Lessi tempo fa i due libri di Giuseppe Culicchia “Torino è casa mia” e “Torino è casa nostra”. Il primo lo prestai non ricordo più a chi. Mia madre, sapendo che intendevo ricomprarlo, lo ha cercato su internet per regalarmelo a Natale. Non l’ha trovato disponibile ma ha scovato un “Torino è casa nostra” Michele Di Salvo Editore, ispirato al testo di Culicchia ma dal punto di vista di cittadini migranti e studenti stranieri approdati a Torino. Anch’essi rivisitano la città suddividendola in stanze. Il libro promuove il progetto DirittixDiritti a favore del diritto all’istruzione e alla cultura. Una piccola preziosa scoperta.
mercoledì 27 dicembre 2017
martedì 19 dicembre 2017
MIGRANTI AL PARASIO
lunedì 18 dicembre 2017
"LA VITA SEGRETA" di Andrew O'Hagan
Appena terminato il saggio narrativo di Andrew O’Hagan “La vita segreta” edito da Adelphi. L’ho letto in una giornata. Stile scorrevole e discorsivo che consente a chiunque di avventurarsi nel racconto di tre vicende attinenti il mondo online: quella di Julian Assange, quella di Satoshi Nakamoto e la nascita dei bitcoin, e un assaggio di come funziona il dark web (che sarebbe più corretto chiamare dark net visto che non si utilizza il consueto protocollo web http). Lettura consigliata..
Quanto ai contenuti, ci sarebbero spunti per scrivere pagine e pagine. Qui mi limito a riportare poche righe praticamente identiche a quelle che scrissi tempo addietro riflettendo sull’operato di Assange.
Pag.44
...
Dopo la diffusione dei cablo diplomatici del 2011 ho sempre coltivato la speranza che qualcuno facesse un serio lavoro di redazione, ordinandoli per paese, contestualizzando ciascuno di essi, fornendogli un’adeguata introduzione, elencando nel dettaglio ogni ingiustizia e ogni violazione…
...
Eppure a tutt’oggi, a distanza di anni, i cablo non hanno ancora ricevuto l’attenzione che meritano. Hanno fatto il botto e sono stati lasciati lì a marcire.
17/12/17
domenica 10 dicembre 2017
#MeToo
A PROPOSITO DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
(e non solo)
Nel momento in cui cediamo una qualunque parte di noi stessi perché il non farlo implicherebbe un’esclusione in termini di visibilità sociale, sottraiamo valore alla persona che siamo e consegniamo nelle mani di chi ha potere la possibilità di violarla con sempre maggior facilità. E le nuove generazioni sono quelle che ne pagano e pagheranno il maggior scotto.
A proposito di un recente fatto di cronaca nostrana, un paio di preti hanno detto che le ragazze se la sono cercata. Onestamente, vi chiedo, della marea di ragazzine in pubertà che si offrono giulive e oscene in webcam, quante conoscono il proprio valore, quante si amano a sufficienza, quante anche solo lontanamente sospettano che ci sia dell’altro nell’esistenza di un individuo? E quante pensate si comportino, uscendo la sera, da educande? Nulla giustifica violenza e mancanza di rispetto, né mi riferisco qui al caso specifico, ma banalmente i richiami sessuali esistono perché vi sia una risposta. Forse l’unico caso, tra tutti i fenomeni dell’universo, in cui una visione teleologica abbia un senso. Non possiamo stupirci né scandalizzarci se accadono fatti sgradevoli e drammatici alle nostre figlie, nel momento in cui vanno in giro imbottite di cultura da televisivi piazzisti di momenti di gloria e make up lampeggianti. Dobbiamo andare all’origine del problema. La colpa non riguarda solo gli artefici di abusi perpetuati in grazia di una qualsivoglia posizione di potere nei confronti di chi è subalterno. Riguarda ognuno di noi.
Sicuramente sono condizionata dalle ricerche che feci anni addietro sulla pedo/pornografia online, e di tanto in tanto ci butto un occhio per tenermi aggiornata, ma proprio per questo so di cosa sto scrivendo. Ho ben chiaro che dev'essere possibile andare in minigonna senza subire affronti di genere ma anche che molte dodicenni di oggi vivono clandestinamente una vita che donne d’età nemmeno sospettano esista. Una precocità d’esperienze esagerata, esperienze in gran parte superflue quando non dannose, dettata dal vuoto. Dall'immediata comprensione intuitiva ed emotiva di contare poco visto che tutti quanti siamo consultabili a catalogo. Un nichilismo annoiato, ridanciano e contagioso. Da galleggiamento. Cosa troveranno queste ragazze e ragazzi ad attenderli tra dieci anni in una società per la quale non avranno assimilato strumenti di interpretazione? Come potranno distinguere tra ciò che è normale e ciò che è prevaricazione?
Passeremo dalla paura di essere giudicati male in quanto vittime di reati che toccano la sfera intima, personale, e sessuale, direttamente all'incapacità di riconoscerci tali?
L’altra sera a cena un amico mi ha fatto notare che una volta le gonne arrivavano sotto il ginocchio ma questo non era d’ostacolo ai giochi di seduzione, al corteggiamento, ai rapporti sessuali. E c’erano tanti figli. Ora, lasciando da parte ogni considerazione sull'affrancamento legittimo del piacere dalla procreazione, e sul fatto che le donne un tempo avessero poca voce riguardo alla scelta del partner, resta il fatto che oggi l’atto sessuale è avulso sempre più da un coinvolgimento emotivo, da uno slancio vitale, e da tutto quanto ne consegue. Il piacere del desiderio, le emozioni legate ad esso, quando questo era rivolto a un unico essere per noi insostituibile, sono perduti. Esiste sempre un desiderio e un bisogno forte di esaudirlo ma i destinatari sono per lo più intercambiabili. L’importante è riuscire, a prescindere dal valore della persona cui rivolgiamo l’attenzione. L’esigua presenza di figli, che a parer mio non è quella gran catastrofe, denota inoltre che l’atto sessuale ha perso una connotazione fondamentale: la vocazione di creare con la persona amata qualcosa di unico, di importante, di, appunto, vitale.
2 dicembre 2017
mercoledì 6 dicembre 2017
UNA FIAT PANDA VERDE
Ieri mi stavo recando a Torino alla cerimonia del Premio Pannunzio quando, poco dopo Mondovì, ho deciso di sostare presso un autogrill per una pausa e per impostare sul telefono l'indirizzo che dovevo raggiungere. Ho parcheggiato con il muso dell'auto rivolto verso l'esterno dell'autostrada. Dal parabrezza vedevo in successione guard rail e recinzione, un ampio campo incolto, una strada statale. Mentre sovrappensiero osservavo davanti a me, ho visto una Fiat Panda verde, vecchio modello, rallentare, una portiera aprirsi e un cane scuro di taglia media buttato fuori. Poi l'auto si è allontanata accelerando e il cane si è messo a inseguirla correndo a perdifiato. Non ho potuto fare altro che assistere impotente alla scena, rimettere in moto e dirigermi verso la mia destinazione. Della piacevole e interessante giornata che è seguita avrei voluto scrivere oggi ma in testa ho solo un'immagine triste e un senso di frustrazione.
Ho chiesto a un bimbo di fare un disegno.
26 novembre 2017
lunedì 4 dicembre 2017
ZERO CALCARE "MACERIE PRIME"
venerdì 24 novembre 2017
LETTURE RECENTI
I LIBRI LETTI NELL'ULTIMO MESE
- NEBULA - antologia di scrittori cinesi contemporanei - Mincione edizioni
- LA MENTE CHE SCONDINZOLA Giorgio Vallortigara - Mondadori
- LA RAGAZZA SBAGLIATA - Giampaolo Simi - Sellerio
- TI UCCIDERO' - Mickey Spillane - la Biblioteca di repubblica
- VOGLIO DIRE poesie di Jean Portante - La Vita Felice edizioni
- IL CERVELLO UNIVERSALE - Miguel Nicolelis - Bollati Boringhieri
BUONA LETTURA!
lunedì 30 ottobre 2017
VOTAZIONI IN KENYA
Purtroppo, un mese dopo l'annullamento del voto di agosto, le votazioni indette per il 26 ottobre sono state all'insegna di proteste di piazza e scontri che da agosto a oggi hanno causato decine di morti
Settembre 2017 Kenya annullate le presidenziali
domenica 22 ottobre 2017
POESIA NEL CARRELLO
L’altro ieri mi è venuta voglia di leggere versi così ho curiosato online tra i nomi a me sconosciuti presenti nelle collane di poesia di alcune case editrici, con l’intenzione di individuare un paio di testi da acquistare. In un caso ho trovato una cinquantina di titoli e, cliccando su ognuno di essi, ho avuto accesso alla lettura di un componimento contenuto all’interno della relativa silloge. Sono andata avanti così per un paio d’ore, leggendo decine di poesie con il medesimo approccio di quando faccio spese in un supermercato. Poco tempo, tanti prodotti, quel tanto di riguardo dovuto a etica e ambiente. Sto esagerando, chiaro, ma, mentre leggevo, pensavo che non è un bel modo di avvicinarsi all’interiorità di qualcuno. Con tutto l’intuito e la sensibilità letteraria che si possono avere, come si può, sulla base di poche righe, scegliere? Entrare in una libreria, avvicinarsi allo scaffale poesia, prendere un libro a caso e sfogliarlo e, quando non troppo voluminoso, leggerlo tutto per poi, una volta a casa, riprenderlo e rileggerlo, a mente e ad alta voce. Un metodo migliore e meno iniquo. Il problema è che se ci si basa su quanto si trova in una, due, tre o anche dieci librerie, non si ha idea della reale portata della produzione poetica. L’esubero di offerta obbliga, chi voglia farsi un’idea di cosa avviene nel mondo della poesia, a scandagliare nel mare magnum della rete anche se spesso costringe a ritrarsi perplessi in breve tempo. Da picchi di bravura ad abissi di mediocrità, enclavi elitarie e concorsi per l’uomo comune, luoghi laddove parlare di bravura è comunque arbitrario ed errato.
Il tentativo di creazione poetica è dilagante: un gran numero di persone sente l’esigenza di esprimersi poeticamente, e chiunque, a buon diritto, può definirsi poeta, se l’afflato che lo anima è incontenibile e sincero e se muove le viscere e il sentire del lettore. Io stessa oso definirmi poeta, pur riconoscendo di non sottostare ai dettami della poesia, ma sono quarant’anni che scrivo poesie e, rileggendone alcune a distanza di anni, ancora vi ritrovo lo spirito che le aveva dettate. Ma non sono gemme. Quelle sono dei Poeti. Per ogni periodo un percorso, un respiro che si modula in componimenti successivi che letti di seguito esprimono e offrono una visione e un sentire altrimenti non comprensibili. È come se si trattasse di un linguaggio, anzi dell’unico linguaggio che mi permette di dire senza filtri chi sono e cosa vedo. Per questo ho un grande rispetto dell’uomo che sul treno ha tirato fuori un foglietto spiegazzato per leggermi una sua poesia, o di Silvano, buonanima, che girava con le sue poesie ricopiate più e più volte a mano per leggerle nei bar e donarle a chi le apprezzava. O, ancora, di Attilia, dell’impresa di pulizia, che sa il latino perché lo studiava suo fratello e le poesie che compone le manda a memoria ma non le scrive perché si vergogna dei propri errori ortografici. Pronunciate le poesie, gli errori non si vedono, mi ha detto. Infatti ad ascoltarle arrivano solo grazia e luce.
Nel mio errare online ho letto componimenti premiati in vari concorsi e ho concluso che la poesia non si può cercare e trovare, la si può solo incontrare e non sempre dove ci si aspetta. Ché la poesia è come l’acqua: fluisce, attraversa, penetra, sprofonda fino a essere invisibile, ricompare inattesa. E nessuno può arrogarsene la proprietà. Che poi dipende dalla sensibilità e dai gusti dei componenti le giurie l’attribuzione di merito. Non vi è nulla di più personale che la valutazione di un testo poetico, se si prescinde dall’analisi prettamente linguistica e metrica.
Comunque, in sostanza, dopo aver infilato tre testi nel carrello, quello che mi è rimasto addosso è il senso di fastidio che ho provato scorrendo un testo dietro l’altro come so che si fa con le facce su Tinder.
Gennaio 2016
sabato 21 ottobre 2017
IPERTROFIA UMANA
IN TRENO - 1
Il vagone è pressoché vuoto. Cinque o sei persone sparse. Ognuno in spazi da quattro posti, coppie di sedili frontali, a parte me che sono a destra in prossimità della porta e un ragazzo che dorme a sinistra, zone a tre posti. Entra un uomo sulla sessantina. Si ferma, si guarda intorno con attenzione per decidere dove andare a sedersi.
Perché, ora chiedo, ti sei andato a sedere in faccia al ragazzo? Perché, per gettare la carta che avevi in tasca, hai dovuto sbattere tanto malamente il coperchio metallico del posacenere sotto al finestrino? Perché lo hai svegliato con i tuoi modi grossolani e la faccia di uno che a parte lui al mondo non c’è nessuno? Con tutto il posto che c’era, perché?
Ottobre 2017
venerdì 13 ottobre 2017
J. HENRY FAIR CI FOTOGRAFA
Ho scoperto questo grande fotografo e desidero condividere la sua prospettiva
Sul suo sito troverete le fotografie divise per tematiche
Questa la copertina del suo ultimo lavoro.
Il suo sito
http://www.jhenryfair.com/
Il video di presentazione del suo ultimo libro
https://youtu.be/1aeIy0-LltQ
Hélène Grimaud joue avec les loups - HQ (TV5 Le Point)
IERI
OGGI
http://helenegrimaud.com/wolf-conservation-center
è emozionante ogni volta scoprire che qualcuno è riuscito a essere ciò che non siamo riusciti a essere noi ma che abbiamo ancora vivo nel cuore
Sono grata a Hélène per i suoi pensieri e per le sue parole. Per la sua grazia, la sua passione, il suo talento. Se c'è una cosa sicura è che la bellezza viene dall'anima.
sabato 7 ottobre 2017
AHMET ALTAN E LA GIUSTIZIA IN TURCHIA
Un corrosivo e lucido atto di denuncia dello stupro del sistema giudiziario turco.
Da leggere. Troverete abbondanti spunti di riflessione.
giovedì 5 ottobre 2017
UN DISCORSO DI DAVID FOSTER WALLACE
Avevo scritto qualcosa di simile ma il testo che segue è decisamente meglio. Con gratitudine lo riporto.
"Questa è l’acqua" di David Foster Wallace [traduzione di Roberto Natalini]
Trascrizione del discorso di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenyon college, 21 maggio 2005.
Un saluto a tutti e le mie congratulazioni alla classe 2005 dei laureati del Kenyon college. Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”È una caratteristica comune ai discorsi nelle cerimonie di consegna dei diplomi negli Stati Uniti di presentare delle storielle in forma di piccoli apologhi istruttivi. La storia è forse una delle migliori, tra le meno stupidamente convenzionali nel genere, ma se vi state preoccupando che io pensi di presentarmi qui come il vecchio pesce saggio, spiegando cosa sia l’acqua a voi giovani pesci, beh, vi prego, non fatelo. Non sono il vecchio pesce saggio. Il succo della storia dei pesci è solamente che spesso le più ovvie e importanti realtà sono quelle più difficili da vedere e di cui parlare. Espresso in linguaggio ordinario, naturalmente diventa subito un banale luogo comune, ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte, o meglio, è questo ciò che vorrei cercare di farvi capire in questa piacevole mattinata di sole.Chiaramente, l’esigenza principale in discorsi come questo è che si suppone vi parli del significato dell vostra educazione umanistica, e provi a spiegarvi perché il diploma che state per ricevere ha un effettivo valore sul piano umano e non soltanto su quello puramente materiale. Per questo, lasciatemi esaminare il più diffuso stereotipo nei discorsi fatti a questo tipo di cerimonie, ossia che che la vostra educazione umanistica non consista tanto “nel fornirvi delle conoscenze”, quanto “nell’insegnarvi a pensare”. Se siete come me quando ero studente, non vi sarà mai piaciuto ascoltare questo genere di cose, e avrete tendenza a sentirvi un po’ insultati dall’affermazione che dobbiate aver bisogno di qualcuno per insegnarvi a pensare, poiché il fatto stesso che siete stati ammessi a frequentare un college così prestigioso vi sembra una dimostrazione del fatto che già sapete pensare. Ma vorrei convincervi che lo stereotipo dell’educazione umanistica in realtà non è per nulla offensivo, perché la vera educazione a pensare, che si pensa si debba riuscire ad avere in un posto come questo, non riguarda affatto la capacità di pensare, ma piuttosto la scelta di cosa pensare. Se la vostra assoluta libertà di scelta su cosa pensare vi sembrasse troppo ovvia per perdere del tempo a discuterne, allora vorrei chiedervi di pensare al pesce e all’acqua, e a mettere tra parentesi anche solo per pochi minuti il vostro scetticismo circa il valore di ciò che è completamente ovvio. Ecco un’altra piccola storia istruttiva. Ci sono due tizi che siedono insieme al bar in un posto sperduto e selvaggio in Alaska. Uno dei due tizi è credente, l’altro è ateo, e stanno discutendo sull’esistenza di Dio, con quell’intensità particolare che si stabilisce più o meno dopo la quarta birra. E l’ateo dice: “Guarda, non è che non abbia ragioni per non credere. Ho avuto anche io a che fare con quella roba di Dio e della preghiera. Proprio un mese fa mi sono trovato lontano dal campo in una terribile tormenta, e mi ero completamente perso e non riuscivo a vedere nulla, e facevano 45 gradi sotto zero, e così ho provato: mi sono buttato in ginocchio nella neve e ho urlato ‘Oh Dio, se c’è un Dio, mi sono perso nella tormenta, e morirò tra poco se tu non mi aiuterai’.” E a questo punto, nel bar, il credente guarda l’ateo con aria perplessa “Bene, allora adesso dovrai credere” dice, “sei o non sei ancora vivo?” E l’ateo, alzando gli occhi al cielo “Ma no, è successo invece che una coppia di eschimesi, che passava di lì per caso, mi ha indicato la strada per tornare al campo.” È facile interpretare questa storiella con gli strumenti tipici dell’analisi umanistica: la stessa precisa esperienza può avere due significati totalmente diversi per due persone diverse, avendo queste persone due diversi sistemi di credenze e due diversi modi di ricostruire il significato dall’esperienza. Poiché siamo convinti del valore della tollerenza e della varietà delle convinzioni, in nessun modo la nostra analisi umanistica vorrà affermare che l’interpretazione di uno dei due tizi sia giusta a quella dell’altro falsa o cattiva. E questo va anche bene, tranne per il fatto che in questo modo non si riesce mai a discutere da dove abbiano origine questi schemi e credenze individuali. Voglio dire, da dove essi vengano dall’INTERNO dei due tizi. Come se l’orientamento fondamentale verso il mondo di una persona e il significato della sua esperienza fossero in qualche modo intrinseci e difficilmente modificabili, come l’altezza o il numero di scarpe, o automaticamente assorbiti dal contesto culturale, come il linguaggio. Come se il modo in cui noi costruiamo il significato non fosse in realtà un fatto personale, frutto di una scelta intenzionale. Inoltre, c’è anche il problema dell’arroganza. Il tizio non credente è totalmente certo nel suo rifiuto della possibilità che il passaggio degli eschimesi abbia qualche cosa a che fare con la sua preghiera. Certo, ci sono un sacco di credenti che appaiono arroganti e anche alcune delle loro interpretazioni. E sono probabilmente anche peggio degli atei, almeno per molti di noi. Ma il problema del credente dogmatico è esattamente uguale a quello del non credente: una certezza cieca, una mentalità chiusa che equivale a un imprigionamento così totale che il prigioniero non si accorge nemmeno di essere rinchiuso. Il punto che vorrei sottolineare qui è che credo che questo sia una parte di ciò che vuole realmente significare insegnarmi a pensare. A essere un po’ meno arrogante. Ad avere anche solo un po’ di coscienza critica su di me e le mie certezze. Perché una larga percentuale di cose sulle quali tendo a essere automaticamente certo risulta essere totalmente sbagliata e deludente. Ho imparato questo da solo e a mie spese, e così immagino sarà per voi una volta laureati. Ecco un esempio della totale falsità di qualche cosa su cui tendo ad essere automaticamente sicuro: nella mia esperienza immediata, tutto tende a confermare la mia profonda convinzione che io sia il centro assoluto dell’universo, la più reale e vivida e importante persona che esista. Raramente pensiamo a questa specie di naturale, fondamentale egocentrismo, perché è qualche cosa di socialmente odioso. Ma in effetti è lo stesso per tutti noi. È la nostra configurazione di base, codificata nei nostri circuiti fin dalla nascita. Pensateci: non c’è nessuna esperienza che abbiate fatto di cui non ne siate il centro assoluto. Il mondo, così come voi lo conoscete, è lì davanti a VOI o dietro di VOI, o alla VOSTRA sinistra o alla VOSTRA destra, sulla VOSTRA TV o sul VOSTRO schermo. E così via. I pensieri e i sentimenti delle altre persone devono esservi comunicati in qualche modo, ma i vostri sono così immediati, urgenti, reali. Adesso vi prego di non pensare che io voglia farvi una lezione sulla compassione o la sincerità o altre cosiddette “virtù”. Il problema non è la virtù. Il problema è di scegliere di fare il lavoro di adattarsi e affrancarsi dalla configurazione di base, naturale e codificata in noi, che ci fa essere profondamente e letteralmente centrati su noi stessi, e ci fa vedere e interpretare ogni cosa attraverso questa lente del sé. Le persone che riescono ad adattare la loro configurazione di base sono spesso descritti come “ben adattati”, che credo non sia un termine casuale. Considerando la trionfale cornice accademica in cui siamo, viene spontaneo porsi il problema di quanto di questo lavoro di autoregolazione della nostra configurazione di base coinvolga conoscenze effettive e il nostro stesso intelletto. Questo problema è veramente molto complicato. Probabilmente la più pericolosa conseguenza di un’educazione accademica, almeno nel mio caso, è che ha permesso di svilupparmi verso della roba super-intellettualizzata, di perdermi in argomenti astratti dentro la mia testa e, invece di fare semplicemente attenzione a ciò che mi capita sotto al naso, fare solo attenzione a ciò che capita dentro di me.Come saprete già da un pezzo, è molto difficile rimanere consapevoli e attenti, invece di lasciarsi ipnotizzare dal monologo costante all’interno della vostra testa (potrebbe anche stare succedendo in questo momento). Vent’anni dopo essermi laureato, sono riuscito lentamente a capire che lo stereotipo dell’educazione umanistica che vi “insegna a pensare” è in realtà solo un modo sintentico per esprimere un’idea molto piu significativa e profonda: “imparare a pensare” vuol dire in effetti imparare a esercitare un qualche controllo su come e cosa pensi. Significa anche essere abbastanza consapevoli e coscienti per scegliere a cosa prestare attenzione e come dare un senso all’esperienza. Perché, se non potrete esercitare questo tipo di scelta nella vostra vita adulta, allora sarete veramente nei guai. Pensate al vecchio luogo comune della “mente come ottimo servitore, ma pessimo padrone”. Questo, come molti luoghi comuni, così inadeguati e poco entusiasmanti in superficie, in realtà esprime una grande e terribile verità. Non a caso gli adulti che si suicidano con armi da fuoco quasi sempre si sparano alla testa. Sparano al loro pessimo padrone. E la verità è che molte di queste persone sono in effetti già morte molto prima di aver premuto il grilletto. E vi dico anche quale dovrebbe essere l’obiettivo reale su cui si dovrebbe fondare la vostra educazione umanistica: come evitare di passare la vostra confortevole, prosperosa, rispettabile vita adulta, come dei morti, incoscienti, schiavi delle vostre teste e della vostra solita configurazione di base per cui “in ogni momento” siete unicamente, completamente, imperiosamente soli. Questo potrebbe suonarvi come un’iperbole o un’astrazione senza senso. Cerchiamo di essere concreti. Il fatto puro e semplice è che voi laureati non avete ancora nessun’idea di cosa “in ogni momento” significhi veramente. Questo perché nessuno parla mai, in queste cerimonie delle lauree, di una grossa parte della vita adulta americana. Questa parte include la noia, la routine e la meschina frustrazione. I genitori e i più anziani tra di voi sapranno anche troppo bene di cosa sto parlando. Tanto per fare un esempio, prendiamo una tipica giornata da adulto, e voi che vi svegliate la mattina, andate al vostro impegnativo lavoro da colletto-bianco-laureato-all’università, e lavorate duro per otto o dieci ore, fino a che, alla fine della giornata, siete stanchi e anche un po’ stressati e tutto ciò che vorreste sarebbe di tornarvene casa, godervi una bella cenetta e forse rilassarvi un po’ per un’oretta, per poi ficcarvi presto nel vostro letto perché, evidentemente, dovrete svegliarvi presto il giorno dopo per ricominciare tutto da capo. Ma, a questo punto, vi ricordate che non avete nulla da mangiare a casa. Non avete avuto tempo di fare la spesa questa settimana a causa del vostro lavoro così impegnativo, per cui, uscendo dal lavoro, dovete mettervi in macchina e guidare fino al supermercato. È l’ora di punta e il traffico è parecchio intenso. Per cui per arrivare al supermercato ci mettete moltissimo tempo, e quando finalmente arrivate, lo trovate pieno di gente, perché naturalmente è proprio il momento del giorno in cui tutti quelli che lavorano come voi cercano di sgusciare in qualche negozio di alimentari. E il supermercato è disgustosamente illuminato e riempito con della musica di sottofondo abbrutente o del pop commerciale, ed è proprio l’ultimo posto in cui vorreste essere, ma non potete entrare e uscire rapidamente, vi tocca vagare su e giù tra le corsie caotiche di questo enorme negozio super-illuminato per trovare la roba che volete e dovete manovrare con il vostro carrello scassato nel mezzo delle altre persone, anche loro stanche e di fretta come voi, con i loro carrelli (eccetera, eccetera, ci dò un taglio poiché è una cerimonia piuttosto lunga) e alla fine riuscite a raccogliere tutti gli ingredienti della vostra cena, e scoprite che non ci sono abbastanza casse aperte per pagare, anche se è l’ora-di-punta-di-fine-giornata. Cosi la fila per pagare è incredibilmente lunga, che è una cosa stupida e che vi fa arrabbiare. Ma voi non potete sfogare la vostra frustrazione sulla povera signorina tutta agitata alla cassa, che è superstressata da un lavoro la cui noia quotidiana e insensatezza supera l’immaginazione di ognuno di noi qui in questa prestigiosa Università. Ma in ogni modo, finalmente arrivate in fondo a questa fila, pagate per il vostro cibo, e vi viene detto “buona giornata” con una voce che è proprio la voce dell’oltretomba. Quindi dovete portare quelle orrende, sottili buste di plastica del supermercato nel vostro carrello con una ruota impazzita che spinge in modo esasperante verso sinistra, di nuovo attraverso il parcheggio affollato, pieno di buche e di rifiuti, e guidare verso casa di nuovo attraverso il traffico dell’ora di punta, lento, intenso, pieno di SUV, ecc. A tutti noi questo è capitato, certamente. Ma non è ancora diventato parte della routine della vostra vita effettiva di laureati, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno. Ma lo sarà. E inoltre ci saranno tante altre routine apparentemente insignificanti, noiose e fastidiose. Ma non è questo il punto. Il punto è che è proprio con stronzate meschine e frustranti come questa che interviene la possibilità di scelta. Perché il traffico e le corsie affollate del supermercato e la lunga coda alla cassa mi danno il tempo di pensare, e se io non decido in modo meditato su come pensare e a cosa prestare attenzione, sarò incazzato e infelice ogni volta che andrò a fare la spesa. Perché la mia naturale configurazione di base è la certezza che situazioni come questa riguardino solo me. La MIA fame e la MIA stanchezza e il MIO desiderio di andarmene a casa, e mi sembrerà che ogni altra persona al mondo stia lì ad ostacolarmi. E chi sono poi queste persone che mi ostacolano? E guardate come molti di loro sono repellenti, e come sembrano stupidi e bovini e con gli occhi spenti e non-umani nella coda alla cassa, o anche come è fastidioso e volgare che le persone stiano tutto il tempo a urlare nei loro cellulari mentre sono nel mezzo della fila. E guardate quanto tutto ciò sia profondamente e personalmente ingiusto. Oppure, se la mia configurazione di base è più vicina alla coscienza sociale e umanistica, posso passare un bel po’ di tempo nel traffico di fine giornata a essere disgustato da tutti quei grossi, stupidi SUV e Hummers e furgoni con motori a 12 valvole, che bloccano la strada e consumano il loro costoso, egoistico serbatoio da 40 galloni di benzina, e posso anche soffermarmi sul fatto che gli adesivi patriottici e religiosi sembrano essere sempre sui veicoli più grandi e più disgustosamente egoisti, guidati dai più brutti, più incoscienti e aggressivi dei guidatori. (Attenzione, questo è un esempio di come NON bisogna pensare…) E posso pensare che i figli dei nostri figli ci disprezzeranno per aver sprecato tutto il carburante del futuro e avere probabilmente fottuto il clima, e che noi tutti siamo viziati e stupidi ed egoisti e ripugnanti, e che la moderna civiltà dei consumi faccia proprio schifo, e così via. Avete capito l’idea. Se scelgo di pensare in questo modo in un supermercato o sulla superstrada, va bene. Un sacco di noi lo fanno. Tranne che il fatto di pensare in questo modo diventa nel tempo così facile e automatico che non è più nemmeno una vera scelta. Diventa la mia configurazione di base. È questa la modalità automatica in cui vivo le parti noiose, frustranti, affollate della mia vita da adulto, quando sto operando all’interno della convinzione automatica e inconscia di essere il centro del mondo, e che i miei bisogni e i miei sentimenti prossimi sono ciò che determina le priorità del mondo intero. In realtà, naturalmente, ci sono molti modi diversi di pensare in questo tipo di situazioni. Nel traffico, con tutte queste macchine ferme e immobili davanti a me, non è impossibile che una delle persone nei SUV abbia avuto un orribile incidente d’auto nel passato, e adesso sia cosi terrorizzata dal guidare che il suo terapista le ha ordinato di prendere un grosso e pesante SUV, così che possa sentirsi abbastanza sicura quando guida. O che quell’Hummer che mi ha appena tagliato la strada sia forse guidato da un padre il cui figlio piccolo è ferito o malato nel sedile accanto a lui, e stia cercando di portarlo in ospedale, ed abbia quindi leggitimamente molto più fretta di me: in effetti sono io che blocco la SUA strada. Oppure posso sforzarmi di considerare la possibilità che tutti gli altri nella fila alla cassa del supermercato siano stanchi e frustrati come lo sono io, e che alcune di queste persone probabilmente abbiano una vita molto più dura, noiosa e dolorosa della mia. Di nuovo, vi prego di non pensare che vi stia dando dei consigli morali, o vi stia dicendo che dovreste pensare in questo modo, o che qualcuno si aspetta da voi che lo facciate. Perché è difficile. Richiede volontà e fatica, e se voi siete come me, in certi giorni non sarete capaci di farlo, o più semplicemente non ne avrete voglia. Ma molte altre volte, se sarete abbastanza coscienti da darvi la possibilità di scegliere, voi potrete scegliere di guardare in un altro modo a questa grassa signora super-truccata e con gli occhi spenti che ha appena sgridato il suo bambino nella coda alla cassa. Forse non è sempre così. Forse è stata sveglia per tre notti di seguito tenendo la mano del marito che sta morendo di un cancro alle ossa. O forse questa signora è l’impiegata meno pagata della motorizzazione, che proprio ieri ha aiutato vostra moglie a risolvere un orribile e snervante problema burocratico con alcuni piccoli atti di gentilezza amministrativa. Va bene, nessuno di questi casi è molto probabile, ma non è nemmeno completamente impossibile. Dipende da cosa volete considerare. Se siete automaticamente sicuri di sapere cos’è la realtà, e state operando sulla base della vostra configurazione di base, allora voi, come me, probabilmente non avrete voglia di considerare possibilità che non siano fastidiose e deprimenti. Ma se imparate realmente a concentrarvi, allora saprete che ci sono altre opzioni possibili. Avrete il potere di vivere una lenta, calda, affollata esperienza da inferno del consumatore, e renderla non soltanto significativa, ma anche sacra, ispirata dalle stesse forze che formano le stelle: amore, amicizia, la mistica unità di tutte le cose fuse insieme. Non che la roba mistica sia necessariamente vera. La sola cosa che è Vera con la V maiuscola è che sta a voi decidere di vederlo o meno. Questa, credo, sia la libertà data da una vera educazione, di poter imparare ad essere “ben adattati”. Voi potrete decidere con coscienza che cosa ha significato e che cosa non lo ha. Potrete scegliere in cosa volete credere. Ed ecco un’altra cosa che può sembrare strana, ma che è vera: nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti non c’è posto per una cosa come l’ateismo. Non è possibile non adorare qualche cosa. Tutti credono. La sola scelta che abbiamo è su che cosa adorare. E forse la più convincente ragione per scegliere qualche sorta di dio o una cosa di tipo spirituale da adorare – sia essa Gesù Cristo o Allah, sia che abbiate fede in Geova o nella Santa Madre Wicca, o nelle Quattro Nobili Verità, o in qualche inviolabile insieme di principi etici – è che praticamente qualsiasi altra cosa in cui crederete finirà per mangiarvi vivo. Se adorerete il denaro o le cose, se a queste cose affiderete il vero significato della vita, allora vi sembrerà di non averne mai abbastanza. È questa la verità. Adorate il vostro corpo e la bellezza e l’attrazione sessuale e vi sentirete sempre brutti. E quando i segni del tempo e dell’età si cominceranno a mostrare, voi morirete un milione di volte prima che abbiano ragione di voi. Ad un certo livello tutti sanno queste cose. Sono state codificate in miti, proverbi, luoghi comuni, epigrammi, parabole, sono la struttura di ogni grande racconto. Il trucco sta tutto nel tenere ben presente questa verità nella coscienza quotidiana.Adorate il potere, e finirete per sentirvi deboli e impauriti, e avrete bisogno di avere sempre più potere sugli altri per rendervi insensibili alle vostre proprie paure. Adorate il vostro intelletto, cercate di essere considerati intelligenti, e finirete per sentirvi stupidi, degli impostori, sempre sul punto di essere scoperti. Ma la cosa insidiosa di queste forme di adorazione non è che siano cattive o peccaminose, è che sono inconsce. Sono la configurazione di base. Sono forme di adorazione in cui scivolate lentamente, giorno dopo giorno, diventando sempre più selettivi su quello che volete vedere e su come lo valutate, senza essere mai pienamente consci di quello che state facendo. E il cosiddetto “mondo reale” non vi scoraggerà dall’operare con la configurazione di base, poiché il cosiddetto “mondo reale” degli uomini e del denaro e del potere canticchia allegramente sul bordo di una pozza di paura e rabbia e frustrazione e desiderio e adorazione di sé. La cultura contemporanea ha imbrigliato queste forze in modo da produrre una ricchezza straordinaria e comodità e libertà personale. La libertà di essere tutti dei signori di minuscoli regni grandi come il nostro cranio, soli al centro del creato. Questo tipo di libertà ha molti lati positivi. Ma naturalmente vi sono molti altri tipi di libertà, e del tipo che è il più prezioso di tutti, voi non sentirete proprio parlare nel grande mondo esterno del volere, dell’ottenere e del mostrarsi. La libertà del tipo più importante richiede attenzione e consapevolezza e disciplina, e di essere veramente capaci di interessarsi ad altre persone e a sacrificarsi per loro più e più volte ogni giorno in una miriade di modi insignificani e poco attraenti. Questa è la vera libertà. Questo è essere istruiti e capire come si pensa. L’alternativa è l’incoscienza, la configurazione di base, la corsa al successo, il senso costante e lancinante di aver avuto, e perso, qualcosa di infinito. Lo so che questa roba probabilmente non vi sembrerà molto divertente o ispirata, come un discorso per questo di genere di cerimonie dovrebbe sembrare. In questo consiste però, per come la vedo io, la Verità con la V maiuscola, scrostata da un sacco di stronzate retoriche. Certamente, siete liberi di pensare quello che volete di tutto questo. Ma per favore non scartatelo come se fosse una sermone ammonitorio alla Dr. Laura. Niente di questa roba è sulla morale o la religione o il dogma o sul grande problema della vita dopo la morte. La Verità con la V maiuscola è sulla vita PRIMA della morte. È sul valore reale di una vera istruzione, che non ha quasi nulla a che spartire con la conoscenza e molto a che fare con la semplice consapevolezza, consapevolezza di cosa è reale ed essenziale, ben nascosto, ma in piena vista davanti a noi, in ogni momento, per cui non dobbiamo smettere di ricordarci più e più volte: “Questa è acqua, questa è acqua.” È straordinariamente difficile da fare, rimanere coscienti e consapevoli nel mondo adulto, in ogni momento. Questo vuol dire che anche un altro dei grandi luoghi comuni finisce per rivelarsi vero: la vostra educazione è realmente un lavoro che dura tutta la vita. E comincia ora. Auguro a tutti una grossa dose di fortuna.
LEGGI, ETICA E MIGRANTI
Un buon articolo dello scrittore Giorgio Fontana sul rapporto tra leggi, etica e migranti.
Di fronte al problema dei migranti è possibile far coesistere leggi ed etica universale?
Da leggere con attenzione e poi farsi un esame di coscienza.http://www.iltascabile.com/societa/crisi-migranti-etica/
sabato 30 settembre 2017
RICHARD ALLENBY-PRATT A DUBAI
Le splendide fotografie di Richard Allenby-Pratt scattate a Dubai
Vi consiglio di guardare anche tutti gli altri progetti fotografici presenti nel sito dell'autore
Estetica, prospettiva documentaria e prefigurazione
Raramente ho provato una simile identità di sguardo
http://www.allenby-pratt.com/#Portfolios/Projects/Project-One/
GIUSEPPE CONTE E MARIO SOLDATI
Mario Soldati raccontato da Giuseppe Conte. Due illustri nomi della nostra letteratura.
http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/mario-soldati-diario-900-scritto-e-vissuto-su-due-piani-1447279.html
domenica 24 settembre 2017
INVITO
pensavo che su twitter ci sono anche pensieri di altre persone, per cui se preferite potete seguirmi qui:
https://twitter.com/barbarapanelli
grazie
lunedì 18 settembre 2017
VIRUS DELLA MALARIA
Mi domando perché io non sono una giornalista. Bado a non scrivere inesattezze, faccio ricerca, confronto le fonti, e poi devo sentir dire al telegiornale che la bimba di Brescia morta nell’ospedale di Trento di malaria è stata contagiata da un virus e che potrebbe essere lo stesso virus che ha infettato i due bimbi del Burkina Faso là ricoverati. Senza commentare l’effetto di propagazione su molta stampa nazionale con le conseguenti ricadute da caccia agli untori, e ricordando che il contagio avviene tramite un parassita che si trasmette attraverso la puntura di una zanzara Anopheles portatrice del parassita, mi domando perché io per sopravvivere devo ammazzarmi di pulizie e certi sedicenti professionisti dell’informazione vengono regolarmente retribuiti pur di fronte all’evidenza della loro mancanza di precisione e accuratezza. Certo, potranno obiettare, ho detto virus ma intendevo un’altra cosa, però se non sei capace a fare bene il tuo lavoro ne fai un altro per il quale magari potresti essere più portato.
mercoledì 6 settembre 2017
TENTARE
Trascrivere man mano ciò che si studia è sempre stato un buon metodo di apprendimento. Ricordo che, ai tempi del liceo, la mia compagna di banco ed io utilizzavamo questo metodo per mandare più facilmente a memoria le lezioni. Si presta maggior attenzione a quanto si legge, come quando si legge ad alta voce.
Trascrivere però per me ha anche un altro valore: è un espressione di rispetto e gratitudine nei confronti di chi ha scritto in modo onesto, bello, ed efficace, qualcosa che condividiamo. Limitarsi, come usa oggi, nella migliore delle ipotesi a un copia e incolla o, nella peggiore, a un like, è troppo comodo. Non comporta una vera partecipazione.
Per questo dopo aver letto stamattina l'editoriale di Giovanni De mauro su Internazionale, ho deciso di mettermi qui e copiarlo parola dopo parola.
TENTARE
Ci sono questioni che definiscono un'epoca e di fronte alle quali non si può rimanere neutrali. La crisi dei migranti è una di queste. O pensiamo che tutti abbiano il diritto di muoversi liberamente, di attraversare le frontiere e di vivere dove preferiscono, indipendentemente dal Paese in cui sono nati, dalla loro condizione economica e dal colore della pelle, oppure al contrario pensiamo che questo diritto ce l'abbiano solo alcuni, e che tutto dipenda dal passaporto che si ha in tasca e da quanti soldi si hanno in banca. Non è un caso se Angela Davis ha definito il movimento dei migranti il movimento del ventunesimo secolo. Perché la posizione che abbiamo sulla crisi dei migranti, le risposte che diamo, quelle di lungo periodo e quelle immediate, nelle città o in quanto nazioni, sull'autobus o al lavoro, dicono chi siamo come individui e come collettività. Dicono che idea abbiamo delle relazioni tra le persone, se troviamo accettabile vivere sapendo che il nostro benessere è reso possibile dallo sfruttamento di altri esseri umani e delle loro risorse, o se invece pensiamo che questo non sia tollerabile. se siamo convinti che il mondo vada bene com'è, oppure se pensiamo che sia necessario tentare di cambiarlo per renderlo un posto migliore e più giusto.
Giovanni De Mauro
2017
venerdì 1 settembre 2017
"ELECTROCUTING AN ELEPHANT" un film di THomas Edison
Il filmato di Thomas Edison del 1903 dell'esecuzione di un elefante reo di aver assassinato due custodi.
https://www.youtube.com/watch?v=NoKi4coyFw0
Fino all'Ottocento, gli animali potevano essere processati e condannati se infrangevano leggi umane. Forse la deriva delle idee di alcuni studiosi che nel corso dei secoli hanno giustamente ritenuto gli (altri) animali dotati di coscienza, sensibilità, volontà, cultura...
mercoledì 30 agosto 2017
IL LIBRO DEL MARE
Il libro del mare di Morten A. Stroksnes.
Fatelo leggere a scuola.
martedì 29 agosto 2017
lunedì 28 agosto 2017
AMORE LIQUIDO DI ZYGMUNT BAUMAN
Ho terminato alcuni giorni fa il libro di Zigmunt Bauman "Amore liquido". Avevo già letto alcuni dei suoi saggi e, dopo aver letto la quarta di copertina che lasciava intendere una trattazione dell'argomento che ha richiamato alla memoria "Innamoramento e amore" di Alberoni e altri saggi sul tema, stavo per lasciar perdere. Senza nulla togliere al valore di tali opere, i miei interessi sono altri. Poi ho deciso di acquistare ugualmente il libro, riflettendo sul fatto che forse proprio ragionar d'amore è ciò che si deve oggi.
La lettura, pagina dopo pagina, ha dato ragione alla mia riflessione. Infatti Bauman partendo dall'analisi del sentimento amore nella sua accezione più classica, la relazione tra due persone, amplia l'orizzonte fin quasi ad andare fuori tema, o così parrebbe al lettore in cerca di consigli e riflessioni utili a meglio comprendere e vivere la propria vita sentimentale. Bauman fa di più: offre un'analisi, per meglio comprendere e vivere, in senso assoluto. Staccandosi a gradi dalla sfera privata e passando attraverso l'osservazione delle mutazioni del vivere urbano, passando per Kant, spiegando la produzione di rifiuti umani, arriva ad definire come il definirsi uomini non possa prescindere dall'amore, o si legga empatia, verso l'altro. Lettura consigliata.
O l'appartenenza alla specie umana supera tutte le altre più particolaristiche attribuzioni e fedeltà rispetto alla formulazione e assegnazione delle leggi e dei diritti stabiliti dall'uomo, oppure la causa della libertà umana in quanto inalienabile diritto dell'uomo è compromessa o persa del tutto.
(Zigmunt Bauman - Amore liquido - editori Laterza)
venerdì 25 agosto 2017
Moleskine 11
IL TORMENTO DI UN SOLO UOMO
O ancora, nessun tormento può essere maggiore di ciò che un singolo essere umano può soffrire.
L'intero pianeta non può patire tormento maggiore di quello patito da una singola anima.
venerdì 18 agosto 2017
SPIAGGIA O DESBARATU
"Quando il mare è sporco di qua e di là del molo, se non si alza un po' di brezza a portarlo via lo sporco, non ci salviamo mica oggi. Meglio andare in centro, al desbaratu*"
Quindi se non vediamo qualcosa, quel qualcosa non esiste e tutto va bene.
*svendita di fine stagione
PIOVRA
Velocemente.
mercoledì 9 agosto 2017
BLOG IN FERIE
Ho fatto il possibile ma devo momentaneamente sospendere. Sono in modalità Wonder Woman per tirare su i soldi di affitto, bollette, ecc. ecc.
A certuni farei provare volentieri anche solo per un mese la "flessibilità" reale.
lunedì 31 luglio 2017
INCENDIO A CASTEL FUSANO
domenica 30 luglio 2017
DISCORSI ALLA NAZIONE
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5fd07054-01f5-4aea-b6c9-02f715adb7e3.html
sabato 29 luglio 2017
THE POWER
Leggendo ieri una lunga e interessante recensione del nuovo libro di Naomi Alderman "The Power", che uscirà in Italia con il titolo "Ragazze elettriche" edizioni Nottetempo, in cui si immagina una società gestita dalle donne, ho trovato un passaggio che mi ha dato da pensare per il resto della giornata (e non solo). Verso la conclusione dell'articolo, citando Sanguineti che diceva che quando pensava alla pace pensava alle femmine, si riflette sul fatto che sia legittimo pensare invece che la pace sia la virtù degli inermi, la risorsa di chi il potere lo subisce. Sul fatto che chi detiene il potere ne abusa, semplicemente perché può farlo. C’è del vero ma, a mio avviso, una visione parziale, incompleta, manichea. Meditare su questo significa guardare noi stessi e farlo è sempre una buona cosa.
Buona giornata a tutti.
Luglio 2017
domenica 23 luglio 2017
LE FOTOGRAFIE DI BRITTA JASCHINSKI
http://www.brittaphotography.com/projects.php
UN EDITORIALE DI GIOVANNI DE MAURO
Casa
domenica 16 luglio 2017
LE STRADE DEL PARASIO
Nel mio quartiere la Telecom ha portato la fibra. Una ventina di giorni appresso hanno rifatto l'asfalto e la segnaletica orizzontale nei punti dove sono intervenuti per la posa dei cavi. Ciò ovviamente con la benedizione dell'amministrazione comunale che si è premurata di chiedere di spianare con il bitume eventualmente avanzato alcune buche e avvallamenti importanti.
Il risultato è stato il seguente:
giovedì 13 luglio 2017
PATENTI DA STRACCIARE
Perché superate a destra? Che se vi ammazzo sembra che vi stessi superando in modo criminale. E perché il numero di persone che lo fanno, anche in auto, è in crescita?
Perché mettete la freccia a destra e svoltate a sinistra, e viceversa?
Cosa trovate di così incomprensibile nel funzionamento di una rotonda?
Perché scrivete messaggi in moto?
Perché fermate l'auto dietro a una curva cieca?
Perché in autostrada mi arrivate sotto al culo inchiodando e facendo luci mentre sto superando dei tir a 130?
Perché da uno stop vi immettete nella circolazione guardando solo dalla parte sbagliata, manco fossimo in Gran Bretagna? Perché li ignorate gli stop?
Perché percorrete zone pedonali a 80 all'ora?
Vi fa schifo la vita, la vostra e quella degli altri?
TERRORE E CORAGGIO
Si pesta. Si pesta e si calpesta. Non ci si ferma a guardare, non ci si china a raccogliere.
L'indifferenza della disperazione, si dice, dell'abitudine alla bruttezza. La bruttezza del luogo in cui vivi, della fame che indossi. Quando anche ciò che vale viene disprezzato o ignorato, semplicemente non visto. Perché tanto tutto è declino. Non c'è tempo per la bellezza, non c'è tempo per il rispetto di ciò che non è funzionale alla mera sopravvivenza.
Nella porzione di mondo che frequento, ugualmente si pesta e si calpesta ma credo si tratti invece di semplice terrore di vivere. Nel migliore dei casi. Nel peggiore, della smarrita capacità di farlo. I sensi e l'intelletto ormai irrimediabilmente sedati.
Avere il coraggio di conoscere una persona anche solo per cinque minuti e mai più rivederla. Giusto il tempo di un bevanda fresca seduti insieme, raccontare un ritaglio di sé e augurarsi reciprocamente buona fortuna. Perché la vita, oltre a mille alte cose, per noi umani è banalmente questo. Riconoscersi come uomini.
ad Alessandro (Alì) Senegal - bar Arcobaleno Oneglia














