"Vivi la Vita srl – Direttore Casting: Nando Moscariello ricerca Opinionisti Televisivi per una nota trasmissione di Canale 5 – Mediaset e per molte altre Produzioni Televisive nazionali. Ci rivolgiamo a persone spigliate, giovani e meno giovani, che vogliano cogliere l’occasione di parlare in prima persona dei valori, dei problemi e delle speranze, che costituiscono le fondamenta della società odierna. Chi fosse interessato ai provini, cogliendo l’occasione per vivere una costruttiva esperienza e farsi notare in Mediaset, percependo, inoltre, un interessante compenso, deve contattarci telefonicamente per prenotare la data, al …. Solo in alternativa, i candidati possono inviare una mail con tutti i dati per il ricontatto, a … "
sabato 30 novembre 2013
VIVI LA VITA
venerdì 29 novembre 2013
FITOPLANCTON
Un’estatica visione fluorescente.
giovedì 28 novembre 2013
VENEZUELA E FRULLATORI
Tutti i diritti riservati
GRECIA E SANITA'
sabato 23 novembre 2013
SARDEGNA E RETORICA
Valutazione del rischio idrogeologico. Visita dei ministri. Accertare le responsabilità. Invio di sms da 2 euro per aiutare la popolazione.
La prima nominata alla nausea a disastro avvenuto.
La seconda tanto dispendiosa quanto inutile.
Andrea Orlando ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (carriera politica da FGCI, PCI, PDS, DS, PD) - Maurizio Lupi, ministro infrastrutture (giornalismo, Comunione e Liberazione, e Fiera di Milano).
La terza retorica e offensiva, visto che, il passato insegna, resta lettera morta.
Il quarto tristemente sempre per il dopo e mai per proteggere le persone prima di un disastro.
La comunità scientifica, quella onesta e non prezzolata, è frustrata quanto Cassandra.
Perché ci si ostina a voler far gestire a politici ciò di cui non sanno niente? Non c'è nessuna colpa in questo ma a ognuno le proprie competenze. Per settori quali salute, ambiente, energia, al Parlamento dovrebbero sedere scienziati e studiosi, senza alcun legame con il potere ma con voce autorevole e voto determinante, eppure…
Nel frattempo che si continui a edificare nel letto dei corsi d'acqua, lungo gli argini, e a buttare cemento in mare! Perché si sa, la natura è crudele e a nulla varrebbero buon senso e lungimiranza.
Novembre 2013
Tutti i diritti riservati
mercoledì 20 novembre 2013
SPERANZA E SOCIETÀ
La nostra società, con tutte le contraddizioni e le derive inquietanti che la caratterizzano, prende forza da un fatto molto semplice e cioè che in teoria chiunque può arricchire e raggiungere una condizione migliore. Questo è il messaggio che passa quotidianamente. Una possibilità quindi, solo una possibilità e solo per alcuni, solo per una minima parte di individui certo, ma il sistema funziona. E molto bene.
Questo modello di società non sarà mai seriamente messo in discussione, né verrà compromesso o ripensato, per il semplice motivo che tutti sperano di rientrare nel novero dei privilegiati.
Gennaio 2014
lunedì 18 novembre 2013
LA MEDUSA SOCIALE
1
Tutti in riva come Bartelboom, come Palomar prima di lui, ma non come loro a guardare, anzi a cercare il confine tra terra e mare, a individuare l’onda perfetta, quella che senza indugi ci fa dire, ecco il confine netto e preciso, il confine definito e definibile. Tutti in riva, sotto un sole torrido, senza potersi bagnare, solo guardare il liquame che galleggia e, per non affrontare la realtà di un accumulo esponenziale cui, di stagione in stagione, ci abitueremo, si socializza e ci si ingegna in una caccia alle meduse, capri espiatori della nostra cecità. Individui che in altro contesto si ignorerebbero, qui e ora si scambiano consigli, opinioni, punti di vista. C’è chi indica e chi provvede. Col retino a “liberare” il mare da questi intrusi, da questi urticanti esseri sicuramente sgradevoli al contatto, in una sorta di trasposizione d’intenti. Un’azione per un’altra ormai impossibile.
2006
2
Libera spiaggia di ghiaia attento alle barche Francesco quali barche solo due piccoli gommoni da bimbo al di qua del frangiflutti attento alle onde lo sguardo si perde smarrito ma cos’è un onda tranquilla Giulia non ti porto nel mare se non vuoi anche il babbo sta vicino non vedi non s’allontana sta dove tocca mai più in là di due metri dalla riva guarda la signora si è portata il lavoro a maglia e quelli giocano a carte si son portati persino il tavolino sì ma non riesco a spostare l’asciugamano l’hanno bloccato con una gamba del tavolino Andrea Andrea non ti allontanare non andare in acqua che ci son le meduse l’hanno detto che ci sono guarda le ragazze coi retini che le tolgono e poi cosa ne fanno le fanno seccare così non ci fanno più male è proprio sporco il mare non si può più fare il bagno tranquilli son velenose le meduse e bruciano forte la pelle ti rimane il segno no il segno no allora è meglio che ti bagni solo un po’ per rinfrescarti ma hai visto lo smalto di questa tipa è verde proprio quel verde che ti dicevo che volevo il vestito certo che volevo leggere la rivista ma ci sono i suoi piedi mamma mamma cosa c’è non vedi che sto parlando su fa amicizia con qualche bambino ma mamma voglio fare un castello e non c’è sabbia per fare un castello prova a farlo con la ghiaia ma è tutta occupata dagli asciugamani allora fatti un bagno ma ci son le meduse ho paura allora va a prenderti un gelato che poi andiamo a fare la spesa ma domani torniamo certo che torniamo siamo in vacanza ma se ci sono ancora le meduse ma va’ sta’ tranquillo che le tolgono tutte.
2007
(brani
tratti da "Incontri" edizioni Philobiblon 2008
Tutti
i diritti riservati
Toccato piccole meduse con le dita
la testa
non i tentacoli
prima le nocche poi i polpastrelli
E’ una questione di desiderio
Tentacoli Polpastrelli.
2005
Silenziosi
muoiono esseri
iridescenti
rotondeggianti
violacei
nel buio di sbieco
luci dal molo
illuminano
ricoprono
sulla rena onde
piane portano
china li guardo
8 novembre 2013 ore 22.15 Spiaggia d'Oro Imperia
venerdì 8 novembre 2013
CORMORANI
Uno stormo di cormorani a buttarsi in picchiata nella chioma della palma all'altezza della mia finestra sul Parasio. Le sette di sera. Troppo buio per fotografarli. Un fracasso di ali e di foglie nel libeccio. Avanti e indietro nella frenesia di quello che pare un gioco, mi volano a un paio di metri dalle braccia protese.
Gennaio 2014
domenica 3 novembre 2013
LA FUGA
Parlare di etica e di diritti
Di rispetto dell’altro
Di lungimiranza e cura
Roba da ridere sguaiati e feroci
… dare il buon esempio…
Ma se neanche mettere paura serve
Nemmeno l’immaginare i propri figli e nipoti vivere in un mondo mefitico, malato, inquinato, privo di risorse, con scarse opportunità di lavoro, scorribande su popoli e terre, e persone che schiattano in ogni dove
Vivere il presente, vivere il momento, da profonda riflessione filosofica a spot pubblicitario
La fuga come regola, non vedo, non sento, non parlo, anzi no, mi riempio gli occhi di immagini, le orecchie di suoni e la bocca di parole, che nessuno dica che sono inerte, e riempio bene tutti gli orifizi, che non ci sia spazio per nulla, e se qualcuno mi coglie di sorpresa e mi indica oltre, mi guardo la punta delle scarpe o quella del naso. Al limite la punta del dito che indica
Voglio intrattenimento gratis, istantanea gratificazione, comprare tanto a poco, e il tutto consegnato entro 24 ore
Con sempre meno denaro mi ostino a voler essere ricca o a sembrarlo
Ma voglio anche democrazia, partecipazione, libertà, relazione, e queste sono le parole che martellano le nostre teste, ripetute, infilate, proclamate
Defraudate del significato acquisito dai tempi dell’illuminismo ma parole note, accoglienti, rassicuranti, suoni che evocano qualcosa di buono
E allora basta dubitare, interrogarsi, interrogare
Lo dice la pubblicità, le grandi domande sono cambiate
E poi è tutto in crescendo, alla gogna gli allarmisti
Tutto nuovo, unico, personalizzato, rassicurante, gestito
La bellezza, la salute, i viaggi, il cibo, l’energia, i rapporti umani
Diamo all’energia un’energia nuova
Un nuovo tipo di mercati, un nuovo tipo di gestione del patrimonio
“nei mercati odierni, volatili e complessi (volatili, lo dicono nella pubblicità), il vostro portafoglio richiede lo stesso livello di conoscenze approfondite e visione globale dei clienti istituzionali”
Caffè, brioche e Nasdaq – Con BinckBank ogni giorno è un buongiorno per fare trading
Lyxor –la capacità di performance in qualsiasi mercato
Il tuo patrimonio è unico: Advisory Premium, un servizio di consulenza gestito dai nostri migliori private banker per offrirti una visione chiara in un unico rendiconto e una consulenza globale altamente personalizzata per ogni esigenza di gestione patrimoniale
Eccetera eccetera eccetera …
20 Ottobre 2013
CAMBIAMENTI CLIMATICI E BUSINESS
Leggere delle percentuali di emissioni da ridurre entro una certa data, che in genere è fissata a uno o due decenni di distanza, suscita una certa ilarità.
O ancora, per portare un piccolo esempio fresco e indicativo di come funziona il tutto, la Convenzione di Minamata¹ (cittadina giapponese vittima negli anni ’50 del peggior disastro ambientale e umano causato dal mercurio. Tale Convenzione sancisce entro il 2020 il divieto dell’uso di mercurio. Però solo i nuovi impianti a carbone (tra le maggiori fonti dell’emissione totale di 2000 tonnellate annue) dovranno dotarsi di nuove tecnologie per limitare le suddette emissioni, quelli esistenti no, e l’estrazione di mercurio sarà vietata solo dopo 15 anni dall’entrata in vigore della convenzione.
Innanzitutto perché, di tutti gli accordi internazionali, gli unici veramente vincolanti sono quelli relativi al commercio? Perché i Paesi devono scegliere dei regimi che siano conformi alle regole del WTO? Perché in tutti gli altri casi, si tratti di armi, di diritti umani, di sanità, di ambiente, di clima, di balene, convenzioni e accordi restano lettera morta, carta straccia, tempo, denaro ed energie umane sprecati? O, nella migliore delle ipotesi, non vincolano chi non aderisce? E, tutto sommato, nemmeno chi aderisce?
A proposito delle emissioni, anche di fronte a uno stop immediato e totale di ogni fonte di gas serra, il cambiamento climatico² in atto procederebbe indisturbato per ancora un bel pezzo, per quella che gli scienziati chiamano retroazione positiva, ossia, in soldoni, per i gas già presenti in atmosfera. E il cambiamento è in atto, checché ne dicano esperti prezzolati.
Le prove? A parte l’intensificarsi di fenomeni meteorologici gravi e sempre più frequenti che sono all’onor di cronaca pressoché quotidiana ma che potrebbero venire giustificati adducendo il fatto che nelle varie ere si sono alternati periodi molto freddi a periodi molto caldi, esistono dei fatti inconfutabili.
Società assicurative di importanza mondiale (tra l’altro alcune presenti nell’elenco delle 50 multinazionali più ricche del mondo) hanno avuto negli ultimi anni perdite record per danni causati da eventi climatici e ora si guardano bene dal permettere che ciò si ripeta e stanno esponenzialmente alzando i premi o rifiutando di assicurare in determinate aree.
Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), ente prudente e conservatore, i cui resoconti devono essere approvati dai governi prima di divenire pubblici (quindi devono essere resoconti sufficientemente diplomatici e certo non allarmisti), da vent'anni mette in guardia, e continua a farlo, riguardo ai cambiamenti climatici e alle conseguenze gravi di questo, presentando scenari tutt'altro che rassicuranti. E, appunto, bisogna riflettere sul fatto che si tratta di una versione edulcorata.
L’OMM, l’Organizzazione meteorologica mondiale, dal canto suo paventa scenari raccapriccianti. Ho letto alcuni stralci delle loro ricerche sul decennio 2001-2010 ed è una lettura edificante. In accordo con molte conclusioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ciò che viene fuori è che la percentuale di popolazione mondiale che vive in zone a rischio è e sarà crescente, con annessi problemi di accesso al cibo, all’acqua, alla terra fertile, quindi conflitti e migrazioni consistenti.
Il fenomeno del Land grabbing, di cui ho scritto in un’altra occasione, cioè l’accaparramento di vasti territori a prezzi irrisori da parte di multinazionali e governi è un’ulteriore conferma in tal senso e dice chiaro che lo sanno bene che è meglio, per chi può permetterselo, arraffare a man bassa l’arraffabile.
E poi basta leggere le quotazioni in borsa dei prodotti agricoli, alimentari o per biocombustibili, per notare che non solo tengono ma sono al rialzo costante e che, a parte i colossi di internet, gli investimenti più accreditati sono quelli rivolti al cibo, oltreché ai minerali rari.
Ma passano i decenni e nessuna vera rivoluzione energetica³ è avvenuta né è in procinto di avvenire: tutti gli operatori del settore ora parlano green ma in pratica spendono una percentuale irrisoria dei propri investimenti per un’autentica ricerca e buona parte del cosiddetto green consta nel piantare un paio di alberi in paesi che inquinano ancora poco in cambio dei loro diritti di emissione.
Siamo di fronte a degli incompetenti o a una volontà politica precisa?
Di sicuro c’è che siamo proprio alla frutta.
giugno 2013
Tutti i diritti riservati
¹ https://www.reteambiente.it/repository/normativa/convenzione_minamata_ita.pdf
LEGGETELA E POI DITE SE NON PARE ANCHE A VOI SI TRATTI DI UNA CONVENZIONE DI FACCIATA, CONSIDERATE TUTTE LE DEROGHE E I CASI ESCLUSI DALLA CONVENZIONE. UNA SORTA DI ATTO DOVUTO, VISTI I TEMPI.
In Italia pubblicata la Legge 8 Ottobre 2020 n. 134 (G.U. n. 267 del 27 Ottobre 2020) recante la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013.
Alcuni stralci...
per tecniche «disponibili» si intendono, in relazione ad una determinata Parte o ad un impianto specifico sul territorio di tale Parte, quelle tecniche messe a punto su una scala tale da consentirne l’applicazione in un rilevante settore industriale a condizioni economiche e tecniche sostenibili, tenendo conto dei costi e dei benefici, indipendentemente dal fatto che queste tecniche siano utilizzate o messe a punto sul territorio di tale Parte, a condizione che siano accessibili al gestore dell’impianto come stabilito dalla Parte in questione
2. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano a: a) quantità di mercurio o di composti di mercurio destinate ad essere utilizzate per attività di ricerca di laboratorio o come campione di riferimento; o b) tracce di mercurio o di composti di mercurio esistenti in natura presenti in prodotti quali i metalli privi di mercurio, i minerali o prodotti minerali, incluso il carbone, o i prodotti derivati da questi materiali, e tracce non intenzionali presenti nei prodotti chimici; o c) prodotti con aggiunta di mercurio. TROVERETE LA SPECIFICA NEGLI ALLEGATI
a) impegnarsi a censire le singole riserve di mercurio o di composti di mercurio superiori a 50 tonnellate metriche e le fonti di approvvigionamento di mercurio che producono riserve superiori a 10 tonnellate metriche per anno, situate nel proprio territorio;
² In merito al cambiamento climatico, questo manicheismo tra chi nega tutto e chi afferma acriticamente che le cause sono esclusivamente antropiche, esiste una via di mezzo che si avvicina maggiormente alla verità. Lungo e complesso qui entrare nel merito ma ci tengo a precisare che quando scrivo cambiamento climatico, rivoluzione energetica, energia rinnovabile, lo faccio prendendo le distanze sia dagli atteggiamenti oscurantisti no scienza, sia da quelli dogmatici la scienza ha sempre ragione. Se verso i primi posso provare un moto di comprensione perché i problemi ci sono e la preoccupazione è reale e sentita, verso i secondi sono meno condiscendente visto che, a quanto consto e a parte rare eccezioni, la maggior parte dei propugnatori della nuova dogmatica fede nel progresso sono gli stessi che propinano poi cappotti termici e auto elettriche senza minimamente andare a sfiorare gli autentici punti caldi della questione. Sono presenti in campo due schieramenti opposti entrambi miopi (in uno schieramento ci sono pure conflitti d’interesse e tornaconto vari) e che vinca uno o l’altro non ci avvicineremo non dico a una soluzione o inversione di tendenza ma almeno al rallentare la faccenda.
OCP e Secolo XIX
Ho deciso di pubblicare questo vecchio articolo, perché sono pentita non tanto di non aver fatto valere all’epoca i miei diritti, quanto di aver iniziato ad accettare che il giornalismo in cui avevo sempre creduto non fosse quel gran pilastro
NON È POSSIBILE
Non è possibile, ogni volta mi dico che non è possibile. Non mi capacito della situazione critica raggiunta dal giornalismo italiano: i quotidiani che accompagnano la nostra colazione mi lasciano spesso con la tazzina a mezz’aria. Se da un lato è confortante che notizie degne di attenzione giungano infine in prima pagina, dall’altra il ritardo di anni (!!) con cui ciò spesso avviene è allarmante. Alludo qui alla serie di articoli che il Secolo XIX sta in questi ultimi giorni dedicando alla vicenda dell’OCP, Oleoducto de Crudos Pesados in Ecuador, spacciandoli, sono certa in buona fede, come scoop rivelatore del poco ortodosso comportamento tenuto dall’Agip per conquistare i diritti di sfruttamento petrolifero nel Paese sudamericano. Tanto è meritevole, nonostante lo scarso tempismo rispetto ai fatti, l’intento della citata testata giornalistica, quanto è inquietante che sia stata necessaria la lettura di tali articoli perché ci fosse un minimo di mobilitazione. Coscienze che subito si sono messe all’opera per fare chiarezza: politici, giuristi, europarlamentari, ambientalisti tutti incredibilmente sorpresi e pronti a sdegnate reazioni, interrogazioni, indagini e via discorrendo. Si sono dunque svegliati solo dopo il reportage in questione? Mai sentito parlare prima del fatto? Cosa leggono queste persone? Come passano il loro tempo? Com’è possibile che certe informazioni non giungano alle loro orecchie anche solo per caso? Come può esistere una tale disinformazione, un tale disinteresse? O, semplicemente, di fronte al fatto che una certa questione diventi di dominio pubblico, la si sfrutta demagogicamente?
A marzo del 2002, venuta a conoscenza dell’accordo OCP, mi documentai per quel che mi fu possibile e scrissi una lettera-articolo, inviandola ad alcuni giornali, tra cui il Secolo XIX. Presso la sede del Secolo XIX mi recai poi anche di persona per perorare la pubblicazione ma non ero giornalista e non avevo conoscenze. L'articolo non fu dunque pubblicato, e fin qui nulla di strano, ma tanto stupore e scalpore oggi possono significare solo due cose: o c’è una gran disattenzione da parte del personale delle varie redazioni o c’è, se non malafede, perlomeno censura, nel senso che le cose si sanno, ma si aspetta il momento “giusto” per permettere che vengano rese pubbliche.
Di seguito riporto la lettera cui mi riferisco sopra, lettera che qualcuno deve aver ritrovato da qualche parte e, verosimilmente, sfruttato.
14 marzo 2005
(la presente inviata in data 15 marzo 2005 alla redazione de Secolo XIX)
Marzo 2002
Nel giugno dello scorso anno, dopo anni di attesa, il Ministero dell’energia e delle miniere ha concesso il nulla osta ambientale al progetto di realizzazione dell’OCP, Oleoducto de Crudos Pesados, in Ecuador. Questo nuovo oleodotto, la cui lunghezza complessiva sarà di circa 500.000 chilometri, affiancherà per buona parte del percorso il SOTE, il Sistema di Oleodotto Transecuadoriano che la Texaco realizzò nel Paese più o meno trent’anni fa’. Dicono che potrà trasportare 450.000 barili di petrolio grezzo al giorno tra il terminale situato nell’Amazzonia Ecuadoriana orientale e il Terminale di Esmeraldas sulla costa dell’Ecuador.
L’importanza della costruzione dell’oleodotto è collegata, per il governo dell’Ecuador, al processo di dollarizzazione, ovvero alla scelta del dollaro come valuta nazionale, e richiede forti investimenti di capitale straniero.
L’accordo è stato sottoscritto in giugno tra il governo e un consorzio di compagnie petrolifere, tra cui figura l’italiana Agip per una quota del 7,51%. Queste imprese trasporteranno petrolio per vent’anni, ammortizzando l’investimento, dopo di che l’Ocp diverrà proprietà dello Stato. Stato che si ritroverà tra le mani un impianto logoro perché alla sua regolare manutenzione difficilmente si sarà provveduto nel frattempo.
Nonostante esistano validi motivi per opporsi al progetto, i lavori hanno già preso il via nel mese di agosto. Innanzitutto non ci sarebbe un volume di greggio tale da poter utilizzare entrambi gli oleodotti a pieno ritmo, salvo procedere alla realizzazione di nuovi pozzi con stazioni di pompaggio e centinaia di chilometri di tubazioni per alimentare l’OCP. Questi ulteriori lavori non sono contemplati nel Piano di Gestione Ambientale dell’OCP, già ritenuto insufficiente per mitigare gli impatti negativi sull’ambiente e sulla popolazione che avrà il progetto base. Le stesse procedure della VIA (valutazione di impatto ambientale) si sono ridotte a un’analisi di pochi giorni su porzioni limitate di territorio (in parte già compromesso dal SOTE), per cui non hanno fornito le informazioni necessarie per una corretta valutazione dell’impatto stesso; non c’è stata una consultazione della società civile né hanno considerato i cosiddetti impatti cumulativi: in altre parole tutti gli eventi non pianificati causati dal progetto (insediamenti, disboscamento, incidenti, allontanamento coatto di indigeni dai propri territori, ecc.). Una simile carenza di analisi e l’aver tralasciato questioni chiave nella VIA, ha di certo determinato una sottostima della portata e dell’impatto complessivo di questo progetto. L’oleodotto attraverserà 11 aree protette, aree sorgive di fiumi, foreste primarie, zone agricole, zone geologicamente instabili, centri abitati. Molte organizzazioni internazionali hanno fatto pressioni affinché l’OCP non fosse finanziato, così come hanno richiesto a gran voce movimenti interni all’Ecuador: Accion Ecologica e Mujeres por la madre tierra, in prima linea, continuano infatti a opporsi con valide argomentazioni. Una tra le tante, i guadagni derivanti dalla messa in opera dell’OCP restano alle multinazionali straniere che pagano al governo delle royalty, le quali finiscono nel tritacarne del debito estero.
Per quanto riguarda la posizione dell’Italia, l’Agip, in cambio della cessione dei diritti di sfruttamento petrolifero di una delle zone in questione, il bloque 10, ha dato un quintale di riso, uno di zucchero, burro e sale, ma solo una volta al mese e solo per i mesi di maggio, agosto e novembre 2001. A ciò si aggiungono una lavagna, due palloni, un fischietto, una bandiera dell’Ecuador, quindici piatti, quindici tazze, quindici cucchiai, una pentola, due secchi, un’aula scolastica, uno stipendio di 40 dollari mensili per sei insegnanti per sei mesi, corredi farmaceutici del valore di 200 dollari ciascuno, qualche migliaio di dollari per tubazioni per l’acqua potabile e via delirando. Stupefacente.
Questo progetto, che non avrebbe superato la fase di valutazione se non avesse ricevuto i finanziamenti per operare (nessuna compagnia rischia i propri fondi), ne ha ottenuti da un consorzio di banche il cui intermediario finanziario è l’italiana BNL (Banca Nazionale del Lavoro), che sinora non ha preteso, come sarebbe doveroso, da parte del consorzio bancario una valutazione indipendente da quella fatta dal Consorzio OCP. Inoltre è da tenere in considerazione il ruolo della SACE, l’Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio con l’Estero, che si prende carico dei crediti commerciali andati insoluti, risarcendo le imprese italiane investitrici con denaro pubblico, aumentando quindi il debito verso il settore pubblico italiano, già ampiamente esposto verso l’Ecuador.
Come un tale accordo possa essere stato accettato dalla controparte è spiegabile con il ruolo ambiguo di alcuni rappresentanti delle comunità indigene, che, evidentemente, avranno avuto il loro tornaconto nella contrattazione, nonché con il fatto che lo sfruttamento petrolifero in Ecuador è stato dichiarato dal Governo priorità nazionale e come tale sottostà alla Legge di Sicurezza Nazionale che è al di sopra di tutte le altre leggi. Un escamotage contro l’incostituzionalità dello sfruttamento di zone protette, in quanto dalla Costituzione viene prevista per queste ultime l’inalienabilità.
Tra qualche anno qualcuno, di fronte all’evidenza dello scempio, griderà allo scandalo, ci saranno delle indagini e cadrà qualche testa, ma qualche mese dopo tutto sarà dimenticato. Nel frattempo altre vicende simili si propagheranno come un cancro sulla terra, per essere poi a loro volta esecrate e condannate, senza che una reale volontà d’analisi e prevenzione prenda forma.
marzo 2002
P.S. A fronte dello scoop del Secolo XIX, inviai una raccomandata alla redazione, facendo presente la loro scorrettezza: il pezzo era mio. Inviai in allegato copia originale. Non ottenni riscontro. Non avevo i mezzi per intentare una causa e rinunciai. Me ne pento ancora.
AGGIORNAMENTI (aprile 2013): L’OCP, operativo se pur inizialmente in misura ridotta dal 2003, sta per inaugurare il trasporto di greggio dalla Colombia