sabato 20 dicembre 2014
MERCATINO DI NATALE A IMPERIA PORTO MAURIZIO
sabato 29 novembre 2014
UN CAFFÉ SUL PORTO
lunedì 24 novembre 2014
EMISSIONI E CRESCITA
DOCCIA ILLIMITATA
MOLESKINE 7
MAGAZZINO
INAUGURAZIONE DI BORGO FOCE
RIFIUTI A IMPERIA
MOLESKINE 6
SPIAGGIA PER CANI
domenica 23 novembre 2014
AMBIZIONI DA PREMIO NOBEL
Ho ambizioni da Premio Nobel.
Come Saramago, lui però riluttante, vorrei pubblicare i miei post su carta, nella speranza che li leggano in tanti.
Non perché ritenga di dire qualcosa di nuovo o illuminante. Si tratta della mera ripetizione di concetti e principi mille volte e meglio raccontati, condivisi, perorati. Ma aggiungere una voce, anche la più piccola, ogni volta ha permesso a idee e principi di percorrere i secoli e sopravvivere a essi.
Per questo. Per aggiungere intanto la mia, di voce.
Non per protagonismo. Con riluttanza ho esposto il mio nome. Ma per coerenza con ciò che sovente affermo e cioè che ogni individuo deve mettersi in gioco, nome e cognome in prima persona, per ciò in cui crede, a prescindere da una guida, a prescindere da un leader. Non più delegare.
Però questa storia del blog non la so gestire. Sembrano inutili messaggi in bottiglia. E non voglio passare il mio tempo sulle piattaforme sociali. Preferisco passarlo per strada. Mi spiazza la faccenda del ritmo. Si leggono, in genere, solo le ultime cose. E tutto il resto? Forse prima c’è qualcosa in più, forse prima c’è qualcosa di meglio. Forse una contraddizione, un ripensamento. Ecco, non si può perdere la visione d’insieme. Per questo vorrei raccogliere tutto in un libro. Perché il discorso sia completo e tutto sotto mano. Perché non ci siano equivoci. Perché non ci si debba anche mettere a cercar di decifrare.
Perché emerga un filo rosso.
Quando guardo la provenienza di chi visualizza i miei post, trovo, oltre a quelli europei, Paesi come Lituania, Singapore, Bosnia, Federazione Russa, Marocco, Algeria, Ucraina,… Scrivo solo in italiano, mi chiedo, ci finiranno per caso? Si tratta di italiani all’estero? Quanti dei 10 visitatori medi giornalieri leggeranno?
E’ utile insomma quello che sto facendo?
domenica 26 ottobre 2014
IL MONDO COME IO LO VEDO - A. Einstein
venerdì 4 luglio 2014
L'IMPORTANTE E' NON ESAGERARE
Viviamo in un mondo in cui si cerca Yara viva, l'annunciatrice lo dice con fermezza e lo ribadisce seria per rassicurare. Non lasciamoci fuorviare dal luccicore cannibale nello sguardo. Sia ben chiaro, la stiamo ancora cercando viva. Viviamo in un mondo in cui Sua Santità dona a una mensa di poveri un tartufo da 100.000 euro ricevuto in regalo. Un mondo in cui è impossibile non commuoversi per la morte di Tarricone, e ci mancherebbe, un mondo in cui, per riderne, non dobbiamo sforzarci di immaginare i re nudi, si esibiscono volontariamente e senza averne incomodo. Viviamo in un mondo in cui se giocare è semplice, vincere lo è di più. Ma bisogna “giocare senza esagerare” perché “l'importante è non andare oltre”. Per un po' ho provato a sbandierare la piena pagina della pubblicità di Lottomatica sotto al naso di mamme con prole appresso, pensionati e disperati che di buon'ora rimpinzano di euro macchinette infernali, ma non lo capiscono. Continuano imperterriti. Perché se vinci, rispondono, “vinci per la vita” e si è “tutti al decimo cielo” ( non era il settimo?).
In fondo, con la mortadella “supernaturale” e “zero chimica”, con gli gnocchi di “vere patate”, con il “carrello facile” di Conad, con il Dash in “ecodosi”, Emulsio “salvambiente”, la carta igienica con la “morbistenza”e la Certosa “più facile da aprire e da gustare” grazie a un aggiuntiva vaschetta di plastica, come si può pensare che non si stiano prendendo cura di noi? Tutto più facile. Questo è l'imperativo. Come non seguirlo? Perché perdere tempo a chiedersi con cosa diavolo altro li dovrebbero fare gli gnocchi?
Tutto più sicuro! Più facile! Più ecologico, più naturale, più sano. Biologico, controllato, testato.
E profumato. Inalterata passione per gli ambienti deodorati: due anni senza tivù e ritrovare i pilastri della società intatti! Una gran soddisfazione. E con sempre “il mondo intorno a noi”.
E poi mediashopping, mediaworld, mediafriends ( che “quest’anno salviamo un bosco”), mediavivere, mediobanca. Tutto ciò che ordino mi arriva comodamente a casa, ho centinaia di amici e ho una banca, che banca! Comodità, socialità, partecipazione. E, ancora, punti, bollini, sconti, occasioni, selezioni, premi, dilazioni, promozioni, offerte irripetibili. Dove la macchia? Dove l'infamia? Io non li vedo. Ma tutto questo ben di Dio che non dia alla testa! Seguiamo il saggio consiglio: l'importante è non esagerare.
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mercoledì 25 giugno 2014
DIALOGO RUBATO
"Sì, sì, ma scusa un attimo, e quello dell'Expo2015? Com'è che non ne parlano già più sui giornali? Non gli basta l'inchiostro?"
"E' il vantaggio di quando scoppia una grossa merda: ricopre quelle di prima."
"Tutti ladri e disonesti. L'ergastolo gli devono dare a certa gente, politici, imprenditori, speculatori, mafiosi, tutta una razza."
"Quella gente lì, in galera? Ma no, fuori! Che galera e galera? Dobbiamo continuare a mantenerli anche lì? Liberi come l'aria, ma senza più niente di niente. Tutti i loro beni in un bel calderone cui attingere per risolvere problemi veri e che si trovino un lavoro quelli, se ci riescono, e si paghino un affitto"
giovedì 22 maggio 2014
BUONA FORTUNA ANNISA
“Hai fede in deo?” mi chiede.
mercoledì 21 maggio 2014
TRENITALIA DESIGNER
GRAZIE A GIUSEPPE CONTE
Per essere amico di Paul Watson e di Charles Moore.
Per aver detto quello che c'è da dire utilizzando un'accattivante veste narrativa.
giovedì 15 maggio 2014
LA FORZA DEL PENSIERO
venerdì 9 maggio 2014
LA DESTRA FRANCESE E LA CARNE DI MAIALE
giovedì 8 maggio 2014
MULTE AL PARRASIO
lunedì 5 maggio 2014
ARMI CHIMICHE E SICUREZZA
Leggo, alcuni giorni fa, che le armi chimiche siriane da “smaltire”, dopo un lungo percorso, dovrebbero arrivare a Gioia Tauro, dove saranno caricate su una nave statunitense che le distruggerà in acque internazionali nel Mediterraneo.
Garantiscono che avverrà tutto con un sofisticato ed efficace processo di idrolisi*, senza che sostanze pericolose finiscano in mare, i container passeranno di nave in nave senza essere depositate sulle banchine del porto, e il tutto sarà gestito nella più assoluta sicurezza.
Sarà, ma è proprio questo ripetere e ribadire il concetto di sicurezza che, alla luce di esperienze passate, inquieta. Certo, in qualche modo bisogna pur fare e sempre meglio dei ricercatori nostrani che si sono fatti spedire virus influenzali pericolosi per posta, ma alla fine quello che sale è un quieto senso di rassegnazione e per chi non s'ammala di terrore tutte queste notizie si riducono a cronaca spicciola.
* Sulla nave americana Cape Ray sono stati installati due sistemi Field Deployable idrolisi System (FDHS) per lo smaltimento degli agenti chimici pericolosi messo a punto per l’occasione dai militari americani dello US Army Edgewood Chemical Biological Center in Maryland.
aprile 2014
venerdì 2 maggio 2014
MONDIALI DI CALCIO IN BRASILE
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giovedì 1 maggio 2014
VALPARAISO E L'ANIMA IN FIAMME
SUPERMERCATI COOP
sabato 12 aprile 2014
SOCIALMENTE UTILE
Troppo perché io possa pensare anche solo di esprimere uno stato d’animo.
Mi limito quindi a una sintetica considerazione su una notizia tutto sommato marginale: la condanna a un lavoro socialmente utile del nostro famigerato.
Già su questo ci sarebbero da scrivere pagine, ma motivatore di disabili? Cos'è? Una presa per il culo?
Sarà anche per un solo giorno alla settimana, ma se lo devono ciucciare proprio dei poveri cristi?
Ma per chi è la condanna?
Questo è il meglio che sappiamo fare?
domenica 6 aprile 2014
Moleskine 5 - ISOLATA
E tutto il resto colare a picco?
Un bicchiere di vino sull’erba e tante profonde riflessioni?
Pare strano che un senso di pace si accompagni a una sconfinata tristezza ma è giusto così.
Che resti il dolore appena sotto la superficie, pronto a emergere e procurare angoscia.
Il peso del male va suddiviso in un modo o nell’altro.
venerdì 4 aprile 2014
QUELLO CHE VIENE DOPO
mercoledì 2 aprile 2014
DA PORTO MAURIZIO A ONEGLIA
Cammino da Porto Maurizio a Oneglia lungo la “superstrada”. Il primo tratto in realtà lo percorro di sotto, in prossimità del parcheggio del nuovo porto.
Alcuni camper sono parcheggiati. Vedo una coppia di pensionati sull’uscio del proprio chiacchierare con una coppia di giovani. Una ragazza e un ragazzo dall’aspetto trasgressivo, tatuaggi e orecchini a profusione, e due cani killer che saltano giù dal loro camper parcheggiato accanto al primo.
La donna anziana ora è china a coccolare i due quadrupedi e sorride.
Sorrido anch’io. E penso che la soluzione di tutto è così a portata di mano.
Sbuco all’imbocco del nuovo parco urbano ma, per questa volta, proseguo lungo il marciapiedi che fiancheggia la strada carrozzabile. Il bordo strada è zeppo di spazzatura. Ne raccolgo un po’ poi rinuncio. All’altezza dell’ex discoteca Nova, poco prima e poco dopo, la vegetazione inselvatichita, il tripudio di versi di uccelli che la animano, il rumore tra l’erba di lucertole e altri piccoli animali che hanno trovato un buon habitat, mi fanno pensare che la zona potrebbe diventare una piccola oasi faunistica. Altrove sarebbe già cosa fatta. Non che mi piaccia il concetto di oasi ma a ciò siamo ridotti.
Più avanti il moderno edificio, peraltro non brutto, con vista sul depuratore, conferma il contraddittorio e insensato spirito urbanistico che ha sempre caratterizzato Imperia, già quando non aveva nome. Giunta al pianoro deserto della parte portorina delle ex Ferriere Voltri, penso come ogni volta che mi manca l’imponente scheletro narrante.
25 febbraio 2014
BARCONI E SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE
Si chiede a gran voce riparazione dei danni e torti subiti, ma prima ancora e soprattutto si chiede vendetta. È l’unico diritto che ci resta, tutti gli altri ci sono stati a poco a poco sottratti, a questo non rinunceremo.
Ogni nostro atto, che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no, implica un danno o una sofferenza altrui. Ma il nostro immaginario etico ormai è plasmato per prendere eventualmente in considerazione una responsabilità individuale solo quando riteniamo che un determinato atto sia la conseguenza di una precisa intenzione malevola. E noi non siamo cattivi quindi non abbiamo responsabilità. Ci infastidiscono molto, infatti, le soluzioni che impongano di prestare attenzione alle nostre mancanze, ai nostri difetti, alla nostra disattenzione. Che ci chiedano di mettere in discussione il nostro stile di vita.
Se manca il lavoro o se i servizi funzionano male, se lo stato non ha il denaro¹ per far fronte alle necessità dei propri cittadini, è colpa dei barconi* e di quelli che ci stanno sopra. Riconoscere che le motivazioni reali sono riconducibili ad altri ambiti, che il nemico sta in casa e siede alla nostra tavola comporterebbe un’onestà e uno sforzo che nessuno ha più voglia né forza di sostenere.
La diaspora sempre più accentuata e irreversibile della popolazione mondiale. L’interdipendenza planetaria. La sovranità monetaria. L’economia ancella della finanza. Ma chi ce lo fa fare di pensare in questi termini? Bisogna già correre così tanto per restare dove si è. Mettersi a ricercare le vere cause è roba da sofisti. L’importante è mantenere l’integrità di se stessi e dei propri beni. Tanto più se ci sono soluzioni preconfezionate e colpevoli sotto vuoto e senza data di scadenza. Ci hanno sobbarcato dell’onere di trovare da noi le soluzioni ai nostri problemi? Bisogna individuare e punire dei colpevoli? Perché andare a cercarli lontano? Questi addirittura ci arrivano in casa belli pronti ed etichettati.
E a chi ci dice che benessere, democrazia, libertà, e sicurezza o ci saranno per tutti o non ci saranno più e che non esiste più un dentro e un fuori e che siamo tutti insieme, rispondiamo all’unisono:
Andate a farvi fottere!
Per dirla con Platone, all’uomo piace essere imbrogliato. O, per usare una locuzione francese imparata di recente, se laisser embobiner.
02/04/14
Tutti i diritti riservati
* Che poi la faccenda dei barconi non rappresenti solo una modalità di fuga dalle proprie terre natie per approdare a futuri migliori direi che è assodato. Non credo esista ormai più nulla o nessuno che possa non essere considerato merce. Il modo di sfruttare economicamente qualcosa o qualcuno lo si trova sempre. Che si tratti di mafie, politici, “ imprenditori “ solitari o meno, individui di sorta intraprendenti, ci sarà sempre chi sa trarre il massimo profitto possibile da qualsiasi situazione. Profitto in senso di denaro, visibilità, ritorno di favori, e via così.
PROGETTI DI SVILUPPO
GIOVANNI AMADEO
venerdì 7 marzo 2014
SHOPPING E PSICHE
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martedì 4 marzo 2014
CEDO LE ARMI
È più una tentazione che una dichiarazione d’intenti, una domanda forse, cui non metto il punto interrogativo perché vorrei, anche se non ne vado certo fiera, fosse una risposta, anzi la risposta a un bisogno fisiologico.
Sono satura. Mi sono ridotta a sfogliare le pagine dei giornali e a scorrerne i titoli, senza più la determinazione a leggere, confrontare, capire. Perché qualsiasi luogo nel mondo uno possa nominare, a dire che ci sono conflitti in atto, che c’è ingiustizia sociale, che i diritti sono calpestati, che ci sono malesseri diffusi e crescenti, che ci sono soprusi, eccidi, sfruttamenti, devastazione, difficilmente si sbaglia. Luoghi e nomi si mescolano fino quasi a confondersi ed è una lotta impari quella dell’anima che vuole far fronte, che vuole sapere e conoscere, e tentare almeno di dar voce. Amore ed empatia servono a poco.
Cristo diceva che se si sfama anche un solo affamato o si veste un solo ignudo…bastasse veramente. Se ognuno lo facesse forse..., ma non è così.
Sì, la tentazione di ripiegarsi nella propria dimensione personale, che già fa acqua da tutte le parti, pare una salvezza, e questo la dice lunga.
Un profondo senso di fallimento. L’idea infantile, nel senso che risale all’infanzia, che il rendere una cosa brutta di dominio pubblico ne avvierebbe la risoluzione, ricondotta a ingenua illusione. Ridimensionare gli ideali con la coda tra le gambe. Un disincanto che morde la pancia. Ricordo che dicevo alla mia insegnante delle elementari: “Da grande denuncerò le ingiustizie – credevo che il diventate grandi mettesse automaticamente in condizione di poterlo fare – così le persone sapranno e faranno qualcosa per farle smettere!” Già, sapere uguale agire - o prendere posizione almeno - … fa sorridere ora il pensiero di averci creduto con tanta fiducia.
E quanto tempo si spreca disperdendo energie su più fronti. È come se nel passaggio da ragazzi ad adulti, ingannati dalla convinzione di avere la possibilità e la libertà di fare qualcosa, si vivesse a tempo indeterminato in uno stato di inconsapevole confusione. Il fatto è che si viene semplicemente liberati in recinti più grandi, anche molto più grandi, e i confini sono solo più difficili da riconoscere, e quando ci si riesce, in genere è trascorso molto tempo, spesso troppo, e le energie e l’entusiasmo sono già agli sgoccioli.
Marzo 2014
lunedì 3 marzo 2014
IN TRENO VERSO MONZA INSIEME A MIA NONNA
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mercoledì 12 febbraio 2014
VARIE 2
martedì 11 febbraio 2014
FISCO E EUROPA
lunedì 10 febbraio 2014
DIGITAL DRIVING
AVORIO E MALE MINORE
domenica 9 febbraio 2014
1&1
Ora i nostri dati saranno maggiormente protetti. Non nel senso che sarà tutelata la nostra privacy ma nel senso che i nostri file godranno di un backup, a quanto promettono, inattaccabile. È in arrivo infatti la tecnologia 1&1, (che è il nome di una tra le prime aziende al mondo nel web hosting) ovvero il raddoppio dei data center che conservano i nostri preziosi dati, dalle mail, alle foto, a tutto ciò che amiamo e che non possiamo assolutamente smarrire, pena la perdita di noi stessi. Tutti i dati e i processi saranno ‘specchiati’ ed elaborati in modo sincrono da due diversi data center e i siti web saranno fail-safe come mai prima d’ora e a costi, è stato sottolineato ancora una volta, veramente contenuti.
Alla faccia della sostenibilità ambientale della faccenda.
Maggio 2013
Tutti i diritti riservati
p.s. 2025 E. comunque, di privato e protetto non c’è più nulla. A partire da noi che “condividiamo” la qualunque e che regaliamo i nostri dati ogni volta che accettiamo i termini e le condizioni di un sito web, di un contratto, di una raccolta punti. Seguono l’ingenua idea che i data center siano dei sancta santorum inviolabili e non strumentalizzabili e quella di essere noi i proprietari di tali dati. Paghiamo pure.
Poi ci sarebbe il discorso, ad esempio, dei fascicoli sanitari e del numero identificativo fiscale unico. In pratica la cessione totale di dati personali. Due provvedimenti che potrebbero avere il loro perché ma al momento l’uno è inefficace e lacunoso, il secondo non nasce, a mio modesto parere, dall’intenzione di combattere l’evasione fiscale. Un fascicolo sanitario del tutto inutile perché limitato alla regione di appartenenza e sul quale una gran parte di dati non vengono inseriti. Esperienza personale. Ricovero di due giorni, ettolitri di sangue analizzato e altri esami, esiti non consultabili brevi manu né su fascicolo. Ancora: visita specialistica prenotata in Piemonte, evito di portare faldoni cartacei per scoprire che non mi possono fare visita perché non vedono mia storia clinica sul fascicolo. Quest’anno pare vogliano inserire nella finanziaria un budget per la realizzazione di una versione nazionale del fascicolo. Staremo a vedere. Resta comunque il problema che tali dati, in una società distopica quale la nostra (non intendo italiana ma internazionale) si avvicina a essere, potrebbero essere usati in modo discriminatorio. Quanto al numero identificativo fiscale unico che dovrebbe entrare in vigore dal 1° Gennaio 2026, per ora lo ritengo l’ennesimo strumento di piallatura da parte di una comunità europea che nulla ha a che fare con quello che avrebbe dovuto e dovrebbe essere tale comunità.
Si parla, e scrive molto, dell’imposizione di una nuova identità collettiva da parte dell’Europa nei confronti degli Stati membri e rispettivi cittadini. Questo è per me un argomento molto delicato. Ritengo che possa esistere una porzione di identità collettiva, anzi sarebbe per alcuni aspetti e temi necessaria, ma quanto sta facendo l’Europa è qualcos’altro. Mi riservo di scriverne a parte. Intitolerò il pezzo Tutti i Nuovi Corsi (All new Deals).
DUBBI GREEN
BE GREEN 2
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sabato 4 gennaio 2014
CHI SIAMO?
Mi consola sapere che la vita, anche se non la nostra vita, può prosperare in qualsiasi ambiente.
Ma il cambiamento è un'opzione sempre praticabile. Ancora praticabile.
RIVOLUZIONE 4
Durante la rivoluzione del 9 dicembre 2013, a Imperia, è stato bloccato un carro funebre. Un gruppo di manifestanti irriducibili ha leso i diritti di qualcuno e ha quindi contaminato irrimediabilmente il senso della “rivoluzione”. Se tale in qualche modo vogliamo considerarla.
A distanza di giorni ho scoperto che il corpo nella cassa dentro al carro apparteneva a un individuo responsabile del fatto che la figlia maggiore si sia impiccata ad agosto.
Subito un moto di soddisfazione. Poi di frustrazione e vuoto. Perché, per quanto abbia voluto vederci un segno di giustizia divina, di giustizia non si è trattato e l'unica persona che ne ha patito è stata la figlia minore, sola ad accompagnare i resti del padre.
Rimando al post "Pena di morte" del 2 ottobre.
19 dicembre
LIBERTA'
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giovedì 2 gennaio 2014
Tutti i diritti riservati
mercoledì 1 gennaio 2014
LA PIU' GRANDE TRAGEDIA DELL'UMANITA'
Il promo televisivo è efficace e convincente. In seconda serata un documentario a tutto tondo sul secondo conflitto mondiale, la più grande tragedia dell’umanità. In parecchie migliaia questa sera seguiremo l’approfondita trattazione dell’argomento, supportata da filmati e documenti. E, per l’ennesima volta, inorridiremo. Di fronte all’incoscienza dell’uomo e di fronte alla sua abiezione.
Non si perde occasione per ripetere con indignazione l’atto d’accusa, per puntare l’indice e dichiarare, Non si può perdonare. Anniversari di eccidi, giorni della memoria, celebrazione delle vittime, ricerca dei colpevoli ancora impuniti. Documentari, film, sceneggiati, fiction, articoli, servizi radiofonici.
La più grande tragedia dell’umanità. Di questo si è trattato. Mai più ci dovremo trovare ad affrontare una simile nefandezza. Una tale capillare assimilazione dell’orrore. Chiudere gli occhi, tappare le orecchie e il naso. E stare muti. Eppure. Questo ribadire perentorio che allora si è toccato il fondo, che allora è stato il peggio, che da quello che è stato abbiamo appreso e siamo stati resi migliori, l’eccessivo ripeterlo, lo sbattere in video quelle carni macilente e risucchiate, quei cumuli di corpi, a me arriva come monito subdolo. Plagiar le menti, che si convincano gli animi che quanto è accaduto, peggio non sia possibile. Che tutto l’orrore che ci accompagna, le centinaia di migliaia di morti nel mondo, i conflitti, i soprusi, gli eccidi, gli stupri di massa, le torture, le pulizie etniche, tutto quanto è nostro pane quotidiano, sia, al confronto, minore, trascurabile, passabile.
Non è memoria ma ode all’oblio.
