Un po’ d’indulgenza, suvvia, per quest’umanità latente.
Troppo impegnata a cercare di stare al mondo.
Dove il tempo? Dove l’energia per capirlo e amarlo il mondo?
E poi è sufficiente che qualcuno a noi vicino non ci comprenda, ci deluda, ci ferisca, o esca, in un modo o nell’altro, dalla nostra vita, che qualcosa non vada come avremmo voluto, che eccoci prostrati.
Ci sentiamo smarriti, insicuri, soli. Noi al centro dell’universo, e dell’universo ci dimentichiamo. Improvvisamente i problemi degli altri vengono sbattuti malamente in un angolo anche da chi li ha sempre avuti a cuore. Cediamo all’oblio e all’incoscienza, pur di non essere sopraffatti dal disincanto. Ci procuriamo diversivi e distrazioni. O cediamo al cinismo, ci abbarbichiamo su esso, conficcando le unghie nella pietra.
Ma, qualunque scelta compiamo, sbagliamo, ci allontaniamo sempre più dalla persona che credevamo di essere, e che potremmo forse ancora essere, tragicamente persuasi dell’inutilità di tutto. La ripetizione però può diventare una buona zattera.
Accanirsi dunque con dei naufraghi?
Che altro siamo?
Un po’ d’indulgenza…
Giugno 2013
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