martedì 9 aprile 2013

MOLESKINE 3 - Riflessioni sul Terzo Millennio

Nessuna conquista scientifica, o tecnico-scientifica, che possa realmente trasformare la società procurando un più equamente distribuito benessere senza danni per il pianeta e per la nostra e le altre specie, potrà mai determinare tale trasformazione se non sarà accompagnata da una rivoluzione culturale, sociale e politica.*

Una rivoluzione che ognuno deve operare innanzitutto all'interno di sé.

E' necessario che ognuno di noi si riconosca in questo obbiettivo comune.

Che la società umana intera ci si riconosca.

E dobbiamo pretendere e rivendicare con determinazione la messa in atto, da parte di chi ci rappresenta e governa, di tutte le azioni e le misure atte al suo conseguimento.

2014


* Ovviamente quanto ci stanno propinando (tra new green deal, tecnologia pervasiva, TIN europeo, denaro virtuale, videosorveglianza, telemedicina, smarthome, smartcity, insomma tutte le soluzioni ‘intelligenti’ per un futuro prodigo e meraviglioso) non ha niente a che fare con quello cui intendevo qui sopra. Soprattutto alla luce di come vengono intese, propinate, e utilizzate tali innovazioni. Certamente in quasi ognuna di queste cose, ad andare a cercare, qualcosa di buono lo si trova, ma il progresso quello vero è un’altra cosa. (2024)



(Gennaio 2026) Giusto oggi ho sentito di una nuova generazione di pillole dotate di antenna biocompatibile e chip da smaltirsi con le feci che avvisano su smartphone quando l’involucro si scioglie e il principio attivo inizia ad agire. Come abbiamo potuto star senza finora? E di un’altra pillola che con lo stesso meccanismo identifica le ulcere nel tratto di intestino non raggiungibile per via endoscopica, e ivi rilascia dei cerotti che si srotolano e attaccano dove serve (cosa buona), inviando costantemente la propria posizione (cosa vagamente inquietante). Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che testino sul mercato. Tranquilli.

Un poco alla volta, insomma, ‘rilasciano’ nel mondo dei comuni mortali queste tecnologie che nella realtà della ricerca e della sperimentazione sono un nulla rispetto a quanto si potrebbe già fare realmente. E che, in alcuni casi e su alcuni soggetti già si pratica. Non c’è da scandalizzarsi, è un processo irreversibile. L’ibridazione uomo macchina è letteralmente dietro l’angolo. E, presumibilmente, le pillole ce le consegnerà un minidrone informato della necessità di somministrazione da un qualche nostro device sottopelle. Altro che medici di base irreperibili e liste d’attesa bibliche. L’unica cosa che non mi sta bene è che ogni aspetto della nostra vita sarà basato sul delegare. Non solo il nostro rapporto con il mondo e il prossimo sarà mediato da interfacce di sorta, ma non avremo più nemmeno un legame diretto con noi stessi, con il nostro corpo, né sapremo più come funziona. Ci affideremo acriticamente a ogni tipo di intervento su di esso (sento già qualcuno che sussurra, questa è una novax, tecnofobica, luddista… No, non lo sono ma mi piace usare il cervello e detesto delegare senza cognizione di causa).

Diventeremo dunque surrogati di noi stessi. Un po’ triste. Dormiremo molto, credo. Dopo una fase da novelli hikikomori. Non avremo padronanza di pensiero, avendo perso quella della lingua. Non avremo libertà, avendo perso il pensiero. Forse un po’ più che triste.

Chi riuscirà a sottrarsi a tale deriva si consolerà discorrendo di massimi sistemi con robot coscienti.

p.s. Qua e là, nel blog ho scritto di questi argomenti. 


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