Si
chiede a gran voce riparazione dei danni e torti subiti, ma prima
ancora e soprattutto si chiede vendetta. È l’unico diritto che ci
resta, tutti gli altri ci sono stati a poco a poco sottratti, a
questo non rinunceremo.
Ogni
nostro atto, che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no, implica un
danno o una sofferenza altrui. Ma il nostro immaginario etico ormai è
plasmato per prendere eventualmente in considerazione una
responsabilità individuale solo quando riteniamo che un determinato
atto sia la conseguenza di una precisa intenzione malevola. E noi non
siamo cattivi quindi non abbiamo responsabilità. Ci
infastidiscono molto, infatti,
le soluzioni che impongano di prestare attenzione alle nostre
mancanze, ai nostri difetti, alla nostra disattenzione. Che ci
chiedano di mettere in discussione il nostro stile di vita.
Se
manca il lavoro o se i servizi funzionano male, se lo stato non ha il
denaro¹
per far fronte alle necessità dei propri cittadini, è colpa dei
barconi* e
di quelli che ci stanno sopra. Riconoscere che le motivazioni reali
sono riconducibili ad altri ambiti, che il nemico sta in casa e siede
alla nostra tavola comporterebbe un’onestà e uno sforzo che
nessuno ha più voglia né forza di sostenere.
La
diaspora sempre più accentuata e irreversibile della popolazione
mondiale. L’interdipendenza planetaria. La
sovranità monetaria. L’economia
ancella della finanza. Ma chi ce lo fa
fare di pensare in questi termini? Bisogna già correre così tanto
per restare dove si è. Mettersi a ricercare le vere cause è roba da
sofisti. L’importante è mantenere l’integrità di se stessi e
dei propri beni. Tanto più se ci sono soluzioni preconfezionate e
colpevoli sotto vuoto e senza data di scadenza. Ci hanno sobbarcato
dell’onere di trovare da noi le soluzioni ai nostri problemi?
Bisogna individuare e punire dei colpevoli? Perché andare a cercarli
lontano? Questi addirittura ci arrivano in casa belli pronti ed
etichettati.
E
a chi ci dice che benessere, democrazia, libertà, e sicurezza o ci
saranno per tutti o non ci saranno più e che non esiste più un
dentro e un fuori e che siamo tutti insieme, rispondiamo all’unisono:
Andate
a farvi fottere!
Per
dirla con Platone, all’uomo piace essere imbrogliato. O, per usare
una locuzione francese imparata di recente, se laisser embobiner.
02/04/14
Tutti
i diritti riservati
*
Che poi la faccenda dei barconi non rappresenti solo una modalità di
fuga dalle proprie terre natie per approdare a futuri migliori direi
che è assodato. Non credo esista ormai più nulla o nessuno che
possa non essere considerato merce. Il modo di sfruttare
economicamente qualcosa o qualcuno lo si trova sempre. Che si tratti
di mafie, politici, “ imprenditori “ solitari o meno, individui
di sorta intraprendenti, ci sarà sempre chi sa trarre il massimo
profitto possibile da qualsiasi situazione. Profitto in senso di
denaro, visibilità, ritorno di favori, e via così.