Sono bastati sei giorni senz’acqua a Messina, a causa di una frana, per far affiorare sui volti dei messinesi sdegno, rabbia, e una buona dose di incredulità.
Se gli uomini, per lo più in preda all’ira, hanno tirato in ballo ora questo ora quel colpevole, le donne, oltre al resto, responsabili di figli, casa, bucato, pasti, quindi della gestione quotidiana e concreta della famiglia, hanno domandato a gran voce, esterrefatte e indignate, come sia possibile nell’anno del Signore 2015 non avere l’acqua.
A queste donne io chiedo di pensare a quelle centinaia di milioni di persone nel mondo che non hanno da sempre accesso ad essa o lo stanno perdendo per giochi geopolitici, per guerre, per la siccità che avanza, perché viene deviata a irrigare campi da golf, monocolture da esportazione, fornire industrie fuori luogo, e chiedo loro di sostenerle quelle persone e di unirsi reciprocamente nella lotta. Perché la rabbia forte e giustissima va diretta contro chi nel mondo determina o permette un siffatto stato di cose.
27 ottobre 2015
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