domenica 29 gennaio 2017
ASCOLTANDO SEPULVEDA A FAHRENHEIT
sabato 28 gennaio 2017
MIGRANTI, EMERGENZA FREDDO
Un freddo eccezionale e subito escono alcuni articoli sui migranti bloccati dal filo spinato nei Balcani, sulle pessime condizioni di molti centri di prima accoglienza, sul rischio che, tra codesti disperati, vecchi, bambini, e malati non supereranno l'inverno. Ci sarebbero anche i barboni, le cui fila sono rimpinguate dai nuovi poveri, ma al momento tira più il migrante. Terremotati a parte.
Un po' di indignazione, qualche raccolta di indumenti pesanti, poi, salvo ulteriori avvenimenti forieri di audience, ognuno può tornare alle proprie occupazioni. Chi a distrarsi, chi a morire di freddo.
2017
venerdì 27 gennaio 2017
RIFLESSIONI NOTTURNE SULLA DEMOCRAZIA
“I nomi collettivi servono a fare confusione. Popolo, pubblico… Un bel giorno ti accorgi che siamo noi; invece credevi che fossero gli altri.”
Ennio Flaiano
La democrazia rappresentativa è il meglio che siamo riusciti a mettere insieme, purtroppo però l’opinione prevalente non ha necessariamente maggior valore. Ritorna il dubbio, da molti ponderato nel corso della storia, se le democrazie siano in grado di sopravvivere all'espressione della volontà della maggioranza.
Mai come in questi giorni si dibatte sulla questione. Il referendum britannico, l’elezione di Trump, l’ascesa dei movimenti populisti, il recente referendum nostrano, tutto si presta ad avvalorare la tesi che il suffragio universale non sia quella gran pensata.
A mio parere le manifestazioni più preoccupanti sono altre, meno plateali, quotidiane, di sonnolenta omologazione e perdita di pensiero critico, di cecità e presuntuoso non ascolto.
Allo stesso tempo però credo che questo sistematico svilire gli esiti delle consultazioni popolari, l’instillare la convinzione che quello che pensa la gente non sia giusto, perché la gente, poverina (!), è inconsapevole, manipolata, costretta da bisogni e paure, ecco, credo che questa cassa di risonanza sia utile a chi voglia confondere tra le tante anche le voci giuste e ben consapevoli, quelle che si levano a reclamare giustizia, che si levano a proporre strade alternative, che si levano a denunciare, a gridare verità.
E funziona, infatti queste voci non vengono udite se non per brevi lassi di tempo, e vengono solo udite, non comprese, altrimenti certe cose non verrebbero dimenticate, non verrebbero rimosse. Non si continuerebbe a vivere accettando di credere a questa narrazione del progresso con sotto agli occhi le prove del contrario. Ogni narrazione comporta una responsabilità da parte del narrante (e di colui che eventualmente è il committente della narrazione) ma anche da parte di coloro che la odono, soprattutto se ne sottoscrivono, con una fruizione passiva, l’autenticità anche laddove non ci fosse.
È in atto da un pezzo una immensa opera di denigrazione, di calunnia, di offesa nei confronti del pensiero critico e quindi libero. Si è fatto in modo di rendere cerebrolesa una gran parte della popolazione terrestre, le si è data la possibilità di mettersi in mostra ed esprimersi full time, poi, ora, di fronte all'evidente livello di mediocrità, mentre si rivendica la necessità di restituire a una élite competente la gestione di tutto quanto, si possono tacciare di superficialità anche le voci serie. Le si confonde, le si mescola, le si denigra o deride, facendo perdere ad esse la forza dirompente che potrebbero avere.
Da chi, poi, dovrebbe essere rappresentata questa élite? Dagli intellettuali che rimarcano ovvietà nelle loro analisi a fatti avvenuti? Dall'oligarchia economica e finanziaria? Da tecnici in ogni settore?
Che valore hanno le riflessioni, i moniti, le parole, i suggerimenti, gli studi e l’impegno di quanti hanno previsto? Che valore le proposte lungimiranti ed eque, a tal punto rivoluzionarie nella loro assennatezza da spaventare chi preferisce che tutto cambi purché nulla cambi?
Cassandre indegne persino di riconoscimento a posteriori? A quanto pare.
Vorrei un governo mondiale composto da precursori illuminati, visionari onesti, rivoluzionari rispettosi, sognatori responsabili, inventori altruisti. E in giro per il mondo di persone simili, come ce ne sono state, continuano ad essercene. Ma non siamo tutti così, dobbiamo accettarlo. Abbiamo tutti diritto a dire la nostra ma non tutti siamo in grado di sostenere la responsabilità che l'applicazione di una persona un voto comporta appunto per ognuno di noi. Non possiamo esprimere una volontà solo in base all'emozione, al bisogno, all'educazione ricevuta, al contesto particolare in cui viviamo, alle difficoltà o meno che dobbiamo affrontare. Le difficoltà vanno dette, denunciate, proclamate, e in ultimo risolte, ma è arduo riuscire a levarsi al di sopra di esse ed esprimere una scelta equa e non condizionata. Ovviamente, nella mia visione, temo, utopica, gli illuminati onesti e lungimiranti di cui sopra saranno essi a vederle le difficoltà tutte e ad adoperarsi perché si riducano fino a scomparire.
Visto che oggi è il giorno della memoria, mi viene in mente che Primo Levi diceva che se comprendere le cose è praticamente impossibile, impegnarsi a conoscerle è un imperativo non negoziabile. Farlo però implica l'avere a disposizione una quantità non indifferente di tempo, inteso come spazio mentale. Senza di esso non ci può essere pensiero critico, senza pensiero critico non ci può essere scelta consapevole, senza scelta consapevole non ci può essere responsabilità, senza responsabilità non ci può essere potere, neanche quello limitato all'apposizione di una crocetta.
Avete presente, ad esempio, quando, a distanza di tempo, il coinvolgimento emotivo ormai scemato, si scoprono verità (nella limitata nostra storia nazionale gli esempi abbondano)? Ci si indigna e poi si volta pagina. Ne abbiamo voltate mai tante di pagine noi esseri umani per poter sopravvivere, che ora le verità possono essere scoperte quasi in tempo reale che non riusciamo a restare sul pezzo per più di un paio di giorni. Alcuni certo sì, la maggioranza delle persone però no. Non è una colpa, è che non ce la si può fare. Serve un’intima motivazione, serve determinazione, serve appunto tempo/spazio, e anche una buona dose di masochismo.
Come in mezzo al mare. Hai voglia a dare bracciate. A volte abbandonarsi alla corrente è l’unica salvezza.
Questo per dire che non tutti possono esprimersi sulla gestione della nostra vita comune ma visto che, al momento, principi illuminati, guide votate al bene comune, non ne esistono, la questione si fa decisamente spinosa.
Quindi manteniamo alta la guardia, rifiutiamo superficialità, generalizzazioni, tutto ciò che oggi va sotto la comune etichetta di populismo ma imponiamoci di imparare a dare potere, non voglio dire a chi (uno, pochi, tanti, tutti, che siano, sinceramente non m'importa) ma semplicemente a ciò che lo merita. Per dirla con le parole del grande Italo Calvino…
…
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(Italo
Calvino, Le città invisibili)
giovedì 26 gennaio 2017
LUTTI
Esiste un ragionevole numero di lutti raggiunto il quale si può pretendere semplice, puro e rigenerante silenzio attorno a sé, senza che ciò venga considerato, al giro, misantropia, depressione, presunzione, autolesionismo?
2017
LA SCADENZA DELLA VITA
Morire è necessario, è necessario alla vita.
Ma quand’è che bisogna morire?
L’unica risposta che mi viene in mente è che se, arrivati a un certo punto, non si è ancora fatto qualcosa di buono (buono in senso stretto), allora un momento vale l’altro.
Non si può continuare a procrastinare e pensare di farla franca.
DIGRESSIONI
martedì 17 gennaio 2017
TRA LE COSE BELLE CHE HO VISTO
Il sole che sorge sul mare
La nascita di un puledro
Gli anelli di Saturno
I disegni degli storni
Il nuoto delle balenottere
Il cielo dell’Africa equatoriale
La luce del tardo pomeriggio nel giardino di Liliane
Lo sguardo di un daino nel bosco
La piazza del Duomo di Ortigia
La via lattea dai pascoli di Villatalla
I dipinti di van Dyck
Un uomo che osservava i banchi di un mercatino
La Paolina Borghese del Canova
La libreria Lello & Irmão a Oporto
Tra filari di vite la neve illuminata dalla luna
lunedì 16 gennaio 2017
SALVATORE ARANZULLA
sabato 14 gennaio 2017
ARCHIVIARE I SOGNI
Ho letto il pezzo di Marco Filoni sul lavoro di Bert Kaplan, la cui storia di aspirante archiviatore di sogni è raccontata nel libro di Rebecca Lemov “Database of dreams” (University Press).
Al suo buon articolo vorrei aggiungere che sarebbe però bellissimo poter realmente registrare su supporto i propri sogni. Con una pendrive da infilare da qualche parte sulla fronte come la bella Stefania Rocca in Nirvana. Dico sempre che quello sì che sarebbe un device che pagherei qualsiasi cifra, certa che sbancherei i botteghini proiettando sul grande schermo le mie avventure oniriche. Ritorno economico a parte, è un vero peccato che di questa realtà così intensa, profonda, odorosa, e variopinta, che è parte integrante della nostra vita, possiamo conservare solo brandelli.
domenica 8 gennaio 2017
COS’È UN OGM?
Che senso ha la recente diatriba sugli ogm (organismi geneticamente modificati), con le aziende che premono affinché le nuove varietà vegetali ottenute modificando il dna senza introduzione di materiale esterno non vengano definite appunto ogm? In molti Paesi infatti, in assenza di tale introduzione, si commercializzano senza problemi nuove varietà a prescindere dalle tecniche con cui sono state ottenute, mentre in Europa viene definito ogm ogni organismo le cui modificazioni non sono spontanee e dovute alle ricombinazioni che avvengono in natura ma appunto indotte dall’intervento umano sul dna. Io credo che le parole abbiano un significato e che una modifica sul dna anche senza l’introduzione di materiale genetico esterno determini la nascita di un organismo geneticamente modificato, quindi come tale deve essere definito. Perché abbiamo paura di chiamare le cose con il loro nome? Nel caso specifico sicuramente perché la dicitura ogm vale un marchio di infamia e comprometterebbe l’accettazione sociale e quindi commerciale, ma se è ogm è ogm.
Altro è entrare nel merito della questione ed essere favorevoli o meno a tali procedure. Certamente le nuove tecniche, non più da film dell’orrore come agli esordi, devono ricondurre alla riflessione tutti quanti e, a parte le modifiche a favore di una crescente resistenza a pesticidi e anticrittogamici*, la maggior parte delle altre, vista la condizione generale del pianeta, ad esempio i problemi idrici, sono da valutarsi con estremo interesse studiandoci sopra.
*Ricordando che inizialmente raccontavano che le modificazioni genetiche servivano per rendere le colture resistenti autonomamente a parassiti, siccità, e chi più ne ha più ne metta, e che in tal modo si sarebbe ridotto drasticamente l’impiego di sostanze nocive, di fatto poi le si è rese più che altro resistenti a pesticidi ed erbicidi, per cui ci si può dar dentro senza tema. Una caratteristica, questa della resistenza alle sostanze chimiche che si vuole approvata e adeguatamente finanziata non solo per poter vendere maggiori quantità di veleni, come di fatto accade in barba alle promesse, ma anche perché potrebbe risultare molto utile in relazione all’aumento di tossicità degli habitat. Terre, acque di superficie, falde, pioggia, a tal misura infetti da poter a breve, se non vi sarà una reale rivoluzione mentale, mettere a rischio prima l’agricoltura intensiva poi anche quella tradizionale sostenibile che non farà in tempo a riprendere lo spazio che le è stato vilmente e violentemente sottratto.
2017
giovedì 5 gennaio 2017
LETTERATURA CANADESE E CONSIDERAZIONI
Quando, inevitabilmente, penso al fallimento dei sogni che avevo, bambina e ragazza, mi sale una buona dose di sconforto. Sogni come promesse di quello che sarebbe stata la mia vita. Promesse che rinnoverei se non fosse che, nel frattempo, ho fatto pace con la realtà contingente.
Poi capita (e accadimenti analoghi, analoghi per l’esito che determinano, per fortuna, non sono rari) che decido di leggere con estrema attenzione il numero di fine anno di Internazionale, numero dedicato alla letteratura canadese, e resto colpita dai lavori di alcuni autori. Ne leggo le brevi biografie e sorrido. Mi si apre proprio il cuore. Sono più giovani di me, alcuni di poco, sette, otto anni, e sono riusciti a realizzare cose che avrei realizzato volentieri anch’io. Ci sono riusciti. Qualcuno ci riesce. Lo sconforto scompare. Scompare in un modo che corrisponde allo scoprire in me uno sguardo di madre. Un’attitudine da mariposa, da custode. Una bella scoperta.
Comunque, venendo ai contenuti di Internazionale, ho molto apprezzato il racconto “Gli ultimi nati” di Samuel Archibald, classe ’78, di cui mi sono appuntata di cercare una raccolta di racconti, e lo spirito del progetto fotografico “OH, Canada” di Naomi Harris, classe ’73. Mi ha incuriosito la scrittrice Leanne Betasamosake Simpson (di cui non ho trovato l'età), e commosso Sean Michaels, classe '82, con il racconto “L’altro festival”.
Maggio 2013