Ho letto che:
un quinto della terra fertile in Etiopia è in mano all’Arabia e all’India e che ci sono stati circa 200.000 sfollati nella valle del fiume Omo.
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Elenco lunghissimo e complesso: citare senza raccontare pare una mancanza di rispetto
Decine di milioni di ettari all’anno sono oggetto di compravendita o concessione (quasi sempre per tempi lunghissimi e a cifre irrisorie) e di queste operazioni non si sente parlare: avviene tutto con estrema discrezione. Gli investitori (banche, fondi assicurativi e pensionistici, gruppi privati) proteggono i fondi investendo in terra (coltivazioni intensive, acqua, progetti energetici, terre rare, ecc.): la popolazione mondiale è in aumento, i prezzi stabilmente alti e in salita, la terra si può ottenere a poco prezzo, aggiungendo un po’ di tecnologia e spirito imprenditoriale, il gioco è fatto. Un gran bell’affare! Ci si copre dall’inflazione, i profitti sono garantiti, si diversifica il portafoglio. Gli investimenti sono in crescita esponenziale. Africa, Asia, Sud America. Ha anche un nome: si chiama land grabbing.
Nella Borsa delle Materie Prime i futures sul cibo vanno alla grande. Ma si ha solo un 2% di consegna reale dei prodotti: gli investitori rivendono i future prima della scadenza e non entrano in contatto con i prezzi reali di mercato. E i prezzi seguono l’andamento dei futures. Le speculazioni influiscono sull’andamento dei prezzi più del resto, e con prezzi stabilmente alti, chi spende 1/3 del proprio reddito per acquistarli se la passa sicuramente molto meglio di chi ne deve spendere il 70%. E, per ora con il carrello della spesa ancora pieno, non riesce a rendersi conto che la faccenda è seria.
Il sostegno dei governi e della Banca Mondiale all’agribusinnes (monocolture su vasta scala, uso di prodotti chimici, carburanti fossili e mano d’opera a basso costo) non facilità le cose né permetterà un’inversione d tendenza. Ma il punto non è incentivare la produzione, al contrario ce ne sarebbe già a sufficienza per tutti.
La cessione dei terreni avviene a volte contro cambio di investimenti in infrastrutture ma il rapporto tra questi e i ricavi netti è nettamente a favore dei secondi, anche perché gli investitori spesso godono di esenzioni fiscali e possono sottrarsi alla legislazione sul lavoro del paese ospite, così come le delocalizzazioni industriali permettono di accedere a legislazioni e tutele più deboli. Le grandi piantagioni hanno inoltre un accesso facilitato al credito, diversamente dai piccoli produttori (la produzione nazionale agricola dunque cresce ma gli agricoltori sono alla canna del gas). Quattro aziende controllano il mercato internazionale di cereali e tre di esse quello delle sementi. Poco meno di un’altra decina completano il quadro. E poi c’è l’affare dei biocarburanti: un bel green wash che mangia terra e sottrae cibo. Insomma ci sono dei soggetti enormi che, vien da dire in connivenza con i governi, e con l’appoggio di lobbisti, politici sostenitori del libero mercato (il libero mercato per me è un'altra cosa) e tanti cittadini più o meno inconsapevoli, stanno diventando i proprietari della terra.
Con buona pace di chi asserisce che questo è il corso naturale delle cose e che comunque non si può stravolgere il sistema, una commissione di 400 esperti, con il sostegno della Banca Mondiale (!), dopo un lavoro di 4 anni, (IAASTD Internat assessment of agricoltural knowledge scienze and tecnology for development) ha dichiarato che “qualsiasi soluzione ai problemi di povertà, fame, cambiamenti climatici, presuppone un’agricoltura in grado di migliorare la vita dei produttori, le loro conoscenze, la loro autosufficienza, e la parità sessuale…… il rispetto dell’ambiente e il riequilibrio del ciclo dell’anidride carbonica”.
E’ necessario rivedere i programmi del Fondo Monetario Internazionale che promuove solo l’agricoltura per l’esportazione e non quella di sussistenza. E’ necessario poter sovraintendere gli accordi multilaterali. Ma poi abbiamo sistemi politici che creano governi finanziati e controllati da miliardari e multinazionali, si rimuovono leggi di tutela e si siglano accordi bi e multilaterali le cui regole stanno sopra le leggi nazionali. E abbiamo governi nazionali che sottraggono ettari all’agricoltura in favore del cemento, nell’ordine di centinaia di migliaia di ettari. E amministrazioni locali che permettono un consumo sconsiderato del territorio.
E’ difficile credere che questa ennesima forma di latifondismo si arresti ma dobbiamo comunque provare a contrastarla: non possiamo permettere che chi può continui a comprarsi anche ciò che fino a pochi anni fa era considerato non vendibile e non acquistabile ma bene comune.
2011
p.s. 2024: cos’altro aggiungere se non les jeux sont faits, rien ne va plus?
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