lunedì 31 dicembre 2018
sabato 29 dicembre 2018
APPUNTI SUL FUTURO
P.S. Chiedo scusa per le generalizzazioni funzionali alla sintesi. Per fortuna nel mondo molte sono le persone che vedono e fanno il possibile.
LA POLEMICA SUI TAGLI ALLE PENSIONI
p.s. non ho votato l'attuale governo
sabato 22 dicembre 2018
venerdì 14 dicembre 2018
IN RISPOSTA ALL'EDITORIALE DI FELTRI DEL 14 DICEMBRE 2018
Se lei, signor Feltri, può confessare di annoiarsi a scrivere di politica da tanti anni e di non poterne più delle solite banalità, s'immagini me quanto posso essere stanca di leggerne.
Mentre ascoltavo la rassegna stampa stamane, alle parole del suo editoriale mi sono detta: due righe di commento le devo scrivere. Senza entrare nel merito della giustezza della manovra finanziaria in questione o nel dettaglio tecnico di alternative possibili, né tanto meno esprimere un giudizio sulla coalizione al governo, mi limito ad alcune osservazioni su quanto da lei affermato con tanta veemenza. Concordo sul fatto che sia necessario saperne di aritmetica per far quadrare i conti e non determinare ulteriori debiti a babbo morto, caratteristica questa che peraltro pare congenita al nostro sistema, e che sia riprovevole fare promesse per raccattare voti, ma lo è altrettanto ragionare per generalizzazioni. Affermare che i destinatari dell'erroneamente definito reddito di cittadinanza siano tutti lavoratori in nero o fannulloni è offensivo. Ritengo, certo, che sarebbero altri gli incentivi da promuovere per far funzionare le cose ma penso che il riconoscimento delle oggettive difficoltà in cui versa un numero crescente di persone sia doveroso. Le faccio un esempio. Lavoro da 32 anni in una realtà urbana tale che mi ritrovo con una decina scarsa di anni di contributi e sempre con retribuzioni molto al di sotto di ciò che si può definire dignitoso. Non si è trattato di connivenza per convenienza ma di impossibilità di scelta. Di necessità di sopravvivenza. Ha presente? No, ovviamente.
I poveri sono facilmente sostituibili. All'inizio dell'anno in corso un problema di salute mi ha reso impossibilitata a lavorare e ciò alla vigilia di un nuovo rapporto di lavoro, fortunatamente quanto inaspettatamente in regola, per cui sono mi sono ritrovata senza la minima copertura a dover sopravvivere senza avere entrate. Il problema iniziale di salute è ancora in essere e ad esso se ne sono aggiunti altri. Per la prima volta in vita mia sono dovuta ricorrere a prestiti da amici. Debiti che dubito potrò onorare. Ora, le chiedo, ha mai letto Jack London? “Il popolo dell'abisso”? Di quella faccenda dell'imbuto? Che basta un accidenti fisico, che se non si hanno le spalle coperte, si è inesorabilmente destinati a scivolare giù per il suo collo? E se anche si riesce a fare qualcosa, nella migliore delle ipotesi, si sale di metro e si scende di due in un irreversibile moto di discesa? Ecco, succede questo, nella vita reale anche nell'anno del Signore 2018. Dopo una vita di lavoro, ritrovarsi in una simile condizione, poco più che cinquantenne, quindi in una finestra generazionale non ideale per la maggior parte delle candidature lavorative disponibili, uno come si deve sentire? Un fannullone, forse? A mio parere dare del denaro per evitare che tante persone finiscano a dormire in auto, è moralmente giusto e economicamente lungimirante, perché si eviterebbe un maggior peso futuro sul sistema sociale da parte di una platea di incapienti sempre più numerosa. A meno che non si decida per un'eliminazione fisica degli stessi. Risultato che si può facilmente ottenere facendo finta di nulla il più a lungo possibile, solo che bisognerebbe poi gestire l'effetto collaterale di disordini, disturbo della quiete pubblica, derive violente. Insomma, un cane che si morde la coda. Lei veramente crede che una persona come me, e siamo tantissimi, possa essere fiera di dover aver bisogno di un redditto “regalato”? Anche se poi regalato virgola. Sarebbe il corrispettivo a risarcimento di danni causati dall'incapacità di tutti i governi che ho conosciuto di contrastare le inefficienze burocratiche e legislative, il lavoro irregolare, il clientelismo, la corruzione, l'omertà. Sa quanto avrei preferito riuscire a pagarmeli anche da sola i contributi? Ho scritto della mia fascia d'età ma è sottinteso che il discorso vale per tutti. Bisognerebbe poter valutare non in base ad essa ma caso per caso ogni singola situazione. Riconosco che non sarebbe realizzabile ma, per favore, evitiamo di categorizzare con superficialità, offendendo il prossimo. La ringrazio per l'attenzione.
14 DICEMBRE 2018 ORE 8.00
giovedì 6 dicembre 2018
lunedì 26 novembre 2018
ULTIMI
(La Vita Felice edizioni)
mercoledì 14 novembre 2018
DIALOGO IMPOSSIBILE
Incontro una certa difficoltà a rispondere ai commenti di alcune persone per nulla disponibili al confronto, arroccate rabbiosamente e con superbia sulle proprie convinzioni. Persone a tal punto imprigionate nella bolla informativa che hanno creato intorno a sé (problema questo che, chi più chi meno, riguarda tutti, non lo nego), da saper solo più tacciare di stupidità chi ancora esercita il dubbio e considerare falso tutto ciò che non capiscono o che non rientra nella propria interpretazione del mondo. Convinte che se un'idea non appartiene alla propria sfera soggettiva di pensiero ma è condivisa da molti, essa diventi automaticamente oggettiva, in questo modo rinsaldando le credenze reciproche in una spirale che si autoalimenta finché non resta altra scelta che credere a ciò cui credono tutti. Intendendo per tutti, coloro che rientrano nella propria sfera di contatti. Persone spesso prive di un minimo di substrato culturale degno di questo nome, ma colme di aggressività e, fondamentalmente, di paura. Perché è indubbiamente molto difficile e spaventa credere che la nostra nazione, il nostro dio, i nostri valori, la nostra storia, la nostra struttura sociale possano essere mere narrazioni fatte della stessa pasta di quelle altrui. Solo che, alla fine, cedendo alla difficoltà e alla paura, si perdono le capacità analitica e sintetica utili a trovare un senso al di là delle apparenze. Persone che irridono chi legge libri e si documenta con il maggior scrupolo possibile perché tutte le fonti sono corrotte e non vi sarebbe modo di farsi un'idea quantomeno decente di come stanno le cose. A meno che non si tratti della loro. E che negano realtà tangibili senza aver mai mosso il deretano per andare a verificare di persona. Un dogmatismo intransigente altrettanto pericoloso che il nemico che essi vogliono combattere. E che toglie valore persino ad alcune considerazioni interessanti su cui varrebbe la pena dibattere e per le quali far fronte comune. Ciò è triste, grave, e preoccupante.
A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l'Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso Paese.
È questa l'origine del "nazionalismo". Inoltre gli unici che possono fornire un'identità di nazione sono i nemici. Così alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia.
Umbero Eco
Novembre 2018
lunedì 12 novembre 2018
MONDO SOMMERSO
Non dei cadaveri in fondo al mare, di un altro mondo sommerso voglio scrivere, altrettanto affollato. Ieri ho dedicato l'intera giornata scegliendo un tema tra i tanti e immergendomi nella rete per valutare la portata di questo movimento di “liberi pensatori”. Quale modo migliore di descriverne gli abitanti se non attraverso le loro stesse parole?
(dopo una doverosa scrematura per eliminare espressioni violente e volgari, riporto fedelmente, inclusi errori eventuali)
- Ci stupiamo perché quella, che stiamo vivendo è una deportazione di massa, di esseri umani usati come soldati inconsapevoli per un'invasione degli Stati sovrani del mondo occidentale.
- Tutti i video e i filmati che ci propinano sono manipolati o del tutto fasulli.
- Non esistono centri di tortura in Libia. È tutto virtuale. Come fanno a crederci?
- Le politiche nazionaliste, ora sono forse l'ultimo baluardo dei valori.
- A Malta gli danno barche, benzina e bussole perché lì ce un centro di controllo del sistema
- Gli immigrati sono strumenti per mettere a tacere la nostra opposizione al progetto dei mondialisti.
- ll recente maltempo nel Nostro Paese è il risultato dell'utilizzo di una “bomba” meteo sull'Italia ribelle all'Europa.
- La guerra metereologica è in atto da molti decenni. La maggior parte della gente crede davvero che questi fenomeni siano dovuti al cambiamento climatico...
- I mondialisti satanisti causano terremoti e ogni altra calamità che definiamo “naturale”
- Per grandi eventi come la creazione dell'EU di anni ne hanno impiegati 300.Una domanda interessante potrebbe essere: quanto vivono esseri che fanno progetti anche (almeno) trecentennali?
- Loro sono loro e noi non siamo un cazzo
- Ormai viene tacciato di fascismo che rivuole la sovranita'nazionale come ultimo baluardo di una vera, significativa democrazia, conto il totalitarismo EU.
- Salvini ha fermato una nave e questo ci è costato Genova (!)
-
Tanto, a girarla come si vuole, chi nasce disgraziato, disgraziato ci
muore
- Viene altresì tacciato nello stesso modo chi esprime
idee non allineate con quelle della massa massificata.
- Chi c'è a monte di questo fenomeno non e' umano ma sfrutta i sentimenti umani per il proprio tornaconto.
- È l'elite mondialista che ha dichiarato guerra agli Stati
- La migrazione di massa in centro America è una messinscena mediatica
-
- Ormai è troppo tardi, l'avevamo predetto. Prepariamoci. L'ora è prossima.
Su un'affermazione concordo: che per quelli che se la passano peggio la situazione è e resta invariata.
Quanto alla conclusione, grosso modo è quello che penso ma partendo da presupposti diversi.
Novembre 2018
P.S. A distanza di tempo, e di altre analoghe immersioni, debbo ammettere due cose. La prima è che la cacofonia social è utile al sistema (ahimè, come altrimenti chiamare l’insieme degli amministratori del mondo visto il modus operandi) affinché anche le voci valide dell’uomo ‘comune’ vengano sommerse dal rumore e non riescano a farsi sentire. La seconda è che alcune considerazioni e alcuni dubbi, sicuramente male espressi, non supportati da argomentazione, e condizionati dal venefico intruglio tra pensiero mainstream e complottismo - termine che ormai ha preso la deriva che ha preso -, sono la manifestazione di una percezione diffusa che le cose non sono come dovrebbero essere e che c’è molto marcio in Danimarca.
BORSA
Sono una brava persona perché faccio shopping.
Lo shopping fa bene al mondo.
domenica 11 novembre 2018
IL TEMPO DELLA DISTRAZIONE
Il tempo della distrazione è finito. Ed è finito da un pezzo. Ad accampare scuse per la propria cecità non si fa bella figura, più dignitoso affermare di fregarsene. Tutto avviene sotto i nostri occhi. Ma è ancora corretto parlare di distrazione? Il sospetto di un deficit neuronale acquisito, a questo punto, è da prendersi in considerazione. Come se una buona parte del genere umano fosse stordita da una sindrome di sospensione dell'incredulità e di incapacità di percezione e quindi fosse divenuta disfunzionale.
L'umanità si sta auto infliggendo atti di barbarie senza soluzione di continuità: soprusi, degrado, saccheggi, crudeltà. Questa sarà l'eredità che avremo voluto lasciare.
Rifiutate il cinismo, mi vien da dire, rifiutate la paura, rifiutate la connivenza. Chi ancora riesce a riconoscerli.
Infatti l'ignoranza e il caotico e rumoroso silenzio che ci circondano sono il prezzo da pagare per la sicurezza del nostro stile di vita. Siamo gli schiavi moderni: inconsapevoli e beati. Perché, in fondo, nella nostra quotidianità, aggrappati all'inviolabilità delle nostre quattro cose, tutti i benefit che ci vengono elargiti ci paiono luminosi.
Una società cui manchi la libertà di parola, anzi una in cui non si percepisca la necessità di averla questa libertà e in cui il senso delle stesse parole non venga più compreso, è un luogo buio e profondo. Quando a tale buio ci si abitua allora, ecco, qualsiasi cosa priva di valore ma vagamente luminescente ci può essere propinata come alternativa alla luce.
Siamo individui singoli cui alla fin fine poco importa dell'altro perché con estrema difficoltà riusciamo a metterci nei suoi panni. Siamo tutti inesorabilmente e ontologicamente legati alla nostra individuale esistenza. Ma quando l'esistenza di uno è costruita sulla miseria di un altro, come si può affermare di essere in buona fede? Non vedere, a questo punto della storia umana, credo sia una colpa. Ma dai più viene chiesto: cosa c'è da vedere? Lo schermo dei nostri devices è una ripetizione modulare tascabile della parete della caverna di Platone. Il flusso ininterrotto di tragedie un efficace anestetico.
E mi chiedo, come può una società che nega i fatti, che ignora, manipola, o nasconde le informazioni, ed elude le responsabilità, rinnovarsi? Su quali basi può poggiare senza una coscienza etica? Come può senza una vera conoscenza? Quella umile che sa di non sapere e brama di comprendere.
Al mondo nulla è più degno della difesa del valore della vita. E, in linea di principio, non ci sono persone che possano concedere diritti agli altri. I diritti in quanto tali appartengono già a ogni essere vivente, e invocarli non solo è umiliante ma quasi un paradosso. Né per la giustizia, intesa come equità e non come giustezza, è necessario cercare ragioni, perché essa è una ragione in sé. Però, visto il contesto, il continuare a trovare scusanti per la propria condotta indifferente, e l'addurre cause sociali, storiche, politiche, economiche per il “problema” dei diritti umani, non sono altro che forme di indulgenza verso un'ignoranza e un'ingiustizia crescenti. Un'ignoranza attiva molto pericolosa che si crede intelligenza perché per la prima volta nella storia può esprimersi sempre e comunque e che si permette di considerare non vero ciò che non capisce. E di urlare insulti contro chi cerca di andare a fondo delle cose ed è costretto ad argomentare in modo complesso ciò che di fatto è complesso. Negando ogni possibilità di confronto perché non in grado di sostenerlo, mancando basi culturali e abitudine all'analisi.
Il risultato, quindi, sono idee immobili che prosperano e arrestano il progresso reale, perché è più agevole far disimparare a pochi che insegnare daccapo a molti. Concetti girati e rigirati dalla giostra dei media, infusi di significati interscambiabili in funzione della convenienza del momento qualunque essa sia. Democrazia, rivoluzione, sviluppo, crescita, sicurezza, integrazione, modernità...
Ricordiamo che senza i nomi giusti le cose non sono più le stesse e alcune cessano di esistere E che se nessuno vede, le notizie spariscono, i fatti spariscono, e i problemi sembrano risolti. E si diventa irrimediabilmente ciechi. Resta solo rabbia invidiosa da vomitare su chi ancora vede sperando che siano sempre meno.
venerdì 9 novembre 2018
MIGRANTI E INTEGRAZIONE
Oggi ho incontrato Raja, un uomo indiano che conobbi anni fa mentre mendicava all'entrata di un supermercato. Ci siamo intrattenuti una decina di minuti a chiacchierare. Mi ha raccontato che in India si è separato dalla moglie* e che ora vive a Sanremo con i suoi due figli di sedici e diciotto anni. Vive con loro in una piccola roulotte all'interno di un campeggio. In cambio dell'alloggio esegue lavoretti di manutenzione. Per il resto fa qualche giornata qua e là. Ci siamo ritrovati a parlare di politica e lui ha detto di essere preoccupato per i movimenti migratori. Affermazione legittima ma sono rimasta molto sorpresa a sentirne le motivazioni.
Riporto alcune sue frasi:
“ I migranti Siriani ad esempio sono ricchi perché sono ricchi e anche quelli africani lo sono, perché gli danno un sacco di soldi per venire in Italia. Non hanno bisogno veramente, hanno rotoli di soldi. È solo un piano per invadere l'Italia. È la mafia africana dei barconi che vuole diventare sempre più ricca. Anche la mafia italiana. Non sono contento di questa situazione. È tutto finto.”
Ho ribattuto parlando ad esempio dello Yemen, poi di donne gravide che affrontano il mare, di desertificazione, di conflitti per le risorse idriche, delle reali percentuali di spostamento e della varietà di destinazioni, del diritto a migrare e di quello a non (dover) migrare, di guerra, di fame. Mi osservava con aria perplessa mentre consideravo quanto fosse surreale essere io anziché lui a perorare una causa che ritenevo fosse anche la sua. Ripensando all'evidente miglioramento del suo italiano, dovuto, a suo dire, all'ascolto dei notiziari e alle chiacchiere per strada, deduco che le sue convinzioni siano l'esito di un'integrazione perversa. E constato l'efficacia di certa propaganda rivolta capillarmente soprattutto ai ceti medio bassi.
*Ho un'idea abbastanza precisa della condizione femminile in India, ma ho evitato di approfondire l'argomento chiedendogli del suo caso personale, perché sarebbe stato fuori luogo e ho rimandato alla prossima occasione.
2018
ULTIMI DUE LIBRI LETTI
mercoledì 31 ottobre 2018
RC AUTO, GENERALI, BERSANI, TRASPARENZA
giovedì 11 ottobre 2018
AI - INTELLIGENZA ARTIFICIALE - (1)
Ieri ho partecipato a una giornata di studio, nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Torino, riguardante l'intelligenza artificiale: "Intelligenza Artificiale. Una realtà tra sogno e magia". Un argomento che seguo da anni e su cui cerco di mantenermi aggiornata. Pur avendo, o forse proprio per questo, una formazione umanistica, amo la scienza e l'innovazione tecnologica nella misura in cui possono migliorare la vita sia individuale che collettiva nonché le condizioni dell'ambiente. E mi interessano in gran misura le implicazioni filosofiche, etiche e, non ultime, legali della questione.
Si sono succeduti vari relatori e, al termine, è seguita una tavola rotonda con studenti dei corsi di Laurea in Informatica e del Politecnico. Si è rimasti sul generale, alla fine si è parlato più che altro dell'Internet delle cose, cioè della tecnologia che permette prestazioni performanti grazie all'estensione della connessione internet a oggetti e luoghi, quindi non propriamente di intelligenza artificiale. Una trattazione direi dA primo approccio, nulla che non sapessi già, per cui il mio desiderio di apprendere qualcosa di novo è stato in parte deluso. Dico in parte perché si è trattato comunque di un'occasione di incontro e perché al termine ho avuto modo di scambiare opinioni con alcuni uditori.
Tra essi una psichiatra che, durante il dibattito e di fronte all'entusiasmo acritico e eccessivamente specialistico degli studenti, ha fatto riferimento alle patologie legate all'utilizzo compulsivo di schermi come unico tramite con il mondo. Patologie da anni ormai contemplate nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell'APA Associazione Psichiatria Americana). Forse la dottoressa è uscita un po' dal tema della discussione ma ciò è servito a evidenziare come le nuove generazioni, capaci e brillanti, difettino di una visione d'insieme, come siano incapaci di guardare dall'alto. Si sono mostrati increduli all'idea che possano esistere simili patologie e non avevano mai fatto caso al fatto che nei rapporti virtuali non si utilizzino alcuni sensi, quali olfatto e tatto, e che possano esserci mutazioni posturali, indebolimento muscolare, abbassamento della vista. Sanno cos'è la linguistica computazionale ma hanno difficoltà a dare una definizione esaustiva di linguaggio. Sono fieri di quella che viene chiamata Quarta Rivoluzione Industriale, Industria 4.0, ma mi chiedo se sappiano cos'è la Terza Rivoluzione Industriale. A questo proposito sono costretta ad ammettere che la definizione che ne do io non corrisponde esattamente a quella che si trova online, intendendola infatti io nell'accezione rifkiniana¹, se mi passate il termine.
A un certo punto è intervenuta dal pubblico Silvia Rosa Brusin, la nota conduttrice di TG Leonardo. Sottolineando la diretta proporzionalità tra la massima prestazione di un'applicazione e la quantità di dati necessari, e cioè più vuoi che funzioni più dati ci devi mettere, ha sollevato la questione della necessità di legiferare in materia senza regalare la totalità dei nostri dati sensibili² privi del benché minimo controllo sull'uso che ne verrà fatto. Anche in questo caso un misto di imbarazzo, forse maggiore vista la notorietà dell'interlocutrice, e di sufficienza, come a dire: sono in là con gli anni, non sono al passo con i tempi, non vedono le potenzialità, hanno paure irrazionali. Di fatto non hanno risposto se non in modo evasivo.
Ho preso parola anch'io chiedendo se ritenevano del tutto fuori luogo discutere di un'etica per le “macchine” visti e considerati gli obiettivi assai concreti dei movimenti transumanisti e postumanisti. Hanno tergiversato qualche secondo e sono passati ad altro senza rispondere. Evidente il fatto che non sapessero di cosa stavo parlando. Spero che qualcuno mosso da curiosità sia andato a documentarsi.
Ammiro la loro dedizione, la fiducia che hanno nel progresso, la capacità di destreggiarsi agevolmente in ambiti tanto complessi ma io non voglio una futura generazione di tecnici abilissimi, ma una di uomini capaci, riflessivi, lungimiranti, in grado di tenere le redini, non solo di oliare i mozzi delle ruote. Perdonate ragazzi, la mia è una generazione di mezzo. Tra i libri e la rete. Forse non riesco a spiegarmi perché ormai abbiamo linguaggi diversi ma concedete a me, alla psichiatra, alla signora Brusin, di ritenerci a buon diritto un amalgama felice di conoscenze. Persone capaci di vedere verso entrambe le sponde e formulare una visione d'insieme, una sintesi altrimenti preclusa.
Dovrebbe essere obbligatorio, nelle facoltà scientifiche, almeno lo studio della filosofia e della geografia sociale ma, vista la recente abolizione del tema di storia dagli esami di Maturità, la vedo dura. Si vuole eliminare dalle menti la capacità di contestualizzare e ciò è di una gravità senza precedenti alla luce della rapidità con cui tutto si sta evolvendo.
Altrettanto grave è che i relatori, per tutto il tempo di questo dibattito innescato dall'uditorio, abbiano lasciato la palla ai giovani e siano rimasti muti.
Da menzionare, tra le cose sentite, il riferimento fatto da un relatore all'industria dell'etichettatura: il lavoro nascosto e sottopagato dei data- tagger.
Per il resto me ne sono andata via con un senso di perplessità e, credo legittima, preoccupazione.
Stamane, leggendo un articolo sull'argomento, ho trovato questa frase: “la densità delle persone è proporzionale alla densità dei dati.”. Non so spiegarlo in poche parole ma io la frase l'avrei detta almeno alla rovescia. Pensateci.
Ottobre 2018
¹ Alla luce di quanto viene realizzato dei dettami della TRI (terza rivoluzione industriale illustrata da J.Rifkin), faccio un passo indietro e mi dissocio. Il pensiero di partenza era buono, la messa in pratica deludente.
² Riguardo la cessione dei dati, vi invito a dedicare un’ora del vostro tempo alla visione de “Terms and Conditions May Apply” - https://peertube.uno/w/7Q4S1t7dFr41qHQMcMYAAh
giovedì 4 ottobre 2018
L'EUROPA NON FUNZIONA?
mercoledì 3 ottobre 2018
DECRETO LEGGE SU IMMIGRAZIONE E SICUREZZA
martedì 2 ottobre 2018
UN DUBBIO
Lasciando fuori qualsiasi considerazione politica in merito, questa notte seguendo la rassegna stampa relativa alle reazioni dell'Unione Europea, alle variazioni dello spread, e ai commenti generali, riguardo la manovra economica italiana, con Tria che abbandona l'Ecofin (che sarebbe il Consiglio dell'Unione Europea quando è formato dai ministri delle Finanze dei Paesi membri), mi sono chiesta: Ma non è che critiche e condanne ci sarebbero state comunque? E cioè non a causa dell'errore "oggettivo" di una scelta economico finanziaria ma banalmente perché non in sintonia con l'imperativo ideologico imperante di crescita? Non so perché la mia attenzione si è focalizzata sull'accusa di Bruxelles: è tutto fuori dalle regole. Anche una proposta ineccepibile sarebbe stata liquidata malamente se fuori dalle regole? A questo punto della storia contemporanea il dubbio è legittimo.




