Nelle periferie urbane, in Italia,
palazzi su palazzi restano invenduti. Centinaia di migliaia di metri
cubi fuori mercato.
E si chiedono incentivi per
l’edilizia.
I grossi speculatori perché
guadagnano dal costruire ancor prima che dal vendere, per cui finché
possono ci provano, e finora ci riescono. Se c’è un settore dalla
spiccata connotazione clientelare e mafiosa è quello dell’edilizia.
Gli imprenditori medio piccoli, invece, perché sono inguaiati. Non
riescono a realizzare, come si dice, a rientrare degli investimenti,
non possono pagare dipendenti e materiale, e rischiano il fallimento.
Ammaliati dalla sirena della crescita ad oltranza¹, hanno pensato
soltanto a mettere su cemento con mattoni senza preoccuparsi di cosa
accade nel mondo. Indietro di almeno mezzo secolo rispetto alla
realtà, ora piangono, arrabbiati, disperati, stupiti che il
meccanismo si sia inceppato. E danno la colpa alle tasse che
spaventerebbero i potenziali acquirenti.
In Spagna, in alcune zone, vendono
gli appartamenti come al supermercato: se ne compri uno, il secondo
te lo regalano. Un andamento che muterà certamente, come nella
Teoria delle onde di Elliott, con ondate di corsa al mattone,
aggiustamenti, e di nuovo, inevitabile crisi. Ciclicamente. Ma questo
è un altro discorso.
Degli obiettivi della Terza
Rivoluzione Industriale*, che creerebbe migliaia di posti di lavoro²
nell’edilizia e darebbe il la a una non indifferente ripresa
economica, non frega niente a nessuno. Non se ne parla. Gli addetti
ai lavori non sanno di che si tratta. Eppure basterebbe studiare la
faccenda e mettersi d’accordo. Ma ci sono troppi interessi in
ballo. E poi chi me lo fa fare di fare le cose meglio, se a farle
alla vecchia maniera, i soldi in saccoccia me li metto comunque? Sono
sempre meno quelli che ce la fanno, ma sono evidentemente ancora
troppi.
Anche in questa mia città che amo,
Imperia, vedo gli esiti della medesima ingordigia mortifera. Come in
un microcosmo, si ripropongono le dinamiche che sono dell’intero
Paese. Che sono dell’uomo. Anzi di quest’uomo di passaggio.
Avido, presuntuoso e per nulla lungimirante.
Nel corso degli anni che ho
trascorso qui, da più persone e in ambienti diversi, ho
ripetutamente udito affermare che da queste parti ci sono due, tre
persone che fanno il bello e il cattivo tempo per quanto riguarda la
gestione del territorio. Vedi piani regolatori e concessioni
edilizie. Ne fanno i nomi con disinvoltura, ne dichiarano i legami
con le stanze del potere. Insomma pare che tutti sappiano qualcosa di
cui mai ho sentito o letto alcunché dagli organi di informazione. Né
so di procedimenti penali in corso.
Non sono di qui e non conosco
direttamente persone e fatti, per cui l’unica affermazione che
posso fare è che in venticinque anni ho visto Imperia diventare un
ricettacolo di cementi armati e non mi piace.
L’Italia è forse il Paese, in
Europa, con il maggior numero di proprietari di case. Spesso più
d’una. Il semplice buon senso dovrebbe evidenziare la stupidità
del continuare a costruire. Sarebbe ora di iniziare seriamente a
parlare di riconversione edilizia. Sarebbe ora di pretendere di
essere governati con intelligenza. Sarebbe ora che chi ha prove di
atti illeciti le mettesse sul tavolo.
¹Secondo Eurostat (giugno 2013) il
Pil della zona euro, dopo il quarto calo consecutivo, è in flessione
su base annua dell’1,1%. Rimando al post del 20 aprile “Economia”.
²Si perdono posti di lavoro al
ritmo di decine di migliaia in ogni Paese (in Italia ad esempio dal
2007 al 2012, 500.000 posti di lavoro persi nel manifatturiero). È
ovvio che bisogna crearne di nuovi.
Ottobre 2013
*AGGIORNAMENTO
(2024)
Con
il New Green Deal, ahimè, la dimostrazione di non aver capito nulla:
nell’edilizia, a parte assai discutibili cappotti termici e
direttive UE “Case green” per eliminare riscaldamento da
combustibili fossili entro il 2040 e stop agli incentivi per le
nuove caldaie a gas dal 2025, virando quindi, nella sostanza, al solo
elettrico, il nulla.
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