Quindici giorni senza televisione, giornali, e internet. Potrebbe essere accaduto di tutto mentre sono in quest’oasi di pace. È dunque questa l’unica via? Il futuro sarà un mondo composto da un certo numero di oasi sparse in cui pochi fortunati potranno provare serenità, o un qualche medicamento generico per l’anima che la procuri, e tutto il resto colare a picco?
Un bicchiere di vino sull’erba e tante profonde riflessioni?
Pare strano che un senso di pace si accompagni a una sconfinata tristezza ma è giusto così.
Che resti il dolore appena sotto la superficie, pronto a emergere e procurare angoscia.
Il peso del male va suddiviso in un modo o nell’altro.
1 aprile 2014
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