono appunti/suggerimenti.
martedì 11 febbraio 2014
FISCO E EUROPA
Una famiglia tedesca di mia conoscenza è in causa da un bel pezzo con il fisco italiano. Vivono in Italia da una trentina d’anni. Hanno sempre lavorato per i servizi sociali tedeschi e hanno percepito le proprie retribuzioni dalla Germania. Hanno sempre pagato le tasse dovute, di reddito, sanitarie e quant’altro al loro Paese. L’attività però è stata svolta all’interno della propria abitazione in Italia. Hanno pagato il dovuto allo Stato italiano per quanto concerne casa, utenze e servizi. Per le prestazioni sanitarie di cui hanno usufruito qui, hanno sempre pagato ricevendo poi un parziale rimborso dalla sanità tedesca. Un bel giorno, loro nel frattempo arrivati alla pensione, il fisco italiano gli fa pervenire una cartella di parecchie decine di migliaia di euro per le tasse sul reddito e i contributi dovuti relativi alla loro attività, perché svolta su territorio italiano. Certo, i figli sono andati a scuola in Italia e quindi hanno usufruito di un servizio ma per il resto nulla. I genitori ricevono la pensione tedesca e non godono di alcunché da parte dello Stato italiano.
Fermo restando che non conosco le leggi e quindi non so immaginare a chi la Cassazione darà ragione, ritengo che non si possa parlare di colpa o di frode e che tutta la faccenda sia assurda. Un cittadino le tasse deve pagarle allo Stato per cui lavora e che lo retribuisce o a quello in cui vive? Basta che si chiariscano le idee tra loro, si mettano d’accordo e ci facciano sapere. Siamo o no in Europa? Non fanno che ripeterlo e sottolinearne l’importanza. Che ci pensino dunque le amministrazioni degli Stati a mettere in piedi un sistema fiscale equo, congruo e soprattutto interconnesso. Che le tasse girino e girino e vadano dove devono andare, ma certo è che non le si possono pagare due volte.
lunedì 10 febbraio 2014
DIGITAL DRIVING
AVORIO E MALE MINORE
domenica 9 febbraio 2014
1&1
Ora i nostri dati saranno maggiormente protetti. Non nel senso che sarà tutelata la nostra privacy ma nel senso che i nostri file godranno di un backup, a quanto promettono, inattaccabile. È in arrivo infatti la tecnologia 1&1, (che è il nome di una tra le prime aziende al mondo nel web hosting) ovvero il raddoppio dei data center che conservano i nostri preziosi dati, dalle mail, alle foto, a tutto ciò che amiamo e che non possiamo assolutamente smarrire, pena la perdita di noi stessi. Tutti i dati e i processi saranno ‘specchiati’ ed elaborati in modo sincrono da due diversi data center e i siti web saranno fail-safe come mai prima d’ora e a costi, è stato sottolineato ancora una volta, veramente contenuti.
Alla faccia della sostenibilità ambientale della faccenda.
Maggio 2013
Tutti i diritti riservati
p.s. 2025 E. comunque, di privato e protetto non c’è più nulla. A partire da noi che “condividiamo” la qualunque e che regaliamo i nostri dati ogni volta che accettiamo i termini e le condizioni di un sito web, di un contratto, di una raccolta punti. Seguono l’ingenua idea che i data center siano dei sancta santorum inviolabili e non strumentalizzabili e quella di essere noi i proprietari di tali dati. Paghiamo pure.
Poi ci sarebbe il discorso, ad esempio, dei fascicoli sanitari e del numero identificativo fiscale unico. In pratica la cessione totale di dati personali. Due provvedimenti che potrebbero avere il loro perché ma al momento l’uno è inefficace e lacunoso, il secondo non nasce, a mio modesto parere, dall’intenzione di combattere l’evasione fiscale. Un fascicolo sanitario del tutto inutile perché limitato alla regione di appartenenza e sul quale una gran parte di dati non vengono inseriti. Esperienza personale. Ricovero di due giorni, ettolitri di sangue analizzato e altri esami, esiti non consultabili brevi manu né su fascicolo. Ancora: visita specialistica prenotata in Piemonte, evito di portare faldoni cartacei per scoprire che non mi possono fare visita perché non vedono mia storia clinica sul fascicolo. Quest’anno pare vogliano inserire nella finanziaria un budget per la realizzazione di una versione nazionale del fascicolo. Staremo a vedere. Resta comunque il problema che tali dati, in una società distopica quale la nostra (non intendo italiana ma internazionale) si avvicina a essere, potrebbero essere usati in modo discriminatorio. Quanto al numero identificativo fiscale unico che dovrebbe entrare in vigore dal 1° Gennaio 2026, per ora lo ritengo l’ennesimo strumento di piallatura da parte di una comunità europea che nulla ha a che fare con quello che avrebbe dovuto e dovrebbe essere tale comunità.
Si parla, e scrive molto, dell’imposizione di una nuova identità collettiva da parte dell’Europa nei confronti degli Stati membri e rispettivi cittadini. Questo è per me un argomento molto delicato. Ritengo che possa esistere una porzione di identità collettiva, anzi sarebbe per alcuni aspetti e temi necessaria, ma quanto sta facendo l’Europa è qualcos’altro. Mi riservo di scriverne a parte. Intitolerò il pezzo Tutti i Nuovi Corsi (All new Deals).
