lunedì 24 novembre 2014

EMISSIONI E CRESCITA

Secondo i sempre cauti giudizi dell’Ipcc Ggruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), i livelli di emissione di CO₂ dovrebbero essere nel 2100 uguali a zero o, meglio ancora, inferiori ad esso. Ça va sans rien dire, bisognerà assorbire non solo evitare di produrre. E, sorpresa delle sorprese, il Fondo Monetario Internazionale, sostiene che la riduzione delle emissioni di anidride carbonica non avrebbe alcuna ripercussione sulla crescita economica!

Pare che salvare il pianeta sarebbe non solo gratis, ma darebbe grande impulso all’economia. E i sostenitori della TRI (Terza rivoluzione industriale) insegnano.

Forse alla buon’ora uno spiraglio si apre?

Non sono fantasie o derive demagogiche, se lo credete non avete il senso della realtà. Fidatevi e passate oltre. Loro sanno quello che fanno (spero si colga l’ironia).

L’assioma secondo cui in assenza di fonti, metodi e concetti definiti con precisione è possibile dire tutto e il contrario di tutto conferma la sterilità della maggior parte delle parole che vengono fatte. Ogni fronte ideologico si fa forza dell’approssimazione intellettuale di quelli avversi per limitarsi a contraddirli e tacciarli d’incompetenza. Nessuno che, con determinazione, costanza, e onestà intellettuale, metta mano e cervello alla risoluzione dei problemi, smascherando le false certezze e rimettendo tutto in discussione. E chi lo fa non ha potere. Ma per continuare a ignorare le scrupolose analisi fatte da persone serie, competenti, e lungimiranti, si può solo sostenere che limitare le emissioni fermerebbe la crescita. Un mero pregiudizio. Eppure, manichei a oltranza, passiamo dalla filosofia della crescita esponenziale e senza criterio all’unica improponibile alternativa della crescita zero. Come molto spesso accade, la giusta via sta a metà. Eliminare produzioni superflue e obsolete è auspicabile, così come fermare lo sfruttamento incontrollato e criminale di popoli e terre, altrettanto vero però è che potremmo fermare la recessione globale, mantenere uno standard di vita elevato ed estenderlo a un numero sempre crescente di persone, senza bloccare o frenare la crescita, anzi incentivandola.

Non facciamoci fuorviare dal Pil crescente di BRICS – Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, dove comunque i segni dell’illusorietà di certi parametri e le falle del sistema sono alla luce del sole, dove le condizioni della stragrande maggioranza della gente continuano a peggiorare alla faccia dei ragguardevoli tassi di crescita registrati -, né dalla teoria dura a morire del Trickle down o da quella della U dell’intellettualmente onesto Kuznets, perché alla fine della fiera, il tutto si traduce in produzione di denaro con denaro. Il demone da sconfiggere è l’avidità e, come dice l’amico Marco Paolini, “vabbe’, accumula, accumula, ma a un certo punto metticelo un cazzo di tetto, un limite, se no sei malato”.

Siamo detentori di conoscenze straordinarie e dobbiamo trovare il coraggio e la forza di rovesciarle nel mondo e pretendere che vengano utilizzate, per nostro beneficio e per rendere grazie a questo pianeta che stiamo distruggendo a una velocità sorprendente.


Agosto 2014


p.s. 2022 Per chiarezza, ci tengo a chiarire che non condivido le direttive del New Green Deal. Esse non contengono una reale presa di coscienza ma sono di facciata, sono finalizzate a fini ben diversi da quelli sbandierati (ne tratterò in un articolo ad hoc) e sono sostenute dai medesimi interessi economico finanziari di sempre. E credetemi che a dover correggere il tiro, rileggendo miei vecchi articoli su ambiente, risorse, et cetera, e affrancarmi da questo attuale movimento green, a me, Carsoniana della prima ora, sanguina il cuore.





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